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UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA
Ma cosa hai visto, Romano, in Palestina?
Caro Presidente
del Consiglio Romano Prodi,
Che delusione! Non
solo qui in Italia, ma soprattutto in Palestina, in
tanti avevano tanto sperato in questa tua visita e nelle
parole di denuncia che ci si aspettava da chi predica la
“discontinuità”di questo governo in politica estera. Ma
stavolta hai battuto tutti, anche Fini e Berlusconi e
così hai confermato quella tua assurda dichiarazione ad
Olmert, garantendogli che la politica italiana verso
Israele non cambia malgrado cambino i governi
(incredibile affermazione che ancor più ti allontana
dallo sforzo europeo di autonomia dagli Usa). Abbiamo
letto invece tanti commenti positivi in Israele, per
esaltare “un viaggio storico”, con un “grande
apprezzamento perché finora nessuno aveva scelto di
andare a Sderot per capire veramente il conflitto”. Hai
rassicurato tutti quelli che ogni giorno sigillano per
noi in un cellophan opaco il massacro del popolo
palestinese evitando di gettare anche solo lo sguardo
nell'inferno dei Territori Occupati. Tu però, Romano, lì
ci sei andato con i tuoi piedi; ti hanno portato fino a
Ramallah e dentro la prigione di Betlemme... ma cosa hai
visto? E perché hai taciuto? Certo, hai ricevuto i
complimenti perché sei riuscito a non rispondere
esattamente a nessuna delle richieste che lo stesso Abu
Mazen ti ha fatto appena ti ha incontrato a cui anche un
ragazzino di terza media avrebbe saputo almeno
replicare per “far bella figura”:
1) chiedere ad
Israele un vero negoziato di pace;
2) fermare la
costruzione del muro come esige la Corte dell'Aja;
3) pretendere la
fine della colonizzazione dei Territori Palestinesi;
4) far cessare le
restrizioni e vessazioni imposte al popolo palestinese;
5) interrompere la
pratica assolutamente illegale degli omicidi mirati;
6) eliminare i
centinaia di posti di blocco e le by pass road proibite;
7) affrontare con
saggezza e chiarezza la questione dei profughi;
8) liberare i
migliaia di prigionieri ben oltre i simbolici 250;
9) esigere il ritiro
di Israele dalle annessioni dentro i confini del ‘67.
Davvero incredibile:
sei riuscito ad evitare uno ad uno tutti i nodi del
conflitto come nemmeno Fini aveva fatto, anche perché
-segreti della diplomazia- eri tutto preso dal mostrare
la tua irritazione per la Lettera dei Ministri degli
esteri uscita nelle stesse ore. Eri così arrabbiato che
forse non l'hai nemmeno letta...E invece ti avrebbe
fatto bene...Perchè loro alcuni dei 9 punti delle
priorità, pur con i soliti equilibrismi, li hanno
considerati (vedi IN BREVE). Se partiamo dalla
fine del viaggio, ecco riportato fedelmente il tuo
“auspicio” conclusivo: “Il mio appello è per tutti,
affinché migliorino le condizioni di vita del popolo
palestinese!” Se non fossero le tue parole sarebbe
difficile pensarle sulla bocca di un uomo che si trova
in un poverissimo campo profughi dove 12.000 esseri
umani sono ammassati in mezzo chilometro quadrato da
sessant'anni, sotto costante minaccia dell'esercito,
privati dei diritti fondamentali... E tu hai il coraggio
di 'auspicare' una miglior qualità della vita?! Ma è
l'inizio del viaggio a darne la vera chiave di
interpretazione: superando qualsiasi politico europeo
(mentre i Ministri degli esteri ammettevano
coraggiosamente: “la Road Map è fallita” e con
autocritica encomiabile:“l'immobilità timorosa della
Comunità internazionale ha provocato già troppi danni in
Palestina!”) hai espresso “perfetta identità di vedute”
con Israele che, ostinandosi ad affossare ogni
risoluzione internazionale, non si aspetta nemmeno più
dagli Usa una sottoscrizione così totale: carta bianca
su tutto per chi economicamente riduce alla fame un
popolo intero, finanziariamente sottrae il dovuto e
militarmente compie quotidiani crimini denunciati
inutilmente dall'Onu. Ma tu, Romano, assicuri che sei
vero “amico” e i giornali riportano questa tua
insistente rassicurazione ad Israele per fugare ogni
dubbio di critica (vedi invece ECCP in LENTE
D'INGRANDIMENTO). Ma allora è rivolto anche a te il
giudizio molto duro del Vescovo coadiutore di
Gerusalemme Fuad Twal: “Spesso i politici arrivano
ripetendo: Siamo amici d'Israele! Ed io rispondo sempre:
Complimenti. Ma se dite di amare Israele, avete mai
detto, almeno una volta, a chi amate che sta sbagliando?
