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Anno II, Comunicato n. 88 (italiano), del 15/6/2007

 

 

 

UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA

 Ma cosa hai visto, Romano, in Palestina? 

Caro Presidente del Consiglio Romano Prodi,

Che delusione! Non solo qui in Italia, ma soprattutto in Palestina, in tanti avevano tanto sperato in questa tua visita e nelle parole di denuncia che ci si aspettava da chi predica la “discontinuità”di questo governo in politica estera. Ma stavolta hai battuto tutti, anche Fini e Berlusconi e così hai confermato quella tua assurda dichiarazione ad Olmert, garantendogli che la politica italiana verso Israele non cambia malgrado cambino i governi (incredibile affermazione che ancor più ti allontana dallo sforzo europeo di autonomia dagli Usa). Abbiamo letto  invece tanti commenti positivi in Israele, per esaltare “un viaggio storico”, con un “grande apprezzamento perché finora nessuno aveva scelto di andare a Sderot per capire veramente il conflitto”. Hai rassicurato tutti quelli che ogni giorno sigillano per noi in un cellophan opaco il massacro del popolo palestinese evitando di gettare anche solo lo sguardo nell'inferno dei Territori Occupati. Tu però, Romano, lì ci sei  andato con i tuoi piedi; ti hanno portato fino a Ramallah e dentro la prigione di Betlemme... ma cosa hai visto? E perché hai taciuto? Certo, hai ricevuto i complimenti perché sei riuscito a non rispondere esattamente a nessuna delle richieste che lo stesso Abu Mazen ti ha fatto appena ti ha incontrato a cui anche un ragazzino di terza media avrebbe saputo almeno  replicare per “far bella figura”:

1) chiedere ad Israele un vero negoziato di pace;

2) fermare la costruzione del muro come esige la Corte dell'Aja;

3) pretendere la fine della colonizzazione dei Territori Palestinesi;

4) far cessare le restrizioni e vessazioni imposte al popolo palestinese;

5) interrompere la pratica assolutamente illegale degli omicidi mirati;

6) eliminare i centinaia di posti di blocco e le by pass road proibite;

7) affrontare con saggezza e chiarezza la questione dei profughi;

8) liberare i migliaia di prigionieri ben oltre i simbolici 250;

9) esigere il ritiro di Israele dalle annessioni dentro i confini del ‘67.

