"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n.8, del 10 gennaio 2009

Nonostante le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il Cessate il Fuoco Israele ha continuato incessantemente a devastare la Striscia di Gaza

 

Tel Aviv si rifiuta di accogliere le richieste, provenienti da tutto il mondo, di cessare i bombardamenti, e con scuse varie continua il genocidio.

 

Gli USA, astenuti, appoggiano il "diritto a difendersi di Israele".

 

Hamas rifiuta di arrendersi sinchè continueranno i bombardamenti e non verrà esplicitamente richiesto dall'ONU a Israele di rimuovere l'assedio a Gaza.

 

Cresce nel mondo cattolico la consapevolezza della perfidia sionista e aumentano le prese di posizione pro-Palestina, da parte di gerarchia e movimenti di base.

 


Nella Chiesa cresce
la fronda pro Palestina

Movimenti di base contro "l'occupazione"

L'intervento del cardinal Martino non è isolato

di Giacomo Galeazzi, La Stampa

CITTÀ DEL VATICANO
L’equiparazione tracciata dal cardinale Renato Martino tra Gaza e i campi di concentramento ha rinfocolato la polemica ebraica con il Vaticano «antisionista» e ha suscitato la sdegnata protesta del governo israeliano: «La Santa Sede fa propaganda per Hamas». In realtà, nei Sacri Palazzi, il ministro di «Giustizia e Pace» non è l’unico a ritenere che non ci sarà pace in Terrasanta «finché non lo vorranno i padroni ebrei della finanza e della politica Usa, come dimostra mezzo secolo di veti sul Medio Oriente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu». Riprendono voce i protagonisti del dialogo «sotto traccia» con la galassia palestinese («in primis» l’arcivescovo Michel Sabah), anche se in Segreteria di Stato assicurano che «le buone relazioni con l’ebraismo sono una priorità e una conquista da cui non recedere».

In Vaticano il ministro degli Esteri, Dominique Mamberti e il cardinale Walter Kasper lavorano per bilanciare le spinte più critiche verso Israele, anche in vista del viaggio papale di maggio. I principali interlocutori del «partito cattolico pro-palestinesi» sono la «Piattaforma delle Ong italiane per la Palestina», le associazioni di volontariato come «Donne in nero», il Coordinamento nazionale enti per la pace e gli enti promotori della marcia della pace Perugia-Assisi.

I documenti ufficiali dei movimenti cattolici più vicini alle «ragioni del popolo palestinese» convergono nell’individuare la causa della devastante crisi in quella «politica d’aggressione che ha portato il governo israeliano a raddoppiare gli insediamenti in territorio arabo». Toni analoghi al «J’accuse» del cardinale Martino per «le orribili condizioni che a Gaza costringono la gente a vivere in un enorme lager, contro ogni dignità umana». La Chiesa, osserva il teologo Gianni Baget Bozzo, «parla il linguaggio delle proprie comunità locali e non può restare estranea alle sofferenza dei propri fedeli palestinesi». Un conto è il confronto teologico con l’ebraismo «mai così avanzato come oggi», sottolinea don Baget Bozzo, un altro è «accogliere e far proprie le legittime rivendicazioni dei cristiani di Terrasanta nei confronti di Israele».

La «sproporzionata» offensiva di Israele nella Striscia ha fatto riemergere la predilezione palestinese di movimenti pacifisti («Beati i costruttori di pace», Pax Christi), parroci di frontiera come don Albanesi e don Ciotti, cattolici no-global della Rete Lilliput, terzomondisti di «Nigrizia» e del «Centro nuovo modello di sviluppo», congregazioni missionarie (soprattutto Saveriani e Comboniani), comunità di base, ma anche gerarchie e settori importanti della diplomazia pontificia. Epicentro dell’avversione verso Israele è il Patriarcato latino di Gerusalemme, mentre ciò che unisce un arcipelago tanto composito di sigle, personalità, orientamenti e «scuole» ecclesiastiche è l’idea-chiave, ovvero che la radice di tutte le violenze vada ricercata nell’occupazione militare israeliana dei Territori palestinesi.

Una rete di solidarietà ecumenica che unisce a Roma anche le chiese greco-ortodossa e armena nella condanna della politica di potenza d’Israele. Gli uomini di punta del «partito palestinese» sono il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal e il vicario apostolico di Beirut, Paul Dahdah, che ieri ha gridato allo «sterminio», accusando l’Onu di «non essere imparziale». Peccato, poi, se quando a Roma sfilano manifestanti anti-Israele vestiti da kamikaze e bruciano le bandiere dello Stato ebraico, non manca mai nel corteo l’arcivescovo Hilarion Capucci, espulso da Gerusalemme ed «esiliato» nel quartiere Eur a causa del suo sostegno non solo spirituale ai «patrioti palestinesi».

 

Link originale :

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200901articoli/39878girata.asp#

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/ChiesaProPalestina.htm

 

Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web sono liberamente riproducibili

(salvo successive controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori)

purchè citandone  integralmente   tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i traduttori e i links :

perchè informazione e contro-informazione devono essere libere e alla portata di tutti.

Chi, divulgando questi notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in qualsiasi modo

 la  libera veicolazione delle notizie, sabota gravemente e vergognosamente la libera formazione e informazione.