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Anno II, Comunicato n. 77/77 (italiano), del 20-6-2007

 

 

Venti di guerra

Domenico Savino

per www.effedieffe.com

20/06/2007

 
Il giuramento di Nicolas Sarkozy
Altro che Luna Rossa, altro che Torben Grael!
Come fiuta il vento lui - Gianfranco Fini, intendo - l’afterguard della barca di Prada se lo scorda!
E infatti ha perso.
Invece non appena ha capito che il vento gonfiava le vele di Sarkozi, l’ineffabile Gianfranco gli ha scritto pure la seconda prefazione del suo secondo libro, «Testimonianza», edito dalle edizioni Nuove idee, casa editrice legata alla rivista «La Destra» di Fabio Torriero.
Nonostante questo, Sarkozi ha vinto.
Dico «nonostante», perché - fateci caso - Fini porta pure un po’ sfiga: ogni volta che pronuncia la fatidica frase «sono pronto scommettere su un buon risultato del mio partito», simpatizzanti e colonnelli si toccano, con circospezione, ma si toccano!
Rimase memorabile quando dopo il primo turno delle amministrative del ’95 (se non ricordo male) Fini, intervistato da Mentana, sfidò D’Alema ad un confronto per dopo il ballottaggio, sicuro di vincere.
Perse, non si presentò e scomparve dalla circolazione per qualche settimana: «Rivendico il diritto di essere stanco» - sentenziò.
Anche noi, di lui.
Quando alla sua unì la fama di menagramo che accompagna da sempre Mariotto Segni e partorì l’«elefantino», fu una catastrofe.
Alleanza Nazionale crollò al 10, 3%: per quelle elezioni europee propose al suo vecchio elettorato di votare Taradash, un ex-radicale: avesse scelto almeno Ilona Staller il suo elettorato, da sempre un po’ machista, se ne sarebbe fatta almeno una ragione.
Da allora il partito che doveva sfondare la quota del 20%, galleggia tra il l’11 e il 12%.
Quando sostenne il referendum sul maggioritario aveva già innalzato la bandiera della vittoria: peccato che poco dopo la mezzanotte gli comunicarono che gli exit-poll avevano sbagliato e che il quorum non c’era.
Per tre giorni deglutì a fatica.
Io, fossi stato in Sarkozi, la prefazione me la sarei fatta scrivere piuttosto da Segolene Royal.
Ma Sarkozi ama sfidare la sorte e ha vinto comunque.
Anzi, nonostante la prefazione di Fini, ha vinto.
E l’altro ieri ha fatto il bis: non come per le presidenziali, ma può accontentarsi.
Non so se ci avete fatto caso, ma da quando in Francia ha vinto la «destra», la politica internazionale si è messa in movimento.
In Ucraina, per esempio, qualche settimana fa si è mosso l’esercito «arancione» a difesa del presidente, contro i filo-russi.
La Polonia è già schierata.
Dettaglio: gli europei di calcio, ottimo affare, li hanno assegnati a loro e non a noi.
Anche questo lo capirete leggendo…

