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Una sequenza di morte che a
ondate si ripete inesorabile ormai da otto mesi
e mezzo. Con l'unica differenza che ogni volta
il numero delle vittime civili cresce. È
difficile sfuggire a questa sensazione pensando
a quanto successo di nuovo a Gaza nelle ultime
ore. Assassinio mirato di alcuni uomini di
Hamas, lancio di missili da Gaza su Sderot e ora
anche su Ashkelon, operazione militare
israeliana su vasta scala fino al ritiro
stamattina, appena in tempo prima dell'arrivo
nella regione del segretario di Stato americano
Condoleezza Rice. Con il lancio di missili
Qassam che però va avanti.
L'aspetto più sconcertante è
l'assoluta inutilità di questo bagno di sangue.
Perché è sotto gli occhi di tutti un fatto:
anche quest'ultima operazione israeliana non ha
diminuito, ma solo aumentato ulteriormente il
numero di razzi caduti sul territorio
israeliano. Guardando alla situazione con gli
occhi di Israele a fotografare oggi molto bene
la situazione è Nahum Barnea, una delle firme
più prestigiose di
Yedioth
Ahronot. La verità - sostiene - è
che abbiamo di fronte solo due alternative: o
raccogliere i segnali lanciati da Hamas per
arrivare a un cessate il fuoco che veda la fine
degli assassinii mirati e la fine dei lanci di
Qassam (sapendo però che Hamas sfrutterà questa
situazione per rinsaldare le sue posizioni) o
tornare a occupare stabilmente la striscia di
Gaza (anche in questo caso però già sapendo che
la Striscia di Gaza è un territorio
incontrollabile per Israele). È come scegliere
tra la peste e il colera - commenta Barnea -.
Però non si può andare avanti senza seguire
nessuna delle due strade, come invece si è fatto
in questi mesi.
Da parte araba altrettanto
interessanti sono i toni dell'editoriale
pubblicato oggi su
Arab News.
Quotidiano saudita - è bene sottolinearlo - tra
i più moderati della regione. Alla radice del
problema di Gaza - ricorda - non c'è Hamas, ma
la situazione insostenibile in cui in questa
striscia di terra vivono 1 milione e 500 mila
palestinesi. Finché non si riuscirà a dare loro
una speranza, non ci sarà via d'uscita. Per
questo - sostiene
Arab News
- una nuova occupazione israeliana sarebbe una
mossa suicida. La storia ha già dimostrato che
non funziona. L'unica strada - continua il
quotidiano saudita - è quella della trattativa
che sotto traccia si era già provato a
imbastire.
In queste ore tutti hanno
celebrato il funerale delle promesse di
Annapolis. Ed è oggettivamente difficile negare
il fallimento di quel percorso. Il problema,
però, è capirne davvero le ragioni. Annapolis
non è fallita perché era sbagliato pensare di
poter riprendere una trattativa tra israeliani e
palestinesi. Annapolis è fallita perché ci si è
illusi di poter far finta che Gaza non
esistesse. Se in queste ore la comunità
internazionale vuole davvero salvare ciò che di
buono quello sforzo ha comunque prodotto è da
qui che si deve ripartire.
Clicca qui
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l'articolo di Yedioth Ahronot
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per
leggere l'articolo di Arab News
http://www.terrasanta.net/terrasanta/jaf_det.jsp?wi_number=1020&wi_codseq=
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