A proposito della Conferenza del 29 Novembre a Milano

"Palestina a 60 anni dalla Nakba"
In occasione
della Giornata delle Nazioni Unite per la Palestina
anche rappresentanti di
Aid-Jerusalem-Holy-Land
parteciperanno
alla Conferenza organizzata da InfoPal.it

Sono appena rientrato da Milano
dove si è
svolta la Conferenza "Palestina a 60 anni
dalla Nakba", alla quale anche noi cattolici (un
particolare ringraziamento ad Alessio ed amici, che tra
il
pubblico hanno animato e vigilato l'evento) di
Aid-Jerusalem-Holy-Land.Org
(organizzazione dichiaratamente cattolica e non-di-sinistra)
siamo stati ospitati per poter offrire il nostro contributo umano,
culturale, spirituale, solidale, al popolo palestinese
che soffre da tanti decenni una politica di sterminio e
annientamento politico e geografico.
Non è un segreto che alcuni di noi da
alcuni anni fanno la spola su e giù tra Europa e
Palestina per portare conforto, amicizia, solidarietà,
umane e spirituali, pratiche ed economiche, per
sostenere attività lavorative, educative, mediche, in
serio pericolo, oltre che per documentarne la realtà.
Siamo stati onorati di poter essere
presenti fianco a fianco a rappresentanti palestinesi
figli della Nakba (a maggioranza musulmana), a
rappresentanti dei movimenti anti-sionisti di
solidarietà palestinese italiani ed europei di varie
colorazioni e collocazioni politiche, a
don
Nandino
Capovilla di
Pax Christi International
(eroico e bravissimo sacerdote cattolico che spesso rischia di persona
insieme ai suoi parrocchiani per essere presente,
solidarizzare e monitorare da vicino i luoghi più caldi
di Palestina), nonchè, dulcis in fundo, alla brava e
simpatica
Angela Lano, Direttrice dell'Agenzia di Stampa
on-line
InfoPal.it,
che con
metodo, perseveranza e determinazione, oltre ad offrire
un ottimo servizio di informazione non-censurata, sa
organizzare eventi come questo, per coagulare le varie
anime che sostengono in egual misura la causa della
libertà e dei diritti del popolo palestinese,
denunciando senza mezze misure l'ingiusta e criminosa
aggressione israeliano-sionista (più volte condannata
sia dal'Alta Corte Europea che dal Consiglio Superiore
dell'ONU).
Purtroppo
Padre Atallah Hannah, Archimandrita della Chiesa
cristiana ortodossa di Palestina, non è potuto essere
presente a causa del diniego del visto di uscita da
parte dell'autorità israeliana in servizio all'aeroporto
Ben Gurion di Tel Aviv.
Ce lo aspettavamo e non è la prima volta
che egli debba subire quest'abuso "democratico", da
parte israeliana, nella sua limitazione al movimento.
Da sottolineare le presenze importanti ,
sia come rappresentanti di associazione che per il peso
degli interventi, del dott.
Daud Abdullah, responsabile del
Palestinian Return Center
di Londra,
dell'arch.
Mohammad Hannoun,
Abspp-ONLUS
(Genova), di Gretta Duisenberg, presidente di
Stop The War
(Olanda),
ed ovviamente degli amici dell'Associazione di
Solidarietà con il Popolo Palestinese
Abspp-ONLUS
(Milano), nella persona dell'arch. Bassam Abu Awwad,
autore anche del libro di imminente pubblicazione su
questo sito "Palestina, la pace mancante".
Non meno interessanti ed importanti per i
loro contenuti gli interventi dell'Avvocato Dario Rossi,
dei Giuristi Democratici,
di Andrea del Grosso,
Associazione Hawiyya, di Alfredo Tradardi,
ISM-Italia.
Il tutto diretto e moderato con cortese
professionalità dall'amica Angela Lano,
www.infopal.it
cui vanno i più sinceri ringraziamenti per l'ospitalità
riservataci.
La comunità islamica palestinese,
presente numerosa alla conferenza e poi reincontrata il
giorno successivo nella loro sede milanese, ha dato
grande esempio di educazione al rispetto ed alla
tolleranza, manifestando chiari e sinceri sentimenti di
amicizia con coloro che condividono la comprensione
(per quanto limitata possa essere per chi non viva il
dramma della nakba sulla propria pelle) per le loro
ansie e sofferenze, al di là della fede professata o
delle posizioni politiche espresse.
