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La
teologia "cristiano-sionista" del cardinale Kasper
Luigi Copertino
per
www.effedieffe.com
14/07/2007

Il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente del
Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei
Cristiani
Nonostante ogni sforzo profuso
da Benedetto XVI nel tentativo di raddrizzare il timone
della Barca di Pietro, è innegabile che a (s)parlare in nome
della Chiesa, contrabbandando la loro neo-teologia come
magistero indefettibile, siano i teologi modernisti, quelli
stessi che stanno attuando la fronda contro il regnante
Pontefice, intenzionati più che mai a fermare il «restauratore».
Il cardinale Walter Kasper è tra essi un esponente di spicco
potendo agire pubblicamente nella sua veste di presidente
del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei
cristiani, il quale ha al proprio interno una Commissione
della Santa Sede per i rapporti religiosi con l'ebraismo.
Kasper, infatti, è il più accanito sostenitore della
neo-teologia cosiddetta delle salvezze parallele o del
doppio soggetto messianico.
Secondo tale neo-teologia Cristo sarebbe venuto per i soli
gentili avendo gli ebrei la loro via esclusiva di salvezza
che, in quanto tale, non abbisogna della Mediazione di
Cristo.
In tale prospettiva: «la Chiesa […] - afferma il
cardinale Kasper - in quanto 'popolo messianico', non si
sostituisce a Israele, ma vi s'innesta, secondo la dottrina
paolina, mediante l'adesione a Gesù Cristo morto e risorto,
salvatore del mondo, e questo legame costituisce un vincolo
spirituale radicale, unico e insopprimibile da parte
cristiana.
La concezione opposta - di un Israele un tempo (olim)
prescelto, ma poi per sempre ripudiato da Dio e sostituito
ormai dalla Chiesa - benché abbia avuto larga diffusione per
quasi venti secoli, non rappresenta in realtà una verità di
fede, come si vede sia negli antichi simboli della chiesa
primitiva, sia nell'insegnamento dei principali concili, in
particolare del Concilio Vaticano II (Lumen Gentium 16,
Dei Verbum 14-16, Nostra Aetate)».
(1)
Durante un incontro dell'Amicizia ebraico-cattolica,
tenutosi a New York nel 2001, il nostro cardinale tentò di
mediare con la lobby scontenta per il documento di Giovanni
Paolo II, redatto dall'allora cardinal Ratzinger, «Dominus
Iesus», sull'Unicità della Mediazione Salvifica di Gesù
Cristo.
In tal occasione affermò che «la Grazia di Dio, che è la
Grazia di Gesù Cristo secondo la nostra fede, si è resa
disponibile a tutti. Per questo la Chiesa crede che il
giudaismo, cioè la risposta fedele del popolo ebraico al
patto irrevocabile con Dio sia fonte di salvezza per loro,
perché Dio mantiene le sue promesse».
In altri termini, per pura politica ecumenica, Kasper non ha
esitato a gettare a mare i Vangeli e duemila anni di
magistero ecclesiale da ultimo confermato, appunto, dalla
«Dominus Iesus»
(2),
alla quale si è recentemente, proprio in questi giorni,
aggiunto un ulteriore documento, sulla stessa linea, della
Congregazione per la Dottrina della Fede.
L'insistenza del cardinale in favore di questa neo-teologia
ha dell'incredibile.
Nel 2002, al Boston College,
egli proclamava la salvezza per gli ebrei se, seguendo la
loro coscienza, credono «… nelle promesse di Dio così
come le comprendono loro, nella loro tradizione religiosa,
perché in tal caso si troverebbero in linea con i piani di
Dio che per noi giungono al loro completamento storico con
Gesù Cristo».
(3)
E' evidente che distinguendo, in ordine alla salvezza, un «per
loro» da un «per noi», Kasper afferma che
esistono due vie parallele di salvezza, di cui una, senza la
Mediazione di Gesù Cristo, esclusiva per il popolo ebreo.
Al contrario, la Chiesa ha sempre insegnato che quella
Mediazione è assolutamente necessaria alla salvezza di
ciascun uomo in qualunque tempo: il modo in cui poi quella
Mediazione agisce nei confronti di chi non appartiene alla
Chiesa è cosa che solo Dio conosce fino in fondo, sicché
nulla impedisce di ritenere che anche ebrei ed islamici si
salveranno ma - attenzione - solo in virtù di Gesù Cristo.
Ebrei ed islamici si salveranno magari per vie a noi
attualmente non pienamente comprensibili ma sicuramente per
la Mediazione salvifica di Cristo, che è l'unica ed
universale Mediazione tra Dio Padre e l'umanità.
Ora, si da il caso che, benché i neo-teologi giudaizzanti
invochino dalla loro il documento del Vaticano II «Nostra
Aetate», la cui genesi fu fortemente influenzata dalle
pressioni della lobby ebraica, la loro neo-teologia è in
contraddizione non solo, in verità, con la stessa «Nostra
Aetate», se rettamente interpretata alla luce della
millenaria tradizione ecclesiale, ma, ed è ciò che conta di
più, con l'ininterrotta tradizione e l'indefettibile ed
infallibile magistero papale ed ecclesiale, dai tempi
apostolici fino ad oggi.