Quando l'avete detto, anche una sola volta? Forse
mentre tutto il mondo attraverso l'Onu condannava
Israele per la costruzione del muro? O forse avete
preferito addirittura mettere il veto a queste decisioni
internazionali? Ma chiedetevi: è forse questo il vostro
amore per Israele?” (preziosa e da diffondere è
l'intervista al Vescovo in esclusiva A VOCE ALTA).
Noi internazionali di Pax Christi che siamo in partenza
per la Palestina (peccato però che neanche uno dei
giornalisti che avevi con te concederà mai due righe a
noi che monitoriamo violazioni e crimini insieme
all'Onu) non vediamo invece l'ora di chiedere al
giovane Jihad, fra pochi giorni al campo profughi di
Dheisheh, come Romano Prodi sia riuscito a stare con
loro (compresa foto di gruppo in una casa di profughi
per La Repubblica) senza pronunciare niente di più di un
“sospiro”, come l'ha riportato il Corriere della Sera:
“Questa durezza della separazione pesa nella testa e nel
cuore -ha sospirato tra sé il Professore uscendo dal
campo profughi e vedendo il muro”. Come hai fatto a
passare il check-point di Betlemme e a consegnare ai
giornalisti solo questa dichiarazione sul muro
dell'apartheid: “Fa impressione” ! Come hai potuto
pensare che le richieste di milioni di topi in gabbia al
limite della dignità e della resistenza di un uomo,
potessero venir soddisfatte dalla tua promessa:
“attiveremo un canale di aiuti per piccole-medie
imprese”... Ma allora all'ingresso del campo non ti ha
accolto Mohammed che ripete agli italiani: “Grazie di
essere qui! Dite in Italia come viviamo qui da
sessant'anni, con le incursioni dell'esercito quasi ogni
notte!”. Non hai provato ad ascoltare Taher nel suo
negozietto di alimentari all'ingresso del campo, che
racconta come i soldati hanno abbattuto la sua casa alle
due di notte... o Zorah, di 16 anni, con due suoi
fratelli in carcere, che potrà andarli a trovare ancora
per poco perchè compirà 17 anni...
Peccato davvero,
signor Primo Ministro, che non tu abbia potuto fermarti
a dormire a casa di Zorah, perché forse... visto che non
avresti preso sonno -come da sempre fanno ogni notte
tutti i ragazzi di Dheisheh per l'angoscia e la paura
dei soldati- forse avresti riflettuto e capito un po'
meglio in che razza di abbruttimento della dignità umana
ti trovavi “con la testa e col cuore”...
Ma cosa dovrà mai
succedere ai nostri politici se nessuna protesta è
partita dall'Italia dopo che l'aereo del Presidente
Prodi è stato bloccato a Tel Aviv dagli 007 israeliani
perché qualche “terrorista palestinese” (Jihad o Taher,
Mohammed o Zorah?) si è permesso di regalargli uno
splendido cuscino ricamato a mano! Ma dopo tutto il
Mossad faceva solo il suo lavoro: un cuscino con i
colori della bandiera palestinese non è davvero
accettabile che passi il confine israeliano. |

In esclusiva per BoccheScucite
PER AMORE D’ISRAELE…
BoccheScucite
incontra e intervista Mons. FUAD TWAL, Vescovo Coadiutore
del Patriarcato Latino di Gerusalemme
BoccheScucite:
Come si vive o sopravvive in Terrasanta con il sistema di
occupazione che ha realizzato un blocco totale del
movimento? E cosa è possibile concretamente fare per uscire
da questa situazione?
MONS TWAL:
In una parola: è un dramma. Un dramma quotidiano. È normale,
purtroppo: ogni volta che vorrei incontrare i miei preti:
decidiamo un orario ma sappiamo già che ognuno arriverà ad
un'ora diversa e alcuni, dai territori occupati,
all'incontro non arriveranno mai. Questo accade ogni giorno
per tutti i milioni di palestinesi, Abu Mazen o Mons. Sabbah
compresi. Tutti pagano il prezzo di una sopravvivenza
drammatica che distrugge la gioia di vivere e fa crescere la
disperazione. È come un Venerdi Santo senza fine...
