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Durban II: Conferenza sul razzismo,
una polemica misteriosa
(sintesi documento finale)
Aprile 20, 2009
Sedici pagine, cinque
sezioni e 143 punti, ma nessun elemento polemico al suo interno nei
confronti di alcun governo o gruppo particolare, ma solo, una
burocratica e, volendo, anche noiosa sequenza formale di passi presi, da
prendere e da mettere a punto per combattere il razzismo in tutte le sue
forme.
È questo quello che
emerge da un’analisi approfondita della versione integrale della bozza
del documento finale approvato venerdì scorso e che dovrà essere
ratificato nella ‘Conferenza contro il razzismo, la discriminazione
razziale, la xenofobia e le intolleranze connesse’ apertasi oggi nella
sede Onu di Ginevra.
Dopo aver passato in
rassegna tutti i 143 punti in cui è articolato il documento, non è stato
possibile trovare traccia di alcun passaggio che potesse risultare
offensivo nei confronti di alcun governo particolare o di alcun gruppo
etnico, religioso preciso.
Seppur frutto di una
revisione, il documento preso in esame integralmente questa mattina
sembra (visti i toni formali e diplomatici che lo caratterizzano)
difficilmente aver potuto lasciare spazio ad attacchi particolari.
Nella versione
approvata venerdì comunque (prima quindi che molti paesi occidentali
confermassero la loro volontà di boicottare l’appuntamento) gli unici
riferimenti precisi e degni di nota a qualche gruppo in particolare si
trovano nella sezione più ampia (la quinta e ultima) e sono relativi ai
migranti e ai richiedenti asilo, ai Rom-Sinti ai Gitani, alle
popolazioni indigene di Asia e America Latina, ai discendenti degli
schiavi africani, alle donne (discriminazione di genere), ai portatori
di handicap o ai malati di Sindrome da immunodeficienza acquisita
(Sida/Aids).
Sulla base della
lettura effettuata, alcuni dei passaggi del documento politicamente più
rilevanti e in una certa misura critici sono quelli in cui si ricorda
agli Stati di “assicurarsi che qualsiasi misura presa nella lotta contro
il terrorismo venga portata avanti nel pieno rispetto dei diritti umani,
in particolare del principio di non discriminazione…” o, riguardo i
migranti, l’invito a “prendere misure per combattere il persistere di
comportamenti xenofobi o stereotipizzazioni negative dei non cittadini
(ovvero migranti e richiedenti asilo, ndr) , anche da parte di politici,
forze di sicurezza, funzionari dell’immigrazione e responsabili dei
media, che hanno portato a violenze xenofobe, omicidi e attacchi a
migranti, rifugiati e richiedenti asilo”.
Sempre sul fronte
migranti – l’unico dove forse è possibile trovare passaggi che
potrebbero aver irritato alcuni governi europei ed occidentali – il
documento chiede un “approccio bilanciato e generale alle migrazioni”,
invitando al dialogo internazionale e ad accordi di partnership tra
paesi, oltre a “rinnovare la richiesta agli Stati di rivedere e, se
necessario, modificare le politiche migratorie che risultano
incompatibili con gli obblighi posti dal diritto umanitario
internazionale”.
Riguardo alle
polemiche relative a presunti passaggi antisemiti o anti-israeliani nel
documento, dall’analisi effettuata non è stato possibile trovarne
traccia.
Anzi, nella relazione
al punto 12 si denuncia “l’aumento del numero di incidenti legati a
violenza o intolleranza razziale o religiosa e che include islamofobia,
anti-Semitismo, Cristianofobia, e anti-Arabismo”, mentre al punto 60 di
chiede “con urgenza agli Stati di punire le attività violente, razziste
e xenofobiche di gruppi fondati su principi neo-Nazisti o neo-fascisti e
altre ideologie violente” mentre al punto 66 si “ricorda che l’Olocausto
non deve mai essere dimenticato, e in questo contesto chiede agli stati
membri di adottare le risoluzioni dell’Assemblea Generale 60/7 e
61/225”.

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