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IL MITO DEL PIANO MARSHALL
di
Jeffrey Tucker pubblicato nel '97 da
Free Market

Il cinquantesimo anniversario del Piano Marshall ha
fornito ai media un'altra occasione per celebrare le
opere buone del governo. Il tuffo a capofitto degli
Stati Uniti nello stato sociale globale (quasi 100
miliardi in dollari attuali), hanno detto, salvò le
economie europee dopo la seconda guerra mondiale. Un
reporter, Garrick Utley della NBC, ha persino teorizzato
che gli aiuti di Marshall spiegano perché la Germania
orientale era povera e quella occidentale ricca.
Come l'economista Tyler Cowen ha notato, i paesi che
ricevettero la maggior parte dei soldi del Piano
Marshall (le alleate Gran Bretagna, Svezia e Grecia) si
svilupparono più lentamente fra il 1947 e il 1955,
mentre quelli che ricevettero meno soldi (le potenze
dell'asse Germania, Austria e Italia) si svilupparono di
più. In termini di prosperità nel dopoguerra, quindi,
alla fine pagò di più essere stati nemici politici degli
Stati Uniti anziché “beneficiari” della carità
internazionale.
Ma questa verità è una notizia soltanto se pensate che
il Piano Marshall fosse stato genuinamente inteso per
aiutare i paesi stranieri. Ma come con tutti i programmi
di governo, conviene guardare sotto la superficie.
Quindi, quale fu esattamente il senso del Piano
Marshall, così chiamato dal nome del generale George
Marshall? È stato ben descritto nei lavori degli storici
William Appleman Williams, Gabriel Kolko, Stephen
Ambrose ed Alan Milward.
Marshall stesso ha svolto il ruolo di un burattino,
rilasciando discorsi preparati dai giocatori dietro al
piano. Il suo lancio iniziale, avvenuto a Harvard, fu
che il denaro avrebbe posto termine “alla fame, la
povertà, la disperazione e il caos.” Ma il reale esito
del Piano Marshall fu una manovra politica atta a
saccheggiare i contribuenti americani per mantenere le
influenti corporazioni americane con i sussidi di
governo. L'eredità del programma fu lo spropositato e
perpetuo utilizzo degli aiuti esteri per scopi politici
ed economici interni.
Dopo la fine della guerra, la popolarità di Harry Truman
nei sondaggi cominciò a scendere, così come il prestigio
del governo in generale. Il popolo americano aveva fatto
enormi sacrifici per combattere la guerra ed ora voleva
un freno al governo, che stava amministrando un'economia
centralmente pianificata. Soprattutto, volevano la
politica estera raccomandata da George Washington e da
Thomas Jefferson: commercio con tutti, intrighi con
nessuno.
Nella corrente predominante di pensiero c'era il
senatore repubblicano Robert Taft, un eroe di tutti gli
attivisti del libero-mercato del tempo. Chiedeva
riduzioni di imposta, tagli di spesa e la fine
“dell'interferenza in costante aumento nella vita delle
famiglie e nel commercio dagli autocratici uffici
governativi e capi sindacali.” Il partito repubblicano
ottenne una vittoria travolgente nelle elezioni
trimestrali del 1946, riprendendosi il congresso su una
dura piattaforma contro l'estensione del governo.
Truman doveva fare qualcosa di grande e lo sapeva. Come
riporta Charles Mee, aveva bisogno di “qualche grande
programma che gli permettesse di riprendere
l'iniziativa, qualcosa di abbastanza grande da
permettergli di riunire tutte le fazioni tradizionali
del partito democratico ed anche alcuni repubblicani a
metà strada, ed allo stesso tempo, qualcosa che potesse
ostacolare la falange repubblicana,” e lo facesse
riconoscere come leader mondiale.
La soluzione era proprio davanti a lui: aiuti esteri,
canalizzati attraverso le istituzioni corporative e
mascherata dalla retorica dell'opposizione al comunismo
straniero (ma non a quello domestico). Cinicamente,
avrebbe fatto buon uso della Russia, che soltanto il
giorno prima era stato il nostro gagliardo alleato in
guerra, trasformandola in un mostro che doveva essere
distrutto. Rubando la retorica anti-socialista dei
repubblicani, Truman sperava di logorare i suoi
avversari e di diventare un eroe sul palcoscenico
mondiale.
Truman ebbe un'abbondanza di co-cospiratori, uomini che
sono passati alla storia come gli architetti
dell'originale Nuovo Ordine Mondiale. I leggendari
istituzionalisti Averell Harriman e Charles Kindleberger
erano figure centrali. Ma fu Dean Acheson, il
sottosegretario di stato e lo statista più minaccioso
dell'era dell'immediato dopoguerra, che inventò il
programma per rendere permanente l'impero del tempo di
guerra. Acheson persuase il segretario della Marina
James Forrestal e l'intrallazzatore Clark Clifford a
mostrare a Truman come si sarebbe potuta elevare una
truffa politica come gli aiuti esteri ad una potente
lotta ideologica su base globale.
