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Anno III,  Comunicato  54, del 2 luglio  2008

 

 

 

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Una Guerra Nucleare Medio orientale?

di Martin Walker per Middle East Times   

Testo in lingua originale : www.metimes.com

Versione in lingua italiana a cura di : www.effedieffe.com

Traduzione  di Massimo Frulla, 02 luglio 2008 

 

Anthony Cordesman è forse il più influente uomo di Washington del quale la maggior parte della gente non ha neppure sentito parlare. Già direttore dell' Intelligence Assesments per il Segretario alla Difesa e direttore delle politiche e della pianificazione per il Dipartimento dell'Energia, è ora il santone per le strategie presso il Centro per gli Studi Strategici & Internazionali.

Molti politici e giornalisti seri hanno per anni basato sui suoi studi, universalmente rispettati, le proprie analisi sulla guerra in Iraq e postumi. Cordesman è un uomo pratico che ama e tiene in considerazione dati validi e fredde analisi cliniche, quali colonne portanti del far politica.

Ora ha puntato la sua capacità di ricerca, focalizzata come un laser, insieme alle sue capacità e conoscenze forensi, sullo studio delle implicazioni reali di questo minuetto diplomatico senza fine che si svolge all'ONU circa le ambizioni nucleari iraniane. Nel mondo concreto, questo ha importanza soprattutto perchè una capacità nucleare iraniana potrebbe spostare l'equilibrio delle forze nel Medio Oriente, e lasciare l'area e tutto il resto di noi a vivere sotto la costante prospettiva di uno scambio nucleare fra l'Iran ed Israele.

Questo significherebbe, come suggerisce Cordesman, dai 16 ai 28 milioni di morti iraniani nell'arco di 21 giorni, e dai 200.000 agli 800.000 israeliani morti nello stesso intervallo di tempo. Il totale dei morti poi, oltre tale periodo di 21 giorni, potrebbe salire molto di più a seconda della attività di difesa civile e delle strutture della sanità pubblica, settori nei quali Israele ha il vantaggio maggiore.

Teoricamente è possibile che lo stato di Israele, la sua economia e la sua società organizzata, possano anche sopravvivere ad un tale colpo quasi mortale. L'Iran, come società organizzata, non sopravviverebbe. "Il recupero dell'Iran, almeno nel significato consueto del termine, non sarebbe possibile," nota Cordesman.

La differenza nei numeri delle vittime è grande perchè si ritiene che Israele abbia più armi nucleari di potenza molto superiore ( alcuni di 1 megaton ), e perchè Israele può dispiegare, oltre alle batterie dei Patriot, il sistema anti-missilistico avanzato Arrow. I colpi degli iraniani che passeranno saranno molto meno di quelli degli israeliani.

La differenza di rendimento conta. La bomba più grande che si ritiene possiedano gli Iraniani dovrebbe avere la potenza di 100 kilotoni,  può infliggere ustioni di terzo grado, sulla pelle esposta, fino ad una distanza di 12 chilometri; le bombe israeliane da 1 megaton possono infliggere ustioni di terzo grado fino ad oltre 40 chilometri. Inoltre, la ricaduta di radiazioni di una bomba da 1 megaton può uccidere persone che non si siano protette nel raggio di 140 chilometri e per un periodo di 18 ore durante le quali il fungo radioattivo è sparpagliato dai venti. ( La Giordania, a questo proposito, risentirebbe di grossi danni da radiazioni nel caso di un attacco iraniano a Tel Aviv. )

Cordesman ritiene che l'Iran, dotato di meno di 30 testate nucleari dopo il 2010, potrebbe mirare ai centri più popolati di Tel Aviv ed Haifa, mentre Israele avrebbe più di 200 testate ed un sistema di lancio molto migliore, comprendente missili da crociera lanciati dai suoi 3 sottomarini classe Dolphin.

L'assunto è che Israele mirerebbe ai siti iraniani per lo sviluppo nucleare in Tehran, Natanz, Ardekan, Saghand, Gashin, Bushehr, Aral , Isfahan e Lashkar A'bad. Israele similmente punterebbe ai centri più popolosi di Tehran, Tabriz, Qazvin, Isfahan, Shiraz, Yazd, Kerman, Qom, Ahwaz e kermanshah. Cordesman evidenzia che la città di Tehran, con una popolazione di 15 milioni di abitanti nella sua area metropolitana, è "topograficamente una conca con le montagne che vi si riflettono. Praticamente una configurazione di terreno ideale per un massacro nucleare."

Ma la cosa non finisce qui. Cordesman sottolinea che Israele dovrebbe conservare "la capacità di un colpo di riserva per garantirsi che nessun'altra potenza possa avvantaggiarsi dei colpi dell'Iran." Ciò significa che Israele dovrebbe tenere nel mirino "i vicini Arabi più importanti" - in particolare Siria ed Egitto.

Cordesman osserva che Israele potrebbe avere numerose opzioni, incluso un attacco nucleare limitato alla regione abitata soprattutto dalla minoranza degli Alaviti, dalla quale proviene la dinastia dominante degli Assad. Un attacco in larga scala sulla Siria potrebbe uccidere fino a 18 milioni di persone in 21 giorni; il recupero della Siria sarebbe impossibile. Un attacco siriano che utilizzasse tutte le armi bio-chimiche delle quali sono accreditati, potrebbe uccidere fino ad 800.000 israeliani, ma la società di Israele potrebbe riprendersi.

Un attacco israeliano all'Egitto interesserebbe i principali centri popolati del Cairo, di Alessandria, Damietta, Porto Said, Suez, Luxor ed Assuan. Cordesman in questo caso non fornisce il numero delle vittime, ma sarebbe certamente nell'ordine delle decine di milioni. Sarebbe distrutto anche il Canale di Suez,  quasi certamente la Diga di Assuan, con mostruose inondazioni lungo il Nilo che spazzerebbero via le macerie radioattive. Sarebbe la fine dell'Egitto come società civile.

Cordesman elenca anche i pozzi petroliferi, le raffinerie ed i porti sul Golfo quali possibili bersagli nel caso di una massiccia risposta nucleare da parte di una Israele che fosse convinta di dover difendersi da un possibile colpo mortale. Rimanendo confinato nella regione, un tale scambio nucleare potrebbe non essere l'Armageddon della razza umana; ma sarebbe di certo l'Armageddon dell'economia globale.

Così, con questo stile chiaro, conciso e freddamente forense, Cordesman dice apertamente che le vere scommesse di questa crisi che si sta costruendo sulle ambizioni nucleari iraniane comprenderanno certamente la fine della civiltà della Persia, molto probabilmente anche di quella egiziana, e la fine dell'Era del Petrolio. Questo potrebbe anche significare la fine della globalizzazione, la fine dell'aumento straordinario del commercio mondiale, e della crescita e prosperità che stanno tirando fuori dalla povertà centinaia di milioni di cinesi, di indiani e di altri popoli.

Cordesman conclude la sua fredda e sconcertantemente logica rassegna, con un avvertimento:

"Il solo modo per vincere è... non giocare."

MARTIN WALKER
http://www.metimes.com/Opinion/2007/11/22/analysis_a_mideast_nuclear_war/4411/?Ouch


Tradotto per EFFEDIEFFE.com da Massimo Frulla

http://www.effedieffe.com:80/index.php?option=com_content&task=view&id=3772&Itemid=152