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(g.s.)
- George W. Bush aveva da pochi giorni lasciato
Israele e i Territori dell'Autorità nazionale
palestinese con la sua professione di ottimismo
circa la possibilità di raggiungere la pace
entro il 2008, termine che coincide con la fine
del suo mandato come presidente degli Stati
Uniti, quando in Terra Santa è esplosa una nuova
crisi.
Al centro, ancora
una volta, la Striscia di Gaza, roccaforte degli
estremisti di Hamas, rampa di lancio dei
rudimentali razzi Qassam che colpiscono la
cittadina israeliana di Sderot e altre località
nel deserto del Negev, ma anche teatro delle
incursioni aeree e terrestri delle forze armate
israeliane a caccia di nemici.
L'incupirsi della
situazione è stato determinato dai raid aerei
israeliani contro i combattenti palestinesi
portati a termine intorno alla metà di gennaio.
Solo in una giornata, il 15 gennaio, hanno fatto
18 morti (alcuni del tutto innocenti). Nell'arco
di quella stessa settimana i media hanno
riferito di 35 vittime. Dalla Striscia s'è
reagito con colpi di mortaio e numerosi Qassam
(Israele dice di averne contati 200 in pochi
giorni) che, pur causando meno morti
dell'aviazione israeliana, costringono i civili
israeliani a vivere nel terrore e in continuo
stato di allerta.
Per rappresaglia
il governo israeliano ha deciso di stringere la
morsa dell'embargo imposto ai palestinesi che
vivono a Gaza, sigillando i valichi anche per i
convogli che trasportano carburanti e beni di
prima necessità. La decisione ha azzoppato
persino l'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite
(l'Unrwa) che da decenni opera in favore della
popolazione palestinese. I suoi funzionari hanno
dichiarato l'impossibilità di distribuire
derrate alimentari a 860 mila persone qualora
dovessero esaurirsi (ed è questione di giorni) i
sacchi di nylon e contenitori per generi come la
farina.
Giorno dopo giorno
la tensione è montata. Se il primo ministro
israeliano Ehud Olmert ammoniva che non avrebbe
lasciato tranquilli i palestinesi di Gaza finché
non avrebbe avuto fine il lancio di razzi sulla
regione del Negev, l'Egitto e la Lega araba
alzavano la voce denunciando la violazione dei
diritti basilari della popolazione e chiedendo a
Israele di fare marcia indietro. Anche l'Unione
Europea, nella persona del Commissario per le
relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner,
affermava la sua opposizione a ogni forma di
«punizioni collettive» tali da privare gli
abitanti di Gaza di cibo, carburante per gli
autoveicoli, elettricità e accesso alle cure
mediche.
Per il suo
fabbisogno di energia elettrica la Striscia di
Gaza è lungi dall'essere autosufficiente. Solo
il 32 per cento dell'energia richiesta è
prodotto da una centrale elettrica privata che
sorge entro i confini. L'impianto, però,
funziona con carburante che viaggia su autobotti
provenienti dal territorio israeliano. La
chiusura dei valichi ha costretto la centrale,
rimasta a secco, a sospendere la produzione,
lasciando senza energia parte delle famiglie.
Messo alle strette dalle denunce della stessa
stampa israeliana e dalle proteste
internazionali, il governo di Israele in un
primo momento ha attribuito tutta la
responsabilità alla dirigenza di Hamas. Recita
un comunicato del ministero degli Esteri emesso
il 20 gennaio: «La fornitura di elettricità a
Gaza dagli impianti di Israele e dell'Egitto
(124 e 17 megawatt rispettivamente) continua
ininterrotta. Questi 141 megawatt rappresentano
circa i tre quarti del fabbisogno elettrico di
Gaza. La fornitura di carburanti invece è
effettivamente stata ridotta, a causa degli
attacchi missilistici di Hamas, ma la decisione
di utilizzare il carburante rimasto per usi
diversi dalla produzione di energia per usi
domestici è interamente a carico di Hamas. (...)
Si noti che mentre la popolazione resta al buio,
l'attività di produzione dei razzi continua
senza sosta, con il conseguente impiego del
carburante necessario».
Poi il gabinetto
Olmert ha, almeno in parte, ammorbidito le sue
posizioni promettendo che per qualche giorno
permetterà l'afflusso di 2 milioni e 200mila
litri di gasolio industriale, di 500mila litri
di carburante diesel per i generatori e di gas
per usi domestici.
Intanto, però,
nella parte meridionale della Striscia è stata
abbattuta in alcuni punti la barriera che sorge
sulla linea di confine con l'Egitto. Folti
gruppi di palestinesi hanno sconfinato per
approvvigionarsi di ogni sorta di merci, con il
beneplacito della polizia di frontiera egiziana
che dal presidente Hosni Mubarak ha ricevuto
l'ordine di lasciar correre per ragioni
umanitarie.
http://www.terrasanta.net/terrasanta/att_det.jsp?wi_number=966&wi_codseq=AP002
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