La neo-teologia delle salvezze parallele o del doppio
soggetto messianico, propagandata da Kasper, è infatti falsa
sotto diversi aspetti.
Innanzitutto va osservato che l'antica teologia della
sostituzione - contrariamente a quanto asserisce il
cardinale - non afferma, non potrebbe contro il magistero di
san Paolo, che gli ebrei sono «per sempre» ripudiati da Dio.
La teologia della sostituzione sostiene soltanto che gli
ebrei sono attualmente in uno stato equivoco che finirà solo
alla fine dei tempi.
San Paolo, nella «Lettera ai Romani», lungi
dall'affermare che la Chiesa si innesta su Israele, come
Kasper pretende di fargli dire, rimprovera i suoi
ex-correligionari ebrei per il loro accecamento nei
confronti di Cristo, accecamento che l'apostolo imputa
chiaramente a «durezza del cuore» ossia, in altri
termini, a chiusura spirituale alla trascendenza che libera
dalle pastoie della Legge per donarci l'essenza vera ed
infinita della Legge stessa, ossia l'amore di Dio.
Al tempo stesso, San Paolo, però, non dimenticava di
ricordare ai cristiani che i «fratelli maggiori» saranno un
giorno reinnestati nell'«olivo santo», segno dunque
che oggi - ed è ciò che i facili dialogatori come il
cardinal Kasper dimenticano o fanno finta di dimenticare -
essi ne sono separati. In altri termini se gli ebrei alla
fine dei tempi torneranno alla fede di Abramo adempiutasi in
Cristo Dio-Uomo vuol semplicemente ed evidentemente dire che
essi oggi non hanno la stessa fede di Abramo ma l'hanno,
essi sì e non i cristiani, sostituita con un culto spurio:
il giudaismo post-biblico fondato sul complesso esegetico
talmudico-cabalista.
In secondo luogo che - come afferma Kasper - gli antichi
simboli della «chiesa primitiva»
(4)
e l'insegnamento dei principali Concili non abbiano
consacrato la cosiddetta «teologia della sostituzione»
non è vero.
Come avrebbe potuto tale teologia circolare, incontrastata,
per duemila anni se non fosse stata ritenuta dal magistero
papale ed ecclesiale conforme alla Rivelazione?
Un errore di tal genere, la tranquilla diffusione
di una teologia che ora i neo-teologi giudicano «eretica»,
getterebbe, come getta nella prospettiva infingarda dei
neo-teologi, sospetti drammatici sulla indefettibilità della
Chiesa e sull'infallibilità in materia di fede dei
Pontefici.
Ma, come è evidente, il cardinale Kasper, affermando che
l'insegnamento dei principali concili contrasta con la
teologia della sostituzione, intende palesemente riferirsi
al solo Vaticano II, di cui cita per l'appunto la «Nostra
Aetate», o ad un Vaticano II secondo l'ermeneutica
kasperiana.
Ora, a parte che il Vaticano II non è un Concilio dogmatico,
ma solo pastorale, sicché, come afferma Ratzinger/Benedetto
XVI, leggerlo senza la luce della tradizione, ossia
dell'insegnamento dei 20 precedenti Concili e del magistero
millenario della Chiesa, è inventarsi un Vaticano II diverso
da quello effettivo, quali siano in realtà le vere
preoccupazioni del cardinale è lasciato intendere
direttamente dalle sue parole: «Il dialogo e la
collaborazione tra cristiani ed ebrei implica, tra l'altro,
che si faccia memoria della parte che i figli della Chiesa
hanno potuto avere nella nascita e nella diffusione di un
atteggiamento antisemita nella storia e di ciò si chieda
perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di
riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele».
(5)
La faciloneria con cui questi cardinali neo-teologi parlano
di storia, imputando, senza senso critico, colpe generiche e
storicamente decontestualizzate ai cristiani, è incredibile.
Con questa metodologia ben si potrebbe dire - in un'ottica
anticristiana - che i crociati dell'XI-XII secolo oltre ad
essere violenti ed arroganti fossero anche stupidi perché si
ostinavano ad andare in Terra Santa a piedi o via mare, con
enormi sacrifici e fatiche, quando al contrario sarebbe
stato più facile ed economico organizzare un bel ponte
aereo!
Con questo paradosso si ridicolizzano tutti coloro, compresi
i vari Kasper e saccenti ecclesiastici, che usano fare
dell'anacronismo storico e pretendeno che i cristiani dei
secoli passati ragionassero con schemi culturali moderni.
(6)
In terzo luogo la neo-teologia di cui si fa portavoce il
cardinale Kasper è fondata su una palese falsificazione
ermeneutica della dottrina di San Paolo.