Torniamo alle cose serie.
Dopo mesi in cui la politica «us-raeliana» segnava il passo e iscriveva nella propria contabilità una sconfitta dopo l’altra, la vittoria di Sarkozi restituisce il buon umore a Washington e a Tel Aviv.
La «vecchia Europa», che si fondava sull’asse franco-tedesco, che non aveva seguito l’America nella sua campagna in Iraq, che si ostinava a guardare anche ad Oriente per stabilire relazioni di buon vicinato con la Russia, che aveva in Chirac e Schroeder due esponenti di una politica internazionale non completamente spalmata sui diktat us-raeliani, non esiste più.
La «vecchia Europa» è stata espugnata ed a farlo sono due figure che rappresentano bene due tra gli idealtipi (i gay ne sono un altro esempio), che saranno usati per perseguire fini inconfessabili: una donna (ex-comunista) ed un immigrato.
La Merkel e Sarkozy sono lì ad annunciare la nuova Europa, ove le donne avranno il potere di eseguire le politiche femministe, antimaterne ed antietniche decise nei circoli illuminati.
Quanto agli immigrati avranno come modello i vari Magdi Allan, esempio perfetto di integrazione, giacchè integrazione nel linguaggio iniziatico significa dissoluzione di ogni identità spirituale e culturale, nell’unico contenitore multiculturale, multireligioso, multietnico cementato dall’ideologia della laicità e dalla ritrovata impotente autorità statuale.
Solve et coagula.
Per fare ciò saranno sapientemente dosati devianza, criminalità e tolleranza, sicchè quest’ultima renderà impotenti e inevase le richieste di «legge e ordine», in modo che l’esasperazione tenga sempre alta la latenza di uno «scontro nelle civiltà»: l’emigrato, il criminale, il bullo, la prostituta, lo stupratore, lo scippatore, il drogato, lo spacciatore saranno figure necessarie dell’«ordine caotico».
Generando disagio e paura, saremo obbligati ad aggrapparci a istituzioni, che per la loro impotenza e indecenza saremo però contemporaneamente portati a disprezzare.
Ed è scientemente voluto che sia così.
Guai se la politica dovesse riprendere la supremazia, guidare le sorti di un Paese, sottomettere a sé il dominio assoluto dell’economia, stabilire davvero legge e ordine, rendere autonoma la propria politica estera: guai se si diffondesse la «sindrome russa».
Oggi la Destra, domani la Sinistra, l’intera classe politica verrà sedotta e abbandonata nel fango dell’affarismo e della corruzione, soggiogando in tal modo la mitica «sovranità popolare» sotto l’immobilismo dell’apparente alternanza.
Coincidentia oppositorum.

Consenso coatto, rinsaldato periodicamente da fatti clamorosi, in grado di suscitare l’indignazione, la rabbia, la frustrazione, lo scandalo e che vengono generati inevitabilmente e spontaneamente da un «brodo di cultura» così concepito: questo lo scenario.
Seguirà qualche sporadica punizione esemplare, che plachi la sete giustizialista delle masse, senza intaccare, anzi rafforzando l’«ordine caotico» istituzionale.
Verrà punito qualche «mariuolo» - politico o comune che sia - per dare il senso che tutto deve cambiare e sta cambiando.
Non fatevi fregare: è solo una strambata, per guadagnare meglio la rotta.
Che resta oggi dell’ondata giustizialista di «mani pulite»?
Gli accusatori di allora sono finiti sul banco degli imputati.
E’ il futuro, il migliore dei mondi possibili, quello che ci siamo meritati, in fondo.
Finchè a casa nostra avremo da un lato una politica percorsa da mestieranti corrotti e ricattabili, finanzieri d’assalto, lobby segrete, servizi deviati, spioni informatici e dall’altro chi insidia la nostra vita quotidiana con le mille devianze microcriminali e noi penseremo che questo sia colpa solo di chi ha un altro colore della pelle, di chi parla un’altra lingua, di chi emette  un altro odore e ha un’altra visione del mondo, finché ci insulteremo tra noi su questioni inessenziali come «le coppie di fatto» e ci appassioneremo per il «Grande Fratello» o gli «Amici» della De Filippi, il nostro destino sarà giustamente quello dei capponi di Renzo.
Finchè non capiremo che questo scenario, su cui è ingannevolmente proiettata la nostra vita individuale e collettiva, è quello in cui, per contro, chi comanda davvero, può muoversi sullo scacchiere internazionale dove si decide il destino del mondo, facendo il comodo suo, tutto quello che ci capiterà ce lo saremo voluti e meritati.
Il destino dell’Occidente è segnato, l’hanno già deciso.
Occorre finire la rivoluzione iniziata l’11 settembre: guerra di civiltà, guerra nelle civiltà, divisione, dissoluzione, distruzione.
Ab chaos ordo.
Diavolerie insomma (da dia-ballo, che vuol dire appunto «divido», in lingua greca).
Sono le doglie messianiche, cominciate lo scorso anno con lo stupro israeliano del Libano: le doglie del nuovo Medio-oriente, come vaticinò Condoleeza Rice.

