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RESOCONTO
DELLA CONFERENZA
ESSERE
CRISTIANI IN TERRA SANTA

affrontare
l'occupazione
riscattare la speranza
venerdì 10
ottobre 2008
(vedi dettagli a
fondo pagina)

L'incontro
avvenuto nella sala conferenze dell'Istituto
delle Missioni della Consolata di Torino
è stato per molti versi positivo.
La partecipazione
alla conferenza di noti "pellegrini", particolarmente
attivi nella promozione di pellegrinaggi e nella denuncia
delle gravi violazioni umanitarie ai danni della
popolazione araba di Palestina, ha reso sicuramente
interessante e vivace sia l'esposizione delle
testimonianze che il dibattito tra alcuni operatori nel
settore ed il pubblico.
L'organizzatrice e moderatrice
dell'evento, la sig.ra
Angela Lano,
Direttrice dell'Agenzia di
stampa-informazione-controinformazione
InfoPal.it,
ha introdotto ogni relatore e proposto interrogativi ad
ognuno di essi, cercando di moderare al meglio gli impeti
appassionati che talvolta trapelavano nelle loro
esposizioni. Risulta difficile infatti, a volte, riuscire
a moderare l'amore per la Terra Santa e per le sue "pietre
vive", che ognuno dei relatori aveva sicuramente radicato
nel cuore, come difficile è stato, per la brava Angela
Lano, moderare lo sdegno istintivo, per le ingiustizie
subite dalla popolazione araba di Terra Santa, che avrebbe
trascinato gli oratori oltre i limiti di tempo a
disposizione.
Significativa la presenza
e il breve intervento della giornalista
Chiara Tamagno,
che a nome e per conto sia della redazione di
TerraSanta.net,
organo ufficiale della Custodia di Terra Santa, che della
stessa Custodia francescana di Terra Santa, ha portato i
saluti dei frati Commissari, che erano in quel momento a
congresso ad Assisi.
Don Nandino Capovilla,
referente di Pax Christi per la Palestina, ha esordito
proiettato alcuni filmati d'epoca che illustravano delle
fasi cruciali degli scontri armati risalenti al 1967, data
in cui le milizie sioniste si sono annesse Gerusalemme e
Cisgiordania, cacciando manu militari la popolazione
civile araba dalle sue legittime proprietà e
distruggendone sino alle fondamenta i villaggi. Circa 500
villaggi palestinesi dei quali è stata cancellata la
memoria anche dalle carte geografiche ed un esodo di
profughi mai interrotto sino ad oggi.
Don Nandino
ha anche presentato, insieme a Betta Tusset, il libro
"Bocche Scucite", scritto in collaborazione tra i due ed
edito dalle edizioni paoline, citando alcuni passi anche
da un altro testo, "Voce che grida nel deserto", opera
redatta dall'ex Patriarca Latino Mons. Michel Sabbah a
conclusione della suo incarico in Terra Santa per conto
della Santa Sede. Opere schiette e sincere, che non
lasciano spazio a dubbi e interpretazioni ireniche.
Anche
Gianluca Solera,
scrittore poco più che quarantenne ma con lunga esperienza
in Palestina, ha presentato il suo "Muri, lacrime e
za'tar", edito da Nuovadimensione. L'autore, che ha
trascorso oltre un anno nei Territori di Cisgiordania
presso l'Università di Lingua Aaraba di Ramallah, oltre a
fare cenni di esperienze dirette vissute a stretto
contatto con il disagio diffuso tra la popolazione araba,
a causa dell'occupazione sionista, ha anche espresso
alcune sue analisi sulle cause politiche di tale disagio,
denunciando l'autorità israeliana che cancella
praticamente l'esistenza stessa della Palestina e dei
palestinesi, sia dalle carte geografiche che vengono
distribuite gratuitamente ai pellegrini dalle agenzie
turistiche dello Stato sionista, che sottraendo alla vista
dei pellegrini intere aree palestinesi, attraverso
l'erezione di
"muri d'isolamento acustico"
lungo le autostrade israeliane, la cui funzione reale non
è quella dell'isolamento acustico dai rumori dei motori
d'auto, ma l'occultamento di interi villaggi arabi che si
nascondo al di là di tali muri, dando l'impressione ai
pellegrini in viaggio che i palestinesi non esistano
proprio.