Davvero incredibile: sei riuscito ad evitare uno ad uno tutti i nodi del conflitto come nemmeno Fini aveva fatto, anche perché -segreti della diplomazia- eri tutto preso dal mostrare la tua irritazione per la Lettera dei Ministri degli esteri uscita nelle stesse ore. Eri così arrabbiato che forse non l'hai nemmeno letta...E invece ti avrebbe fatto bene...Perchè loro alcuni dei 9 punti delle priorità, pur con i soliti equilibrismi, li hanno considerati (vedi IN BREVE). Se partiamo dalla fine del viaggio, ecco riportato fedelmente il tuo “auspicio” conclusivo: “Il mio appello è per tutti, affinché migliorino le condizioni di vita del popolo palestinese!” Se non fossero le tue parole sarebbe difficile pensarle sulla bocca di un uomo che si trova in un poverissimo campo profughi dove 12.000 esseri umani sono ammassati in mezzo chilometro quadrato da sessant'anni, sotto costante minaccia dell'esercito, privati dei diritti fondamentali... E tu hai il coraggio di 'auspicare' una miglior qualità della vita?! Ma è l'inizio del viaggio a darne la vera chiave di interpretazione: superando qualsiasi politico europeo (mentre i Ministri degli esteri ammettevano coraggiosamente: “la Road Map è fallita” e con autocritica encomiabile:“l'immobilità timorosa della Comunità internazionale ha provocato già troppi danni in Palestina!”) hai espresso “perfetta identità di vedute” con Israele che, ostinandosi ad affossare ogni risoluzione internazionale, non si aspetta nemmeno più dagli Usa una sottoscrizione così totale: carta bianca su tutto per chi economicamente riduce alla fame un popolo intero, finanziariamente sottrae il dovuto e militarmente compie quotidiani crimini denunciati inutilmente dall'Onu. Ma tu, Romano, assicuri che sei vero “amico” e i giornali riportano questa tua insistente rassicurazione ad Israele per fugare ogni dubbio di critica (vedi invece  ECCP in LENTE D'INGRANDIMENTO). Ma allora è rivolto anche a te il giudizio molto duro del Vescovo coadiutore di Gerusalemme Fuad Twal: “Spesso i politici arrivano ripetendo: Siamo amici d'Israele! Ed io rispondo sempre: Complimenti. Ma se dite di amare Israele, avete mai detto, almeno una volta, a chi amate che sta sbagliando? Quando l'avete detto, anche una sola volta? Forse  mentre tutto il mondo attraverso l'Onu condannava Israele per la costruzione del muro? O forse avete preferito addirittura mettere il veto a queste decisioni internazionali? Ma chiedetevi: è forse questo il vostro amore per Israele?” (preziosa e da diffondere è l'intervista al Vescovo in esclusiva A VOCE ALTA). Noi internazionali di Pax Christi che siamo in partenza per la Palestina (peccato però che neanche uno dei giornalisti che avevi con te concederà mai due righe a noi che monitoriamo violazioni e crimini insieme all'Onu) non vediamo invece  l'ora di chiedere al giovane Jihad, fra pochi giorni al campo profughi di Dheisheh, come Romano Prodi sia riuscito a stare con loro (compresa foto di gruppo in una casa di profughi per La Repubblica) senza pronunciare niente di più di un “sospiro”, come l'ha riportato il Corriere della Sera: “Questa durezza della separazione pesa nella testa e nel cuore -ha sospirato tra sé il Professore uscendo dal campo profughi e vedendo il muro”. Come hai fatto a passare il check-point di Betlemme e a consegnare ai giornalisti solo questa dichiarazione sul muro dell'apartheid: “Fa impressione” ! Come hai potuto pensare che le richieste di milioni di topi in gabbia al limite della dignità e della resistenza di un uomo, potessero venir soddisfatte dalla tua promessa: “attiveremo un canale di aiuti per piccole-medie imprese”... Ma allora all'ingresso del campo non ti ha accolto Mohammed che ripete agli italiani: “Grazie di essere qui! Dite in Italia come viviamo qui da sessant'anni, con le incursioni dell'esercito quasi ogni notte!”. Non hai provato ad ascoltare Taher nel suo negozietto di alimentari all'ingresso del campo, che racconta come i soldati hanno abbattuto la sua casa alle due di notte... o Zorah, di 16 anni, con due suoi fratelli in carcere, che potrà andarli a trovare ancora per poco perchè compirà 17 anni...

Peccato davvero, signor Primo Ministro, che non tu abbia potuto fermarti a dormire a casa di Zorah, perché forse... visto che non avresti preso sonno -come da sempre fanno ogni notte tutti i ragazzi di Dheisheh per l'angoscia e la paura dei soldati- forse avresti riflettuto e capito un po' meglio in che razza di abbruttimento della dignità umana ti trovavi “con la testa e col cuore”...

Ma cosa dovrà mai succedere ai nostri politici se nessuna protesta è partita dall'Italia dopo che l'aereo del Presidente Prodi è stato bloccato a Tel Aviv dagli 007 israeliani perché qualche “terrorista palestinese” (Jihad o Taher, Mohammed o Zorah?) si è permesso di regalargli uno splendido cuscino ricamato a mano! Ma dopo tutto il Mossad faceva solo il suo lavoro: un cuscino con i colori della bandiera palestinese non è davvero accettabile che passi il confine israeliano.

In esclusiva per BoccheScucite

PER AMORE D’ISRAELE… 

BoccheScucite incontra e intervista Mons. FUAD TWAL, Vescovo Coadiutore del Patriarcato Latino di Gerusalemme

 

BoccheScucite: Come si vive o sopravvive in Terrasanta con il sistema di occupazione che ha realizzato un  blocco totale del movimento? E cosa è possibile concretamente fare per uscire da questa situazione?

MONS TWAL: In una parola: è un dramma. Un dramma quotidiano. È normale, purtroppo: ogni volta che vorrei incontrare i miei preti: decidiamo un orario ma sappiamo già che ognuno arriverà ad un'ora diversa e alcuni, dai territori occupati, all'incontro non arriveranno mai. Questo accade ogni giorno per tutti i milioni di palestinesi, Abu Mazen o Mons. Sabbah compresi. Tutti pagano il prezzo di una sopravvivenza drammatica che distrugge la gioia di vivere e fa crescere la disperazione. È come un Venerdi Santo senza fine...