Dobbiamo avere il
coraggio della denuncia. E noi cristiani continuare a
pregare, ad organizzare pellegrinaggi, a fare pressione sui
nostri governi, ad attivare progetti con la gente, cristiana
e musulmana. Sì, insieme, perchè è da quindici secoli che
noi cristiani in Terra Santa viviamo con i musulmani e la
nostra vocazione su questa terra è vivere insieme. Lo
sperimentiamo ogni giorno nelle nostre scuole, con ragazzi
cristiani e musulmani che vivono e crescono insieme.
BoccheScucite:
Gli eventi vengono riferiti dai media ma non ci vengono
letti e interpretati nel loro reale significato. Ci prova a
leggere per esempio gli ultimi fatti accaduti in Israele e
Palestina per farci capire meglio?
MONS TWAL:
Per capire l'oggi parto da... Morto Arafat è stato eletto
Abu Mazen. Lui è in assoluto il leader più moderato che
possa esistere. Noi lo conosciamo molto bene. Ci ha invitati
a Pasqua per farci gli auguri e a Natale siamo soliti
pranzare con lui. Bene, lui è il più moderato ma non ha
potuto realizzare niente di niente semplicemente perché
nessuno lo ha appoggiato. Non Israele, ma nemmeno
l'Occidente l'ha sostenuto. È un disegno preciso: non ci
dev'essere un leader palestinese con cui essere costretti al
negoziato. Dopo un anno, spinti da questo rifiuto del mondo,
i palestinesi hanno fatto nuove elezioni, assolutamente
democratiche, libere. Sono arrivati osservatori da tutto il
mondo e il mondo democratico gridava: “devono essere
elezioni democratiche, come facciamo noi in occidente; noi
che siamo i tutori della democrazia!” Sono venuti per
insegnarci la democrazia dai paesi “democratici”, perfino
nelle carceri (perché siccome siamo arabi pensano che noi
non possiamo davvero essere democratici...). Sotto l'occhio
del mondo abbiamo fatto elezioni democratiche al 100% ma
poi, una volta che la volontà popolare è stata espressa,
l'occidente democratico non ha accettato questo risultato! E
vi dico io perché tutti i nostri cristiani di Betlemme o di
Nablus hanno votato Hamas: perché quel povero moderato di
Abu Mazen nessuno l'ha aiutato. La gente, delusa
dall'impossibilità di raggiungere qualsiasi risultato dal
più moderato, è stata incoraggiata a cercare in Hamas una
via d'uscita. Hamas è più vicina ai bisogni della gente. È
un'organizzazione più ordinata, che fa assistenza ai poveri.
Adesso la situazione è ancora più drammatica. Abbiamo fatto
un governo di unità nazionale ma nessuno ci ha sostenuto,
anzi, mi ha detto il Console italiano che a Ramallah ci sono
22 milioni di dollari bloccati nelle banche. È Israele che
blocca questo denaro, e questi soldi sono dei palestinesi,
non d'Israele! Ma dovremmo accettare in silenzio che sia
Israele a decidere che non dobbiamo usarlo... I nostri
impiegati statali, e di conseguenza le loro famiglie, è da
un anno che non ricevono lo stipendio perchè l'occidente ha
deciso “democraticamente” di tagliare qualsiasi
collaborazione con Hamas. 150.000 impiegati senza stipendio,
con relative famiglie e figli che non possono più pagare la
scolarità. Ma nessuno si chiede se questo disastro non
generi più odio, più violenza, più kamikaze...
BoccheScucite:
Ma sui nostri giornali si legge che i governi occidentali
non hanno sostenuto i governi palestinesi perché non
riconoscono esplicitamente Israele.
MONS. TWAL:
Chi è sincero sa che anche l'ultimo governo palestinese di
unità nazionale è nato sull'esplicito riconoscimento della
legalità internazionale. Questo implica naturalmente
l'accettazione degli accordi e il riconoscimento indiretto
dell'esistenza di Israele.
Ma siamo onesti: quando
ci chiederemo perché non si parla mai di riconoscimento
anche per la Palestina? Perché non dovrebbe esserci anche in
questo la reciprocità? Io non ho mai visto neanche una
piccola volontà di reciprocità da parte di Israele. O
pensate forse che Israele abbia riconosciuto la Palestina!
