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Notizie dalla Terra Santa

 

Anno II, Comunicato n.94 (italiano), del 21-8-2007

 

 

Italia e Palestina...non c'è pace tra gli ulivi...
...tra le fiamme e l'acqua santa.
 
 Stupenda l'accoglienza e la fede viva degli abitanti dei piccoli paesini del sud Italia, arroccati su colline dove pare il tempo si sia fermato.
Un periodo trascorso insieme ad amici e religiosi con la comune passione e amore per la Terra Santa di Palestina, per condividere progetti e attività in favore delle popolazioni che soffrono in quella parte del bacino mediorientale, ma anche per portare la retta informazione ed una sana prospettiva della realtà a quelle europee, che ignorano per lo più quel che accade da quelle parti, in quanto imbonite da scribacchini senza onore e senza vergogna.
Avrei il desiderio di raccontare delle emozioni e degli avvenimenti succeduti all'insegna della Croce di Terra Tanta, per testimoniare della fede e del generoso altruismo che muove i cuori e le azioni di uomini semplici, ma capaci di slanci eroici al di là della trincea imposta dal menefreghismo, dal tornacontismo, dall'egoismo, dall'ignoranza.
Ma il mio forte desiderio di evocare la serenità degli animi e dei luoghi incontrati entra in conflitto con altre immagini e notizie ricevute nello stesso tempo dalla Terra Santa di Palestina. Ad immagini e ricordi carichi di spiritualità, che vorrebbero prendere il sopravvento, si sovrappongono quelle della cruda realtà con la quale i nostri fratelli più sfortunati hanno dovuto e devono fare i conti, in quelle terre già battute all'asta per un cliente straniero.
Impossibile, a meno che di non avere un cuore di pietra, non pensare e preoccuparsi per gli amici in ospedale, per quelli incarcerati senza giusta ragione, per i bambini che hanno trovato la morte anzitempo in un campo di gioco, per i loro genitori uccisi da bombardamenti indiscriminati nelle loro case, per la sofferenza provata dai nonni che si vedono andare in fumo ettari di giardino coltivato con amore per tanti anni, per quei medici che vorrebbero ma non possono curare i loro malati per mancanza di medicine, per la disperazione delle mamme che non hanno di che sfamare i figli, per quei pescatori a cui è impedito di inoltrarsi nelle proprie acque, per l'energia che viene spenta a poco a poco non solo nelle centrali elettriche disattivate dalle democrazie civilizzanti, ma negli animi esausti di una popolazione messa in ginocchio da una comunità internazionale che si atteggia ad educatrice e pacificatrice, ma che non ha sin'ora saputo far altro che esportare armi e guerra, terrore e morte, al seguito di multinazionali apolidi ed inafferrabili. I moti di resistenza di un popolo invaso e abusato vengono definiti semplicemente "terrorismo". Il vero terrore esercitato su tutta l'etnia araba da una soverchiante potenza militare viene definito "legittimo", ignorando il numero delle vittime e le modalità utilizzate per dare loro la morte. È estate, sono tutti in vacanza, ed è più importante sapere di che colore fosse il bermuda di quel politico, con chi stesse posando in fotografia sulla spiaggia, quali i suoi gusti sessuali e le droghe preferite. Chissenefrega del più crudele genocidio del secolo. 
Mi riesce quindi difficile parlare delle cose belle recentemente vissute, senza abbinarle a quelle di lutto, sofferenza e disperazione che invece hanno vissuto e vivono altrettanti fratelli che vivono in Terra Santa. Fratelli a cui voglio bene, e che non meritano le ingiustizie che stanno subendo.
