Stupenda l'accoglienza e la fede viva
degli abitanti dei piccoli paesini del sud Italia,
arroccati su colline dove pare il tempo si sia fermato.
Un
periodo trascorso insieme ad amici e religiosi con la
comune passione e amore per la Terra Santa di Palestina,
per condividere progetti e attività in favore delle
popolazioni che soffrono in quella parte del bacino
mediorientale, ma anche per portare la retta
informazione ed una sana prospettiva della realtà
a quelle europee, che ignorano per lo più quel che
accade da quelle parti, in quanto imbonite da
scribacchini senza onore e senza vergogna.
Avrei il desiderio di raccontare delle emozioni e degli
avvenimenti succeduti all'insegna della Croce di Terra
Tanta, per testimoniare della fede e del generoso
altruismo che muove i cuori e le azioni di uomini
semplici, ma capaci di slanci eroici al di là della
trincea imposta dal menefreghismo, dal tornacontismo,
dall'egoismo, dall'ignoranza.
Ma il mio forte desiderio di evocare la serenità degli
animi e dei luoghi incontrati entra in conflitto con
altre immagini e notizie ricevute nello stesso tempo
dalla Terra Santa di Palestina. Ad immagini e ricordi
carichi di spiritualità, che vorrebbero prendere il
sopravvento, si sovrappongono quelle della cruda realtà
con la quale i nostri fratelli più sfortunati hanno
dovuto e devono fare i conti, in quelle terre già
battute all'asta per un cliente straniero.
Impossibile, a meno che di non avere un
cuore di pietra, non pensare e preoccuparsi per gli
amici in ospedale, per quelli incarcerati senza giusta
ragione, per i bambini che hanno trovato la morte
anzitempo in un campo di gioco, per i loro genitori
uccisi da bombardamenti indiscriminati nelle loro case,
per la sofferenza provata dai nonni che si vedono andare
in fumo ettari di giardino coltivato con amore per tanti
anni, per quei medici che vorrebbero ma non possono
curare i loro malati per mancanza di medicine, per la
disperazione delle mamme che non hanno di che sfamare i
figli, per quei pescatori a cui è impedito di inoltrarsi
nelle proprie acque, per l'energia che viene spenta a
poco a poco non solo nelle centrali elettriche
disattivate dalle democrazie civilizzanti, ma negli
animi esausti di una popolazione messa in ginocchio da
una comunità internazionale che si atteggia ad
educatrice e pacificatrice, ma che non ha sin'ora saputo
far altro che esportare armi e guerra, terrore e morte,
al seguito di multinazionali apolidi ed inafferrabili. I
moti di resistenza di un popolo invaso e abusato vengono
definiti semplicemente "terrorismo". Il vero terrore
esercitato su tutta l'etnia araba da una soverchiante
potenza militare viene definito "legittimo", ignorando
il numero delle vittime e le modalità utilizzate per
dare loro la morte. È estate, sono tutti in vacanza, ed
è più importante sapere di che colore fosse il bermuda
di quel politico, con chi stesse posando in fotografia
sulla spiaggia, quali i suoi gusti sessuali e le droghe
preferite. Chissenefrega del più crudele genocidio del
secolo.
Mi riesce quindi difficile parlare
delle cose belle recentemente vissute, senza abbinarle a
quelle di lutto, sofferenza e disperazione che invece
hanno vissuto e vivono altrettanti fratelli che vivono
in Terra Santa. Fratelli a cui voglio bene, e che non
meritano le ingiustizie che stanno subendo.
Non c'è alternativa quindi a che vi racconti dei bei
giardini di Puglia coltivati ad uliveto, di proprietà di
alcuni fraterni amici, senza pensare ed intercalare le
immagini solari del Tavoliere con quelle di altrettanti
bei solari giardini, sino ad oggi curati e coltivati con
passione ad uliveto, di proprietà di amici arabi
palestinesi, che invece sono andati e stanno andando in
fumo in varie parti della Palestina occupata, bruciati
con dolo dalle milizie israeliane perchè troppo vicini
ad insediamenti, abusivi e su terreni rubati, di
fanatici coloni sionisti, o per far posto al Muro.