La pace non ci sarà mai per una sola parte... Solo per
entrambi si può ottenere la pace. O insieme godremo della
pace o non l'avremo mai.
BoccheScucite:
Ma la pace da chi dipende prima di tutto in questo
momento?
MONS. TWAL:
Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che l'ostacolo più
grande alla pace è Israele. Tanti discorsi, tanta
propaganda, tanti contatti internazionali, tante parole...ma
oggi una precisa volontà di pace da parte di Israele proprio
non c'è.
È inutile negare che
Israele cerca di evitare una reale ripresa del processo di
pace. Solo Israele, che è evidentemente il più forte, può e
deve fare un gesto decisivo verso la pace. Non lo si può
certo pretendere da chi è oppresso e sotto occupazione, da
chi è ormai agli stenti, da chi non può più pagare il
salario ai propri impiegati, da chi muore di fame. Israele
in realtà, invece di risolvere il conflitto si limita a
gestire il conflitto. Israele non perde molto dal
conflitto; ci convive discretamente. D'altra parte anche il
prezzo che paga in termini di vittime è comunque limitato,
visto che se anche al massimo in un anno muoiono per il
conflitto 10-15 israeliani innocenti, a causa degli
incidenti stradali ne muoiono 500, e quindi conviene
comunque mantenere il sistema di occupazione poichè,
nell'impunità totale, Israele ha la possibilità e il potere
assoluto di entrare in Palestina in qualsiasi momento
distruggendo, uccidendo, annettendo terra. Nessuno, proprio
nessuno al mondo ha la forza o il coraggio di fermare
Israele che si auto-concede in qualsiasi momento il semaforo
verde di occupare la Palestina! Arriva sempre puntualmente
la benedizione dell'America per ogni atto di Israele nei
Territori Occupati... e noi siamo lì inermi a subire, a
difenderci come possiamo da questa aggressione continua.
BoccheScucite:
Lei parla con coraggio ma tanti, troppi forse,
preferiscono tacere...
MONS. TWAL:
I 27 Vescovi francesi che poche settimane fa sono venuti in
visita a Betlemme hanno irritato il Governo israeliano solo
perché vedendo coi loro occhi gli effetti disastrosi
dell'occupazione hanno aperto la bocca... Uno di loro per
esempio, il Card. Maissner, è rimasto sconvolto dal muro
dichiarando: ”neanche per gli animali si potrebbe accettare
questo muro e questa prigione!”. Tanto forti sono state le
proteste di Israele che i Vescovi sono stati obbligati a
chiedere scuse ufficiali. Ma io ho detto loro: “Possibile
che abbiate paura di dire semplicemente quello che vedete
con i vostri occhi!” E ho anche scherzato dicendo ai
Vescovi: “Non avrete mica paura per la vostra carriera
ecclesiastica!”
E se non parleremo noi
Pastori, chi parlerà? Siamo ancora liberi o temiamo
rappresaglie dei potenti?
Dopo di loro sono
arrivati i Vescovi delle Chiese protestanti tedesche e anche
a loro ho chiesto il coraggio di parlare chiaro alla
gente.
BoccheScucite:
Quali sono per esempio, le questioni che non vengono
affrontate e che sono invece decisive per la pace?
MONS. TWAL:
Due questioni urgenti che Israele dovrebbe affrontare se
volesse veramente la pace sono il problema dei profughi e
quello dei confini. Israele tutti i giorni parla del
“diritto al ritorno” degli ebrei da ogni parte del mondo in
Israele, ma si rifiuta di parlare e affrontare il “diritto
al ritorno” dei profughi palestinesi scacciati dalla loro
terra. Diciamo la verità: Israele non vuole neanche
parlarne.
Per la questione dei
confini la situazione non è meno drammatica: forse non tutti
si rendono conto che è l'unico Stato al mondo a non aver
frontiere! La comunità internazionale accetta che lo Stato
d'Israele non si sa dove inizi e dove finisca... E così
diventa “normale” che Israele entri ed esca quando vuole nei
Territori Occupati. Così, di conseguenza, i palestinesi
hanno solamente alcune città autonome da Israele, staccate
una dall'altra e senza legame territoriale riconducibile ad
un'unica realtà statuale, isolate da una rete di
check-point... Ma allora chiediamoci: che tipo di autonomia
può avere questa “realtà”?