Un poco noto gruppo di affari, fondato nel 1942 e
chiamato Comitato per lo Sviluppo Economico, venne
promosso a think-tank per un nuovo ordine internazionale
– la controparte economica al Consiglio per le Relazioni
Estere. I fondatori del comitato erano i capi delle
maggiori industrie dell'acciaio, automobilistiche ed
elettriche che avevano tratto beneficio dallo statalismo
corporativo del New Deal. L'insieme dei suoi membri
coincideva con l'Associazione per la Pianificazione
Nazionale della sinistra più estrema, che era
sfacciatamente nazional-socialista come orientamento
ideologico.
Questi gruppi capirono chei loro margini di guadagno
erano dovuti alle sovvenzioni di governo fornite dal New
Deal ed ai contributi alla produzione del tempo di
guerra. Dovendo affrontare la pace del dopoguerra,
temevano un futuro in cui sarebbero stati costretti a
competere su una base di libero mercato. La loro
sicurezza personale ed istituzionale era in gioco, così
si dettero da fare sognando strategie per sostenere un
profittevole statalismo in un'economia pacifica.
Gli interessi economici corporativi, quindi, coincisero
con gli interessi politici di Truman e fu così che
nacque un'empia alleanza fra affaristi e governo.
Avrebbero usato le miserie dell'Europa per riempirsi le
tasche in nome della “ricostruzione” e della “sicurezza”
contro le minacce fabbricate alla sicurezza americana.
Il caso utile venne nel 1947 con gli aiuti alla Grecia,
dove il partito comunista stava facendo progressi
elettorali. Truman vide la grande occasione e richiese
400 milioni di dollari in sussidi esteri, che il
congresso approvò per colpire la Russia. Mentre ancora i
soldi stavano venendo indirizzati a gruppi di interesse
speciale, tuttavia, i membri del congresso appresero che
il “collegamento russo” al partito comunista greco era
stato fabbricato. Come si scoprì, la Grecia, come ogni
paese europeo, semplicemente voleva i contanti.
Nondimeno, il successo politico della dottrina di Truman
degli omaggi globali era stato dimostrato ed il copione
per i miliardi in omaggi futuri era stato scritto. Nel
corso dei cinque anni successivi, i “soldi di Marshall”
avrebbero corrotto quasi ogni partito
cristiano-democratico in Europa, trasformandoli in copie
carbone del partito democratico degli Stati Uniti. Quei
partiti politici a loro volta lavorarono per creare
enormi stati sociali e piani regolatori che ancora oggi
continuano ad ostacolare lo sviluppo economico europeo.
Sulle ali del successo in Grecia, Dean Acheson formò un
comitato ad-hoc per trovare le “situazioni in altre
parti del mondo” che “possano richiedere analogo
sussidio tecnico e militare da parte nostra.” Senza il
minimo sforzo, il comitato ad-hoc fu in grado di
classificare la maggior parte dell'Europa come bisognosa
di aiuto economico. Il comitato trovò scarsità
praticamente di tutto e, in particolare, dei dollari per
comprare le merci dell'America corporativa. Una mitica
“scarsità di dollari” (come se il commercio fosse
possibile soltanto in un mondo inondato di carta) era la
crisi del momento.
Ma sotto la superficie, l'obiettivo vero era
l'internazionalizzazione del New Deal, il sogno di ogni
burocrate. Come disse nelle sue memorie Julius Krug,
segretario dell'interno, il Piano Marshall, “essenziale
alle nostre continue produttività e prosperità,” era una
Tennessee Valley Authority su scala mondiale. “È come se
stessimo costruendo un TVA ogni martedì.”
Tuttavia anche dopo il voto sulla Grecia, i sondaggi
mostravano una tremenda opposizione pubblica a tutti gli
omaggi all'estero. In un meeting, il repubblicano
Charles Halleck, capo della maggioranza alla Camera,
disse esplicitamente a Truman: “dovete capire che c'è
una crescente resistenza a questi programmi. Sono stato
fuori in campagna elettorale e lo so. Alla gente non
piacciono.”
Il
gruppo di Truman ci aveva già pensato. Mesi prima del
voto, riunì i direttori delle società più importanti per
arruolarli alla causa. I membri di questo comitato
organizzativo, raccolti dal Comitato per lo Sviluppo
Economico, includevano, tra i principali, Hiland
Vatcheller, presidente dell'Allegheny-Ludlum Steel
Corporation; W. Randolph Burgess, vice presidente della
Banca Nazionale della Città di New York; Paul G.
