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Anno III, Comunicato n. 33 , del 31 marzo  2008

 

 

Ministero israeliano contro se stesso:

francescano, con visto regolare, rifiutato da Israele
di Arieh Cohen


Il ministero israeliano degli interni sembra lavorare in modo contraddittorio: dà i visti e poi non li riconosce. Tutta colpa del “segretume” in cui è avvolta la procedura e i criteri per il rilascio dei visti. C’è anche necessità che gli Accordi col Vaticano vengano finalmente messi in atto per avere regole chiare sui visti al personale ecclesiastico.


Tel Aviv (AsiaNews) - Un sacerdote francescano, membro di un gruppo di pellegrini studenti i teologia a Roma, è stato respinto alla frontiera dai servizi di sicurezza israeliani. Pur essendo munito di regolare visto, il sacerdote è stato rispedito a Roma.

Il sacerdote è cittadino di un Paese dell'Asia a maggioranza musulmana, che non ha rapporti diplomatici con Israele. Ma il ministero israeliano degli Interni, avendo ricevuto accurate informazioni circa l'identità del richiedente, la sua nazionalità e il suo passaporto, aveva rilasciato il visto e dato il permesso di entrare in Israele.

Ansia, sgomento e sconcerto si sono diffusi nel gruppo di sacerdoti e religiose all'aeroporto, molti dei quali al loro primo incontro – e che incontro! - con lo Stato ebraico. A nulla sono valse le richieste di ripensamento da parte del responsabile ecclesiastico del gruppo, il vice direttore della rappresentanza romana della Custodia di Terra Santa. Il religioso in questione è stato costretto a riprendere il primo volo in partenza per Roma, dopo aver subito detenzione ed interrogatori durati otto ore.

Il caso riaccende le polemiche sul rilascio (o meglio: sul non-rilascio) dei visti e dei permessi di soggiorno per il personale ecclesiastico da parte del Governo di Israele. Ma c’è un elemento in più: questa volta il visto era stato rilasciato, ma gli agenti dello stesso governo che lo ha rilasciato, si rifiutano poi di onorarlo e riconoscerlo.

Un esperto di rapporti Chiesa-Stato in Israele commenta ad AsiaNews: "Per evitare conflitti e malintesi in questo campo, non c’è altro modo che un patto bilaterale, che specifichi diritti e doveri reciproci in materia. É almeno dal 1994 che, in base all'Accordo fondamentale tra la S. Sede e lo Stato di Israele (1993) esiste un impegno bilaterale, ancora tutto da mettere in pratica, di negoziare un tale accordo. 'Incidenti' del genere ne sottolineano necessità ed urgenza. Mi pare però che ancor prima di un accordo bilaterale, in Israele c'è bisogno di pubblico dominio le norme statali che regolano il rilascio di visti e permessi di soggiorno. Esse sono così segrete che neanche i tribunali israeliani riescono a costringere il Ministero degli Interni a rivelarli ai giudici. In tali circostanze, non sorprende che perfino gli agenti dello stesso Ministero non le conoscano e procedono in modi contraddittori: alcuni concedono un visto, altri lo negano, non riconoscendo l’operato dello stesso ministero ..."

http://new.asianews.it/index.php?l=it&art=11871#


ISRAELE: RESPINTO DA AUTORITA' ALLA FRONTIERA FRATE CAPPUCCINO.

LA PROTESTA DELLA CUSTODIA FRANCESCANA DI TERRA SANTA

Citta' del Vaticano, 25 mar.

 

(Adnkronos) - A quanto apprende l'ADNKRONOS da fonti

della Custodia francescana di Terra Santa, la notte fra il 23 e il 24 marzo, alle 3

del mattino, un frate cappuccino di origine pakistana, ma residente in Italia, e'

stato respinto alla frontiera dalle autorita' israeliane. Il religioso, Clarence

Masih, faceva parte di un gruppo cui era gia' stato concesso il visto da parte

delle autorita' di Gerusalemme, un fatto questo che ha destato le critiche e lo

sconcerto della Custodia per il provvedimento giudicato immotivato. Si trattava

di un gruppo di circa 40 persone della Pontificia universita' Antonianum che si

stavano recando in Israele per un corso di teologia presso la Facolta' di teologia

di Gerusalemme, istituzione che fa capo alla Custodia francescana. Il frate e'

atterrato ieri in Italia. Le autorita' israeliane non hanno dato una spiegazione

ufficiale dell'accaduto limitandosi a delle scuse informali. La vicenda costituisce

l'ennesimo capitolo della difficile controversia legata ai visti d'ingresso nel Paese

per i religiosi cattolici che devono recarsi in Terra Santa. E in effetti e' proprio

questo uno dei punti al centro della complesse e irrisolta trattativa diplomatica

fra la Santa Sede e il governo di Gerusalemme. (Fpe/Ct/Adnkronos) 25-MAR-08

13:49 NNNN

 


ISRAELE: FRATE RESPINTO AEROPORTO,SOLO PERCHE'SONO PAKISTANO

 

ISRAELE: FRATE RESPINTO AEROPORTO,SOLO PERCHE'SONO PAKISTANO (V.

'ISRAELE: IMPEDITO INGRESSO SACERDOTE...'

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 25 MAR –

 

''Credo che la ragione per cui le autorita' israeliane non mi hanno fatto entrare nel Paese e' che sono pakistano. Il mio passaporto e il mio visto, infatti, erano a posto''. E' quanto afferma padre Clarence Masih, frate cappuccino di origine pakistana, che giunto da Roma assieme a una delegazione della Pontificia Universita' Antonianum dei Frati minori all'aeroporto 'Ben Gurion' di Tel Aviv, si e' visto impedire, lui solo, l'ingresso nel Paese ed e' stato rispedito in Italia.

Cosi' padre Clarence ricostruisce la vicenda parlando

con l'ANSA. ''Dopo essere sceso dall'aereo mi sono recato con il resto della

delegazione con cui viaggiavo al Controllo Passaporti. Qui la donna che ha

controllato il mio, un passaporto pachistano, mi ha detto di aspettare mentre il

mio gruppo andava avanti''. Della delegazione facevano parte 24 sacerdoti

italiani e 18 appartenenti a Paesi per i quali e' richiesto da Israele un visto di

ingresso. ''Sono stato quindi portato in una stanza - continua padre Masih -

dove dopo un po' sono sopraggiunti alcuni membri delle autorita' israeliane per

farmi delle domande. Mi hanno chiesto se ero pakistano, e ho risposto di si'. Poi

se avevo famiglia in Pakistan, e io ho detto si'. Infine, quale fosse il motivo del

mio viaggio: io ho spiegato loro che scopo della visita era un pellegrinaggio di

una settimana in Terra Santa''. Il ''colloquio'' con le autorita' israeliane ''e'

durato due ore'', aggiunge padre Clarence, e ''alla fine mi hanno detto che non

potevo entrare anche se sapevano che sono un sacerdote. Io - prosegue il

cappuccino - a quel punto ho fatto notare che il mio visto e il mio passaporto

erano a posto ma loro hanno replicato che per me non e' sufficiente un visto

semplice ma e' necessario un visto speciale''. Padre Clarence si dice

''fortemente dispiaciuto'' per essere stato respinto. ''Per un sacerdote infatti -

spiega - il pellegrinaggio in Terra Santa e' una cosa grande, speciale e ci tenevo

molto a compierlo''. ''Non riesco a spiegarmi - conclude - il motivo del diniego.

Posso pensare solo che la ragione e' che sono pakistano''.

(ANSA). Y43

25-MAR-08 17:31 NNN

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