Non c'è alternativa quindi a che vi racconti dei bei giardini di Puglia coltivati ad uliveto, di proprietà di alcuni fraterni amici, senza pensare ed intercalare le immagini solari del Tavoliere con quelle di altrettanti bei solari giardini, sino ad oggi curati e coltivati con passione ad uliveto, di proprietà di amici arabi palestinesi, che invece sono andati e stanno andando in fumo in varie parti della Palestina occupata, bruciati con dolo dalle milizie israeliane perchè troppo vicini ad insediamenti, abusivi e su terreni rubati, di fanatici coloni sionisti, o per far posto al Muro.
Proprio in queste ore, mi viene da pensare, si è fatto un gran parlare, scrivere e condannare di chi ha con dolo incendiato ettari ed ettari di bosco in giro per il centro-sud d'Italia. Si è appreso che addirittura bande di criminali e mafiosi hanno preso a fucilate gli elicotteri dei Vigili del Fuoco che stavano sorvolando le aree per cercare di domare le fiamme.
Criminali. Delinquenti. Mafiosi. Banditi. Da galera dura, si è scritto e detto sui giornali e nei notiziari televisivi. E non si potrebbe definire diversamente chi compie scempi di tale portata.
Forse però pochi sanno, perchè i vari scribacchini addetti all'informazione mediorientale non l'hanno reputato necessario o interessante (non perchè non lo sapessero, ma sono troppo impegnati a disquisire di etica e morale, cose di cui non capiscono un'emerita acca, e di politica, idem come sopra) che, nello stesso momento in cui squilibrati e mafiosi, con azione criminale, davano alle fiamme l'Italia, altrettanto stava avvenendo nei Territori palestinesi. Intorno a Nablus ed Hebron, come nei pressi di Betlemme.
Criminali gli uni, criminali gli altri. O no?!?
Anzi, ancor più criminale chi abbia sottratto l'unica fonte di sostentamento a diverse famiglie. Sostentamento attraverso la produzione d'olio d'oliva, come del legno pregiato per la fabbricazione di artigianato, entrambi palestinesi e di ottima qualità.
E pure lì le forze addette allo spegnimento d'incendi sono state ostacolate dai miliziani con la stella di Davide in armi, che hanno concesso loro di passare solo ad incenerimento avvenuto.
Stride ancor più il contrasto tra l'impegno di molti cattolici, che si adoperano al limite dell'impopolare per far conoscere la verità di quel che succede in Terra Santa, come della necessità di non lasciare soli i nostri fratelli arabi nativi e riginari della terra di Palestina, ed il comportamento di altri.
Perchè i Salesiani di Cremisan, del monastero adiacente al ghetto arabo di Al Walaja, non pare stiano dando esempio di eroicità e spirito missionario.
Almeno stando a quanto riportato da un'appello degli abitanti di Al Walaja, una decina di chilometri a nord-ovest di Betlemme.
Dio solo sa quanto vorrei poter essere smentito. Perchè non è quello il vero spirito cattolico, che deve essere di carità e condivisione unite nella verità, cui non si deve mai venir meno.
Perchè non è questo che fanno da secoli tanti missionari e frati in Terra Santa. Non è quello che fa don Nandino Capovilla, di Pax Christi International, che in questi giorni è con gruppi di volontari dentro i campi profughi e nei giardini d'ulivo per far barriera allo scempio sionista. Non è quello che fanno le suore elisabettiane dell'Ospedale dei bambini di Betlemme, il Caritas Baby Hospital, prigioniere, volontarie, tra i prigionieri per portare aiuto e conforto.
 