Hoffmann, presidente di Studebaker Corp. (e più tardi
amministratore dei fondi del Piano Marshall), così come
i tesorieri della segreteria di AFL e CIO.
A guidare la carica corporativa per i profitti sicuri
c'era Will Clayton, imprenditore del cotone del Texas il
cui commercio stava per sperimentare un notevole boom
sovvenzionato dalle tasse. L'ultima guerra mondiale
aveva già reso la sua azienda la seconda maggiore
azienda commerciale del cotone nel mondo. Diversamente
dei suoi competitori durante il New Deal, mentre
lavorava con il FDR per rovinare l'economia americana,
era stato abbastanza astuto da spostare le sue
operazioni in Brasile, Messico, Paraguay ed Egitto. Allo
scoppio della seconda guerra mondiale, era arrivato a
vendere il 15 per cento di cotone del mondo.
A guerra conclusa, si riarruolò nella campagna per il
fronte interno. Come sottosegretario di stato per gli
affari economici nel 1947, anche Clayton vide la grande
occasione. “Ammettiamolo apertamente,” disse in difesa
dell'idea degli aiuti esteri: “abbiamo bisogno di
mercati – grandi mercati – nei quali comprare e
vendere.” Questa è la verità centrale di tutti questi
aiuti. L'intenzione non è di aiutare i paesi stranieri;
è di ricompensare le multinazionali di casa che
effettivamente ottengono i contanti mentre il governo
acquista influenza politica all'estero.

Niente venne lasciato al caso. Acheson lavorò con le
elite corporative stabilite e lo State Department per
creare una presunta organizzazione dal basso chiamata
“Comitato dei Cittadini per il Piano Marshall.” Qualcosa
come mille oratori che rappresentavano il gruppo
girarono il paese per stimolare un supporto. Produsse
inoltre testimonianze congressuali per conto di altre
organizzazioni a sostegno del pacchetto di aiuti. Come
Averell Harriman disse a parecchi ambasciatori europei
durante una visita all'ambasciata britannica, non
avevano mai visto niente di paragonabile al “diluvio di
propaganda organizzata che l'amministrazione si prepara
a liberare.”
Il compito di sostenere il caso economico venne lasciato
a Will Clayton. Perversamente, egli pubblicizzò il Piano
Marshall come il trionfo della “ libera impresa.”
Inoltre, egli disse, se il comunismo arriva in Europa,
“penso che la situazione che affronteremmo in questo
paese sarà molto grave.” Dovremmo “riordinare e
riadattare la nostra intera economia in questo paese se
perdessimo il mercato europeo.”
Nei giorni prima del voto, i proclami diventarono più
estremi e, con l'elite
governo-media-corporativo-bancaria a bordo, la
propaganda divenne sempre più isterica. Ci venne detto
che sarebbe arrivata una depressione. Che gli Stati
Uniti sarebbero stati bombardati. Saremmo entrati in una
nuova guerra se il pacchetto di aiuti avesse fallito. La
situazione è brutta come in Francia nel 1938. La vita
americana come la conosciamo finirebbe immediatamente.
Quando il programma fu passato, cosa che avvenne
facilmente (persino con il voto di Taft), l'inchiostro
non si era ancora asciugato sulla legislazione che le
navi cariche di merci già navigavano in alto mare. In
ogni dato momento nei prossimi mesi, 150 navi
trasportavano frumento, farina, cotone, gomme, borace,
macchine per perforazioni, trattori, tabacco, parti di
velivoli e qualsiasi altra cosa su cui i grandi
fornitori domestici potevano mettere le loro mani.
Poiché per la maggior parte delle merci spedite
nell'ambito del Piano Marshall, i produttori americani
avevano il vantaggio: il 50 per cento doveva essere
spedito su vascelli americani. Le esportazioni di
petrolio verso l'Europa esplosero anche se le
importazioni dall'Europa furono tagliate di un terzo.
Nella distribuzione degli aiuti, c'era una preferenza
per le merci finite, per impedire alle aziende europee
di competere con i produttori americani sulla linea di
produzione.
Prendendo una pagina dal manuale di Roosevelt, Truman
escluse l'usuale burocrazia e stabilì un nuovo ufficio –
l'Amministrazione per la Cooperazione Economica – per
distribuire gli aiuti. Anch'essa era composta dai
vertici dei maggiori interessi industrial-corporativi
che beneficiarono a scapito del pubblico. Paul Hoffman
dirigeva il gruppo e passò miliardi alle potenze
corporative ben affermate. Come riassume lo storico
Anthony Carew, il Piano Marshall “era in tutti gli
aspetti principali un'organizzazione di affari guidata
da uomini d'affari” (Hoffman più tardi divenne capo
della Fondazione Ford, di estrema sinistra).