Proprio
in queste ore, mi viene da pensare, si è fatto
un gran parlare, scrivere e condannare di chi ha con
dolo incendiato ettari ed ettari di bosco in giro per il
centro-sud d'Italia. Si è appreso che addirittura bande
di criminali e mafiosi hanno preso a fucilate gli
elicotteri dei Vigili del Fuoco che stavano sorvolando
le aree per cercare di domare le fiamme.
Criminali. Delinquenti. Mafiosi. Banditi. Da galera
dura, si è scritto e detto sui giornali e nei notiziari
televisivi. E non si potrebbe definire diversamente chi
compie scempi di tale portata.
Forse però pochi sanno, perchè i vari
scribacchini addetti all'informazione mediorientale non
l'hanno reputato necessario o interessante (non
perchè non lo sapessero, ma sono troppo impegnati a
disquisire di etica e morale, cose di cui non capiscono
un'emerita acca, e di politica, idem come sopra)
che, nello stesso momento in cui squilibrati e mafiosi,
con azione criminale, davano alle fiamme l'Italia,
altrettanto stava avvenendo nei Territori palestinesi.
Intorno a Nablus ed Hebron, come nei pressi di Betlemme.
Criminali gli uni, criminali gli altri. O no?!?
Anzi, ancor più criminale chi abbia sottratto l'unica
fonte di sostentamento a diverse famiglie. Sostentamento
attraverso la produzione d'olio d'oliva, come del legno
pregiato per la fabbricazione di artigianato,
entrambi palestinesi e di ottima qualità.
E pure lì le forze addette allo spegnimento d'incendi
sono state ostacolate dai miliziani con la stella di
Davide in armi, che hanno concesso loro di passare solo
ad incenerimento avvenuto.
Stride ancor più
il contrasto tra l'impegno di molti cattolici, che si
adoperano al limite dell'impopolare per far conoscere la
verità di quel che succede in Terra Santa, come della
necessità di non lasciare soli i nostri fratelli arabi
nativi e riginari della terra di Palestina, ed il
comportamento di altri.
Perchè i Salesiani di Cremisan, del monastero adiacente
al ghetto arabo di Al Walaja, non pare stiano dando
esempio di eroicità e spirito missionario.
Almeno stando a quanto riportato da
un'appello degli abitanti di Al Walaja, una decina di
chilometri a nord-ovest di Betlemme.
Dio solo sa quanto vorrei poter essere smentito. Perchè
non è quello il vero spirito cattolico, che deve essere
di carità e condivisione unite nella verità, cui non si
deve mai venir meno.
Perchè non è questo che fanno da secoli
tanti missionari e frati in Terra Santa. Non è quello
che fa don Nandino Capovilla, di Pax Christi
International, che in questi giorni è con gruppi di
volontari dentro i campi profughi e nei giardini d'ulivo
per far barriera allo scempio sionista. Non è quello che
fanno le suore elisabettiane dell'Ospedale dei bambini
di Betlemme, il Caritas Baby Hospital, prigioniere,
volontarie, tra i prigionieri per portare aiuto e
conforto.
Ai resoconti di incontri con persone
semplici, ma dotate di una gran fede e desiderio di
dimostrare la propria amicizia ai fratelli lontani e più
sfortunati di Terra Santa, dovrei abbinare la
constatazione della mancanza di cuore di chi non
permette ai propri cugini semiti e vicini di casa
di provvedere ai bisogni più elementari e indispensabili
alla sopravvivenza e ad una vita decorosa.