Non si trattava di un incontro ecumenico,
ma di una manifestazione di condivisione e solidarietà
per il problema della minaccia di totale sopraffazione,
etnica e territoriale, ai danni del popolo arabo palestinese,
cristiano e musulmano, che patisce ormai da troppo tempo
un'ingiusta persecuzione e sterminio ad opera di un
esercito di occupazione straniero bene armato.

Nota stonata.
Ho pensato a lungo
prima di decidermi a riferire dell'episodio che
segue, ma alla fine ho ritenuto opportuno farlo, non per
un puerile spirito di rivalsa, ma per mettere in risalto
i comportamenti scorretti che bisognerebbe evitare,
affinchè nel futuro il senso di responsabile
condivisione degli intenti e degli sforzi non sia
vanificato da sconsiderate parole e giudizi temerari nei
confronti di amici presenti a questo tipo di incontri,
nel rispetto della fede professata e delle idee.
Si può anche confutare
una posizione o confrontarsi con un amico con
visioni diverse dalle nostre, che stia però condividendo
con noi questo momento di solidarietà, ma mai usando il
turpiloquio e l'offesa come metodo discriminativo, nè
nei confronti dell'amico, nè nei confronti di ciò o
coloro che rappresentano la sua fede. Tutto ciò
sembrerebbe ovvio, ma non sempre è così.
Incredibile a dirsi
(ma neanche poi
troppo) l'unica nota stonata è provenuta da ambienti
"cristiano" progressisti, che nella figura di un singolo
rappresentante (di se stesso) non ha perso l'occasione
di offendere ripetutamente per provocare reazioni che non
sarebbero state consone al momento e agli obiettivi che
tutti ci eravamo prefissi.
Ad un primo grave e pesante insulto,
irripetibile oltre che gratuito ed assolutamente fuori luogo, nei confronti del
Santo Padre Benedetto XVI, e nonostante che sorridendo gli
si fosse fatto notare che stava parlando con un
cattolico che ama il suo Papa, questa persona poco
educata e per nulla consapevole del senso di
responsabilità che sarebbe stato doveroso in tali
circostanze, calcava la
dose.
Oltre a ripetere
l'insulto con maggior veemenza (con accento
rasposo non italico) esternava la personale speranza
che al Santo Padre fosse riservata dal destino una breve
vita terrena, affinchè gli potesse succedere un Papa
più "democratico", che liberalizzasse anticoncezionali e
preservativi, celibato sacerdotale, e così via dicendo,
amenamente.
Evidentemente deve
aver trovato naturale tale modo di esprimersi, e
probabilmente con le persone con cui tale persona si
rapporta abitualmente nessuno mai ha avuto nulla da
ridire: in fin dei conti si stava oltraggiando ed
augurando la morte solo al Papa, mica a qualche
esponente religioso dell'Islam o dell'Ortossia.
Vergognoso.
È stato penoso e
imbarazzante dover assistere ad un conato
d'odio così sfrontato e vergognoso, di fronte agli
amici
rappresentanti musulmani, donne e uomini, i quali
osservando tale sceneggiata non potevano che prendere
atto della poca saggezza e senso di misericordia da
parte di certi cristiani.
Desiderare la morte di
qualcuno, ed oltretutto del proprio capo spirituale, è
assolutamente pessima attitudine mentale e mancanza di
carità cristiana.
Manifestare tale desiderio, sicuramente
non ispirato da buoni sentimenti, per giunta
pubblicamente e di fronte ad appartenenti ad altre
confessioni religiose, è sicuramente cosa altamente
sciocca.
Ma quando l'orgoglio prende il sopravvento,
accecando i
cuori, questi sono i risultati deleteri.
L'intento era deliberatamente offensivo e
provocatorio di una lite che non avevo alcun intenzione
di concedere.
Ribattuto brevemente ad alcune
scempiaggini inarticolate e contraddittorie del sano
pensiero cristiano, esternata ancora una volta la mia
professione di fede, confermato il mio attaccamento al
soglio di Pietro (...era da tre ore che
stavamo tutti insieme, dal pranzo in poi, e avevamo
avuto abbondantemente tempo per chiarire le nostre
rispettive posizioni, a scanso di equivoci, per
facilitare la reciproca comprensione ed evitare
"incidenti diplomatici"...), rinnovai l'appello a
rimandare il confronto teologico, (non voluto nè
richiesto e che sicuramente, dato l'esordio e la poca
dimestichezza dimostrata in materia di Dottrina e
Magistero, non credo che questa persona sarebbe in grado
di sostenere) ad altra sede, a fronte
di un obiettivo superiore da raggiungere, che era l'unità nella diversità per
riuscire a contrastare al meglio la dittatura
sionista ed i suoi malefici aspetti.