E basterebbe che tutti
guardassero queste mappe dell'OCHA che Pax Christi Italia ha
stampato e diffuso con una encomiabile iniziativa nel vostro
Paese, e capirebbero subito quale drammatica situazione
stiamo vivendo in Palestina... Allora fate tutto il
possibile non solo per organizzare pellegrinaggi ma anche
per informare i nostri cristiani sulla reale situazione
della Terrasanta.
BoccheScucite:
Cosa fa e cosa dovrebbe fare l'Europa e l'Occidente per
la pace?
MONS. TWAL:
Bisogna dire a voce alta quanti danni sta facendo
“l'occidente democratico” alla Palestina! Siamo realmente
ciechi. Per questo insisto che ci siano sempre più persone a
poter venire qui per vedere con i loro occhi. Si
accorgerebbero e si accorgono subito che qualcosa non
funziona...
È anche vero che spesso
vengono in visita ufficiale tanti politici da ogni parte del
mondo e come il vostro D'Alema o quattro senatori americani
che sono venuti recentemente, iniziano quasi sempre
affermando “We love Israel! Noi siamo amici di Israele!” Ed
io rispondo sempre: “Complimenti, perché noi cristiani
preferiamo sempre amare piuttosto che odiare. Quando si ama
è sempre una bella cosa... Ma è più giusto amare tutti e due
o amare solo uno dei due contro l'altro facendo in modo che
sia sempre più forte così da schiacciare l'altro? Non ha
senso amare uno contro l'altro.
Ma se dite di amare
Israele, avete mai detto, almeno una volta, a chi amate che
sta sbagliando? (Glielo dovete dire proprio perché l'amate!)
Quando l'avete detto anche una sola volta? Forse mentre
tutto il mondo attraverso l'Onu condannava Israele per la
costruzione del muro? O forse avete preferito addirittura
mettere il veto a queste decisioni internazionali?
Chiedetevi: è forse questo il vostro amore per Israele?
Montevarchi, 27 aprile
2007

Ce n’è da fare per tutti!
Luisa Morgantini al
Parlamento Europeo
Spero vivamente che Tony
Blair voglia redimersi per i peccati commessi con la guerra
in Iraq e che come inviato speciale del Quartetto si impegni
per dare un vero contributo per la pace e la giustizia in
Palestina, Israele e in tutta la regione. Ringrazio i 10
Ministri degli Esteri europei che con la loro lettera hanno
fornito 4 punti fondamentali su cui Blair e la Comunità
internazionale dovranno lavorare con molta urgenza.
Per aiutare Mahmoud
Abbas, il popolo palestinese e quello israeliano, la sola
cosa da fare è raggiungere un accordo definitivo che ponga
fine a 40 anni di brutale occupazione militare israeliana.
L'Unione Europea,
potrebbe avere un ruolo fondamentale, non operando per la
divisione ma incentivando il dialogo intra-palestinese,
riprendendo gli aiuti diretti anche nella Striscia di Gaza,
dove a pagare la crisi economica e politica è sempre la
popolazione civile.
Il Quartetto deve far
riprendere i negoziati. Il Presidente Mahomoud Abbas e l'Olp
sono gli interlocutori riconosciuti da tutti anche da Hamas
per le trattative. Mi auguro anche che il governo di
emergenza possa svolgere il suo lavoro e preparare la strada
per nuove elezioni alle quale possano partecipare tutte le
forze politiche palestinesi, e che mai più da parte della
Comunità Internazionale vi sia l'errore di non riconoscere
un governo liberamente eletto.
Intanto c'è l'emergenza.
L'Europa ha le sue responsabilità a Rafah con la missione
EU-BAM: il valico deve essere riaperto, 6000 persone sono
senza assistenza umanitaria in pieno deserto, aspettando di
tornare a casa.
Gilad Shalit deve essere
liberato con uno scambio di prigionieri. Ma la questione dei
prigionieri palestinesi riguarda circa 11.000 persone, tra
cui 45 parlamentari. Liberarne 250 appartenenti a Fatah, che
peraltro hanno solo qualche mese ancora da passare in
carcere perchè hanno già scontato la loro ingiusta pena, non
è un aiuto a Mahomoud Abbas, ma un ulteriore modo di
dividere i palestinesi. Liberare Marwan Barghouti, impegnato
per l'unità territoriale e politica del popolo palestinese e
per la pace tra Palestina e Israele sarebbe un segnale
concreto per tutti coloro che credono nella coesistenza di
due popoli e due stati.

È colpa nostra, ammettiamolo!
