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Nonostante le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il
Cessate il Fuoco Israele ha continuato incessantemente a devastare la
Striscia di Gaza

Tel Aviv si rifiuta di accogliere le richieste, provenienti da tutto
il mondo, di cessare i bombardamenti, e con scuse varie continua il
genocidio.
Gli USA, astenuti, appoggiano il
"diritto a difendersi di Israele".
Hamas rifiuta di arrendersi sinchè
continueranno i bombardamenti e non verrà esplicitamente richiesto
dall'ONU a Israele di rimuovere l'assedio a Gaza.
Cresce
nel mondo cattolico la consapevolezza della perfidia sionista e
aumentano le prese di posizione pro-Palestina, da parte di gerarchia e
movimenti di base.
Nella Chiesa cresce
la fronda pro Palestina
Movimenti di base contro "l'occupazione"
L'intervento del cardinal Martino non è isolato
di Giacomo
Galeazzi, La Stampa

CITTÀ
DEL VATICANO
L’equiparazione tracciata dal cardinale Renato Martino tra Gaza e i
campi di concentramento ha rinfocolato la polemica ebraica con il
Vaticano «antisionista» e ha suscitato la sdegnata protesta del governo
israeliano: «La Santa Sede fa propaganda per Hamas». In realtà, nei
Sacri Palazzi, il ministro di «Giustizia e Pace» non è l’unico a
ritenere che non ci sarà pace in Terrasanta «finché non lo vorranno i
padroni ebrei della finanza e della politica Usa, come dimostra mezzo
secolo di veti sul Medio Oriente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu».
Riprendono voce i protagonisti del dialogo «sotto traccia» con la
galassia palestinese («in primis» l’arcivescovo Michel Sabah), anche se
in Segreteria di Stato assicurano che «le buone relazioni con l’ebraismo
sono una priorità e una conquista da cui non recedere».
In Vaticano il ministro degli Esteri, Dominique Mamberti e il cardinale
Walter Kasper lavorano per bilanciare le spinte più critiche verso
Israele, anche in vista del viaggio papale di maggio. I principali
interlocutori del «partito cattolico pro-palestinesi» sono la
«Piattaforma delle Ong italiane per la Palestina», le associazioni di
volontariato come «Donne in nero», il Coordinamento nazionale enti per
la pace e gli enti promotori della marcia della pace Perugia-Assisi.
I documenti ufficiali dei movimenti cattolici più vicini alle «ragioni
del popolo palestinese» convergono nell’individuare la causa della
devastante crisi in quella «politica d’aggressione che ha portato il
governo israeliano a raddoppiare gli insediamenti in territorio arabo».
Toni analoghi al «J’accuse» del cardinale Martino per «le orribili
condizioni che a Gaza costringono la gente a vivere in un enorme lager,
contro ogni dignità umana». La Chiesa, osserva il teologo Gianni Baget
Bozzo, «parla il linguaggio delle proprie comunità locali e non può
restare estranea alle sofferenza dei propri fedeli palestinesi». Un
conto è il confronto teologico con l’ebraismo «mai così avanzato come
oggi», sottolinea don Baget Bozzo, un altro è «accogliere e far proprie
le legittime rivendicazioni dei cristiani di Terrasanta nei confronti di
Israele».
La «sproporzionata» offensiva di Israele nella Striscia ha fatto
riemergere la predilezione palestinese di movimenti pacifisti («Beati i
costruttori di pace», Pax Christi), parroci di frontiera come don
Albanesi e don Ciotti, cattolici no-global della Rete Lilliput,
terzomondisti di «Nigrizia» e del «Centro nuovo modello di sviluppo»,
congregazioni missionarie (soprattutto Saveriani e Comboniani), comunità
di base, ma anche gerarchie e settori importanti della diplomazia
pontificia. Epicentro dell’avversione verso Israele è il Patriarcato
latino di Gerusalemme, mentre ciò che unisce un arcipelago tanto
composito di sigle, personalità, orientamenti e «scuole» ecclesiastiche
è l’idea-chiave, ovvero che la radice di tutte le violenze vada
ricercata nell’occupazione militare israeliana dei Territori
palestinesi.
Una rete di solidarietà ecumenica che unisce a Roma anche le chiese
greco-ortodossa e armena nella condanna della politica di potenza
d’Israele. Gli uomini di punta del «partito palestinese» sono il
patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal e il vicario apostolico di
Beirut, Paul Dahdah, che ieri ha gridato allo «sterminio», accusando
l’Onu di «non essere imparziale». Peccato, poi, se quando a Roma sfilano
manifestanti anti-Israele vestiti da kamikaze e bruciano le bandiere
dello Stato ebraico, non manca mai nel corteo l’arcivescovo Hilarion
Capucci, espulso da Gerusalemme ed «esiliato» nel quartiere Eur a causa
del suo sostegno non solo spirituale ai «patrioti palestinesi».
Link originale :
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200901articoli/39878girata.asp#
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/ChiesaProPalestina.htm
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