Infatti, l'apostolo delle genti nel capitolo 11, 16-24 della
«Lettera ai Romani» chiama «olivo santo» la
fede di Abramo intendendo per tale, né poteva essere
diversamente date le stesse parole di Cristo in Giovanni.
8,58 («Prima che Abramo fosse, Io sono»), il
cristianesimo ante litteram.
Quindi, l'apostolo passa ad affermare che da questo «olivo»
l'Israele post-biblico, a causa - lo abbiamo già ricordato -
del suo «indurimento di cuore», è stato «reciso».
Gli israeliti che non hanno riconosciuto Cristo
sono, per San Paolo, «rami tagliati» per far posto ad
altri «rami», agli «oleastri», ossia ai
gentili, che così sono chiamati anch'essi da Dio alla
salvezza. L'esegesi paolina deve essere letta, per essere
interpretata nel suo vero senso, alla luce delle parole di
Cristo in Giovanni 15, 5-6 «Io sono la vite e voi i
tralci. Chi rimane in me e Io in lui, fa molto frutto,
perché senza di me non potere fare nulla. Chi non rimane in
me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi li
raccolgono e li gettano nel fuoco e li bruciano».
Per San Paolo, dunque, la caduta di Israele ha permesso la
salvezza dei pagani e ciò, con tutta evidenza, significa che
Israele, sebbene soltanto temporaneamente, in attesa della
fine dei tempi, è fuori dall'«Alleanza non revocata»,
ossia dalla Rivelazione di Dio ad Abramo compiutasi in
Cristo. Alleanza che, intesa come complesso unitario di
Vecchio e Nuovo Testamento, è detta «non revocata»
non nel senso che essa coincida, attualmente, con il
giudaismo talmudico-cabalista post-biblico, come sostengono
i neo-teologi alla Walter Kasper, ma nel senso, per
l'appunto insegnato da San Paolo, che tale Alleanza,
inizialmente pattuita nella sua forma Antica, è stata
definitivamente adempiuta nella, e superata dalla, Nuova
Alleanza stabilita da Cristo e che pertanto solo in Cristo,
e non nell'Israele post-templare, essa ha trovato la sua
continuazione e, quindi, la sua «irrevocabilità».
Al modo, cioè, del contratto definitivo che, includendolo,
perfeziona e prende il posto del preliminare nell'unico
patto tra i contraenti, ossia, fuor di metafora, Dio e
l'umanità.
Nella «Lettera ai Romani», San Paolo non usa mai,
come forzando il senso del testo pretende di sostenere
Kasper, l'espressione «Alleanza non revocata»
attribuendola agli ebrei post-biblici ma sempre e solo alla
fede di Abramo, all'«olivo santo», dal quale
l'apostolo afferma chiaramente che l'antico Israele ha in
pratica apostatato.
A riguardo degli ebrei post-biblici, San Paolo afferma
chiaramente che essi, essendo stati un tempo eletti, ossia
scelti, da Dio, «sono amati, a causa dei padri, perché i
doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Romani
11,28-29).
Con ciò l'apostolo intende dire che il popolo ebreo,
chiamato per primo da Dio, non sarà dimenticato nella sua
attuale caduta perché, appunto, amato non per l'attuale sua
apostasia ma per la fede dei loro padri, fede che con il
rifiuto di Cristo è stata da loro rinnegata, e che pertanto
essi alla fine dei tempi, e solo alla fine dei tempi, in
virtù di quell'antica elezione che Dio non ha dimenticato,
in quanto Dio mantiene sempre le sue promesse, sarà
reinnestato nell'«olivo santo» della Rivelazione,
nell'albero della vita che è la Croce di Cristo, il Logos
fattosi Uomo.
E' chiaro, pertanto, che per San Paolo come per l'unanimità
dei Padri della Chiesa (e l'insegnamento unanime dei Padri
gode, al pari del magistero pontificio, di infallibilità), e
come per secoli la Chiesa ha predicato dai pulpiti, l'antico
Israele è stato sostituito dalla Chiesa che è il «nuovo
Israele», non più carnale ma spirituale, innestato al
posto del primo sull'«olivo santo».
Piuttosto, ed è questo che la pastorale,
al fine di evitare le mancanze di carità verso gli ebrei di
certi cristiani del passato, non però tutti né la
maggioranza, dovrebbe oggi ricordare costantemente, senza
per questo cambiare la dottrina tradizionale dei Padri, San
Paolo, nello stesso passo sopra ricordato della «Lettera
ai Romani», si preoccupava di ammonire i cristiani
affinché essi non si insuperbissero, a loro volta, contro
gli ebrei, sicché possa accadere loro quel che, per
superbia, è accaduto agli israeliti, ovvero la recisione
dall'albero della vita, dall'«olivo santo» della
Rivelazione.