Dobbiamo avere il coraggio della denuncia. E noi cristiani continuare a  pregare, ad organizzare pellegrinaggi, a fare pressione sui nostri governi, ad attivare progetti con la gente, cristiana e musulmana. Sì, insieme, perchè è da quindici secoli che noi cristiani in Terra Santa viviamo con i musulmani e la nostra vocazione su questa terra è vivere insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno nelle nostre scuole, con ragazzi cristiani e musulmani che vivono e crescono insieme. 

BoccheScucite: Gli eventi vengono riferiti dai media ma non ci vengono letti e interpretati nel loro reale significato. Ci prova a leggere per esempio gli ultimi fatti accaduti in Israele e Palestina per farci capire meglio?

MONS TWAL: Per capire l'oggi parto da... Morto Arafat è stato eletto Abu Mazen. Lui è in assoluto il leader più moderato che possa esistere. Noi lo conosciamo molto bene. Ci ha invitati a Pasqua per farci gli auguri e a Natale siamo soliti pranzare con lui. Bene, lui è il più moderato ma non ha potuto realizzare niente di niente semplicemente perché nessuno lo ha appoggiato. Non Israele, ma nemmeno l'Occidente l'ha sostenuto. È un disegno preciso: non ci dev'essere un leader palestinese con cui essere costretti al negoziato. Dopo un anno, spinti da questo rifiuto del mondo, i palestinesi hanno fatto nuove elezioni, assolutamente democratiche, libere. Sono arrivati osservatori  da tutto il mondo e il mondo democratico gridava: “devono essere elezioni democratiche, come facciamo noi in occidente; noi che siamo i tutori della democrazia!” Sono venuti per insegnarci la democrazia dai paesi “democratici”, perfino nelle carceri (perché siccome siamo arabi pensano che noi non possiamo davvero essere democratici...). Sotto l'occhio del mondo abbiamo fatto elezioni democratiche al 100% ma poi, una volta che la volontà popolare è stata espressa, l'occidente democratico non ha accettato questo risultato! E vi dico io perché tutti i nostri cristiani di Betlemme o di Nablus hanno votato Hamas: perché quel povero moderato di Abu Mazen nessuno l'ha aiutato. La gente, delusa dall'impossibilità di raggiungere qualsiasi risultato dal più moderato, è stata incoraggiata a cercare in Hamas una via d'uscita. Hamas è più vicina ai bisogni della gente. È un'organizzazione più ordinata, che fa assistenza ai poveri. Adesso la situazione è ancora più drammatica. Abbiamo fatto un governo di unità nazionale ma nessuno ci ha sostenuto, anzi, mi ha detto il Console italiano che a Ramallah ci sono 22 milioni di dollari bloccati nelle banche. È Israele che blocca questo denaro, e questi soldi sono dei palestinesi, non d'Israele! Ma dovremmo accettare in silenzio che sia Israele a decidere che non dobbiamo usarlo... I nostri impiegati statali, e di conseguenza le loro famiglie, è da un anno che non ricevono lo stipendio perchè l'occidente ha deciso “democraticamente” di tagliare qualsiasi collaborazione con Hamas. 150.000 impiegati senza stipendio, con relative famiglie e figli che non possono più pagare la scolarità. Ma nessuno si chiede se questo disastro non generi più odio, più violenza, più kamikaze...

BoccheScucite: Ma sui nostri giornali si legge che i governi occidentali non hanno sostenuto i governi palestinesi perché non riconoscono esplicitamente Israele.

MONS. TWAL: Chi è sincero sa che anche l'ultimo governo palestinese di unità nazionale è nato sull'esplicito riconoscimento della legalità internazionale. Questo implica naturalmente l'accettazione degli accordi e  il riconoscimento indiretto dell'esistenza di Israele.

Ma siamo onesti: quando ci chiederemo perché non si parla mai di riconoscimento anche per la Palestina? Perché non dovrebbe esserci anche in questo la reciprocità? Io non ho mai visto neanche una piccola volontà di reciprocità da parte di Israele. O pensate forse che Israele abbia riconosciuto la Palestina! La pace non ci sarà mai per una sola parte... Solo per entrambi si può ottenere la pace.  O insieme godremo della pace o non l'avremo mai.

