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“Ci uccidono ovunque. Se possono bombardare le
moschee, se possono uccidere i bambini più piccoli, se possono far
saltare in aria il nostro Parlamento, perché dovrebbero avere cura
delle scuole? Non si preoccupano di quello che pensa l’Onu, non si
preoccupano di quello che pensa il mondo intero”, ha dichiarato con
rabbia Khalil.
Tre palestinesi hanno perso la vita nel raid
aereo di Tsahal contro la scuola Asma, nel campo profughi di Shati.
Un bilancio che sarebbe potuto essere molto più grave.
Secondo il portavoce dell’Onu, Adnane Abu
Hasna, 450 persone si erano rifugiate nella scuola per sfuggire ai
bombardamenti che avevano colpito altri quartieri della città.
E a Khan Younis, nel sud della Striscia, un
obice ha colpito l’entrata di una seconda scuola uccidendo due
persone la cui identità non è stata ancora stabilita come hanno
riferito fonti mediche.
“Eppure le scuole erano chiaramente identificate come edifici
dell’Onu”, ha chiarito il portavoce delle Nazioni Unite, Christopher
Gunnes.
“L’Unrwa protesta vigorosamente per queste
vittime presso le autorità israeliane e chiede l’apertura di
un’inchiesta immediata e imparziale”. Un’inchiesta che, c’è da
giurarci, si dissolverà nel nulla.
Israele è intoccabile e può contare su un
numero massiccio di volgari servitori tra diplomatici, governanti,
giornalisti e giudici. “I bambini di Khalil sono ancora in salvo. Ma
dopo ciò che hanno visto sono terrorizzati”, ha spiegato un
meccanico palestinese. “Ci sono state esplosioni vicino alla nostra
casa. Ogni cosa è in rovina. Israele ha avvertito di fuggire, di
trovare riparo, perché bombarderà le nostre case”.
Già, fuggire. Ma dove? In altre occasioni, ricorda il Guardian, ci
si indirizzava verso il confine, sperando di arrivare sani e salvi.
Adesso non si può. Gli abitanti della città di Gaza sono isolati, la
loro casa è diventata la loro prigione, non c’è alcuna via di
uscita”.
I bambini di Khalil continueranno a nascondersi
nelle scuole dell’Onu, sperando di poter sfuggire alla ferocia dello
Stato criminale d’Israele. Almeno 17 istituti scolastici della
regione sono stati trasformati in un riparo di fortuna per oltre
5.000 palestinesi. Ma non c’è alcuna garanzia: nove di queste si
trovano infatti nel campo profughi di Jabaliya, dove i combattimenti
sono violentissimi.
E poi nella zona di Rafah, dove l’aviazione
israeliana continua a bombardare i tunnel, ritenendoli viatici per
il contrabbando di armi con l’Egitto.
Il governo sionista sta cercando di infliggere
al popolo palestinese una punizione durissima per aver osato
resistere in questi anni al disegno di cancellazione del loro
diritto alla terra, alla pace, alla vita. Israele sta continuando a
martellare senza sosta la prigione a cielo aperto di Gaza con la
complicità della quasi totalità delle borghesie nazionali arabe,
dell’Europa, degli Usa.
La maggior parte della stampa e dei mezzi d’informazione di tutto il
mondo continua a ripetere la linea di Tel Aviv, ovvero il presunto
“diritto” di Israele a “difendersi”. In Italia, il governo,
l’opposizione, il presidente della Repubblica, i Tg, i quotidiani e
i tanti strapagati opinionisti da strapazzo hanno espresso il
proprio incondizionato appoggio ad Israele e la propria condanna al
“terrorismo” di Hamas.
I palestinesi uccisi e mutilati dalla pioggia
di fuoco dell’aviazione israeliana, per una logica perversa,
sarebbero i carnefici, gli ebrei occupanti le vittime. Già
all’inizio dello scorso anno gli israeliani (sostenuti dagli Usa)
avevano cercato di innescare e fomentare la guerra civile nel
tentativo di distruggere Hamas. Poi, durante i mesi di tregua hanno
ripetutamente cercato di provocare la reazione palestinese, ma è dal
27 dicembre che hanno dato il via a questo autentico sterminio di
massa con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione e spingerla
contro Hamas, per provocare il rovesciamento “manu militari”
dell’attuale e legittimamente eletta leadership palestinese e il
ritorno di quella venduta e corrotta che circonda il presidente
fantoccio “a divinis” filo-israeliano e filo-americano, Abu Mazen.
Il tutto con il complice silenzio dell’opinione pubblica
internazionale, non meno criminale dell’azione militare israeliana.