Come possa, dunque, un cardinale di santa romana Chiesa, se
non per una evidente sebbene silente apostasia dalla
sapienza eterna, primordialmente rivelata all'umanità in
Adamo innocente, e poi storicamente incarnatasi prima nella
fede di Abramo e, in forma figurata, nella storia del popolo
israelita e, poi, definitivamente e realmente in Cristo,
affermare che «la Chiesa in quanto popolo messianico non
si sostituisce a Israele ma vi si innesta»,
identificando in tal modo il vecchio Israele, ramo reciso,
con l' «olivo santo» della Rivelazione adamitica primordiale
adempiutasi definitivamente in Cristo, attribuendo inoltre
tale scemenza addirittura a San Paolo, è un «mistero»
che senza dubbio rientra in quell'atmosfera «affumicata»,
nel senso del «fumo di Satana penetrato nel tempio»
di cui si lamentava Paolo VI, disilluso dalle avventure
della neo-teologia postconciliare, che da decenni ormai si
respira nella Chiesa.
E' che si tratti di «fumo venefico» viene confermato
da Kasper quando nel ricordare che nel 1928 la sede
apostolica, allarmata dall'antisemitismo razziale, che è
cosa del tutto moderna e per nulla cristiana
(7),
definiva l'antisemitismo «odium adversus populum olim a
Deo electum» (AAS XX/1928, pagine 103-104), afferma che,
a settantacinque anni di distanza, è necessario modificare
quella sentenza eliminando quell'«olim» («un tempo»).
A questo punto ci sia consentito osservare che la
neo-teologia alla Kasper, camuffata con i sacri paramenti
cattolici, è del tutto simile a quella, di matrice
protestante, proclamata dai cristiano sionisti americani e
dai loro apocalittici telepredicatori.
Un teologo cristiano-sionista, Kenneth Wuest, afferma
esplicitamente che: «il Nuovo Testamento è un patto fatto
con la nazione ebraica».
(8)
Wuest, con tale espressione, intende evidenziare il nucleo
profondamente talmudico del sionismo cristiano.
Per il cristiano-sionismo,
infatti, il popolo ebreo è in realtà il «messia collettivo»
al quale i «cristiani rinati», ossia i sionisti
cristiani, ed essi soli, si agganciano, mediante Cristo, per
partecipare, con il titolo di «ferventi noachici delle
nazioni», alla imminente teocrazia messianica di
Israele, al regno messianico futuro, che, dopo
l'apocalittica battaglia di Armageddon, inaugurerà il «millennio»
di felicità in terra, nell'aldiquà, secondo
l'interpretazione letterale, da sempre rigettata dalla
Chiesa cattolica, del capitolo 20 dell'Apocalisse.
Nel sionismo cristiano Cristo non è più il Logos giovanneo
(9)
ma è innanzitutto ed essenzialmente un «ebreo», che
rende possibile la partecipazione di alcuni noachici al
regno millenario di Israele. Anziché essere «prima di
Abramo» nella teologia cristiano-sionista Cristo è «figlio
di Abramo».
Diventa così palese che come per altre sette di derivazione
avventista, si veda il caso dei Testimoni di Geova, anche
per il cristiano-sionismo, implicitamente, Gesù Cristo non è
vero Dio e vero Uomo ma soltanto uomo.
Si tratta di una inconfessata «riduzione umanitaria» di
Cristo che rappresenta il frutto maturo di quella velenosa
de-ellenizzazione del cristianesimo iniziata, come ha
ricordato Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006, con Lutero.
La Chiesa clericale, quella dei cardinali come Walter
Kasper, ha sequestrato la fede al popolo.
Essa parla troppo del superfluo ma tace sulle questioni
essenziali.
Come ricordava a suo tempo Maurizio Blondet, la domanda
essenziale oggi è: il ritorno degli ebrei in terra santa, il
loro feroce recupero del «sacro» esclusivismo, la loro
potenza militare virulenta, sono segni apocalittici?
E precisamente: sono segni dell'imminente «regno di Dio»
o dell'Anticristo?.
(10)
Oltre settanta milioni di protestanti fondamentalisti
americani ritengono che il ritorno degli ebrei in terra
santa sia un segno dell'imminenza del «regno di Dio»
e che per questo l'America «cristiana» deve essere al
fianco di Israele nella lotta contro il satanico Islam.
Al contrario, fedele all'insegnamento unanime dei Padri
della Chiesa, il Monte Athos, centro spirituale della Chiesa
ortodossa, ha sancito che lo Stato di Israele è un segno
Anticristico.
(11)
I musulmani, dal canto loro, sono sempre più convinti che
stanno combattendo contro il Dajjal,
l'«impostore» dei tempi ultimi.
Persino i pii rabbini del Neturei Karta, pur esplicitamente
talmudici, sono convinti che l'Israele sionista sia una
blasfema bestemmia contro il Dio di Abramo ed aspettano che
il vero tempio discenda, come la città santa
dell'Apocalisse, dal cielo, da Dio, rigettando come blasfemo
ogni progetto di ricostruzione del tempio di Gerusalemme da
parte del rabbinato sionista.
