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Notizie
dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. xx (italiano),
del xx/x/2007
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Il cristiano Vanunu
di Giorgio Bernardelli
Porta
di Jaffa un po' particolare oggi: invece di rilanciare un
commento riprendiamo una notizia dai siti israeliani, non
sapendo se e quanto la stampa italiana vorrà occuparsene.
L'articolo
che riprendiamo dal quotidiano Yedioth Ahronot racconta infatti che un giudice
ha stabilito che Mordechai Vanunu deve tornare in carcere. Vanunu è un tecnico
nucleare israeliano che (da metà anni Settanta a metà anni Ottanta del
Novecento) lavorava alla centrale di Dimona e che ha già scontato per intero una
condanna a diciotto anni di carcere per aver rivelato per motivi di coscienza a
un quotidiano britannico alcune notizie sull'arsenale nucleare israeliano. Ora è
stato condannato, infatti, ad altri sei mesi di reclusione per aver violato
quindici dei divieti impostigli al momento del rilascio, nel 2004. Tra questi il
più significativo è aver rilasciato interviste a giornalisti stranieri.
La vicenda Vanunu è un caso internazionale di cui si parla ormai da anni.
Compare puntualmente in tutti i rapporti sulle violazioni dei diritti umani in
Israele. Eppure quest'uomo ha dovuto scontare per intero la sua condanna. E
anche dopo non è tornato a essere un cittadino libero, ma ha dovuto fare i conti
con pesanti limitazioni. Alcuni aspetti, in particolare, meritano di essere
sottolineati: Vanunu ha sempre sostenuto di essere stato rapito a Roma nel 1986
perché ingannato dalle lusinghe di un'agente donna del Mossad. Lo ha ripetuto
davanti alle telecamere dopo il suo rilascio nel 2004. Nel caso in cui le
affermazioni di Vanunu fossero provate la similitudine tra il suo e il caso di
Abu Omar risulterebbe evidente: entrambe le azioni sarebbero state realizzate da
un servizio segreto straniero sul territorio nazionale italiano. Con la
differenza, però, che Vanunu non è accusato di aver preparato alcun attentato,
ma di un'intervista rilasciata per motivi di coscienza (anche se
comprensibilmente lesiva degli interessi dello Stato di Israele).
Perché, allora, in Italia c'è un processo in corso sul caso Abu Omar mentre
nessuno si muove per garantire che Vanunu, almeno ora, possa lasciare il suo
Paese come vorrebbe? In un settore come quello nucleare, dove pochi anni
equivalgono a un balzo tecnologico enorme, possibile che, essendo ormai
trascorsi vent'anni dai fatti, non siano state prese tutte le contromisure
contro il pericolo rappresentato dalle dichiarazioni dell'ingegner Vanunu?
Infine: Vanunu è un cristiano anglicano. E tra le quattordici violazioni che gli
sono addebitate c'è quella di aver provato a recarsi a Betlemme la notte di
Natale dell'anno scorso. In questi tempi in cui così tante persone sembrano
scoprire il problema della libertà religiosa negata ai cristiani, qualcuno si
preoccuperà anche della libertà religiosa del cristiano Vanunu?
per
TerraSanta.net (Porta di Jaffa)
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