|

Vuoi ricevere la nostra
Newsletter con articoli,
commenti, avvenimenti,
aggiornamenti,
appuntamenti
riguardanti la Terra
Santa ed il Medio
Oriente?
Iscriviti alla nostra
Newsletter "Notizie
dalla Terra Santa",
semplicemente
È
|
Notizie
dalla Terra Santa
newsletter
Anno II, Comunicato n.104-1
(italiano), del 11 settembre 2007
"BENEDIZIONI” EBRAICHE: LA BIRKAT HA-MINIM
11/09/2005

«La distruzione del
tempio di Gerusalemme» di Nicolas Poussin (1594-1665)
«La distruzione del tempio di
Gerusalemme» di Nicolas Poussin (1594-1665)
Pochi lo sanno, ma, stando
ad alcuni studiosi del Nuovo Testamento, il Vangelo di
Giovanni sarebbe stato scritto in risposta e forse in
polemica alla Birkat ha-Minim, la «benedizione»
sinagogale (in realtà una maledizione) contro gli
eretici.
Come è ricordato nel documento «Il popolo
ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia
cristiana», promulgato dalla Pontificia
Commissione Biblica, «la sua datazione all'anno 85 è
incerta e l'idea che si trattasse di un decreto ebraico
universale contro i cristiani è quasi certamente un
errore. Ma non si può seriamente mettere in dubbio che a
partire da date diverse a seconda dei luoghi, le
sinagoghe locali non abbiano più tollerato la presenza
dei cristiani, facendo loro subire vessazioni che
potevano arrivare fino alla messa a morte (Gv 16,
2). Gradualmente, a partire dall'inizio del II
secolo, una formula di 'benedizione' che denunciava
eretici o devianti di ogni tipo fu compresa come
riferita anche ai cristiani e, molto più tardi, come
riferita specialmente ad essi. Verso la fine del II
secolo, le linee di demarcazione e di divisione tra
ebrei che non credevano in Gesù e i cristiani erano
dappertutto chiaramente tracciate. Ma testi come 1 Ts
2,14 e Rm 9–11 dimostrano che la divisione era già
percepita chiaramente molto prima di questo tempo».
Secondo Jean Pierre Lémonon, dell'Università
Cattolica di Lione, «verso la fine del I secolo, i
'maestri della Sinagoga' proposero di applicare ai
discepoli di Gesù la dodicesima 'benedizione' che, dagli
anni 150 avanti Cristo era, con qualche variante,
utilizzata per impedire agli eretici e a tutti quelli
che si allontanavano dalla tradizione di Israele di
partecipare alle riunioni comunitarie. Così le autorità
della sinagoga rendevano impossibile la partecipazione
dei discepoli di Gesù alle attività della comunità
giudaica. Da parte sua, la tradizione giovannea è una
buona testimonianza della polemica diretta contro i
discepoli attaccati ai costumi ebraici. Questi ultimi
sono simboleggiati dai fratelli di Gesù che non credono
in lui (Gv 7,5) e dagli ebrei che avevano
creduto, ma che comunque non ispiravano fiducia a Gesù
(Gv 2,23-25; 8,31-59). In più il racconto
giovanneo della guarigione del cieco nato intima a
questi discepoli di scegliere il loro campo: essi sono
rappresentati dai parenti del cieco che conoscono la
verità, ma temono di essere esclusi dalla sinagoga».
Già J. L. Martyn (1) aveva affermato che
il Quarto Vangelo era stato scritto proprio con
l'intento di «consolare la comunitá cristiana,
traumatizzata dall'espulsione dalla sinagoga. Ciò
presuppone una sinagoga dove gli ebrei sarebbero stati
perseguitati dai loro confratelli, solo che li si
sospettasse di essere diventati cristiani e lascia
intravedere una tensione con la gerarchia giudaica
sempre piü controllata dai farisei».
Nel periodo dopo il 70 dopo Cristo la prova della
rottura con la sinagoga si trova proprio - secondo
Martyn - nell'estensione ai Cristiani della 12ª delle
diciotto «benedizioni» (Shemone esre), la Birkat
ha-Minim per l'appunto.
