|
Una Guerra Nucleare Medio orientale?
di Martin Walker per
Middle East Times
Testo in lingua originale :
www.metimes.com
Versione in lingua italiana a cura di :
www.effedieffe.com
Traduzione di Massimo Frulla,
02
luglio 2008
Anthony Cordesman è forse il più influente uomo di Washington
del quale la maggior parte della gente non ha neppure sentito
parlare. Già direttore dell' Intelligence Assesments per il
Segretario alla Difesa e direttore delle politiche e della
pianificazione per il Dipartimento dell'Energia, è ora il
santone per le strategie presso il Centro per gli Studi
Strategici & Internazionali.
Molti politici e giornalisti seri hanno per anni basato sui
suoi studi, universalmente rispettati, le proprie analisi
sulla guerra in Iraq e postumi. Cordesman è un uomo pratico
che ama e tiene in considerazione dati validi e fredde analisi
cliniche, quali colonne portanti del far politica.
Ora ha puntato la sua capacità di ricerca, focalizzata come un
laser, insieme alle sue capacità e conoscenze forensi, sullo
studio delle implicazioni reali di questo minuetto diplomatico
senza fine che si svolge all'ONU circa le ambizioni nucleari
iraniane. Nel mondo concreto, questo ha importanza soprattutto
perchè una capacità nucleare iraniana potrebbe spostare
l'equilibrio delle forze nel Medio Oriente, e lasciare l'area
e tutto il resto di noi a vivere sotto la costante prospettiva
di uno scambio nucleare fra l'Iran ed Israele.
Questo significherebbe, come suggerisce Cordesman, dai 16 ai
28 milioni di morti iraniani nell'arco di 21 giorni, e dai
200.000 agli 800.000 israeliani morti nello stesso intervallo
di tempo. Il totale dei morti poi, oltre tale periodo di 21
giorni, potrebbe salire molto di più a seconda della attività
di difesa civile e delle strutture della sanità pubblica,
settori nei quali Israele ha il vantaggio maggiore.
Teoricamente è possibile che lo stato di Israele, la sua
economia e la sua società organizzata, possano anche
sopravvivere ad un tale colpo quasi mortale. L'Iran, come
società organizzata, non sopravviverebbe. "Il recupero
dell'Iran, almeno nel significato consueto del termine, non
sarebbe possibile," nota Cordesman.
La differenza nei numeri delle vittime è grande perchè si
ritiene che Israele abbia più armi nucleari di potenza molto
superiore ( alcuni di 1 megaton ), e perchè Israele può
dispiegare, oltre alle batterie dei Patriot, il sistema
anti-missilistico avanzato Arrow. I colpi degli iraniani che
passeranno saranno molto meno di quelli degli israeliani.
La differenza di rendimento conta. La bomba più grande che si
ritiene possiedano gli Iraniani dovrebbe avere la potenza di
100 kilotoni, può infliggere ustioni di terzo grado, sulla
pelle esposta, fino ad una distanza di 12 chilometri; le bombe
israeliane da 1 megaton possono infliggere ustioni di terzo
grado fino ad oltre 40 chilometri. Inoltre, la ricaduta di
radiazioni di una bomba da 1 megaton può uccidere persone che
non si siano protette nel raggio di 140 chilometri e per un
periodo di 18 ore durante le quali il fungo radioattivo è
sparpagliato dai venti. ( La Giordania, a questo proposito,
risentirebbe di grossi danni da radiazioni nel caso di un
attacco iraniano a Tel Aviv. )
Cordesman ritiene che l'Iran, dotato di meno di 30 testate
nucleari dopo il 2010, potrebbe mirare ai centri più popolati
di Tel Aviv ed Haifa, mentre Israele avrebbe più di 200
testate ed un sistema di lancio molto migliore, comprendente
missili da crociera lanciati dai suoi 3 sottomarini classe
Dolphin.
L'assunto è che Israele mirerebbe ai siti iraniani per lo
sviluppo nucleare in Tehran, Natanz, Ardekan, Saghand, Gashin,
Bushehr, Aral , Isfahan e Lashkar A'bad. Israele similmente
punterebbe ai centri più popolosi di Tehran, Tabriz, Qazvin,
Isfahan, Shiraz, Yazd, Kerman, Qom, Ahwaz e kermanshah.
Cordesman evidenzia che la città di Tehran, con una
popolazione di 15 milioni di abitanti nella sua area
metropolitana, è "topograficamente una conca con le montagne
che vi si riflettono. Praticamente una configurazione di
terreno ideale per un massacro nucleare."
Ma la cosa non finisce qui. Cordesman sottolinea che Israele
dovrebbe conservare "la capacità di un colpo di riserva per
garantirsi che nessun'altra potenza possa avvantaggiarsi dei
colpi dell'Iran." Ciò significa che Israele dovrebbe tenere
nel mirino "i vicini Arabi più importanti" - in particolare
Siria ed Egitto.
Cordesman osserva che Israele potrebbe avere numerose opzioni,
incluso un attacco nucleare limitato alla regione abitata
soprattutto dalla minoranza degli Alaviti, dalla quale
proviene la dinastia dominante degli Assad. Un attacco in
larga scala sulla Siria potrebbe uccidere fino a 18 milioni di
persone in 21 giorni; il recupero della Siria sarebbe
impossibile. Un attacco siriano che utilizzasse tutte le armi
bio-chimiche delle quali sono accreditati, potrebbe uccidere
fino ad 800.000 israeliani, ma la società di Israele potrebbe
riprendersi.
Un attacco israeliano all'Egitto interesserebbe i principali
centri popolati del Cairo, di Alessandria, Damietta, Porto
Said, Suez, Luxor ed Assuan. Cordesman in questo caso non
fornisce il numero delle vittime, ma sarebbe certamente
nell'ordine delle decine di milioni. Sarebbe distrutto anche
il Canale di Suez, quasi certamente la Diga di Assuan, con
mostruose inondazioni lungo il Nilo che spazzerebbero via le
macerie radioattive. Sarebbe la fine dell'Egitto come società
civile.
Cordesman elenca anche i pozzi petroliferi, le raffinerie ed i
porti sul Golfo quali possibili bersagli nel caso di una
massiccia risposta nucleare da parte di una Israele che fosse
convinta di dover difendersi da un possibile colpo mortale.
Rimanendo confinato nella regione, un tale scambio nucleare
potrebbe non essere l'Armageddon della razza umana; ma sarebbe
di certo l'Armageddon dell'economia globale.
Così, con questo stile chiaro, conciso e freddamente forense,
Cordesman dice apertamente che le vere scommesse di questa
crisi che si sta costruendo sulle ambizioni nucleari iraniane
comprenderanno certamente la fine della civiltà della Persia,
molto probabilmente anche di quella egiziana, e la fine
dell'Era del Petrolio. Questo potrebbe anche significare la
fine della globalizzazione, la fine dell'aumento straordinario
del commercio mondiale, e della crescita e prosperità che
stanno tirando fuori dalla povertà centinaia di milioni di
cinesi, di indiani e di altri popoli.
Cordesman conclude la sua fredda e sconcertantemente logica
rassegna, con un avvertimento:
"Il solo modo per vincere è... non giocare."
MARTIN WALKER
http://www.metimes.com/Opinion/2007/11/22/analysis_a_mideast_nuclear_war/4411/?Ouch
Tradotto per EFFEDIEFFE.com da Massimo Frulla
http://www.effedieffe.com:80/index.php?option=com_content&task=view&id=3772&Itemid=152 |