20
agosto 2008
La "guerra dei cinque giorni" in Ossezia Meridionale,
conclusasi con la rapida sconfitta delle forze georgiane da
parte della 58ª armata russa, è stata vissuta come uno shock
dalle vicine repubbliche post-sovietiche. Nonostante i molti
avvertimenti della leadership russa sulla probabilità di uno
scenario di guerra nessuno si aspettava che la reazione di
Mosca potesse essere così rapida e dura. Era la prima volta
dal crollo dell'Unione Sovietica che la Russia ricorreva
all'uso della forza militare contro un'ex-repubblica
sovietica e questo precedente ha messo in una situazione
difficile i paesi della CSI, molti dei quali, come la
Georgia, hanno questioni etnico-territoriali irrisolte con
gli stati vicini.
In questo contesto assumono particolare interesse i paesi
dell'Asia Centrale, spesso associati geopoliticamente al
Caucaso Meridionale. Le analogie tra l'Asia Centrale e il
Caucaso sono state bene descritte da Z. Brzezinski nel suo
La grande scacchiera. Fondamentalmente ciò che accomuna le
due regioni è la mescolanza etnica, l'assenza di confini
nazionali che coincidano con quelli delle diverse zone
etniche e il carattere incompiuto dell'entità statale. Tutto
ciò ha permesso a Brzezinski di definire l'Asia Centrale
"Balcani eurasiatici", la regione che gli strateghi
americani stanno adocchiando ora che il dominio degli Stati
Uniti sui Balcani europei è un fatto compiuto. [1]
Sul piano delle valutazioni ufficiali del conflitto in
Ossezia Meridionale i paesi dell'Asia Centrale si sono
divisi in due gruppi. Se il Kazakistan e il Kirghizistan
hanno espresso con relativa chiarezza la propria posizione,
l'Uzbekistan, il Turkmenistan e il Tagikistan non hanno
reagito in alcun modo. Inoltre i mezzi di informazione
uzbeki e turkmeni, rigidamente controllati dai rispettivi
governi, per molto tempo non hanno neanche dato la notizia
che in Ossezia del Sud c'era una guerra e che le truppe
abkhaze stavano cacciando i soldati georgiani dalla gola di
Kodori.
Il conflitto armato in Ossezia del Sud nella sua fase
decisiva non è stato trattato da nessuno dei giornali
ufficiali uzbeki. Le informazioni sulla guerra non sono
trapelate nemmeno dai siti delle agenzie di informazione.
Solo il giornale Večernij Taškent ha pubblicato due brevi
articoli, uno dei quali diceva che un aereo del ministero
russo per le Situazioni di Emergenza che trasportava aiuti
umanitari era atterrato a Vladikavkaz e che il primo
ministro russo Putin era giunto nella città, mentre l'altro
dava notizia delle sedute di emergenza del Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio NATO, ma la
ragione di questi sviluppi è rimasta ignota ai lettori del
quotidiano. Inoltre sul canale televisivo informativo
Achborot è stato trasmesso un breve reportage sui
combattimenti a Tskhinvali, basato su materiali della tv
russa. [2]
I mezzi di informazione turkmeni hanno ignorato la guerra
nel Caucaso tacendola completamente. La televisione ha
invece continuato a trasmettere ogni mezz'ora la lettura del
Ruchnama [lett. "Libro dell'Anima", guida spirituale per la
nazione, opera in due volumi del primo presidente Saparmurat
Niyazov, la cui lettura è obbligatoria per tutti gli
scolari, studenti e funzionari, N.d.T.] e ha informato gli
spettatori che in uno zoo cinese era nato un panda. L'unica
fonte di informazione sul Caucaso a disposizione dei
cittadini turkmeni è stata la tv satellitare. [3]
La reazione di Kazakistan e Kirghizistan è stata molto più
attiva. Il primo a rilasciare una dichiarazione sui fatti
dell'Ossezia Meridionale è stato il presidente del
Kazakistan N. Nazarbaev, che quando è scoppiata la guerra si
trovava all'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino. È
stato proprio durante l'incontro con Nazarbaev che V. Putin
ha dichiarato che l'attacco della Georgia contro Tskhinvali
non sarebbe rimasto senza risposta. Il tono della replica
del presidente del Kazakistan è stato positivo e neutrale.
