L'inganno della rappresaglia
di Gianluca Bifolchi

Mohammad-Borai
Ci sono volte in cui, sebbene possa apparire noioso, occorre
ripetere cose dette migliaia di volte, perché non c'è altro
da fare. Mentre va avanti nell'indiferenza generale il
selvaggio assalto delle forze armate israeliane alla
Striscia di Gaza, i nostri TG e i nostri giornali continuano
a presentare lo scontro tra le parti secondo lo schema della
"rappresaglia": i Palestinesi lanciano sconsiderati attacchi
di razzi su Israele, e Israele è costretta a reagire con
raid nelle zone da cui i razzi vengono lanciati. Questo è
come ci viene raccontata la storia.
Qui e lì, qualche scarno riferimento alla morte di civili e
bambini palestinesi, i famosi "danni collaterali",
servirebbe a suggerire qualche perplessità sui criteri di
proporzionalità della reazione israeliana, e a salvare le
apparenze del sostanziale appoggio che Israele sta ricevendo
per questo massacro. Ma la nozione di fondo che gli
Israeliani si stiano difendendo appare inscalfibile. E non
si tratta del solo, impresentabile, faziosissimo Claudio
Pagliara (piazzato
da Berlusconi e rimasto per il governo Prodi, NdR),
responsabile della sede RAI di Gerusalemme. E' uno spartito
sul quale tutti cantano in coro e che nessuno accetta di
mettere in discussione.
Si potrebbe rianalizzare la cronologia degli scontri, e
vedere se le azioni armate di Israele siano davvero reazioni
ad aggressioni ostili accadute prima da parte palestinese.
Si potrebbe cercare di ricordare che a termini di diritto
internazionale il ricorso alle armi dei Palestinesi è
legittimo mentre quello israeliano non lo è, dato che il suo
esercito opera in territorio illegalmente tenuto sotto
occupazione dal 1967. Si potrebbero menzionare le
dichiarazioni scioccate dei vari inviati ONU nella Striscia
di Gaza sulla gravità della situazione umanitaria, provocata
da un assedio da parte di Israele che va avanti da mesi e
mesi.
Ma si tratta di argomenti scivolosi, che offrono troppe
scappatoie alla demagogia di chi ha deciso di essere
complice dei crimini di Israele. Editorialisti e portavoce
politici non fanno che escogitare sofismi per confondere il
giorno e la notte.
Ciò che taglia la testa al toro, e che costituisce l'aspetto
più gelosamente tenuto segreto dell'intera vicenda, è che è
tutt'ora sul tavolo una proposta di cessate il fuoco a lungo
termine di Hamas alle autorità israeliane, che queste
rifiutano sdegnosamente di prendere in considerazione, sia
perché il riconoscimento politico di Hamas, che
l'accettazione del cessate il fuoco implicherebbe,
danneggerebbe il processo di creazione di un regime
collaborazionista a Ramallah, attorno alla figura di Abu
Mazen; sia perché un cessate il fuoco impedirebbe Israele
nella pratica delle eliminazioni mirate - che meglio sarebbe
chiamare omicidi di stato - a cui non intende rinunciare per
niente al mondo. Israele non vuole niente che gli leghi le
mani, quando si tratta di reprimere con la violenza ciò che
mette in discussione la sua occupazione di terra
palestinese.
Considerate questo semplice fatto, e vedrete che la
discussione su chi ha sparato per primo perderà ogni
significato.
venerdì, 29 febbraio 2008
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