Posso solo sperare che in futuro tale
persona usi un più maturo senso di carità e meno veemenza
nel contrastare questioni di fede e dottrina. Questioni
che non vanno affrontate con l'animo pieno di
risentimento ed odio, nè tantomeno senza quella giusta
dose di umiltà, che non ci può far credere di essere i più
bravi ed intelligenti, tantomeno nei confronti del Vicario di Cristo.
Magari alle volte le cose
vanno solo viste ed analizzate da un altro punto
d'osservazione, per apparirci poi meno ostiche ed
incomprensibili.
So bene che tale mia esternazione potrà
trovare spazio solo su questo sito, perchè scomoda ad un
certo tipo di movimento. Ma questa è la verità delle
cose.
Mi auguro altresì che la prossima volta
possa essere invitato anche un rappresentante della
Custodia di Terra Santa, cui io sono legato in modo
particolare, per testimoniare anche del grande lavoro,
nel silenzio e nel nascondimento, che da circa 800 anni
i Frati Minori Francescani compiono a beneficio non solo
della cristianità, ma della popolazione araba di Terra
Santa in generale.
Non voler tener conto
della loro opera è
compiere una omissione di non poco conto.
So per certo, per
contatti telefonici intercorsi, che alcuni Padri responsabili di
alcuni settori della Custodia di Terra Santa, se avvisati per tempo, si
sarebbero anche resi disponibili all'incontro.
La loro testimonianza di presenza
ininterrotta in Terra Santa, al fianco degli ultimi e
dei più umili, pagata con un alto tributo di sangue e
sofferenze nei secoli, sarebbe cosa di altissimo valore
e che porterebbe di sicuro un apporto notevole al
processo di comprensione del dramma palestinese.
Se c'è posto per l'Archimandrita Atallah
Hannah, c'è posto anche per un Commissario di Terra
Santa della Custodia Francescana o del Patriarcato
Latino.
Chiedo scusa per questa lunga parentesi,
specie all'amica Angela Lano, che tanto si è profusa per
realizzare questa conferenza, dimostrando una
disponibilità all'incontro e alla condivisione che ha
voluto andare al di là di false trincee e barriere
ideologiche create solo per dividerci e negarci la
Verità.
Lei ha fatto tutto il possibile ed anche
di più.
Non è colpa sua se certi animi sono
accecati di un odio incontenibile verso Roma ed il
Papato, che, loro piaccia o non piaccia, rappresentano
la cattolicità nel mondo, e non quei quattro
teologi e teologhesse tronfi e carichi di presunzione
sulfurea.
Purtroppo dobbiamo confrontarci ancora,
anche all'interno di un movimento che si batte contro le
discriminazioni,
con vecchi fantasmi astiosi e rancorosi di
un'intolleranza fuori luogo e autolesionista. Fantasmi
che si nascondono ovunque.
Come mi capitò di dire
all'unisono, proprio in quest'occasione, con
un'amica presente,
non cristiana e per giunta di sinistra: "Respect".
Evidentemente l'altra mia
amica neo-modernista, "nemica di Ratzinger a morte", era
distratta e non ha raccolto il saggio invito.
Chi desiderasse
riportare questo breve resoconto della conferenza sul
proprio sito, ma trovasse sconveniente questa nota
critica, ha la mia completa autorizzazione a rimuovere,
se lo ritiene opportuno, tutta questa parte evidenziata in blù.
La verità rimane comunque
questa, anche se urticante.
Questa è la mia
massima disponibilità e dimostrazione di buona volontà a voler minimizzare
l'accaduto.
Che andava però
stigmatizzato per correttezza ed onor di cronaca nei
confronti di quei circa 2500 iscritti, giornalisti,
politici, professionisti, amici delle nostre
newsletters.
Note di merito.
Gli interventi più incisivi ed apprezzati
sono stati comunque quelli del dott.
Daud Abdullah, responsabile del
Palestinian Return Center
di Londra,
dell'arch.