Vale la pena di far conoscere queste cose,
perchè i cristiani, anche cattolici, sono sempre più
prigionieri dell'ignoranza e del pregiudizio e
subiscono, senza reagire, ogni sorta di accusa e
calunnia pronunciata contro la Chiesa, nel timore di
essere accusati di antisemitismo, aderendo supinamente
alla vulgata secondo cui i contrasti con il giudaismo
sarebbero frutto esclusivo del peccato, della violenza e
della intolleranza della Chiesa.
Niente di più falso in realtà, salva le necessità di
precisare oltretutto che l'antigiudaismo teologico (che
nulla ha a che fare con l'antisemitismo) è – se
rettamente inteso – addirittura connaturato alla Fede
cristiana.
Scrive san Paolo: «quanto al Vangelo, [sono]
nemici a causa vostra, quanto alla elezione,
[sono] amati a causa dei padri, perché i doni e la
chiamata di Dio sono irrevocabili!».
Paolo sa che tra i discepoli di Cristo e i giudei che
non credono in lui c'è una relazione di opposizione.
I giudei contestano la fede cristiana; non accettano che
Gesù sia il loro messia (Cristo) e il Figlio di Dio. I
cristiani non possono non contestare la posizione di
questi giudei.
Il rapporto tra ebrei e cristiani fu, dunque, fatto da
subito di duri reciproci contrasti.
E non guasta ricordare chi cominciò.
La rivolta ebraica del 66 dopo Cristo
contro la dominazione romana in Palestina, culminò nel
70 con la distruzione del tempio di Gerusalemme,
avvenuta, stando allo storico Giuseppe Flavio, proprio
nello stesso giorno della distruzione del primo tempio,
quello di Salomone.
La spada di Roma costò agli ebrei circa un milione di
morti e la guerra giudaica si concluse tre anni dopo con
la conquista da parte delle armate imperiali delle
fortezze dell'Heredion, di Macheronte e di Masada: i
difensori di quest'ultima preferirono il suicidio
collettivo alla resa.
La distruzione del tempio, che segnò anche la fine della
pratica del «sacrificio», determinò profondi cambiamenti
nella società giudaica: i sadducei, che erano
l'aristocrazia sacerdotale, vennero via via perdendo
importanza e considerazione, fin quasi a scomparire.
I «rivoluzionari» (sicari, zeloti e altri) furono
sterminati.
L'insediamento zelota di Qumran fu distrutto
nel 68, mentre i superstiti, pare rifugiatisi a Masada,
morirono nell'assedio.
La riorganizzazione della vita giudaica venne allora
egemonizzata da una nuova classe religiosa,
sopravvissuta alla rivolta, quella dei Rabbaniti, i
maestri rabbini e «i saggi d'Israele», che furono a poco
a poco riconosciuti come guide del popolo.
Si è soliti affermare che i Rabbaniti siano gli eredi
dei Farisei, ma recenti ricerche inducono a credere che
in realtà i rabbini non sono necessariamente i
discendenti dei farisei, ma nacquero dall'unione tra la
religiosità farisaica, tutta incentrata sul rispetto
delle leggi di purità e quella degli scribi, imperniata
sulla Torà e sul suo studio.
Costoro, che erano radunati ad Jamnia (Yavneh), sulla
costa palestinese, furono considerati dalle autorità
romane i rappresentanti ufficiali del giudaismo
sopravvissuto.
Sul piano dell'organizzazione interna, i Rabbaniti
considerano eretiche le altre correnti del giudaismo
(compreso il nascente cristianesimo).
Le comunità cristiane, che già avevano
subito le persecuzioni testimoniate dagli Atti degli
Apostoli, a seguito del prevalere della tendenza
«cattolica» (cioè universale) di matrice paolina, videro
crescere contro di loro l'ostilità del giudaismo.