Solo la Chiesa cattolica - che parla troppo - tace su questo
punto.
Sull'orlo estremo della storia,
sforna insipidi neo-teologie come quella proclamata dal
cardinale Kasper.
Gesù indicò come segno dei tempi oscuri la perdita della
Fede: «se il sale diventa insipido... sarà buono solo ad
essere calpestato».
La «chiesa» di Kasper, come la sua neo-teologia, è,
appunto, insipida.
Luigi Copertino
Note
1) Confronta Commissione per i rapporti religiosi con
l'ebraismo, IV giornata europea della cultura ebraica,
riflessioni del cardinale Water Kasper, «Antisemitismo:
una piaga da guarire», in
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/relations-jews-docs/rc_pc_chrstuni_doc_20030908_kasper-antisemitismo_it.html
2) Citato da Michael E. Jones
«La conversione dell'ebreo rivoluzionario»,
effedieffe.com, 07/01/2007. Nella «Dominus Iesus» è,
contrariamente alle dichiarazioni di Kasper, testualmente
affermato: «Si tratta di una sola economia salvifica di Dio
Uno e Trino, realizzata nel mistero dell'incarnazione, morte
e risurrezione del Figlio di Dio, attuata con la
cooperazione dello Spirito Santo ed estesa nella sua portata
salvifica all'intera umanità e all'universo: 'Gli uomini non
possono entrare in comunione con Dio se non per mezzo di
Cristo, sotto l'azione dello Spirito' ». Le dichiarazioni di
Kasper sono contrarie anche all'enciclica di Giovanni Paolo
II, «Redemptoris Missio», nella quale è chiaramente
affermato: «Cristo è l'unico salvatore (Giovanni 14,6) di
tutti, colui che solo è in grado di rivelare Dio e di
condurre a Dio. Alle autorità religiose giudaiche che
interrogano gli apostoli in merito alla guarigione dello
storpio, da lui operata, Pietro risponde: 'Nel nome di Gesù
Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha
risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo...
in nessun altro c'è salvezza: non vi è infatti altro nome
dato agli uomini sotto il cielo, nel quale sia stabilito che
possiamo essere salvati'. (At 4,10)… la salvezza non può
venire che da Gesù Cristo».
3) Citato da Michael E. Jones «La conversione…»,
opera citata Kasper, in seno alla Chiesa, non è l'unico a
proclamare dichiarazioni in linea con la neo-teologia
ereticale. Sempre Michael E. Jones ci informa che
nell'agosto 2002, il Comitato dei Vescovi degli Stati Uniti
per gli Affari Ecumenici ed Interreligiosi, sotto la
direzione del cardinale William Keeler, in collaborazione
con il Consiglio Nazionale delle Sinagoghe degli Stati
Uniti, ha pubblicato un documento intitolato «Reflections on
Covenant and Mission», nel quale si afferma: «Una più
profonda valutazione cattolica del patto eterno fra Dio e il
popolo ebraico, in aggiunta all'ammissione che il popolo
ebraico ha ricevuto il mandato di adempiere ad una missione
divina perché fosse testimone dell'amore fedele di Dio, ci
fa concludere che le campagne di conversione al
cristianesimo rivolte agli ebrei non siano più accettabili,
da un punto di vista teologico, da parte della Chiesa
cattolica». Per attenuare l'impatto ereticale di tale
documento, il cardinale Keeler affermò che esso non doveva
essere considerato alla stregua di una posizione ufficiale
dei vescovi americani ma che rifletteva soltanto «lo stato
della comprensione tra i partecipanti» al dialogo «tra
cattolici ed ebrei». Il documento, perciò, non è mai stato
promulgato in veste ufficiale dalla Conferenza Episcopale
Americana in quanto, con tutta evidenza, Roma non ne voleva
alcuna valenza ufficiale.
4) E' sintomatica della sottovalutazione
dispregiativa del cardinale nei confronti del Corpo Mistico
di Cristo il fatto che egli usa riferirsi alla Chiesa senza
la «C» maiuscola e che la definisca «primitiva». La Chiesa
non è mai stata «primitiva» come si trattasse di un soggetto
storicamente in evoluzione e, dunque, in trasformazione per
quanto riguarda la sua essenza indefettibile. In verità la
Chiesa è nata, dalla ferita del costato di Nostro Signore
Gesù Cristo sulla Croce, già tutta integra sebbene, come chi
dalla potenza deve passare all'atto, non ancora pienamente
sviluppata in tutte le sue potenzialità che si sono
estrinsecate con il trascorrere dei secoli.
5) Confronta Commissione per i rapporti religiosi con
l'ebraismo, IV giornata europea della cultura ebraica,
riflessioni del cardinale Water Kasper, «Antisemitismo: una
piaga da guarire», in ibidem.