Mohammad Hannoun,
Abspp-ONLUS
(Genova), di Gretta Duisenberg, presidente di
Stop The War
(Olanda). Da menzionare, per onestà intellettuale,
anche l'intervento di Andrea del Grosso,
Hawiyya,
che ha sottolineato
la necessità di mettere da parte i particolarismi per
unire maggiormente le forze antisioniste in questi
difficili momenti di disastro umanitario in Palestina.
Data la latitanza dell'interprete ufficiale
dall'inglese, il sottoscritto, anche se con riluttanza,
è stato precettato per la bisogna.
Mi scuso con gli amici per le inesattezze ed errori
nella traduzione simultanea, dovuti ad un uso
linguistico e d'interpretariato non professionale.
Il
dott. Daud Abdullah
ha messo subito il dito sulla piaga, mettendo in luce il
controsenso dell'incontro di Annapolis. Perchè per lui
questo incontro segna l'inizio della Terza Nakba, del
terzo esodo palestinese. Perchè quando Olmert e soci
propongono scambi territoriali per facilitare la
formazione di uno Stato Palestinese, essi intendono far
sloggiare gli arabi da zone quali Gerusalemme e
Gerusalemme Est, come da altre zone a popolazione mista
arabo-israeliana, verso zone dalle quali essi
ritirerebbero la presenza ebraica, quali il Golam e
parte del Negev. Zone desertiche nelle quali si
dovrebbero ammassare i palestinesi che vivono in
territorio israeliano. Mentre Israele si ritroverebbe le
zone migliori, nelle quali ha ormai insediato centinaia
di migliaia di coloni, completamente libere da arabi.
Ecco la formazione dei due Stati vagheggiata da Israele.
Una
Terza Nakba appunto.
Di
fronte ad una qualsiasi insofferenza
palestinese per la fregatura subita, Israele si potrebbe
poi sempre riprendere possesso, manu militari, di
quei territori "magnanimamente ceduti". Ed il gioco è
fatto. Il Grande Israele è salvo e gli arabi sarebbero
fuori dalla porta della propria casa. Grandi affaristi
gli israeliani.
Sempre
il dott. Daud Abdullah ci ha fatto osservare come,
mentre in Europa la popolazione autoctona chiede
giustamente la difesa della propria identità ed il
rimpatrio degli immigrati in eccedenza o che compiano
atti criminali, in Palestina succede stranamente proprio
il contrario: gli immigrati giudaico-sionisti, che compiono
crimini efferati, spingono la popolazione autoctona
araba all'esilio forzato dalle proprie terre.
L'arch.
Mohammad Hannoun
invece ha sostenuto un infuocato e appassionato discorso,
tutto d'un fiato, che si vedeva bene gli sgorgava dal
cuore. Figlio della Nakba, era cresciuto in esilio,
trovando sul suolo italiano acoglienza, disponibilità a
portare a termine i suoi studi, la possibilità di
lavorare come architetto e di crescere in pace. Ma il
richiamo del sangue e dei legami di famiglia lo
riportano con il cuore e la mente là dove sono le sue
radici e dove gli è impedito di tornare. L'arch. Hannoun
non potrà mai andare a pregare sulla tomba dei suoi
cari, non potrà rivedere le terre che gli hanno dato i
natali, non potrà tornare nella sua casa di quando era
bambino e di cui ancora custodisce le chiavi. In più
deve assistere impotente alla devastazione di quel poco
di Palestina che ancora rimane a testimoniare il
passaggio di un popolo che voleva vivere in pace e che
si è visto rubare la terra sotto gli occhi. Reagire per
legittima difesa vorrebbe dire essere considerati
"terroristi". E chiedere aiuto al mondo non serve a
nulla: perchè il mondo o gira la testa dall'altra parte
o si rende complice dell'invasore sionista.
È un
grido di disperazione e di denuncia nei confronti di
tutto il mondo che vigliaccamente sta dalla parte
dell'oppressore, che si alza chiaro e forte da
quest'uomo palestinese dai modi gentili e di grande
generosità d'animo.
L'amico
Hannoun ricorda infine la voluta coincidenza delle date
di Annapolis:
il 29 novembre del 1947 le Nazioni Unite approvavano la
risoluzione 181 (votarono a favore URSS, USA e Francia,
e gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la
Cina ed altri si astennero), che prevede la divisione
della Palestina in tre parti:
- uno stato ebraico sul 56% del territorio
- uno stato palestinese
- una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e
Betlemme.