Se Rabbi Trafone sfogava il proprio astio con queste
parole: «i vangeli devono essere dati alle fiamme,
perché per la fede giudaica il paganesimo è meno
pericoloso delle sette giudeo-cristiane. Preferirei
cercare rifugio in un tempio pagano, piuttosto che in
un'assemblea giudeo-cristiana», Samuele il Giovane,
su ordine del patriarca Gamaliel, inserì tra le
preghiere quotidiane la Birkat ha-Minim [letteralmente
'benedizione' contro gli eretici]: «i nostri maestri
insegnarono: Shimon Ha-Pakoli ordinò le 18 'benedizioni'
davanti a Rabban Gamaliele secondo l'ordine di Jabne.
Disse Rabban Gamaliele ai saggi: c'è qualcuno tra di voi
che sappia comporre una preghiera riferita ai Minim
(Birkat ha-Minim)? Si levò Shmuel Ha-Qatan e la compose.
L'anno seguente (quando fu chiamato a recitarla) la
dimenticò e cercò di ricordarla per due o tre ore, ma
non fu sostituito dal suo posto di lettore. Per quale
motivo non lo sostituirono? Disse Rav Yehuda: se un
lettore si sbaglia in qualunque 'benedizione' non verrà
sostituito, però se si tratta della Birkat ha-Minim egli
sarà sostituito per il sospetto che possa essere un Min»
(Berackot 28b-29a). (2)
Fu così che nella preghiera dell' «amidah»
(3) , venne aggiunta una «benedizione»
contro gli eretici, il cui testo nella versione della
«Genizah» (4) del Cairo di S.
Schechter (5) , recita così:
«che agli apostoli ('Meshumadim') non sia data
speranza e che l'impero dell'orgoglio sia prontamente
sradicato dai nostri giorni.
Che i 'Ntzrim' (6) e che i
'Minim' (7) periscano
all'istante, che siano cancellati dal libro della vita e
non siano contati tra i giusti. Benedetto sii Tu Signore
che abbassi i superbi».
Regola cogente riguardo
all' «amidah» era che l'intero corpo di essa
poteva essere recitato mentalmente o bisbigliato, tranne
il «Birkat ha-Minim», che doveva essere pronunciato ad
alta voce, pena l'estromissione dalla sinagoga.
Durante il
Medio Evo, Alfonso di Valladolid, un ebreo che
si era convertito alla Fede cattolica, riferì al re
Alfonso XI di Castiglia che gli ebrei insultavano i
cristiani quando recitavano una delle diciotto
«benedizioni» della preghiera di «amidah».
Il re Alfonso ordinò allora di tenere un disputa
pubblica con i rabbini locali riguardo alla presunta
natura anticristiana della dodicesima «benedizione», il
Birkat ha-Minim.
I rabbini spiegarono che la Birkat ha-Minim era una
supplica a Dio per condannare «i diffamatori» e «i
malvagi» e che la preghiera aveva quasi 1.500 anni.
Dissero che era riferita all'occupazione della Giudea da
parte dei Greco-Siriaci e che le maledizioni erano
rivolte agli occupanti e a quegli ebrei che avevano
collaborato con loro.
Il re Alfonso XI ignorò le loro spiegazioni e il 25
febbraio 1336 vietò la preghiera di Birkat ha-Minim,
poiché essa costituiva un'offesa a tutti i cattolici.
Per evitare ritorsioni da parte della popolazione, le
comunità giudaiche in Castiglia ed altrove cancellarono
le frasi «offensive».
Ma di recente il Birkat ha-Minim è
riapparso nei libri di preghiera.
Sui due termini della «benedizione» – «Ntzrim» e
«Minim» - il dibattito tra gli studiosi è stato molto
vasto e non di rado orientato a ridimensionare e
sminuire la durezza del suo contenuto o a dimostrare che
originariamente il testo, contrariamente a quello
ritrovato da Schechter, non avrebbe compreso i «Ntzrim»
(Nazareni) e i «Minim» (gli eretici), ma solo questi
ultimi.
Vi è stato chi ha sostenuto che la Birkat ha-Minim
sarebbe stata creata come risposta al cristianesimo
stesso (individuato direttamente tra le dottrine dei
«Minim»), che si sarebbe presentato come una forza
socio-religiosa già di grande importanza, al punto di
mettere in pericolo l'ebraismo esistente.
