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Né hanno goduto di miglioramenti rispetto ai diritti
di eguaglianza dall’epoca del primo Convegno Mondiale
Contro il Razzismo del 2001. La Dichiarazione di
Durban e il Programma di Azione adottati al Convegno
hanno affermato il diritto inalienabile del popolo
palestinese all’autodeterminazione e al rispetto dei
diritti umani e del diritto umanitario, e hanno
chiesto la fine della violenza e il riconoscimento del
diritto alla sicurezza per tutti, nella regione.
All’inizio di Ottobre del 2008, Navy Pillay, Alto
Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite,
sudafricano, ha confermato che il convegno per la
revisione di Durban, indetto per valutare e accelerare
i progressi dell’attuazione del Programma di Azione,
avrà luogo nell’Aprile del 2009.
Israele è uno dei pochi paesi che non hanno una
costituzione, avendo invece adottato una serie di
Leggi Fondamentali. La discriminazione razziale
istituzionalizzata dei palestinesi in Israele è
facilitata dalla "Legge del Ritorno", che "garantisce
a ogni ebreo, dovunque sia, il diritto di venire in
Israele e di diventare cittadino israeliano". Questo
diritto è stato esteso "per includere il figlio e il
nipote di un ebreo, la moglie del figlio di un ebreo,
e la moglie del nipote".
Mentre la "Legge del Ritorno" è generosa verso
l’immigrazione di ebrei provenienti da tutto il mondo,
discrimina i palestinesi che sono effettivamente nati
nella terra [di Palestina] e i loro discendenti.
Centinaia di migliaia di profughi palestinesi che sono
fuggiti dalle violenze e dalle aggressioni delle
milizie sioniste e delle forze israeliane, dal 1948
fino a oggi, sono stati tagliati fuori dalla propria
terra e dai propri possedimenti all’interno di
Israele. La "Legge del Ritorno" non riconosce il loro
diritto al ritorno, semplicemente perché non sono
ebrei. Ancora oggi, ai palestinesi non viene permesso
di ritornare nei loro villaggi.
Un altro esempio di discriminazione razziale
istituzionalizzata in Israele è una legge provvisoria
approvata dalla Knesset nel 2003 per impedire ai
palestinesi provenienti dai Territori Occupati (la
Cisgiordania e la Striscia di Gaza), e che hanno
sposato cittadini israeliani, di vivere in Israele. Di
conseguenza, i cittadini palestinesi di nazionalità
israeliana che hanno sposato dei palestinesi residenti
nei Territori Occupati dovranno anch’essi trasferirsi
lì, o vivere separati dai propri mariti o dalle
proprie mogli. La Legge permette agli uomini sposati a
partire dai 35 anni e alle donne sposate a partire dai
25 anni di chiedere dei permessi di visita temporanea
in Israele. Tuttavia, ai bambini nati da questi
matrimoni verrà negata la cittadinanza allo scoccare
dei 12 anni e saranno costretti ad andar via da
Israele. Questa legge "provvisoria" è stata prorogata
dalla Knesset nel 2007.
Il Centro Mossawa, che lavora per promuovere
l’eguaglianza dei palestinesi di nazionalità
israeliana, citando le statistiche del Ministero
dell’Interno israeliano, ha affermato che la legge ha
colpito almeno 21.298 famiglie, incluse coppie con
matrimoni di lunga data le cui richieste di permesso
di residenza erano in sospeso. Così, mentre la Legge
del Ritorno ha lo scopo di facilitare l’unità delle
famiglie ebree, l’unità delle famiglie palestinesi di
nazionalità israeliana è stata ulteriormente
ostacolata da questa legge "temporanea".
La discriminazione razziale istituzionale dei
palestinesi da parte di Israele viene attuata anche
nei Territori Occupati. Dal 1967, il governo
israeliano ha attivamente incoraggiato e facilitato
l’afflusso di oltre 450.000 coloni ebrei in
Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, in chiara
violazione del diritto internazionale. In netto
contrasto, i palestinesi vengono sottoposti ad un
trattamento differente. Nel 1967, 70.000 palestinesi
vennero privati del loro diritto di risiedere in
Cisgiordania e a Gaza, perché non si trovavano nei
Territori Occupati durante il censimento israeliano
successivo alla guerra di Giugno. Le richieste per i
ricongiungimenti familiari con mogli o figli stranieri
devono essere sottoposte alle autorità israeliane da
un parente stretto residente nei Territori Occupati.
Il processo di ricongiungimento delle famiglie può
richiedere numerosi anni, e nel frattempo le persone
cercano di stare con le loro famiglie inoltrando
ripetutamente dei visti turistici di tre mesi.
Tuttavia, Israele ha congelato nei Territori Occupati
tutte le procedure di ricongiungimento dopo lo scoppio
della seconda Intifada palestinese del Settembre del
2000. Le richieste di ricongiungimento non sono state
più esaminate, e i permessi di soggiorno per le
persone interessate non sono stati più rilasciati,
separando le mogli e i figli dalle loro famiglie. Come
gesto di buona volontà nel corso dei negoziati
israeliani-palestinesi, Israele ha accolto circa
32.000 richieste di ricongiungimento familiare in
Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dall’Ottobre del
2007. La maggior parte delle richieste accolte
riguardavano palestinesi che stavano con le loro
famiglie dopo che il loro permesso di soggiorno era
scaduto. Tuttavia, secondo B’Tselem, quasi 90.000
persone stanno ancora aspettando una decisione sulla
propria richiesta di ricongiungimento.
Gli Stati Uniti, il Canada e Israele si sono ritirati
dal processo globale teso a eliminare la
discriminazione razziale. Verranno probabilmente
seguiti dai paesi dell’Unione Europea se il caso della
discriminazione razziale contro i palestinesi verrà
messo all’ordine del giorno. Tuttavia, gli appelli dei
Premi Nobel per la Pace, Martin Luther King Jr.,
Nelson Mandela e Desmond Tutu, a combattere la
discriminazione razziale non hanno perso la loro forza
e sono ancora validi. Ad una conferenza-stampa dopo il
meeting dello Human Rights Council delle Nazioni
Unite, tenutosi lo scorso Settembre, Tutu ha detto:
"Penso che l’Occidente, abbastanza giustamente, si
senta contrito, pentito, per la sua orribile
connivenza con l’Olocausto. Il prezzo viene pagato dai
palestinesi. Spero solo che i cittadini comuni
dell’Occidente si sveglino e dicano "Rifiutiamo di
prendere parte a questa cosa"". Il silenzio e
l’indifferenza della comunità internazionale verso la
discriminazione razziale di Israele contro i
palestinesi è un colpo a tutti quelli che non possono
accettare l’ingiustizia e i comportamenti iniqui, sia
da parte degli individui che degli stati. Inoltre,
come Martin Luther King Jr. ha detto sulla
discriminazione razziale contro gli afro-americani
negli Stati Uniti, "l’ingiustizia, dovunque sia, è una
minaccia alla giustizia, dovunque sia".

FONTE ORIGINALE :
http://electronicintifada.net/v2/article9902.shtml |