Filippo Fortunato Pilato
ha poi confermato, forte anch'egli di una discreta
esperienza di viaggi e pellegrinaggi in Palestina, quanto
già espresso dagli altri due relatori, aggiungendo
testimonianze e dati importanti per inquadrare meglio la
realtà dei rapporti tra cristiani e musulmani, vittime
allo stesso modo della crudele e cinica occupazione
coloniale della Palestina da parte del sionismo fattosi
Stato.
Ma Pilato,
direttore di
Jerusalem-Holy-Land.org (TerraSantaLibera.org),
non si è accontentato di dare una lettura degli
avvenimenti e del conflitto israelo-palestinese che fosse
solo di natura squisitamente politico-coloniale, ed ha
voluto offrire una chiave di comprensione più
approfondita, che andasse ad interpretare quali siano gli
aspetti più intimi, psicologici, spirituali, che guidano
le azioni delle milizie e dei coloni sionisti, spingendoli
a compiere crimini contro l'umanità di inaudita ferocia ai
danni della popolazione civile arabo-palestinese (e
libanese...), con una sconcertante leggerezza d'animo,
quasi non stessero massacrando persone ma macellando
bestiame.
Ha accennato
quindi alla educazione
giudaico-rabbinico-talmudica
che viene impartita ai giovani delle famiglie israeliane,
ma anche di quelle sparse nel mondo, che si identificano
nel giudaismo filo-israeliano. Perchè, a differenza di
quanto la maggior parte delle persone credono, il
giudaismo moderno, e da molti secoli ormai, nella sua
stragrande maggioranza non legge solo più i cinque primi
libri della Bibbia, la Torà, ma si affida totalmente a
quella serie di regole e codici scritti dai rabbini nei
secoli post-biblici.
Il Talmud,
come hanno bene illustrato eminenti rabbini israeliti
intellettualmente onesti, alcuni dei quali convertiti al
cristianesimo, trasuda di odio verso tutte le genti e
confessioni differenti da quella professata nelle
sinagoghe, con particolare avversione nei confronti dei
nazareni, verso i quali si lanciano e si augurano, a mo'
di preghiera al contrario, maledizioni e disgrazie.
Il Tamud,
sempre per bocca di rabbini ed ebrei ravveduti, ma che ben
conoscono le scuole rabbiniche e l'ebraico scritto-orale,
interpreta le Sacre Scritture come un discorso rivolto da
Dio esclusivamente al popolo ebraico (quello
precristiano. ndr) e dalla cui visione salvifica
sarebbero escluse tutte le altre razze e confessioni, i
gojm, cioè noi tutti, considerati al rango di animali
parlanti e senz'anima.
Se il rabbinato
non avesse imposto i paletti e le restrizioni talmudiche,
probabilmente il popolo ebraico sarebbe pian piano
confluito nella Chiesa nascente, disse un esegeta.
Data tale percezione della vita
e dei rapporti con le altre creature, e a causa di tale
educazione radicata nelle menti dei giovani soldati,
ufficiali, coloni, risulta poi evidente il perchè di tanta
insensibilità e disprezzo nei confronti degli arabi, dei
quali non ci si fa poi scrupolo a sopprimere, a
rinchiudere in grandi gabbie a cielo aperto, ad
espropriare di tutto, dalla terra all'acqua, alla stessa
vita, in favore dell'unico popolo sacro, di cui il
sionismo avrebbe incarnato essenza, aspirazioni, speranze
di dominio su tutti gli altri popoli del mondo.
Non solo i cattolici ed i cristiani,
impegnati in uno spasmodico tentativo di ricucire rapporti
andati deteriorandosi nei secoli e millenni, ma anche
coloro che non hanno fede religiosa alcuna,
farebbero bene a prendere nella dovuta e seria
considerazione gli aspetti mistici e spirtuali corrotti
del fariseismo rabbinico. Perchè è lì che si annidano
l'odio e la depravazione mistica, foriere della lunga scia
di dolore di cui sono vittime principalmente entrambi i
popoli semiti, arabo ed ebraico, ma conseguentemente anche
tutti coloro che hanno la sventura di ritrovarsi sul
cammino del Golem sionista.