"In Ossezia del Sud opera una missione di pace su mandato
della CSI", ha dichiarato Nazarbaev. "Il governo georgiano
ha sbagliato. Non ci ha messo al corrente delle sue
intenzioni, non ci ha avvertito di una tale intensificazione
del conflitto. Ritengo che non esistano alternative a una
risoluzione pacifica del problema". [4]
Anche la posizione espressa dal leader kazako il 13 agosto
durante un incontro con il presidente del Kirghizistan è
apparsa complessivamente favorevole alla Russia. Commentando
gli sviluppi nel Caucaso, Nazarbaev ha dichiarato che "il
principio dell'integrità territoriale è riconosciuto dalla
comunità internazionale. Nei documenti adottati dalla CSI
tutti noi condanniamo il separatismo. Ma le questioni
internazionali complesse devono essere risolte con metodi
pacifici e con il dialogo. Non sussiste la possibilità di
risolvere militarmente questi conflitti". [5]
La posizione del Kirghizistan, che attualmente è alla
presidenza della CSI, è apparsa piuttosto neutrale. Secondo
Bakiev, "la vera strada verso la risoluzione degli attuali
problemi tra Georgia e Ossezia del Sud, in conformità con le
norme comunemente accettate del diritto internazionale, sta
esclusivamente sul piano politico". [6] Condannando in
questo modo l'offensiva militare georgiana, i leader del
Kazakistan e del Kirghizistan si sono astenuti da
valutazioni decisamente positive o negative dell'intervento
militare russo.
In una certa misura, l'assenza di reazioni ufficiali da
parte della maggioranza dei paesi della CSI alla guerra in
Ossezia Meridionale è stata compensata dalla dichiarazione
dell'Assemblea Parlamentare della CSTO [Organizzazione del
Trattato di Sicurezza Colletiva, nata nel 1992 come braccio
armato dell CIS, NdE] della quale fanno parte – oltre alla
Russia, alla Bielorussia e all'Armenia – quattro dei cinque
paesi dell'Asia Centrale: il Kazakistan, il Kirghizistan, il
Tagikistan e l'Uzbekistan. La CSTO ha praticamente
riecheggiato la posizione di Mosca: "Con il pretesto di
ristabilire l'integrità territoriale la Georgia ha in
effetti compiuto atti di genocidio nei confronti del popolo
osseto. Tutto ciò ha causato una catastrofe umanitaria. La
campagna militare di Tbilisi, che ha soffocato il nascente
dialogo politico tra le parti, ha distrutto la prospettiva
di una soluzione pacifica del conflitto". [7]
Oltre che da una naturale riluttanza a rovinare i rapporti
con i paesi occidentali, con i quali i governi dell'Asia
Centrale hanno legami politici ed economici piuttosto
stretti, l'atteggiamento di questi paesi nei confronti della
"guerra dei cinque giorni" è determinato da un altro fattore
cruciale. In tutte le dichiarazioni dei presidenti del
Kirghizistan e del Kazakistan si invoca l'"integrità
territoriale della Georgia". Essendo consapevoli che ci sono
buone probabilità che la Russia riconosca l'indipendenza
dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, e conseguentemente le
incorpori nella Federazione Russa, i paesi dell'Asia
Centrale sono preoccupati che simili scenari possano
ripetersi nei loro territori, e dunque adottano un
atteggiamento prudente.
È interessante passare in rassegna le valutazioni degli
esperti centro-asiatici sulla "guerra dei cinque giorni".