6) Schemi culturali moderni che non è poi detto che
fossero sempre e comunque migliori di quelli di un tempo,
quando certamente non si conosceva il concetto moderno di
tolleranza, quello relativista, di concezione massonica, che
rende tutte le religioni un affare privato del quale lo
Stato (anche quando - anzi soprattutto quando - come negli
USA è lasciata alle «chiese» libertà di organizzazione) deve
disinteressarsi, ma si conosceva e si praticata, certamente
tra alti e bassi, una tolleranza di fatto costruita dalle
fedi stesse, dalla storia e dalle secolari consuetudini di
rapporti e scambi culturali ed economici tra le diverse
comunità. Tolleranza di fatto che non impediva certo
posizioni di egemonia di una comunità religiosa sull'altra e
viceversa, posizioni egemoniche che nascevano dai rapporti
politico-economici del momento e non da presunti «mandati
divini» (ciò vale non solo per il cristianesimo ma anche per
l'islam: la «crociata» cristiana ed il jihad islamico così
come la «missione/conversione» in ambito cristiano e la
«protezione/subordinazione dei dhimmi» in ambito mussulmano
avevano una valenza molto più complessa nei confronti degli
«infedeli» di quel che la vulgata oggi suppone) ma che,
consentendo comunque la convivenza tra civiltà, non
pretendeva di fondarsi sulla negazione delle reciproche
identità.
7) L'antisemitismo razziale è, infatti, del tutto
inspiegabile senza l'occultismo esoterico e teosofico
ottocentesco, il positivismo scientista e la falsa scienza
darwiniana. Ma tali origini dell'antisemitismo sono solo
accennate da Kasper che preferisce masochisticamente
dilungarsi sul «mea culpa» per il contributo - tutto da
dimostrare senza cadere nell'anacronismo storico! - che il
tradizionale «antigiudaismo cristiano» avrebbe dato
all'emergere dell'antisemitismo nazista.
8) Confronta K. Wuest «Gli Ebrei nel Nuovo
Testamento», Greco, 1947, pagina 14.
9) Proprio perché Egli è il Logos, il Verbo di Dio
Padre, spettano a Lui, ed a Lui soltanto, titoli archetipici
e messianici come Uomo Universale, Figlio dell'Uomo, Secondo
Adamo, Sacerdote in Eterno al modo di Melchisedeq. Titoli
sui quali l'esegesi patristica ha avuto modo di meditare in
intense e sublimi pagine teologiche.
10) Confronta Maurizio Blondet
«Crisi della Chiesa» in
effedieffe.com, 26/10/2004.
11) Infatti, i Padri della Chiesa hanno profetizzato
che l'avvento dell'Anticristo avrebbe coinciso con il
trionfo di Israele e la ricostruzione del tempio a
Gerusalemme. Israele, affermavano unanimi i Padri, e sulla
loro scorta i Dottori medioevali, visto che ha rifiutato il
Messia accoglierà come proprio capo l'anti-messia. Ecco, per
chi voglia documentarsi, un cospicua rassegna di sentenze
irreformabili dei Padri sulla questione. San Ireneo («Contro
le eresie», II secolo): «L'Anticristo ingannerà gli ebrei ad
un punto tale che essi lo accetteranno come Messia e lo
adoreranno»; «Al tempo del suo regno, l'Anticristo disporrà
che Gerusalemme venga ricostruita in magnificenza, ne farà
una grande e popolosa città, seconda a nessun'altra nel
mondo, e ordinerà che il suo palazzo venga costruito lì».
San Ippolito («Discorso del beato Ippolito, vescovo e
martire, sull'Anticristo», III secolo): «… l'Anticristo …
deve ristabilire il regno degli ebrei … egli amerà
soprattutto la nazione degli ebrei … nascerà dalla tribù di
Dan … erigerà il tempio a Gerusalemme, lo ristabilirà in
breve tempo e lo consegnerà agli ebrei. E allora si
insuperbirà verso ogni uomo; proferirà bestemmie contro Dio
…». San Cirillo vescovo di Gerusalemme («XV catechesi
battesimale. Sul secondo avvento di Cristo, sull'ultimo
giudizio e sul suo Regno che non avrà mai fine», IV secolo).
«… l'Avversario, prendendo l'abbrivio dall'attesa dei
semplici e specialmente di quelli della circoncisione,
preverrà l'avvento del vero Cristo col suscitare un uomo …
che usurperà il potere imperiale tra i romani e il nome di
Cristo tra i giudei, per trarre in inganno i pagani … e i
giudei con il nome del Messia che ancora attendono …
L'Anticristo … usurperà … l'impero romano … Dapprincipio si
mostrerà ragionevole e saggio, simulando benignità,
moderazione e clemenza; ma dopo aver tratto i giudei a
seguirlo come il Messia aspettato … sopravanzerà per
comportamenti disumani e iniqui gli ingiusti ed empi suoi
predecessori … Sarà versipelle e maldisposto con tutti, ma
specialmente con noi cristiani …. Paolo aggiunge:
'L'Avversario s'innalzerà sopra ogni essere che viene detto
Dio o è oggetto di culto … fino a sedere nel Tempio di Dio'.