Chi voglia quindi capire le cause primarie,
ha continuato il direttore di Jerusalem-Holy-Land.org,
che hanno portato a questa Nakba, e chi voglia cercare di
stabilire rapporti veri e sinceri anche con il giudaismo,
sia al potere in Israele che nel mondo, deve avere ben
chiaro quale sia lo sprito, l'anima, del sionismo.
Senza falsi ecumenismi, nè illusioni di una pace
irrealizzabile con chi:
-
non è interessato ad altro che a realizzare i folli
progetti di un messianismo spurio, il quale vede
nell'annessione di tutti i territori biblici, dal Nilo
al Tigri (testuali parole di coloni intervistati e
andati in onda per conto di RAI2), sotto
l'egemonia giudaica, il traguardo geopolitico;
-
il cui affanno principale è
la cacciata degli arabi dalla Terra Santa, come
traguardo per la purezza razziale, attraverso la pulizia
etnica;
-
il cui obiettivo è la distruzione delle Moschee presenti sul Monte Moria
e la conseguente riedificazione del Tempio, quale necessità
teologica per il ripristino dei sacrifici rituali, delle
funzioni sacerdotali (di una casta che non c'è più), e
per provocare l'affrettarsi della fine dei
tempi, per la venuta del Messia-Anticristo.
Questi aspetti,
che caratterizzano l'anima nera del sionismo e che sono
alla base dell'educazione talmudica impartita tramite la
classe dirigente del rabbinato al potere in Israele, non
possono essere sottaciuti o presi poco in considerazione,
perchè sono la causa primaria delle disgrazie, non solo
della popolazione araba di Terra Santa e MediOriente, ma
di tutta la popolazione giudaico-ebraica d'Israele e nel
mondo.
Ogni analisi, ogni dibattito,
che abbia come scopo di dipanare la matassa insaguinata
israelo-palestinese, oltre a prendere in considerazione le
prese di posizione ed irrigidimenti di parte islamica
(irrigidimenti che non esistevano prima dell'avvento del
sionismo e delle sue pretese razziali egemoniche), non può
non prestare la massima attenzione all'aspetto più intimo
e meno conosciuto del sionismo, ma che ne è il cuore ed il
motore trainante: il giudaismo-rabbinico-talmudico.
Un appello è stato anche lanciato
da Filippo F. Pilato, il quale ha auspicato che gli
israeliani di confessione giudaica riescano ad affrancarsi
dall'influsso deleterio di questi loro cattivi maestri,
imparando a convivere con i loro fratellastri semiti
arabi, considerando la possibilità che tutti gli uomini,
tutte le creature umane, senza distinzione d'etnia, siano
state create a somiglianza di quel Dio che essi credono
una loro esclusività.
Quando essi saranno capaci di liberarsi
dalla zavorra talmudica, che ha indurito loro i cuori ed
accecato le menti sino a spingerli a compiere una
carneficina senza senso dei loro simili arabi
(5.389 palestinesi uccisi in otto anni, di cui 1061
bambini)
, forse una stagione nuova, di speranza e di riparazione,
si aprirà per le generazioni a venire.
A conclusione
di tale appello egli si è rivolto anche ai rappresentanti
delle comunità giudaiche europee ed occidentali, che hanno
avuto la fortuna di crescere, insieme alle loro famiglie,
in nazioni dove anche minoranze come la loro sono tutelate
e dove i diritti sono per tutti garantiti per legge,
chiedendo loro di avere il coraggio e l'onestà
intellettuale di prendere le distanze dal regime razzista
sionista, che in loro nome (e con i relativi rischi che
ciò comporta per un ritorno d'immagine negativo) compie
azioni indicibilmente cattive e contrarie alla Legge di
Dio.
Che possano essi
percepire quel moto dello spirito che li richiama al vero
senso di giustizia, per meritare l'onore di potersi
sentire finalmente uomini, prima che rabbini o giudei: si
accorgeranno solo allora di avere al loro fianco altri
uomini giusti, magari di altre etnie e confessioni, ma che
serenamente potranno dire: non nel mio nome, non nel nome
di Dio.
La
Redazione di
Terra Santa Libera.org
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