ECCP, Coordinamento
Europeo associazioni per la Palestina
Bruxelles, 30 giugno
2007
Riflettendo sul 40esimo
anniversario dell’occupazione israeliana, dobbiamo
ricordarci del continuo deterioramento delle condizioni
economiche, politiche e sociali dei Territori Occupati
Palestinesi. La gravissima situazione in particolare nella
striscia di Gaza, è in parte spiegata dalle chiusure
economiche e territoriali. La tragedia di questi giorni era
annunciata da tempo. La situazione umanitaria nella
Striscia di Gaza si deteriorerà ancora con la chiusura di
tutte le frontiere.
Dalla vittoria
elettorale di Hamas, è stato imposto ai Palestinesi un
embargo inumano in cui Israele ha privato l’Autorità
Palestinese dei proventi delle sue tasse ed ha impedito
l’arrivo ai Palestinesi del rifornimento di materiale
umanitario come cibo e forniture di materiale medico.
Dalle elezioni e dal
boicottaggio dell’Autorità Palestinese, la politica
dell’Unione Europea (alleata degli USA e di Israele), ha
contribuito a non far funzionare le istituzioni Palestinesi,
per minare la fiducia nella democrazia e indebolire il
Governo di Unità Nazionale, fino a far collassare Gaza e
liquidare la possibile soluzione del conflitto. L’attuale
divisione geografica e politica dei Palestinesi porterà a
risultati molto pericolosi non solo per gli stessi
Palestinesi, ma per tutta la regione.
La sola parte che
beneficia della continuazione della crisi corrente è il
governo Israeliano e le sue forze di occupazione che
continueranno a creare nuovi fatti sul territorio, mediante
la costruzione del Muro e di nuovi insediamenti che
impediscono qualsiasi possibilità di esistenza di uno stato
Palestinese vitale, indipendente e sovrano nei Territori
Occupati.
L’Unione Europea è
responsabile del deterioramento della situazione nei
Territori Occupati palestinesi e della “escalation” della
violenza. La EU dovrebbe ora riconoscere il fallimento della
sua politica dalle elezioni Palestinesi che ha reso
inevitabile il collasso del governo Palestinese. E’
inaccettabile il sostegno dato da Nazioni Unite, Stati Uniti
e Unione Europea ad una delle due parti. Questo fatto mina
l’unità Palestinese e contribuisce a creare divisione e
caos.
Gli obiettivi della
politica dell’EU devono essere quelli di imporre a
Israele di obbedire alla legge internazionale e di porre
fine all’occupazione militare che dura da 40 anni, per poter
arrivare alla creazione di uno Stato Palestinese.
In accordo a quanto
detto, la ECCP chiede all’Unione Europea di agire
urgentemente:
Vis-à-vis all’Autorità
Palestinese:
• prendendo misure
adeguate per prevenire la crisi che minaccia l’Autorità
Palestinese e il popolo Palestinese e facendo pressioni per
un dialogo politico fra i movimenti di Fatah e Hamas, e fra
le altre fazioni politiche;
• Chiedendo un
Governo di Unità Nazionale che questa volta deve essere
riconosciuto e supportato finanziariamente;
Vis-a-vis al governo
Israeliano:
• facendo pressione
sul governo Israeliano con ogni mezzo possibile perché
termini la chiusura della Striscia di Gaza, perché permetta
agli aiuti di raggiungere Gaza, perché applichi gli accordi
sui movimenti e gli accessi ai Palestinesi e perché rilasci
tutti i parlamentari Palestinesi detenuti come prigionieri
politici;
• sospendendo
l’accordo di associazione EU – Israele che stabilisce il
rispetto dei diritti umani. Questa sospensione è uno dei
mezzi in mano alla EU per obbligare il governo Israeliano a
rispettare i suoi obblighi, a smantellare gli insediamenti e
il Muro e a negoziare con i Palestinesi una giusta e
duratura soluzione del conflitto.
Da bersagli a cavie
il
“laboratorio” dei Territori Occupati
di Naomi Klein
Gaza nelle mani di Hamas, con militanti mascherati seduti
sulla poltrona del presidente; la West Bank sull'orlo del
collasso; accampamenti dell'esercito israeliano allestiti
frettolosamente sulle alture del Golan; un satellite spia
sopra Iran e Siria; la guerra con Hezbollah a un tiro di
schioppo; una classe politica rovinata dagli scandali che
fronteggia la totale perdita di fiducia da parte
dell'opinione pubblica. A prima vista, sembra che le cose
non vadano bene per Israele. Ma ecco l'enigma: come mai, in
mezzo al caos e alla carneficina, l'economia israeliana
cresce come se fosse il 1999, con un mercato azionario
ruggente e tassi di crescita vicini a quelli della Cina?