 BoccheScucite: Ma la pace da chi dipende prima di tutto in questo momento?

MONS. TWAL: Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che l'ostacolo più grande alla pace è Israele. Tanti discorsi, tanta propaganda, tanti contatti internazionali, tante parole...ma oggi una precisa volontà di pace da parte di Israele proprio non c'è.

È inutile negare che Israele cerca di evitare una reale ripresa del processo di pace. Solo Israele, che è evidentemente il più forte, può e deve fare un gesto decisivo verso la pace. Non lo si può certo pretendere da chi è oppresso e sotto occupazione, da chi è ormai agli stenti, da chi non può più pagare il salario ai propri impiegati, da chi muore di fame. Israele in realtà, invece di risolvere il conflitto si limita a gestire il conflitto. Israele non  perde molto dal conflitto; ci convive discretamente. D'altra parte anche il prezzo che paga in termini di vittime è comunque limitato, visto che se anche al massimo in un anno muoiono per il conflitto 10-15 israeliani innocenti, a causa degli incidenti stradali ne muoiono 500, e quindi conviene comunque mantenere il sistema di occupazione poichè, nell'impunità totale, Israele ha la possibilità e il potere assoluto di entrare in Palestina in qualsiasi momento distruggendo, uccidendo, annettendo terra. Nessuno, proprio nessuno al mondo ha la forza o il coraggio di fermare Israele che si auto-concede in qualsiasi momento il semaforo verde di occupare la Palestina! Arriva sempre puntualmente la benedizione dell'America per ogni atto di Israele nei Territori Occupati... e noi siamo lì inermi a subire, a difenderci come possiamo da questa aggressione continua. 

BoccheScucite: Lei parla con coraggio ma tanti, troppi forse, preferiscono tacere...

MONS. TWAL: I 27 Vescovi francesi che poche settimane fa sono venuti in visita a Betlemme hanno irritato il Governo israeliano solo perché vedendo coi loro occhi gli effetti disastrosi dell'occupazione hanno aperto la bocca... Uno di loro per esempio, il Card. Maissner, è rimasto sconvolto dal muro dichiarando: ”neanche per gli animali si potrebbe accettare questo muro e questa prigione!”. Tanto forti sono state le proteste di Israele che i Vescovi sono stati obbligati a chiedere scuse ufficiali. Ma io ho detto loro: “Possibile che abbiate paura di dire semplicemente quello che vedete con i vostri occhi!” E ho anche scherzato dicendo ai Vescovi: “Non avrete mica paura per la vostra carriera ecclesiastica!”

E se non parleremo noi Pastori, chi parlerà? Siamo ancora liberi o temiamo rappresaglie dei potenti?

Dopo di loro sono arrivati i Vescovi delle Chiese protestanti tedesche e anche a loro ho chiesto il coraggio di parlare chiaro alla  gente. 

BoccheScucite: Quali sono per esempio, le questioni che non vengono affrontate e che sono invece decisive per la pace?

MONS. TWAL: Due questioni urgenti che Israele dovrebbe affrontare se volesse veramente la pace sono il problema dei profughi e quello dei confini. Israele tutti i giorni parla del “diritto al ritorno” degli ebrei da ogni parte del mondo in Israele, ma si rifiuta di parlare e affrontare il “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi scacciati dalla loro terra. Diciamo la verità: Israele non vuole neanche parlarne.

Per la questione dei confini la situazione non è meno drammatica: forse non tutti si rendono conto che è l'unico Stato al mondo a non aver frontiere! La comunità internazionale accetta che lo Stato d'Israele non si sa dove inizi e dove finisca... E così diventa “normale” che Israele entri ed esca quando vuole nei Territori Occupati. Così, di conseguenza, i palestinesi hanno solamente alcune città autonome da Israele, staccate una dall'altra e senza legame territoriale riconducibile ad un'unica realtà statuale, isolate da una rete di check-point... Ma allora chiediamoci: che tipo di autonomia può avere questa “realtà”?