Per tale ragione questa «benedizione» stabilì i
parametri definitivi tra ebraismo e cristianesimo che
ancora oggi perdurano.
Conseguentemente, secondo questa tesi, l'ebraismo di
allora fu spinto a proteggersi contro il cristianesimo.
Tesi tutta da dimostrare, se si considera l'esiguità
delle comunità cristiane, rispetto al radicamento del
giudaismo tradizionale.
Altri sostengono invece che la Birkat ha-Minim non sia
il risultato di un confronto con il cristianesimo e che
non fosse questo il suo obiettivo.
Essa fu piuttosto diretta contro un gruppo particolare
che deviò dai principi della comunità ebraica e che era
forse vicino a principi cristiani.
Se colpì i cristiani, non si sarebbe trattato di un
attacco diretto contro il cristianesimo, ma di un
«effetto collaterale» indesiderato.
Tutte queste interpretazioni mirano in sostanza a
dimostrare che non è esistito e non esisterebbe nessuno
scritto che abbia provocato la rottura fra giudaismo e
cristianesimo, tantomeno la Birkat ha-Minim.
Questa rottura invece – ad esempio secondo Kimelman -
sarebbe il frutto di una lunga storia che è, a sua
volta, dipesa in gran parte dalla situazione politica e
dal potere esercitato dalla Chiesa: «la separazione
fu piuttosto il risultato di un lungo processo
dipendente da situazioni locali e, in ultima analisi,
dal potere politico della Chiesa». (8)
E' evidente il tentativo di piegare i fatti al
pre-giudizio e di invertire con una maldestra operazione
di ribaltamento le responsabilità pesanti del giudaismo,
riguardo alla rottura dei rapporti col nascente
cristianesimo.
Gran parte di queste posizioni sono state
confutate da Horbury (10) , per il
quale la Birkat ha-Minim esisteva già all'epoca di
Rabban Gamaliele e faceva parte integrante del quadro
delle «orazioni» dell'ebraismo.
Se è vero poi che non colpisce esclusivamente i
cristiani, questi ultimi occupano grande spazio in essa.
Vero è pure che la maledizione contro i cristiani
sarebbe presente già nel testo originale dell' 85 dopo
Cristo.
A tale proposito Horbury cita san Giustino: «...Giustino,
il primo testimone non ebreo a riferire di una
maledizione sinagogale, aveva ragione nel supporre che
sia i cristiani provenienti dal mondo pagano che i
giudeo-cristiani venissero maledetti nella sinagoga. La
maledizione, una delle misure prese contro il
cristianesimo emergente, era nella forma della
'benedizione' Birkat ha-Minim. Questa maledizione contro
gli eretici fu approvata a Yavne (Jamnia n.d.a.)
all'epoca di Gamaliele II ed incorporata nella tefillah
che, a quell'epoca, stava acquisendo importanza come
elemento dell'unità ebraica». (11)
Horbury vede
infine nella Birkat ha-Minim un fattore, anche
se non esclusivo, di grande peso nella separazione tra
ebraismo e cristianesimo: «in quanto tale non fu
decisivo nella separazione della Chiesa dalla sinagoga,
ma dette una solenne espressione liturgica alla
separazione che si ebbe nella seconda metà del primo
secolo e ciò assieme alle altre misure a cui appartiene».
(12)
Una prova ulteriore del fatto che – come scriveva il
famoso sociologo Max Weber - «il fortissimo
inasprimento delle relazioni tra giudaismo e
cristianesimo è stato, nei primi secoli, provocato
essenzialmente non da parte cristiana, ma giudaica».
E' una consapevolezza che occorre riacquistare, evitando
altresì di pensare il cristianesimo come «setta ebraica»
e lo scontro tra le prime comunità cristiane ed il
giudaismo come un contrasto tutto interno a
quest'ultimo.
Se il
cristianesimo non rimase prigioniero del
particolarismo giudaico, ma dispiegò il suo annuncio di
salvezza fino agli estremi confini della terra, fu
grazie al genio dell'ebreo Saulo di Tarso, il quale capì
che l'elezione di Israele non era fine a se stessa, ma
aveva valore in vista della redenzione di tutti gli
uomini.