Alle immagini dei bambini che festosi
giocavano in sicurezza al Parco dell'Annunziata, in
Molise, durante una festa di solidarietà, dovrei
abbinare il ricordo di quelli che hanno perso la vita a
causa di ordigni mortali seminati da Tsahal intorno alle
loro case palestinesi. Come dovrei anche smentire coloro
che vorrebbero ribaltare le responsabilità degli
incidenti, solo perchè sicuri di non venir contrastati
da nessun'altra agenzia di stampa così capillare e
potente per farlo.
Qualcuno penserà che la storia la fanno
i vincitori, ma non è stata ancora scritta la parola
fine, o "estinto" (...per pulizia etnica), riguardo al
popolo palestinese.
Potrei poi anche sottolineare
l'eccezionale caldo che ha accompagnato incontri di
lavoro e momenti di pausa, ai quali spesso c'era chi
opponeva il refrigerio dei condizionatori d'aria.
Ma dovrei anche ricordare che proprio
ieri, grazie alla complicità e al servilismo vergognoso
dei nostri politici da operetta dell'Unione europea
(delle banane), sono stati spenti 3 dei 4 reattori che
alimentavano la distribuzione elettrica alla
popolazione della Striscia di Gaza.
La catastrofe umanitaria è imminente.
Mentre ancora negli occhi ho visibile
la ricchezza dei mercati ortofrutticoli nostrani, non
posso infine non rammentare che buona parte della
popolazione araba di Terra Santa patisce la fame e che
la merce alimentare viene lasciata deperire ai posti di
blocco-frontiera dei Territori Occupati, West Bank
e Gaza Strip.
Chi scrive, pur vivendo lontano dalla
propria terra originaria, ne può far ritorno quando
desidera, semplicemente prenotando un volo o un
passaggio marittimo.
Lo stesso non può fare il mio amico As'ad, Wadi, Naim,
Fadi, Useid, Azmi..miei amici di Betlemme e villaggi
circostanti, ai quali è concesso di lasciare il suolo
natio solo per emigrare e per mai più potervi far
ritorno.
Quando
si ritorna dalla Terra Santa, se si è riusciti
a toccare con mano e vedere a fondo l'anima di questa
terra, si porta con se, inscritto indelebilmente nel
cuore, tutto l'amore e tutto il dolore di cui ne sono
pregne le pietre e le genti. E non si può più rimanerne
indifferenti per il resto dei nostri giorni. È una
benedizione ed una pena.
Se avrete la fortuna e la grazia di visitare la Terra
Santa, se passate da Gerusalemme, salite il pomeriggio
sul Monte Uliveto, quando non c'è nessuno ed i
pellegrini sono a fare shopping..., e sedetevi di fianco
al Dominus Flevit. Nel silenzio, guardate Gerusalemme
entro le mura, ed immaginate che Nostro Signore sia
accanto a voi. E probabilmente lo sarà. Le lacrime che
versò duemila anni or sono saranno le stesse, ed ancor
più copiose oggi, di quelle che verserete voi
abbracciando con lo sguardo l'Israele incredula, i cui
cuori di pietra si scioglieranno solo il giorno in cui
diranno..."Benedetto colui che viene in nome del
Signore..."
Dei Padri, degli altri eroici sacerdoti e degli amici
che ci hanno accompagnato in queste settimane di
incontri e di lavoro, parleremo meglio nelle prossime
newsletter.
Quello che desideravo fosse chiaro, a scanso di
malintesi per il comportamento poco ortodosso di
alcuni, è che per un cattolico sono importanti sì la
dottrina e la liturgia, ma che non possono in alcun modo
venire disgiunte dall'ultimo comandamento ricevuto:
quello di amarci l'un l'altro, come Lui ci ha dato
l'esempio sino all'estremo sacrificio della croce.
Perchè la fede senza le opere è lettera morta.
Anche nei momenti migliori e più felici, non possiamo
dimenticarci di testimoniare la nostra fede, nell'amore
per i fratelli e nella condivisione del pane e dei
disagi.
Mio padre avrebbe detto molto più semplicemente che
"...non c'è pace tra gli ulivi...".
Filippo Fortunato Pilato