Il confine tracciato viene definito "Linea Verde"
(da Bassam Abu
Awwad:"Palestina, la pace mancante")
Gretta Duisenberg
con stile ineffabile invece elenca una serie di crimini
commesi da Israele e condannati più volte dall'autorità
europea e dall'Onu, compilando anche un rosario di
richieste irrinunciabili per porre fine alla dittatura
sionista in Palestina.
È un
elenco di punti fermi ben articolati e studiati nei
particolari, che denota un'ottima conoscenza legale e
tecnica della posta in gioco.
Secondo la legge internazionale, Gretta
conferma che Israele dovrebbe:
-
smantellare le sue armi di distruzione di
massa, in una maniera verificabile e ricevendo garanzie
internazionali riguardo ai confini (tipo Libano)
-
riconoscimento dello Stato Palestinese
con tutti i territori antecedenti al 1967
-
proposta di un ambasciatore israeliano
presso il Governo Palestinese che possa risiedere a
Gerusalemme Est
-
conseguentemente anche un ambasciatore
palestinese che possa risiedere nella Gerusalemme Ovest
-
rimpatrio di tutti i coloni illegali
entro i confini israeliani
-
rimozione dei Muri illegali presenti nel
West bank e la compensazione per i danni causati
-
liberazione di tutti i prigionieri
palestinesi e libanesi
-
fine dell'assedio di Gaza da terra, dal
cielo, dal mare, completamente
-
fine degli attacchi a bersagli
palestinesi: siano essi esseri umani, edifici o
qualsiasi altro tipo di infrastrutture
-
porre fine al sistema di identificazione
discriminante nei confronti dei cittadini palestinesi
-
porre fine ad ogni atto di aggressione e
violazione dell'integrità di ogni Stato confinante con
Israele
Gretta,
moglie del primo presidente della Banca Centrale
Europea, Wim Duisenberg, mancato nel 2005, sono decenni
ormai che ha abbracciato la causa palestinese come parte
integrale della sua esistenza, impegnandosi a tempo
pieno e con ogni mezzo disponibile, subendo per ciò
molestie e persecuzioni personali gravissime.
Un bel gruppo di amici,
provenienti da mezza Europa e con un diverso bagaglio di
esperienze sulle spalle, con visioni anche contrastanti
tra loro per quel che riguarda progettualità politiche
ed etiche, ma con l'intento di fare fronte comune per un
fine superiore, che è la richiesta a gran voce dei
diritti calpestati della popolazione autoctona araba
palestinese e del bacino mediorientale, della fine
dell'assedio di Gaza Strip, della fine dell'occupazione
coloniale sionista, dell'abbattimento dei Muri
illegalmente edificati da Israele sul territorio
palestinese, per il diritto al ritorno alle proprie case
da parte delle famiglie palestinesi che se le sono viste
rubare a mano armata da coloni europei in kippa.
Quelle famiglie
palestinesi che hanno la fortuna di non aver visto
abbattute le proprie case edificate con gran fatica e
sacrificio.
Infine deve finire la menzogna
che presenta Israele come una "democrazia": nessuna
democrazia compie i massacri che Israele compie; nessuna
democrazia stermina la popolazione civile
indiscriminatamente; in nessuna democrazia ci sono caste
o razze che sono superiori ad altre per la semplice
appartenenza religiosa od etnica, con diversi diritti
d'uso dei servizi e mezzi pubblici, strade, scuole,
ospedali, fonti idriche; in nessuna democrazia si
sperimentano nuove armi chimiche e di distruzione di
massa sui civili.

Semplicemente Israele non è una democrazia,
ma una dittatura coloniale a prevalenza teocratica ed
etnocentrica, molto astuta sicuramente, che gode di
appoggi internazionali e militari potentissimi, con
ampie risorse economiche, al di là di ogni immaginabile
limite.
Ma
sempre dittatura sanguinaria resta.
Questo
il mondo lo deve sapere.
Quando
andremo a votare, tra breve, i nostri politici di governo,
ricordiamoci delle facce di quelli che si sono messi una
kippa in testa e cosparso il capo di cenere, che si sono
sbracciati e coccolati con gli assassini che reggono il
potere sionista, che hanno dichiarato sudditanza e
sottomissione allo Stato d'Israele, che quando ne hanno avuto la
possibilità non hanno vigliaccamente mosso un dito nè
spezzato una freccia in favore della popolazione araba
oppressa sotto il tallone di Giuda.
Perchè se li votiamo, saremo loro
complici nel genocidio della gente di Terra Santa.
Filippo Fortunato Pilato
per
www.jerusalem-holy-land.org
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