L'universalità dell'annuncio, compreso in ritardo dalla
Chiesa di Gerusalemme e da Pietro, farà esclamare a
quest'ultimo: «in verità sto rendendomi conto che Dio
non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica
la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui
accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli
d'Israele, recando la buona novella della pace, per
mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti».
Per questo
Colui «che ha fatto dei due un
popolo solo, abbattendo il muro di separazione
che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando, per
mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e
di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo
uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e
due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce»
insegnava a benedire e non maledire.
Tuttavia, proprio come
recita il Vangelo di Giovanni: «venne fra la sua
gente, ma i suoi non l'hanno accolto…»
Domenico Savino
per
www.effedieffe.com
Note
(1) J. L. MARTYN, «History and Theology in
the Fourth Cospel», New York, 1968
(2) Il fatto che Shmuel Ha-Qatan non
ricordasse la preghiera da lui stesso composta potrebbe
far supporre che fosse un Min. Se così fosse stato egli
non avrebbe recitato la preghiera non per dimenticanza,
ma piuttosto per non recitare una orazione contro se
stesso. Il Talmud però toglie questo sospetto precisando
che Shmuel Ha-Qatan non venne destituito. L'episodio
vuole verosimilmente evidenziare che la maledizione è
composta da un ebreo, che è noto Shmuel Ha-Qatan non è
un Min, ma che in altri casi un errore nella recita
della Birkat ha-Minim comporta la sostituzione nel posto
di lettore.
(3) E' la parte essenziale della
preghiera quotidiana. Consta di diciannove (18+1) «benedizioni»
nei giorni feriali e di sette «benedizioni» nei sabati e
nei giorni festivi, e si recita in piedi, rivolti verso
le vestigia del santuario di Gerusalemme.
(4) Per «genizah» si intende
un locale (di solito non molto grande) annesso alla
sinagoga. In tale locale venivano conservati ogni sorta
di documenti, dalle forme e dimensioni più disparate.
Spesso accadeva trattarsi solo di modesti frammenti. Il
motivo di tutto ciò è da attribuirsi alla «credenza»
ebraica secondo cui al momento della resurrezione i
documenti torneranno ai loro legittimi proprietari. La
genizah del Cairo risale al tempo della costruzione
della sinagoga e quindi intorno al XIII secolo. Verso la
fine del 1800, a seguito di lavori di restauro della
sinagoga stessa, venne scoperta accidentalmente la
genizah di cui si era perduta memoria. Tale scoperta fu
molto importante, anche perché in essa venne rinvenuto
il celeberrimo «Documento di Damasco», di
origine qumranica. Tale documento è risultato
preziosissimo per l'esegesi dei documenti rinvenuti a
Qumran.
(5) S. Schechter S., «Genizah
Specimens, Jewish Quarterly Review», X, 1898, pag.
657.
(6) Questo termine Ntzrim può essere
letto Notzrim che significherebbe cristiani. Tale
termine è quello che gli ebrei (ed in genere tutti i
semitici) usano ancora oggi per indicare i «cristiani».
(7) II termine ebraico «min»,
tipo, varietà in senso figurato indica colui che devia
(dalla linea del giudaismo).
(8) 37. Kimelman R. – «Birkat
ha-Minim and the Lack of evidence for an Anti-Christian
Jewish prayer in later antiquity», in: Jewish and
Christian Self-Definition, Edited by Sanders, E.P.,
Volume II, Fortress Press, London 1981, pagina 244.
(9) Horbury W. – «The Benediction of
the Minim and the Early Jewish Christian Controversy»,
The Journal of Theological Studies, V, XXXIII, 1982.
(10) Il termine ebraico «tefillah»
(preghiera) significa giudicare, da cui i concetti di
introspezione e di autoesame. Tefillah deriva dalla
radice palàl, giudicare: pelilìm infatti sono i giudici.
Palàl può anche essere usata nel senso di ricercare,
indagare e chiedere.
(11) 40. Horbury, opera citata, pagina
59.
(12) 43. Horbury, opera citata, pagina
61.
|
Torna
ai Comunicati gia' pubblicati - Home Page
|