E basterebbe che tutti guardassero queste mappe dell'OCHA che Pax Christi Italia ha stampato e diffuso con una encomiabile iniziativa nel vostro Paese, e capirebbero subito quale drammatica situazione stiamo vivendo in Palestina... Allora fate tutto il possibile non solo per organizzare pellegrinaggi ma anche per informare i nostri cristiani sulla reale situazione della Terrasanta.

BoccheScucite: Cosa fa e cosa dovrebbe fare l'Europa e l'Occidente per la pace?

MONS. TWAL: Bisogna dire a voce alta quanti danni sta facendo “l'occidente democratico” alla Palestina! Siamo realmente ciechi. Per questo insisto che ci siano sempre più persone a poter venire qui per vedere con i loro occhi. Si accorgerebbero e si accorgono subito che qualcosa non funziona...

È anche vero che spesso vengono in visita ufficiale tanti politici da ogni parte del mondo e come il vostro D'Alema o quattro senatori americani che sono venuti recentemente, iniziano quasi sempre affermando “We love Israel! Noi siamo amici di Israele!” Ed io rispondo sempre: “Complimenti, perché noi cristiani preferiamo sempre amare piuttosto che odiare. Quando si ama è sempre una bella cosa... Ma è più giusto amare tutti e due o amare solo uno dei due contro l'altro facendo in modo che sia sempre più forte così da schiacciare l'altro? Non ha senso amare uno contro l'altro.

Ma se dite di amare Israele, avete mai detto, almeno una volta, a chi amate che sta sbagliando? (Glielo dovete dire proprio perché l'amate!) Quando l'avete detto anche una sola volta? Forse mentre tutto il mondo attraverso l'Onu condannava Israele per la costruzione del muro? O forse avete preferito addirittura mettere il veto a queste decisioni internazionali? Chiedetevi: è forse questo il vostro amore per Israele?  

Montevarchi, 27 aprile 2007

Ce n’è da fare per tutti!

Luisa Morgantini al Parlamento Europeo 

Spero vivamente che Tony Blair voglia redimersi per i peccati commessi con la guerra in Iraq e che come inviato speciale del Quartetto si impegni per dare un vero contributo per la pace e la giustizia in Palestina, Israele e in tutta la regione. Ringrazio i 10 Ministri degli Esteri europei che con la loro lettera hanno fornito 4 punti fondamentali su cui Blair e la Comunità internazionale dovranno lavorare con molta urgenza.

Per aiutare Mahmoud Abbas, il popolo palestinese e quello israeliano, la sola cosa da fare è raggiungere un accordo definitivo che ponga fine a 40 anni di brutale occupazione militare israeliana.  

L'Unione Europea, potrebbe avere un ruolo fondamentale, non operando per la divisione ma incentivando il dialogo intra-palestinese, riprendendo gli aiuti diretti anche nella Striscia di Gaza, dove a pagare la crisi economica e politica è sempre la popolazione civile.  

Il Quartetto deve far riprendere i negoziati. Il Presidente Mahomoud Abbas e l'Olp sono gli interlocutori riconosciuti da tutti anche da Hamas per le trattative. Mi auguro anche che il governo di emergenza possa svolgere il suo lavoro e preparare la strada per nuove elezioni alle quale possano partecipare tutte le forze politiche palestinesi, e che mai più da parte della Comunità Internazionale vi sia l'errore di non riconoscere un governo liberamente eletto.

Intanto c'è l'emergenza. L'Europa ha le sue responsabilità a Rafah con la missione EU-BAM: il valico deve essere riaperto, 6000 persone sono senza assistenza umanitaria in pieno deserto, aspettando di tornare a casa.

Gilad Shalit deve essere liberato con uno scambio di prigionieri. Ma la questione dei prigionieri palestinesi riguarda circa 11.000 persone, tra cui 45 parlamentari. Liberarne 250 appartenenti a Fatah, che peraltro hanno solo qualche mese ancora da passare in carcere perchè hanno già scontato la loro ingiusta pena, non è un aiuto a Mahomoud Abbas, ma un ulteriore modo di dividere i palestinesi. Liberare Marwan Barghouti, impegnato per l'unità territoriale e politica del popolo palestinese e per la pace tra Palestina e Israele sarebbe un segnale concreto per tutti coloro che credono nella coesistenza di  due popoli e due stati.

È colpa nostra, ammettiamolo!