Così, il politologo kirghizo М. Sariev interpreta i fatti
del Caucaso come un conflitto non tra Georgia e Ossezia, ma
tra Russia e Stati Uniti. Secondo Sariev al prossimo
incontro della SCO [Shangai Cooperation Organization, Gruppo
di Shangai, creato nel 2001, NdE] il Kirghizistan dovrà
rispondere a severe domande sul futuro della base militare
americana di Gansi sul suo territorio. In questa situazione,
"il Kirghizistan, come membro della CSTO, si allineerà con
la posizione russa, perché quello che è accaduto in Georgia
potrebbe accadere anche qui. La Russia non si fermerà perché
questa è una sfera di interesse russa, è in gioco la grande
politica". Motivando la sua posizione, Sariev osserva:
"Dobbiamo capire che ci troviamo nello stesso areale
culturale eurasiatico della Russia". [8]
Un altro politologo kirghizo, Sujunbaev, osserva
ragionevolmente che la "guerra dei cinque giorni" è una
conseguenza del "processo del Kosovo", che l'Occidente ha
messo in moto ignorando completamente la posizione della
Russia. Se quel processo evolve, può colpire anche l'Asia
Centrale. Per esempio il Tagikistan o il Karakalpakstan, "la
cui storia è così simile a quella dell'Ossezia o
dell'Abkhazia". Analizzando le potenziali conseguenze
dell'uscita della Georgia dalla CSI, Sujunbaev nota che per
la Georgia "saranno molto negative" perché possono sorgere
"complicazioni nella sfera dell'emigrazione della forza
lavoro in Russia, e possono essere colpite anche le
relazioni commerciali". [9] Oltre all'intensificazione dei
contrasti sulla futura base militare americana in
Kirghizistan, Sujunbaev prevede anche maggiori sforzi per
creare basi militari straniere nel sud della repubblica.
[10]
Nel complesso gli esperti kirghisi concordano sul fatto che
la rivalità tra Russia e Stati Uniti sull'Asia Centrale è
destinata ad aumentare, e le azioni decisive della
Federazione Russa a difesa dell'Ossezia Meridionale fanno
supporre che un orientamento esclusivamente filo-occidentale
può comportare conseguenze drammatiche per i paesi
centro-asiatici.
Note:
1. Brzezinski Z., La grande scacchiera. Il mondo e la
politica nell'era della supremazia americana, edito in
Italia nel 1998 da Longanesi.
2. Šarifov O., I mezzi di informazione uzbeki sulla guerra
in Georgia: tutti zitti //
fergana.ru, 13 agosto 2008.
3. Berdyeva A., I mezzi di informazione turkmeni tacciono
sull'Ossezia //
GÜNDOGAR, 13 agosto 2008
4. Il capo di stato Nursultan Nazarbaev ha preso parte alle
cerimonie ufficiali di apertura delle Olimpiadi di Pechino
//
akorda.kz, 8 agosto 2008
5. Questa sera a Cholpon-Ate si è svolto un incontro tra il
capo di stato Nursultan Nazarbaev e il presidente del
Kirgizistan Kurmanbek Bakiev // Sito ufficiale del
presidente della Repubblica del Kazakistan, 13 agosto 2008,
akorda.kz
6. Il Kirghizistan intende partecipare attivamente alla
risoluzione del conflitto militare in Ossezia Meridionale //
fergana.ru, 11 agosto 2008.
7. I paesi della CSTO hanno condannato la Georgia per il
conflitto militare in Ossezia del Sud // RIA Novosti, 13
agosto 2008.
8. Il politologo M. Sariev: il Kirgizistan dovrà rispondere
sulla base militare degli Stati Uniti di Gansi //
fergana.ru, 12 agosto 2008
9. Esperto kirghizo: la CSTO potrebbe dichiarare il Caucaso
zona di sua responsabilità //
fergana.ru, 12 agosto 2008
10. Nezavisimaja Gazeta, 12 agosto 2008
TRADOTTO da Manuella Vittorelli:
Redattrice dei blog russologi http://mirumir.altervista.org/ e
http://mirumir.blogspot.com/ e
membro di
Tlaxcala,
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