Non vi piace?
Non fatevi troppe illusioni.
Bisogna essere molto forti in questo momento per resistere, bisogna avere uno sguardo sottile e un cuore grande.
Ad esempio, se per caso non proveremo abbastanza passione per questo «destino del mondo», vedrete che riusciranno a rendercene partecipi.
Ci obbligheranno a provare sul nostro «fronte interno» gli stessi sentimenti dei «nostri ragazzi», mandati in giro per il mondo a combattere e morire per noi (così ci fanno credere).
Oggi ci fanno odiare gli «stranieri», ce li fanno disprezzare, dopo averli fatti arrivare in nome dei diritti.
Difendiamo la nostra identità, ma senza l’odio isterico: «Amate i vostri nemici».
A chi giova?
Una, dieci, cento mille banlieu è il loro motto, uno, dieci, cento, mille Sarkozi, la loro speranza.
Sarkozi, creato a tavolino, è riuscito proprio bene.
Di «destra», eppure già così progressivo, così femminista (7 donne al governo, altro che quote rosa!), così moderno, così atlantico!
Di «destra», eppure anche lui rivoluzionario - avete notato? - come i trotzkisti della cricca di Bush.
Come cambia la Destra: una volta era persino reazionaria, virile, antica, patriottica.
Oggi è Sarkozi; povero De Gaulle!
Sarkozi è al potere e si vede, è l’interruttore e la luce, è arrivato lui e tutto si è messo in moto.
E’ bastata la sua elezione e l’aviazione israeliana ha ripreso a bombardare la Striscia di Gaza.
Gli eventi erano stati preparati così bene, che il resto l’hanno fatto da solo i reclusi di Gaza: si sono scannati da soli.
E’ una sindrome che gli psicologi del profondo ed i sociologi conoscono bene.
Nell’impossibilità di colpire il carnefice, le vittime si scannano tra loro.

Poco più a nord, nel Libano, una «improbabile» al-Qaeda, si è infiltrata tra i rifugiati del campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, facendo riesplodere l’inferno.
Poi un’autobomba è stata fatta saltare in un parcheggio del quartiere cristiano di Ashrafieh di Beirut est, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre nove.
L’altro ieri un’altra autobomba ha fatto saltare in aria un parlamentare antisiriano: vedete?
Ci obbligano a pensare: «Damasco delenda est».
… Come Teheran, come Baghdad, come Beirut.
Giusto qualche giorno fa qualcuno ha pensato di bombardare dal Libano una città israeliana: nessun morto, danni pochissimi, ma quattro colonne in prima pagina sul Corriere della Sera.
Rimane da spiegare come qualche palestinese in Libano abbia potuto in un’area presidiatissima lanciare indisturbato due missili contro il territorio israeliano.
E’ chiaro che la forza UNIFIL non vigila?
È chiaro che prima o poi Israele sarà costretto a difendersi…
C’è un solo «piccolo» Stato del Medio-oriente che ha come proprio obiettivo quello di dividere l’area mediorientale per linee etniche e religiose in permanente conflitto tra di loro per espandere il proprio dominio.
Quello stato non è il Libano.
C’è un solo progetto politico che ha disegnato lo scontro di civiltà come strumento di governo internazionale a sostegno degli interessi che l’hanno concepito e che ha trascinato il mondo in una guerra dalle prospettive lunghissime contro un invisibile mostro chiamato terrorismo internazionale. Il suo teorico appartiene all’etnia di maggioranza di quel «piccolo» Stato.
C’è una sola strategia apolide e mondialista che mira a frammentare la coesione etnica, culturale, religiosa, identitaria dei popoli, innestandovi mediante l’immigrazione culture aliene, per riprodurre  all’interno di ogni Stato quelle medesime linee di frattura presenti sullo scenario internazionale del Medio-oriente.
Al contrario in quel «piccolo» Stato si sta cercando di «raffinare» l’etnia dominante, che, grazie ad ondate massicce di immigrazione, nel corso dei decenni è divenuta maggioranza, sradicando gli indigeni o rendendo loro la vita impossibile.
Questo «piccolo» Stato è un vero prototipo di nuovo «Stato etico ed etnico», il cui solo precedente nella storia è stato il Reich hitleriano.
C’è un solo «piccolo» Stato del Medio-oriente sul cui confine sta una forza di interposizione UNIFIL composta anche da militari francesi e italiani.
Il 17 ottobre scorso il comando francese aveva denunciato le continue violazioni dello spazio aereo libanese da parte dei caccia di quel «piccolo» Paese, avvertendo che poteva essere costretto a sparare.
Non capiterà più, Sarkozi è al potere, quel «piccolo» Stato sa di poter contare su di lui.