ECCP, Coordinamento Europeo associazioni per la Palestina

 Bruxelles, 30 giugno 2007 

Riflettendo sul 40esimo anniversario dell’occupazione israeliana, dobbiamo ricordarci del continuo deterioramento delle condizioni economiche, politiche e sociali dei Territori Occupati Palestinesi. La gravissima situazione in particolare nella striscia di Gaza, è in parte spiegata dalle chiusure economiche e territoriali. La tragedia di questi giorni era annunciata da tempo. La situazione umanitaria  nella Striscia di Gaza si deteriorerà ancora con la chiusura di tutte le frontiere.

Dalla vittoria elettorale di Hamas, è stato imposto ai Palestinesi  un embargo inumano in cui Israele ha privato l’Autorità Palestinese dei proventi delle sue tasse ed ha impedito l’arrivo ai Palestinesi del rifornimento di materiale umanitario come cibo e forniture di materiale medico.

Dalle elezioni e dal boicottaggio dell’Autorità Palestinese, la politica dell’Unione Europea (alleata degli USA e di Israele), ha contribuito a non far funzionare le istituzioni Palestinesi, per minare la fiducia nella democrazia e indebolire il Governo di Unità Nazionale, fino a far collassare Gaza e liquidare la possibile soluzione del conflitto. L’attuale divisione geografica e politica dei Palestinesi porterà a risultati molto pericolosi non solo per gli stessi Palestinesi, ma per tutta la regione.

La sola parte che beneficia della continuazione della crisi corrente è il governo Israeliano e le sue forze di occupazione che continueranno a creare nuovi fatti sul territorio, mediante la costruzione del Muro e di nuovi insediamenti che impediscono qualsiasi possibilità di esistenza di uno stato Palestinese vitale, indipendente e sovrano nei Territori Occupati.

L’Unione Europea è responsabile del deterioramento della situazione nei Territori Occupati palestinesi e della “escalation” della violenza. La EU dovrebbe ora riconoscere il fallimento della sua politica dalle elezioni Palestinesi che ha reso inevitabile il collasso del governo Palestinese. E’ inaccettabile il sostegno dato da Nazioni Unite, Stati Uniti e Unione Europea ad una delle due parti. Questo fatto mina l’unità Palestinese e contribuisce a creare divisione e caos.  

Gli obiettivi della politica dell’EU devono essere quelli di imporre a Israele di obbedire alla legge internazionale e di porre fine all’occupazione militare che dura da 40 anni, per poter arrivare alla creazione di uno Stato Palestinese.

In accordo a quanto detto, la ECCP chiede all’Unione Europea di agire urgentemente:

Vis-à-vis all’Autorità Palestinese:

•     prendendo misure adeguate per prevenire la crisi che minaccia l’Autorità Palestinese e il popolo Palestinese e facendo pressioni per un dialogo politico fra i movimenti di Fatah e Hamas, e fra le altre fazioni politiche;

•     Chiedendo un Governo di Unità Nazionale che questa volta deve essere riconosciuto e supportato finanziariamente; 

Vis-a-vis al governo Israeliano:

•     facendo pressione sul governo Israeliano con ogni mezzo possibile perché termini la chiusura della Striscia di Gaza, perché permetta agli aiuti di raggiungere Gaza, perché applichi gli accordi  sui movimenti e gli accessi ai Palestinesi e perché rilasci tutti i parlamentari Palestinesi detenuti come prigionieri politici;

•     sospendendo l’accordo di associazione EU – Israele che stabilisce il rispetto dei diritti umani. Questa sospensione è uno dei mezzi in mano alla EU per obbligare il governo Israeliano a rispettare i suoi obblighi, a smantellare gli insediamenti e il Muro e a negoziare con i Palestinesi una giusta e duratura soluzione del conflitto.