Ecco invece un'altra teoria: l'economia israeliana non sta
crescendo a dispetto del caos che riempie i titoli dei
giornali, ma proprio grazie ad esso! Nell'arco di tre anni,
gran parte dell'economia tecnologica israeliana era stata
radicalmente riconvertita. (...) Israele era passato dalla
produzione di strumenti di connessione per il "flat world"
alla vendita di reticolati per un pianeta ridotto
all'apartheid. Molti degli imprenditori di successo
israeliani utilizzano la condizione del proprio paese di
stato-fortezza, circondato da furiosi nemici, come una sorta
di esposizione permanente, un esempio vivente di come si
possa godere di relativa sicurezza anche nel mezzo di una
guerra costante. Il motivo della supercrescita di Israele è
che le sue compagnie stanno ora laboriosamente esportando
questo modello nel resto del mondo.(...) Ciò fa di Israele
il quarto maggior esportatore di armi del mondo. Gran parte
della sua crescita è dovuta al cosiddetto settore della
"sicurezza interna". I prodotti e servizi più importanti
sono le barriere ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i
sistemi d'identificazione biometrica, gli strumenti di
sorveglianza audio e video, i sistemi di schedatura dei
passeggeri dei voli aerei e d'interrogazione dei
prigionieri. Precisamente gli strumenti e le tecnologie che
Israele ha utilizzato per isolare i territori
occupati.(...) Trenta nuove compagnie che producono
articoli per la sicurezza interna sono state aperte in
Israele solo negli ultimi sei mesi, grazie in buona parte a
generosi sussidi governativi. All'Esposizione Aeronautica di
Parigi verrà presentato Cogito1002, una specie di chiosco
bianco, dall'aspetto fantascientifico, che chiede ai
passeggeri dei voli aerei di rispondere a una serie di
domande per smascherare passeggeri sospetti. (...) Tutti
prodotti testati sul campo, ai check point della
West-Bank...Da quando Israele ha iniziato a segregare i
territori occupati con muri e posti di blocco, gli attivisti
per i diritti umani hanno spesso paragonato Gaza e la West
Bank a delle prigioni a cielo aperto. Ma nel corso della mia
ricerca sull'esplosione dell'industria per la sicurezza
interna in Israele (argomento che affronterò in maggior
dettaglio nel mio prossimo libro The Shock Doctrine: The
Rise of Disaster Capitalism [La Dottrina dello Shock:
l'Ascesa del Capitalismo del Disastro, NdT]), mi ha colpito
il fatto che essi siano anche qualcos'altro: laboratori nei
quali i terrificanti strumenti dei nostri stati di polizia
vengono testati sul campo. I palestinesi, che vivano nella
West Bank o in ciò che i politici israeliani chiamano già
"Hamasistan", non sono più semplici bersagli. Sono cavie.
Perciò, in un certo senso, è vero che Israele ha trovato il
petrolio. Ma il petrolio non è l'immaginazione dei suoi
imprenditori tecnologici. Il petrolio è la guerra al
terrorismo, la condizione di paura costante che crea una
domanda senza fine di apparecchi per sorvegliare, spiare,
contenere e identificare i "sospetti". La paura, a quanto
sembra, è l'ultima arrivata fra le risorse rinnovabili.
(tratto da The Nation)


Dalla LETTERA DEI MINISTRI DEGLI ESTERI
a Tony BLAIR noi di BoccheScucite capiamo che...
1)“La Road Map è
fallita”.2)L'Europa vuole sganciarsi dall'egemonia
americana con un maggiore protagonismo.3)Si allude al dovere
di riaprire il dialogo con entrambe le forze politiche
palestinesi per un necessario contatto con Hamas: Tre
affermazioni che ci sembrano perlomeno significative. La
Lettera di 10 ministri, datata 9 luglio, evidenzia 4
obiettivi:
a)
Offrire ''una vera soluzione politica ai popoli della
regione. Questo passa attraverso negoziati, senza
preliminari, sullo statuto finale, salvo che il percorso
avvenga per fasi successive. Comprendendo le questioni
di Gerusalemme, i rifugiati e le frontiere, questi
negoziati permetteranno di fissare un obiettivo condiviso e
realistico''.