A Roma, invece, c’è un ministro degli Esteri che più di altri quella forza di interposizione ha voluto: è un ex-comunista, mai pentito, perciò tutto sommato rispettabile; si chiama Massimo D’Alema.
E’ quel ministro degli Esteri che il quotidiano israeliano Haaretz ha attaccato pochi giorni fa per avere rassicurato il presidente siriano Bashar el Assad e il ministro degli Esteri Walid al Muallem sul fatto che l’Italia si adopererà per far cessare l’isolamento internazionale della Siria in cambio della garanzia che Hezbollah e altri gruppi non faranno male alle truppe italiane in Libano.
E’ lo stesso ministro degli Esteri che ha avuto il coraggio di parlare a proposito delle comunità ebraiche italiane e delle loro critiche alla sua politica estera di «una lobby ristretta che impedisce una discussione serena».
La risposta non si è fatta attendere.
Sul quotidiano la Stampa, che gravita intorno agli Agnelli-Elkann, all’inizio del mese era apparso un articolo che gettava fango su D’Alema, riferendo di un improbabile «Project Tokyo», redatto dagli uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private americana più importante del mondo, in cui si parlerebbe di conti brasiliani di «baffino».
La parola passerà agli avvocati.
Poi con due anni di ritardo e grande enfasi sono uscite su tutta la stampa le intercettazioni sulla scalata UNIPOL, in cui il ministro degli Esteri sussurrava a Consorte (che non è sua moglie, la signora Linda Giuva, ma l’ex-presidente di UNIPOL): «Facci sognare», alludendo alla speranza di impadronirsi di BNL.
E’ roba vecchia, riprovevole certo e che da queste colonne abbiamo più volte stigmatizzato.
Però che oggi la grande stampa, anche quella «progressista», attacchi D’Alema, i DS e il governo Prodi, puzza.
Anche questa nuova ondata moralizzatrice a scoppio ritardato contro la «casta» è sospetta.
Se l’attacco al Sistema parte dalla FIAT, allora stiamo freschi!
Se Luca Cordero di Montezemolo attacca la politica, invoca un premier forte ed evoca Sarkozy (1), allora sospettiamo chi sia il mandante.
Questo governo ha mille difetti, uomini impresentabili (come il precedente), politiche discutibili, ma una politica estera - per la prima volta da Sigonella - con almeno un barlume di autonomia.
E questo dà fastidio, molto.
Ricordate come finirono Craxi e Andreotti?
Travolti dalla questione morale.
D’Alema, che non è fesso, aveva lanciato un allarme preventivo e mostra di avere capito.
Io fossi in lui mi guarderei le spalle da Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri: l’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, stravede per lui.
Quelle poche migliaia di uomini dell’UNIFIL schierati lungo il fiume Litani sono un macigno enorme, un ostacolo, anzi l’ostacolo maggiore  al «diritto di autodifesa» di Israele.