 

Da bersagli a cavie

il “laboratorio” dei Territori Occupati

di Naomi Klein 

Gaza nelle mani di Hamas, con militanti mascherati seduti sulla poltrona del presidente; la West Bank sull'orlo del collasso; accampamenti dell'esercito israeliano allestiti frettolosamente sulle alture del Golan; un satellite spia sopra Iran e Siria; la guerra con Hezbollah a un tiro di schioppo; una classe politica rovinata dagli scandali che fronteggia la totale perdita di fiducia da parte dell'opinione pubblica. A prima vista, sembra che le cose non vadano bene per Israele. Ma ecco l'enigma: come mai, in mezzo al caos e alla carneficina, l'economia israeliana cresce come se fosse il 1999, con un mercato azionario ruggente e tassi di crescita vicini a quelli della Cina? Ecco invece un'altra teoria: l'economia israeliana non sta crescendo a dispetto del caos che riempie i titoli dei giornali, ma proprio grazie ad esso!  Nell'arco di tre anni, gran parte dell'economia tecnologica israeliana era stata radicalmente riconvertita. (...) Israele era passato dalla produzione di strumenti di connessione per il "flat world" alla vendita di reticolati per un pianeta ridotto all'apartheid. Molti degli imprenditori di successo israeliani utilizzano la condizione del proprio paese di stato-fortezza, circondato da furiosi nemici, come una sorta di esposizione permanente, un esempio vivente di come si possa godere di relativa sicurezza anche nel mezzo di una guerra costante. Il motivo della supercrescita di Israele è che le sue compagnie stanno ora laboriosamente esportando questo modello nel resto del mondo.(...) Ciò fa di Israele il quarto maggior esportatore di armi del mondo. Gran parte della sua crescita è dovuta al cosiddetto settore della "sicurezza interna". I prodotti e servizi più importanti sono le barriere ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i sistemi d'identificazione biometrica, gli strumenti di sorveglianza audio e video, i sistemi di schedatura dei passeggeri dei voli aerei e d'interrogazione dei prigionieri. Precisamente gli strumenti e le tecnologie che Israele ha utilizzato per isolare i territori occupati.(...)  Trenta nuove compagnie che producono articoli per la sicurezza interna sono state aperte in Israele solo negli ultimi sei mesi, grazie in buona parte a generosi sussidi governativi. All'Esposizione Aeronautica di Parigi verrà presentato Cogito1002, una specie di chiosco bianco, dall'aspetto fantascientifico, che chiede ai passeggeri dei voli aerei di rispondere a una serie di domande per smascherare passeggeri sospetti. (...) Tutti prodotti testati sul campo, ai check point della West-Bank...Da quando Israele ha iniziato a segregare i territori occupati con muri e posti di blocco, gli attivisti per i diritti umani hanno spesso paragonato Gaza e la West Bank a delle prigioni a cielo aperto. Ma nel corso della mia ricerca sull'esplosione dell'industria per la sicurezza interna in Israele (argomento che affronterò in maggior dettaglio nel mio prossimo libro The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism [La Dottrina dello Shock: l'Ascesa del Capitalismo del Disastro, NdT]), mi ha colpito il fatto che essi siano anche qualcos'altro: laboratori nei quali i terrificanti strumenti dei nostri stati di polizia vengono testati sul campo. I palestinesi, che vivano nella West Bank o in ciò che i politici israeliani chiamano già "Hamasistan", non sono più semplici bersagli. Sono cavie.

Perciò, in un certo senso, è vero che Israele ha trovato il petrolio. Ma il petrolio non è l'immaginazione dei suoi imprenditori tecnologici. Il petrolio è la guerra al terrorismo, la condizione di paura costante che crea una domanda senza fine di apparecchi per sorvegliare, spiare, contenere e identificare i "sospetti". La paura, a quanto sembra, è l'ultima arrivata fra le risorse rinnovabili.

(tratto da The Nation)

Dalla LETTERA DEI MINISTRI DEGLI ESTERI

a Tony BLAIR noi di BoccheScucite capiamo che...

1)“La Road Map è fallita”.2)L'Europa vuole sganciarsi dall'egemonia americana con un maggiore protagonismo.3)Si allude al dovere di riaprire il dialogo con entrambe le forze politiche palestinesi per un necessario contatto con Hamas: Tre affermazioni che ci sembrano perlomeno significative. La Lettera di 10 ministri, datata 9 luglio, evidenzia 4 obiettivi:

a) Offrire ''una vera soluzione politica ai popoli della regione. Questo passa attraverso negoziati, senza preliminari, sullo statuto finale, salvo che il percorso avvenga per fasi successive. Comprendendo le questioni di Gerusalemme, i rifugiati e le frontiere, questi negoziati permetteranno di fissare un obiettivo condiviso e realistico''.