Soprattutto, gli aiuti vennero usati per acquisti a
prezzi distorti per mezzo dei dollari delle tasse
americane nelle mani dei governi europei. Il folle
parapiglia per i dollari delle tasse fu una vergogna da
ricordare, uno dei punti più bassi nella storia
economica degli Stati Uniti. Ripetutamente, il congresso
intervenne per assegnare all'America corporativa quello
che realmente voleva: restrizioni che forzavano gli
aiuti del Piano Marshall ad andare in acquisti di
petrolio, alluminio, legno, tessile e macchinari
americani.
Gli aiuti erano anche usati per sovvenzionare
direttamente particolari ditte in paesi beneficiari, che
ci fossero o meno mercati potenziali per i loro
prodotti. Invece, le ditte ricevevano i soldi perché la
loro esistenza continuata avrebbe sostenuto
artificialmente le politiche di “piena occupazione.” E
poiché i sindacati americani erano intimamente coinvolti
nella scelta di chi avrebbe ottenuto i soldi, la parte
del leone spettò alle aziende con i contratti
subordinati all'iscrizione al sindacato, limitando
paradossalmente la capacità dei mercati del lavoro di
riadattarsi alle nuove realtà economiche.
Da una prospettiva economica, il Piano Marshall è stato
modellato su una visione statica dell'investimento. Ai
paesi veniva chiesto quali fossero i loro bisogni
attuali e gli Stati Uniti rispondevano. Nemmeno si
pensava alla possibilità che il solo sviluppo economico
avrebbe potuto provvedere. Alla fine lo fece, ma solo
dopo che il welfare del Piano Marshall venne tagliato ed
i fornitori domestici poterono trovare dei mercati per i
loro prodotti.
Il risultato fu il più grande trasferimento di ricchezza
in tempo di pace dai contribuenti alle corporazioni
nella storia degli Stati Uniti. E non erano solo dollari
ad essere esportati. Con un massiccio “programma di
esperienza tecnica” finanziato dalle tasse, le aziende
europee vennero negli Stati Uniti a prendere lezioni
nelle pratiche di amministrazione, visitando
principalmente aziende automobilistiche sindacalizzate,
stabilimenti elettrici ed enormi operazioni delle
aziende agricole – i settori più socialisti degli Stati
Uniti.
In totale, il Piano Marshall ha buttato 13 miliardi di
dollari, o quasi 100 miliardi in dollari odierni.
Abbastanza per radicare saldamente le aziende americane
nei mercati europei, particolarmente in Gran Bretagna,
in Francia ed in Germania. Le aziende controllate dagli
americani hanno dominato nelle industrie di calzature,
latte, cereali, macchine, automobili, merci inscatolate,
raffinazione del petrolio, serrature e chiavi, stampa,
gomme, sapone, orologi, macchinari per agricoltura e
molte altre ancora.
Queste erano pure bolle di prosperità, investimenti
forzati generati da affari sottobanco della peggiore
specie. Effettivamente, Hoffman lavorò sotto il costante
timore che racket venisse scoperto. Temeva che se un
qualche giornalista intraprendente avesse esposto
l'intera faccenda, udienze ne sarebbero seguite ed il
programma sarebbe stato screditato. Ma questo non mai è
accaduto.
Un anno dopo che il Piano Marshall ebbe cominciato a
succhiare il capitale privato dall'economia, gli Stati
Uniti caddero in recessione, precisamente l'opposto di
ciò che i suoi fautori avevano predetto. Nel frattempo,
i sussidi non avevano aiutato l'Europa. A ricostruire
l'Europa sono stati la liberizzazione dei prezzi
controllati, il mantenimento dell'inflazione sotto
controllo e la limitazione del potere del sindacato del
post-Marshall – cioè il mercato libero. Come lo stesso
Hoffman ha ammesso nelle sue memorie, gli aiuti non
hanno in effetti aiutato le economie europee. Il
beneficio primario era “psicologico.” Una terapia
davvero costosa.
L'eredità reale del Piano Marshall fu un'ampia
espansione del governo nel paese, l'inizio della
retorica della guerra fredda che avrebbe sostenuto lo
stato sociale-bellico per 40 anni, una presenza globale
permanente delle truppe e un intera classe di affaristi
dipendente da Washington. Ha inoltre generato nell'elite
di governo a Washington la convinzione che avrebbe
potuto ingannare il pubblico su qualsiasi cosa, compresa
l'idea che il governo ed i suoi gruppi di interesse
collegati debbano governare il mondo a spese del
contribuente.
Versione originale:
Fonte: www.mises.org
Link:
http://www.mises.org/freemarket_detail.aspx?control=120
Settembre 1997
Versione italiana:
Fonte:
http://gongoro.blogspot.com/
Link:
http://gongoro.blogspot.com/2008/01/il-buon-samericano.html
28.01.08 |