La Francia, vedrete, sarà disponibile ad andarsene senza problemi, perfino rinunciando al suo storico ruolo in Siria.
Sarkozi l’ha detto, anzi l’aveva già detto ancora nell’ottobre 2006, prima ancora di divenire il candidato ufficiale della «destra»: «La mia Francia condivide i valori degli Stati Uniti». (2)
Quindi di Tel Aviv.
E in Israele - l’avete letto - ci si sta preparando ad un’altra guerra. (3)
E’ per questo che oggi gli israeliani offrono «generosamente» aiuto ai militanti di Fatah, dopo averli massacrati per anni: per lanciarli nel fronte di Gaza contro Hezbollah, alleati della Siria e dell’Iran.
Bush sa bene che la guerra potrebbe essere davvero alle porte e ha spedito le sue portaerei nel Golfo Persico, per chiudere definitivamente la partita con gli «Stati canaglia» che vogliono dotarsi di armi nucleari e a sostegno dell’unico «piccolo» Stato che l’atomica, anzi le atomiche, ce l’ha già.
I Democratici di Nancy Pelosi non cambieranno i suoi progetti, perché in America non cambia lo spartito, ma solo il direttore d’orchestra e al più l’arrangiamento.
E infatti nel mese scorso Bush ha ottenuto dal Congresso lo stanziamento di 100 miliardi di dollari per garantire fino a tutto settembre le operazioni militari americane in Iraq e Afghanistan.
Il 24 maggio scorso, poi, Bush, parlando ai giornalisti alla Casa Bianca, non aveva nascosto che con l’intensificarsi delle operazioni militari in Iraq aumenterà il numero dei morti e dei feriti: «L’estate sarà un periodo critico per la nuova strategia, un momento di combattimenti pesanti. Potrebbe essere un agosto di sangue».
Collegando ancora una volta l’Iraq all’attacco dell’11 settembre 2001, Bush ha riproposto con forza scenari di terrore legati a Osama bin Laden, sostenendo che Al Qaeda vuole usare l’Iraq come base di lancio per tornare a colpire negli Stati Uniti: «I vostri figli sono in pericolo», ha detto Bush a un paio di giornalisti che sollevavano dubbi sul legame tra Bin Laden e gli eventi iracheni. (4)
Mica solo i loro figli, anche i nostri!
Se il governo Prodi o se D’Alema non si mettono perfettamente in riga o se non ci decidiamo ad andarcene dal Libano, io già me lo vedo un bell’attentatore islamico farsi saltare in aria in qualche città d’arte italiana sotto il sole d’agosto o tra la folla del litorale romagnolo o sfregiare - perché no? - la Città eterna.
E allora qualche senatore forzista intonerà magari la lirica di guerra dell’estate scorsa, invocando protezione e vendetta.
Ve lo ricordate Guzzanti?
«Oh Israele se soltanto potessi non essere solidale ma esserci, non scrivere ma combattere, come vorrei, Israele, essere alla guida di un carro con due materassi legati fuori, insieme a giovani con la chitarra come quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e parlare con loro di cinema, e sparare, e di poesia, e sparare, e di musica, e correre, e far tuonare il corto cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a lama di coltello dai nostri jet. Oh Israele!». (5)

E’ uno scontro di civiltà, e il fronte interno è il più fragile.
Ci daranno una mano perché si arrivi ad odiare davvero i «terroristi».
Ce lo ripeteranno mille volte: noi siamo l’Occidente… e loro, i «terroristi» sono i nemici, e sono islamici, assolutamente islamici, inequivocabilmente islamici, così islamici…
…che  - a guardarli bene - a me sembrano terribilmente kosher. (6)

Domenico Savino

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2085&parametro=%20esteri

Note
1)
Italia Oggi, 25 maggio 2007, «Montezemolo, sognando Sarkozy», pagina 5.
2) Il Corriere della sera, 18 ottobre 2006, «La mia Francia condivide i valori degli Stati uniti» pagina 20-21.
3) Il Giornale, 2 giugno 2007, «Israele si prepara ad una nuova guerra», pagina 13.
4) La Repubblica, 25 maggio 2007, «Bush vince la battaglia con il Congresso - Rifinanziate le operazioni in Iraq e Afghanistan».
5) Così ha scritto il senatore Paolo Guzzanti in un articolo apparso la scorsa estate durante la guerra contro il Libano.
6) KOSHER in ebraico (o KASHER) significa «atto» o «adatto» ed è un termine generalmente impiegato per definire cibi preparati in conformità con le particolari regole alimentari ebraiche.

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