b) ''Prendere in considerazione il bisogno di sicurezza di Israele. Vale la pena esaminare l'idea di una forza internazionale”. Ma la Forza difenderebbe solo la “sicurezza” di uno o la vita e libertà di entrambi?

c) ''Ottenere da Israele provvedimenti concreti e immediati a favore di Mahmud Abbas, tra i quali il trasferimento della totalità delle tasse dovute”. Ma questi soldi rubati da Israele non sono dovuti anche a chi ha scelto Hamas? Un po' distrattamente si accenna poi al “congelamento della colonizzazione e l'evacuazione degli insediamenti selvaggi''. Curiosa questa definizione delle colonie: chissà se intendevano “illegali”(ma allora sono tutti!) o solo scrivono “selvaggi” per dirne la loro crudeltà. Comunque coraggiosa e inedita l'affermazione che segue: “Nessuno di questi provvedimenti può essere contestato per motivi di sicurezza. L'Europa deve dirlo con fermezza e amicizia ad Israele. E' troppo tardi per tergiversare”. Però! Che l'abbiano riletta questa frase visto che nessuno ci sembra abbia mai fatto un simile rimprovero ad Israele!

d) ''Non spingere Hamas a rilanciare. Questo implica riaprire le frontiere tra Gaza e l'Egitto, facilitare il passaggio tra Gaza e Israele, e incoraggiare l'Arabia Saudita e l'Egitto, come il presidente Mubarak ha proposto, a ristabilire il dialogo tra Hamas e Fatah'' .

Al Ministero per gli Esteri On. Massimo D'Alema

Signor Ministro,

        gli scriventi fanno appello alla sua autorità perché si faccia promotore presso il Presidente dello Stato di Israele di un provvedimento di grazia per la scarcerazione di Marwan Barghouti, influente personalità palestinese, illegittimamente arrestato, processato e detenuto nelle carceri israeliane con altre personalità palestinesi dell'O.L.P. e di Hamas. L'attuale situazione di conflitto cruento fra il movimento palestinese di Hamas ed il partito di Fatah oltre che essere una nuova insopportabile sofferenza per la popolazione, è la dimostrazione che la pratica dell'alimentazione del conflitto ideologico, congiunta con quella della militarizzazione delle parti, non può che portare allo scontro armato, alla guerra civile e alla paralisi di ogni trattativa per una giusta pace fra il popolo palestinese e quello israeliano. Marwan Barghouti, segretario di Al Fatah in Cisgiordania, insieme ai rappresentanti di Hamas, e ad altri rappresentanti delle varie componenti dell'O.L.P. con lui detenuti, l'11 maggio del 2006, promuoveva un documento firmato anche da Sheick Abed al Khaleq Alnatsha, della Suprema direzione del movimento Hamas, nel quale ci si appellava alla concordia nazionale e, fra l'altro, sollecitava l'entrata dei movimenti Hamas e Jihad islamico nell'O.L.P.  Le posizioni espresse nel documento delle personalità palestinesi detenute non sono state seriamente valutate ed è lecito pensare che sia mancata la volontà politica per attuarle e che siano mancati i soggetti che potessero autorevolmente esprimerle nell'azione politica. Nella storia recente si è spesso verificato che una personalità della resistenza, a lungo detenuta in regime carcerario, una volta liberata e messa in condizione di agire politicamente, ha potuto raccogliere un totale consenso interno e stabilire rapporti equi e pacifici con quella parte che era stata considerata avversa.

      Riteniamo che Marwan Barghouti abbia questo carisma e questa possibilità, anche in un momento così tragico e oscuro. Chiediamo che Marwan Barghouti e gli altri esponenti politici siano rimesso in libertà e possano riprendere la loro attività politica.

Chiediamo che sia tolta la voce alle armi e sia dato spazio alla politica

 Ancora una volta chiediamo che sia data una chance alla pace.

 

Comunità palestinese di Roma e Lazio. Samir Al Khariouti, presidente;  Palestina nel cuore. Bassan Saleh, presidente;  Raniero La Valle. VASTI, Che cosa è umano. Scuola di ricerca e critiche dell'antropologia;  Giovanni Franzoni. Amicizia Italia-Iraq. L'Iraq agli iracheni

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