Di quale Tempio parla? Di quello giudaico ormai distrutto …
Se si presenterà ai giudei come Cristo con la pretesa di
essere da loro adorato, lo farà per sedurli più facilmente:
col prendersi cura della ricostruzione del tempio di
Salomone vorrà farsi credere della stirpe di Davide».
Sant'Efrem Siro («Sermoni», IV secolo), il quale conferma
anche l'altra dottrina di san Paolo sulla finale conversione
degli ebrei: «Si preparerà l'uomo di iniquità e venendo
entrerà in Gerusalemme; riedificherà e stabilirà Sion, si
proclamerà Dio ed entrando nel tempio vi siederà, come
scrisse l'apostolo, come se fosse Dio … Quando l'Anticristo
inizierà ad imperversare, gli ebrei dubiteranno che egli sia
realmente il Messia. Egli allora toglierà agli ebrei le loro
cariche e tratterà molti di loro peggio dei cristiani».
Anche sant'Agostino (IV-V secolo) nel capitolo XX de «La
Città di Dio» ricorda la convinzione patristica sulla finale
conversione degli ebrei intesa, appunto, come ritorno all'
«olivo santo», da essi ora abbandonato: «… non assurdamente
si ritiene che il pensiero, espresso dall'Apostolo con le
parole: 'Frattanto chi ora lo trattiene lo trattenga finché
esca di mezzo', si riferisca all'Impero di Roma … Non v'è
dubbio che in: 'E allora sarà rivelato l'empio', è indicato
l'Anticristo … E' assai ricorrente nelle parole e nei
sentimenti dei fedeli che i Giudei, nell'ultimo tempo prima
del giudizio, crederanno nel Cristo vero (il che significa
che in precedenza hanno creduto in un «cristo falso», ndr),
cioè nel nostro Cristo attraverso l'esposizione della Legge
per mezzo del profeta .. Elia … Quando (Elia) verrà,
spiegando secondo lo spirito la Legge che attualmente i
Giudei interpretano secondo la carne, 'volgerà il cuore del
padre al figlio', cioè il cuore dei padri ai figli … Questo
il significato: che anche i figli, cioè i Giudei,
comprenderanno la Legge come l'hanno compresa i loro padri,
cioè i Profeti tra i quali v'era anche Mosé … in modo che i
Giudei amino il medesimo Cristo, che è il nostro, mentre
prima lo odiavano». Si noti che in tale passo sant'Agostino
richiama l'altra tradizione patristica sul ritorno, prima
del manifestarsi dell'Iniquo, del Profeta Elia a predicare
tra gli ebrei perché la loro conversione impedirebbe
all'Anticristo di palesarsi: non è chiaro in queste antiche
tradizioni se il tentativo di Elia, a cui altri Padri
accompagnano anche Enoch, sia destinato a successo. In
alcune versioni, Enoch e/o Elia saranno martirizzati
dall'Anticristo: e questo sembra in qualche modo collegabile
anche all'escatologia islamica del Mahdi, il «Ben Guidato»,
che apparirà prima della fine dei tempi per essere
martirizzato dall'Anticristo, dopodichè, all'aprirsi dei
cieli, la Parusia di Issa, ossia di Gesù, Verbo di Allah e
figlio della Vergine Myriam, che verrà ad uccidere
l'Anticristo. Proseguendo nella nostra rassegna dei Padri e
Dottori della Chiesa, San Giovanni Crisostomo («Omelia sulla
seconda Lettera ai Tessalonicesi», IV-V secolo): «… l'impero
romano sarà distrutto dall'Anticristo… Ma chi è egli? … si
tratta di un uomo, 'e s'innalza sopra ogni essere che viene
detto Dio o è oggetto di culto' (2Tes 2,4). Egli non
introdurrà l'idolatria, ma sarà una sorta di oppositore di
Dio; abolirà tutti gli dei, ordinerà agli uomini di adorare
lui anziché Dio e siederà nel tempio, non solo in quello di
Gerusalemme ma anche in ogni chiesa…». San Girolamo
(«Epistola CLI ad Algasiam, quest. II; Commentarium in
Danielem, 11, 24», IV-V secolo) commentando Giovanni 5,43,
«Io sono venuto a voi nel nome del Padre mio e non mi
ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, voi lo
riceverete», afferma: «Non c'è dubbio che in 'quest'altro'
che Gesù dice verrà di propria autorità e che sarà ricevuto
dai Giudei, Egli intendesse parlare dell'Anticristo».