b)
''Prendere in considerazione il bisogno di sicurezza di
Israele. Vale la pena esaminare l'idea di una forza
internazionale”. Ma la Forza difenderebbe solo la
“sicurezza” di uno o la vita e libertà di entrambi?
c)
''Ottenere da Israele provvedimenti concreti e immediati
a favore di Mahmud Abbas, tra i quali il trasferimento della
totalità delle tasse dovute”. Ma questi soldi rubati da
Israele non sono dovuti anche a chi ha scelto Hamas? Un po'
distrattamente si accenna poi al “congelamento della
colonizzazione e l'evacuazione degli insediamenti
selvaggi''. Curiosa questa definizione delle
colonie: chissà se intendevano “illegali”(ma allora sono
tutti!) o solo scrivono “selvaggi” per dirne la loro
crudeltà. Comunque coraggiosa e inedita l'affermazione che
segue: “Nessuno di questi provvedimenti può essere
contestato per motivi di sicurezza. L'Europa deve dirlo con
fermezza e amicizia ad Israele. E' troppo tardi per
tergiversare”. Però! Che l'abbiano riletta questa frase
visto che nessuno ci sembra abbia mai fatto un simile
rimprovero ad Israele!
d)
''Non spingere Hamas a rilanciare. Questo implica riaprire
le frontiere tra Gaza e l'Egitto, facilitare il passaggio
tra Gaza e Israele, e incoraggiare l'Arabia Saudita e
l'Egitto, come il presidente Mubarak ha proposto, a
ristabilire il dialogo tra Hamas e Fatah'' .

Al Ministero per gli Esteri On. Massimo D'Alema
Signor Ministro,
gli scriventi
fanno appello alla sua autorità perché si faccia promotore
presso il Presidente dello Stato di Israele di un
provvedimento di grazia per la scarcerazione di Marwan
Barghouti, influente personalità palestinese,
illegittimamente arrestato, processato e detenuto nelle
carceri israeliane con altre personalità palestinesi
dell'O.L.P. e di Hamas. L'attuale situazione di conflitto
cruento fra il movimento palestinese di Hamas ed il partito
di Fatah oltre che essere una nuova insopportabile
sofferenza per la popolazione, è la dimostrazione che la
pratica dell'alimentazione del conflitto ideologico,
congiunta con quella della militarizzazione delle parti, non
può che portare allo scontro armato, alla guerra civile e
alla paralisi di ogni trattativa per una giusta pace fra il
popolo palestinese e quello israeliano. Marwan Barghouti,
segretario di Al Fatah in Cisgiordania, insieme ai
rappresentanti di Hamas, e ad altri rappresentanti delle
varie componenti dell'O.L.P. con lui detenuti, l'11 maggio
del 2006, promuoveva un documento firmato anche da Sheick
Abed al Khaleq Alnatsha, della Suprema direzione del
movimento Hamas, nel quale ci si appellava alla concordia
nazionale e, fra l'altro, sollecitava l'entrata dei
movimenti Hamas e Jihad islamico nell'O.L.P. Le posizioni
espresse nel documento delle personalità palestinesi
detenute non sono state seriamente valutate ed è lecito
pensare che sia mancata la volontà politica per attuarle e
che siano mancati i soggetti che potessero autorevolmente
esprimerle nell'azione politica. Nella storia recente si è
spesso verificato che una personalità della resistenza, a
lungo detenuta in regime carcerario, una volta liberata e
messa in condizione di agire politicamente, ha potuto
raccogliere un totale consenso interno e stabilire rapporti
equi e pacifici con quella parte che era stata considerata
avversa.
Riteniamo che
Marwan Barghouti abbia questo carisma e questa possibilità,
anche in un momento così tragico e oscuro. Chiediamo che
Marwan Barghouti e gli altri esponenti politici siano
rimesso in libertà e possano riprendere la loro attività
politica.
Chiediamo che sia tolta
la voce alle armi e sia dato spazio alla politica
Ancora una volta
chiediamo che sia data una chance alla pace.
Comunità palestinese di Roma e Lazio. Samir Al Khariouti,
presidente; Palestina nel cuore. Bassan Saleh, presidente;
Raniero La Valle. VASTI, Che cosa è umano. Scuola di ricerca
e critiche dell'antropologia; Giovanni Franzoni. Amicizia
Italia-Iraq. L'Iraq agli iracheni
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