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Settembre 28, 2007
Finalmente il Senato imperiale ha deciso la
partizione dell’Iraq:
I legislatori americani hanno votato mercoledi
per dividere l’Iraq in una slegata federazione
di regioni settarie e raccomandato al
presidente George W. Bush di fare pressione
sui leader irakeni affinche’ acconsentano.
La proposta viene dal senatore Joseph Biden,
il furbacchione che guida il comitato per le
relazioni estere del Senato e che corre per la
nomination Democratica per le presidenziali
del 2008.
Qualche mese fa,
intervistato da Shalon TV, un network
televisivo ebraico via cavo, il senatore Biden
ha chiamato Israele "la singola piu’ grande
forza che l’America ha in Medio Oriente". "Io
sono un sionista", ha dichiarato il
senatore Biden. "Non hai bisogno di essere
un ebreo per essere un sionista".
Sappiamo che la Lobby Israeliana non e’ una
tesi molto convincente,
almeno per Noam Chomsky . Parliamo allora
di coincidenze.
Nel 1982, Israel Shahak, un professore alla
Hebrew University in Gerusalemme, e presidente
della Lega Israeliana per i Diritti Umani e
Civili, ha scritto:
L’idea che tutti gli Stati Arabi dovrebbero essere
distrutti e ridotti da Israele in piccole
unita’, ricorre continuamente nel pensiero
strategico israeliano. Per esempio, Ze'ev
Schiff, il corrispondente militare di Ha’aretz
(e probabilmente il migliore esperto sul tema
in Israele) scrive a proposito del "meglio",
per gli interessi israeliani, che possa
accadere all’Iraq: "La dissoluzione
dell’Iraq in uno stato sciita, uno stato
sunnita e la separazione della parte kurda"
(Ha'aretz 6/2/1982). Per la verita’,
questo aspetto del piano e’ molto antico.
Il Piano Sionista per il Medio Oriente di
Israel Shahak si basa su Una
Strategia per Israele negli anni Ottanta,
un saggio di Oded Yinon originariamente
apparso in ebraico in KIVUNIM (Direzioni), Un
Giornale per il Giudaismo e il Sionismo;
numero 14 – Inverno, 5742, Febbraio 1982,
Direttore: Yoram Beck. Comitato Editoriale:
Eli Eyal, Yoram Beck, Amnon Hadari, Yohanan
Manor, Elieser Schweid. Pubblicato dal
Dipartimento della Pubblicita’/Organizzazione
Mondiale Sionista, Gerusalemme.
Qui di seguito
due passaggi da Una Strategia per Israele
negli anni Ottanta di Oded Yinon:
(…) l’Iraq, lo ripetiamo, non e’ diverso dai suoi
vicini, anche se la sua maggioranza e’ sciita
e la classe dirigente sunnita. Il
sessantacinque per cento della popolazione non
ha voce in capitolo nella politica, in cui una
elite del 20 per cento detiene il potere.
Inoltre c’e’ una lrga minoranza kurda al nord,
e se non fosse per la forza del regime che
governa, l’esercito, e le risorse petrolifere,
il futuro dello stato irakeno non sarebbe
differente da quello del Libano nel passato o
della Siria di oggi. I semi di un conflitto
interno e di una guerra civile sono gia’ oggi
evidenti, specialmente dopo che in Iran ha
preso il potere Khomeini, un leader che gli
sciiti in Iraq vedono come loro capo naturale.
(…)
(…) L’Iraq, ricco di petrolio da una parte e
lacerato internamente dall’altra, e’ garantito
come candidato per gli obiettivi israeliani.
La sua dissoluzione e’ ancora piu’ importante
per noi che la dissoluzione della Siria.
L’Iraq e’ piu’ forte della Siria. Nel breve
periodo e’ il potere irakeno che costituisce
la piu’ grave minaccia per Israele. Una Guerra
Iraq-Iran demolira’ l’Iraq e causera’ la sua
caduta anche prima che esso sia capace di
organizzare una lotta su un vasto fronte
contro di noi. Ogni tipo di confronto
inter-Arabo ci aiutera’ nel breve periodo e
abbreviera’ la strada al piu’ importante
obiettivo di dividere l’Iraq in denominazioni
come in Siria e Libano. In Iraq, una divisione
in province seguendo linee etnico-religiose
come in Siria durante il periodo Ottomano, e’
possible. Cosi’, tre (o piu’) stati
esisteranno attorno alle tre citta’ piu’
importanti: Basra, Baghdad e Mosul, e le aree
sciite del Sud saranno separate da quelle
Sunnite e dal nord kurdo. E’ possibile che
l’attuale guerra Iran-Iraq intensifichera’
questa polarizzazione. (…)
Semplici coincidenze, sicuramente… |