Tiranio Rufino («Spiegazione del Simbolo», IV-V secolo): «…
l'Anticristo del quale proprio il Signore ha fatto ai Giudei
questa predizione nel Vangelo: 'Io sono venuto in nome del
Padre mio e non mi avete accolto; verrà un altro in nome
proprio e questo lo accoglierete (Giovanni 5,43)». San
Giovanni Damasceno («De Fide Orthodoxa», VII-VIII secolo):
«… il Signore disse loro (agli ebrei): 'Sono venuto nel nome
del Padre e non mi avete ricevuto. Se un altro verrà in suo
nome, lui lo riceverete' . E l'apostolo: 'perché non hanno
accolto l'amore della verità per essere salvi. E per questo
Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano
alla menzogna: e così siano condannati tutti quelli che non
hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito
all'iniquità'. Per cui gli ebrei non hanno ricevuto il
Signore Gesù Cristo e Dio, anche se Egli era il Figlio di
Dio, ma l'impostore che dice di essere Dio lo riceveranno.
Perché si farà chiamare Dio … E l'Apostolo: 'Nessuno vi
inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire
l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio
della perdizione, colui che si contrappone e si innalza
sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto,
fino a sedere nel tempio di Dio' - non comunque nel nostro
ma in quello del passato, quello degli ebrei, perché egli
non (inizialmente) verrà da noi ma dagli ebrei… Ed Enoch ed
Elia il Tisbita saranno inviati per 'ricondurre i cuori dei
padri verso i figli' vale a dire condurre la sinagoga a
nostro Signore Gesù Cristo e alla predicazione degli
Apostoli». San Rabano Mauro («Scritti», IX secolo):
«L'Anticristo … ricostruirà il tempio di Gerusalemme e farà
di Gerusalemme la capitale del mondo…». Sant'Anselmo
(«Discorso sull'Anticristo» , XI-XII secolo): «… Il tempio
che Salomone costruì, essendo stato distrutto …, egli
(l'Anticristo) lo riedificherà, si farà circoncidere, e
pronuncerà la menzogna che egli è il figlio di Dio
Onnipotente … Verso la fine del mondo l'Anticristo attrarrà
a sé i cuori degli ebrei con la sua grande generosità e
l'atteggiamento benevolo, tanto che essi lo loderanno come
un semi-dio. Gli ebrei parlando tra loro diranno: 'Non c'è
in tutta la nostra generazione un uomo più virtuoso, giusto
e saggio. Fra tutti gli uomini egli sarà certamente capace
di liberarci da tutti i nostri patimenti». Infine, san
Tommaso d'Aquino («Commento a II Tess. II, 1-3», XIII
secolo): «Ci sono due cose: la ribellione che precede
l'Anticristo e la venuta dell'Anticristo. La fede deve
essere prima accolta in tutto il mondo e poi molti devono
abbandonarla. Altri parlano di ribellioni contro l'Impero
Romano a cui tutto il mondo era assoggettato, ma le nazioni
rifiutarono l'Impero e l'Anticristo non è venuto. Altri
sostengono che l'Impero Romano non ha realmente cessato di
esistere ma si è semplicemente trasformato da regno
temporale in regno spirituale. In questo senso la ribellione
deve essere contro la Fede Cattolica della Chiesa Romana.
Questo è abbastanza logico. Cristo venne quando tutti erano
sottomessi a Roma: perciò, un vero segno della venuta
dell'Anticristo è la ribellione contro Roma. … Egli
(l'Anticristo) affermerà di essere Dio e uomo, e così in
tale veste si siederà nel tempio. Alcuni dicono che
l'Anticristo è della tribù di Dan e che perciò gli ebrei in
un primo momento lo riceveranno e ricostruiranno il tempio
di Gerusalemme, e sarà in questo tempio che egli siederà.
Altri, tuttavia, sostengono … che egli siederà nella Chiesa,
nel senso che molti della Chiesa lo riceveranno». Si notino
due fatti. In primo luogo, se è vero che la Chiesa
cattolica, come dice l'Aquinate, è l'erede spirituale di
Roma, sicché Dante poteva cantare la «Roma onde Cristo è
romano» (ciò sia di smentita per tutte quelle
interpretazioni che identificano la Babilonia
dell'Apocalisse con l'Impero Romano: l'Apostolo parlava
piuttosto della degenerazione «orientaleggiante» della
romanità incarnata dal potere illegittimo di decadenti
imperatori come Nerone, sobillati contro i cristiani, come
ricorda la latinista Ilaria Ramelli, dalla comunità ebraica
locale, e non della romanità in sé provvidenzialmente
preordinata da Dio all'Incarnazione del Verbo ed alla
diffusione del cristianesimo) è anche vero, e significativo,
che sul piano storico l'ultima residuale sovranità che, in
qualche modo, poteva vantare un'ascendenza ideale fino
all'Impero Romano è stato l'Impero Asburgico, scomparso nel
1918, il cui ultimo Imperatore, Carlo d'Asburgo, è stato, in
un'ottica di provvidenzialità non casualmente, innalzato
sugli altari da Giovanni Paolo II. In secondo luogo, è alla
tradizione patristica ed ecclesiale circa il ruolo
anticristico del giudaismo post-biblico, ma anche a quella
della conversione finale degli ebrei, che si è ampiamente
ispirato Solov'ev nel suo noto «Racconto dell'Anticristo».
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