Ai resoconti di incontri con persone semplici, ma dotate di una gran fede e desiderio di dimostrare la propria amicizia ai fratelli lontani e più sfortunati di Terra Santa, dovrei abbinare la constatazione della mancanza di cuore di chi non permette ai propri cugini semiti e vicini di casa di provvedere ai bisogni più elementari e indispensabili alla sopravvivenza e ad una vita decorosa.
Alle immagini dei bambini che festosi giocavano in sicurezza al Parco dell'Annunziata, in Molise, durante una festa di solidarietà, dovrei abbinare il ricordo di quelli che hanno perso la vita a causa di ordigni mortali seminati da Tsahal intorno alle loro case palestinesi. Come dovrei anche smentire coloro che vorrebbero ribaltare le responsabilità degli incidenti, solo perchè sicuri di non venir contrastati da nessun'altra agenzia di stampa così capillare e potente per farlo.
 
Qualcuno penserà che la storia la fanno i vincitori, ma non è stata ancora scritta la parola fine, o "estinto" (...per pulizia etnica), riguardo al popolo palestinese.
 
Potrei poi anche sottolineare l'eccezionale caldo che ha accompagnato incontri di lavoro e momenti di pausa, ai quali spesso c'era chi opponeva il refrigerio dei condizionatori d'aria.
Ma dovrei anche ricordare che proprio ieri, grazie alla complicità e al servilismo vergognoso dei nostri politici da operetta dell'Unione europea (delle banane), sono stati spenti 3 dei 4 reattori che alimentavano la distribuzione elettrica alla popolazione della Striscia di Gaza.
La catastrofe umanitaria è imminente.
 
Mentre ancora negli occhi ho visibile la ricchezza dei mercati ortofrutticoli nostrani, non posso infine non rammentare che buona parte della popolazione araba di Terra Santa patisce la fame e che la merce alimentare viene lasciata deperire ai posti di blocco-frontiera dei Territori Occupati, West Bank e Gaza Strip.
 
Chi scrive, pur vivendo lontano dalla propria terra originaria, ne può far ritorno quando desidera, semplicemente prenotando un volo o un passaggio marittimo.
Lo stesso non può fare il mio amico As'ad, Wadi, Naim, Fadi, Useid, Azmi..miei amici di Betlemme e villaggi circostanti, ai quali è concesso di lasciare il suolo natio solo per emigrare e per mai più potervi far ritorno.
 
Quando si ritorna dalla Terra Santa, se si è riusciti a toccare con mano e vedere a fondo l'anima di questa terra, si porta con se, inscritto indelebilmente nel cuore, tutto l'amore e tutto il dolore di cui ne sono pregne le pietre e le genti. E non si può più rimanerne indifferenti per il resto dei nostri giorni. È una benedizione ed una pena.
Se avrete la fortuna e la grazia di visitare la Terra Santa, se passate da Gerusalemme, salite il pomeriggio sul Monte Uliveto, quando non c'è nessuno ed i pellegrini sono a fare shopping..., e sedetevi di fianco al Dominus Flevit. Nel silenzio, guardate Gerusalemme entro le mura, ed immaginate che Nostro Signore sia accanto a voi. E probabilmente lo sarà. Le lacrime che versò duemila anni or sono saranno le stesse, ed ancor più copiose oggi, di quelle che verserete voi abbracciando con lo sguardo l'Israele incredula, i cui cuori di pietra si scioglieranno solo il giorno in cui diranno..."Benedetto colui che viene in nome del Signore..."
 
Dei Padri, degli altri eroici sacerdoti e degli amici che ci hanno accompagnato in queste settimane di incontri e di lavoro, parleremo meglio nelle prossime newsletter.
Quello che desideravo fosse chiaro, a scanso di malintesi per il comportamento poco ortodosso di alcuni, è che per un cattolico sono importanti sì la dottrina e la liturgia, ma che non possono in alcun modo venire disgiunte dall'ultimo comandamento ricevuto: quello di amarci l'un l'altro, come Lui ci ha dato l'esempio sino all'estremo sacrificio della croce. Perchè la fede senza le opere è lettera morta.
Anche nei momenti migliori e più felici, non possiamo dimenticarci di testimoniare la nostra fede, nell'amore per i fratelli e nella condivisione del pane e dei disagi.
Mio padre avrebbe detto molto più semplicemente che "...non c'è pace tra gli ulivi...".
 
Filippo Fortunato Pilato

 

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