Si spendono parole a fiumi per i monaci tibetani oppressi (il cui
leader, che tutti fanno a gara ad omaggiare, è stato un informatore
della Cia) ci si dimentica del popolo del Tibet, ma per i
palestinesi nessuna comprensione e sempre lo stesso giudizio:
terroristi e provocatori. I commenti di molti nostri colleghi sono
semplicemente ridicoli. Un esempio. Nel corso di una trasmissione di
“Prima Pagina” su Rai3 il direttore della gazzetta di Mantova
sosteneva, per esempio, che gli israeliani, prima di bombardare la
casa di un capo di Hamas, lo avrebbero contattato telefonicamente
per avvertirlo. Conclusione: se con il disgraziato dirigente di
Hamas è stata uccisa tutta la sua famiglia la colpa è soltanto sua,
perché non avrebbe dato ascolto all’amorevole consiglio sionista…
Siamo ben oltre il ridicolo!
Per non parlare poi dell’informazione a senso unico data dalla Rai.
Anche se ogni giorno si tocca sempre di più il fondo, il fondo del
fondo è stato toccato quando il Tg2, dopo una breve carrellata sugli
edifici sbriciolati e sulle macerie che riempiono le strade di Gaza,
ha proposto le “scioccanti” immagini che arrivavano da Israele, una
finestra sventrata, un appartamento a soqquadro, un trasformatore di
una centrale elettrica che fuma. Sono le drammatiche e “sanguinose”
(ma dov’è il sangue?) conseguenze dei razzi qassam sparati dai
palestinesi.
L’imparziale corrispondente italiota, mentre
raccoglie i lamenti della popolazione israeliana chiede al solito
rabbino di turno cosa ne pensa dell’uccisione di un esponente di
Hamas, lo sceicco Nizar Rayan, capo dei martiri islamici, ucciso con
15 dei suoi familiari, parenti e figli, da un missile di una
tonnellata di esplosivo. L’austero rabbino esprime tutta la sua
soddisfazione sorridendo e dichiara: “Lo sceicco Rayan si
considerava un martire, quindi sarà contento, abbiamo mandato in
paradiso lui e la sua famiglia”. Se a dichiararlo fosse stato un
uomo appartenente a qualsiasi altro popolo sarebbe accaduto il
finimondo, ma, come molti sanno, il taglietto in quel posto permette
questo ed altro...
Siamo ben consci che la nostra voce, a causa dello spesso muro di
omertà innalzato dall’informazione omologata, difficilmente varcherà
una certa soglia, ma non ci arrenderemo e continueremo ugualmente a
raccontare giorno per giorno – come abbiamo fatto interrottamente su
www.rinascitacampania.com e sul quotidiano, i crimini sionisti,
l’eroica resistenza ed il martirio del popolo palestinese, ancora
una volta massacrato impunemente sotto gli occhi colpevoli del
mondo. Le vostre mani nude contro soldati la cui dotazione è di
circa cinquanta chili a testa di strumenti sofisticatissimi ed armi
di eccezionale potenza, sono intrise di eroismo e di fiero orgoglio
guerriero. L’esito militare appare scontato, quello politico molto
di meno.
Di una cosa, però, possiamo essere certi fin d’ora: comunque
andranno le cose Israele perderà la battaglia di Gaza. Se vincerà
non avrà dimostrato niente, perché si tratta di una lotta impari tra
un superesercito ed una popolazione civile. Tirannie come quelle di
Mubarak in Egitto e come quella dei fondamentalisti dell’Arabia
Saudita sono destinate ad essere travolte dalla collera popolare.
Attorno ad Israele c’è solo l’odio profondo creato dalle sue
violenze e dalle sue continue sopraffazioni. Tutto il mondo arabo,
sebbene oggi diviso, prima o poi riconsidererà tutta la questione
mediorientale e la proposta non sarà la pace ma l’eliminazione
dell’illegittimo e razzista stato sionista. Le menzogne che la
stampa occidentale propina ogni giorno anche attraverso “autorevoli”
opinionisti saranno presto smascherate.
A tal proposito, sono emblematiche le parole
di un sacerdote cattolico. Padre Manuel Musallam, sacerdote
della parrocchia della Santa Famiglia, unica chiesa cattolica di
Gaza ha spiegato come la spietata aggressione sionista abbia reso
più compatti e risoluti i palestinesi nella loro legittima
resistenza armata.
“Centinaia di giovani si stanno arruolando in queste ore nelle
file di Hamas”, ha dichiarato padre Manuel. “È la reazione di
parte della popolazione già provata da mesi di assedio, in un luogo
in cui manca tutto; questi sono gli effetti dei bombardamenti
israeliani. Nessuno sa dove vogliano arrivare gli israeliani ma se
l’obiettivo era quello di distruggere Hamas posso dire che non c’è
una sola voce contro Hamas in tutta Gaza e che anzi i bombardamenti,
e le vittime e i feriti che hanno causato, stanno spingendo in
queste ore centinaia di giovani ad aggregarsi al movimento e
prendere le armi. E’ gente che ha perso qualcuno, che vede i propri
figli piangere, che ha deciso di resistere”, ha concluso il
sacerdote.
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