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Anno II, Comunicato 27 SETTEMBRE 2007

 

 

Il Senato Usa approva la partizione dell’Iraq

Ornella Sangiovanni, Osservatorio Iraq

27 settembre 2007

Il Senato Usa ieri ha approvato a grande maggioranza una risoluzione che avalla la partizione dell’Iraq in tre regioni semi-autonome su basi etniche e confessionali.

Il provvedimento, che non ha carattere vincolante, è passato con 75 voti a favore e 23 contrari, e, per la prima volta, ha visto una convergenza bipartisan, fra Democratici e Repubblicani: oltre ai 47 voti Democratici, esso ha avuto infatti il sì di 26 Repubblicani, e di tutti e due i senatori indipendenti.

"Lentamente, ma in modo certo stiamo costruendo un consenso all’interno del Congresso attorno a una via per andare avanti in Iraq", ha detto il senatore Joseph R. Biden Jr., un Democratico del Delaware che è il principale sponsor della risoluzione approvata, e ha lavorato assieme ad alcuni Repubblicani per farla passare.

Tutti e 23 i voti contrari tranne uno sono venuti dai Repubblicani: l’unico Democratico che ha votato no è stato il senatore Russell D. Feingold, eletto in Wisconsin. Barack Obama, uno dei candidati Democratici alle presidenziali del 2008, non era presente al voto.

La misura approvata ieri consiste in un emendamento al disegno di legge sulla difesa per il 2008, e specifica che "gli Stati Uniti dovrebbero appoggiare attivamente un accordo politico in Iraq basato sulle disposizioni finali della Costituzione, che creano un sistema di governo federale e consentono la creazione di regioni federali, in conformità con i desideri degli iracheni e dei loro leader".

Essa propone di dividere l’Iraq in tre entità: una kurda, una sunnita, e una sciita, con un governo federale a Baghdad che abbia la responsabilità della sicurezza delle frontiere e della gestione dei proventi petroliferi.

Ulteriori decisioni che si sostiene disinnescherebbero la violenza confessionale sono l’offrire ai sunniti una quota dei proventi petroliferi, l’aumento degli aiuti alla ricostruzione dell’Iraq e del condono del suo debito estero, e il lancio di una iniziativa diplomatica internazionale affinché le grandi potenze mondiali e il Paesi confinanti con l’Iraq sostengano la causa della nuova federazione.

Secondo i suoi sostenitori, il piano, modellato sugli accordi di Dayton per la Bosnia, offre una via per una soluzione politica in Iraq, che permetterebbe prima o poi alle truppe Usa di ritirarsi senza lasciare dietro il caos.

Il provvedimento approvato avrà scarsi effetti pratici, dato che esso non è vincolante.

I Repubblicani, in particolare, si sono convinti a votare a favore solo dopo che il testo era stato emendato. Nella nuova formulazione si dice chiaramente che gli Usa dovrebbero fare pressioni per il nuovo sistema federale, basato sulla partizione del Paese su basi etniche e confessionali, solo se a volerlo saranno gli iracheni.

Tuttavia, il piano che Biden sponsorizzava da circa un anno e mezzo è sempre stato avversato dall’amministrazione Bush, e da molti altri in Campidoglio come una ricetta impraticabile e irresponsabile per smembrare l’Iraq.

L’idea aveva però di recente riguadagnato favore, soprattutto fra i Democratici, di fronte a quella che in molti a Washington considerano l’incapacità o la non volontà da parte del governo Maliki di promuovere una riconciliazione nazionale.

La risoluzione approvata ieri è l’unico provvedimento, fra quelli relativi alla guerra, ad aver superato la soglia dei 60 voti al Senato, da quando questo mese è iniziato il dibattito sul disegno di legge sulla Difesa.

La settimana scorsa, tre proposte dei Democratici volte a limitare il periodo di permanenza dei militari Usa in Iraq o a ritirare le truppe entro nove mesi erano state respinte.

Biden, che presiede la Commissione Relazioni estere del Senato ed è fra i candidati alle presidenziali del 2008, sostiene che il suo piano non avalla la partizione dell’Iraq, ma riconosce semplicemente che le diverse comunità irachene devono separarsi per arrestare il ciclo della violenza etnica e confessionale.

Nei Balcani, dove gli Usa hanno contribuito a mettere a punto un sistema federato per la Bosnia, dopo anni di sanguinosa guerra civile, con gli accordi di Dayton, la separazione fra serbi, croati, e musulmani bosniaci ha dato buoni frutti, dicono lui e i suoi sostenitori.

Le reazioni arrivate finora dall’entourage di Bush sono diplomatiche.

Secondo il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, non esistono più obiezioni al provvedimento, dopo che è stato emendato per dire chiaramente che l’accordo sulla spartizione dei poteri dovrebbe essere lasciato agli iracheni.

Il Segretario di Stato, Condoleezza Rice, ieri ha detto in una lettera indirizzata al leader di minoranza in Senato, il Repubblicano Mitch McConnell, che l’Amministrazione è favorevole a un Iraq federale, ma che si tratta di "una questione delicata che è meglio lasciare affrontare agli iracheni con i loro tempi".

Fonti: Associated Press, Agence France Presse
www.uruknet.info?p=s7341

Link: www.osservatorioiraq.it/index.php

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