Altro che Luna Rossa, altro che Torben
Grael!
Come fiuta il vento lui - Gianfranco Fini, intendo -
l’afterguard della barca di Prada se lo scorda!
E infatti ha perso.
Invece non appena ha capito che il vento gonfiava le
vele di Sarkozi, l’ineffabile Gianfranco gli ha scritto
pure la seconda prefazione del suo secondo libro, «
Testimonianza»,
edito dalle edizioni Nuove idee, casa editrice legata
alla rivista «
La Destra» di Fabio Torriero.
Nonostante questo, Sarkozi ha vinto.
Dico «
nonostante», perché - fateci caso - Fini
porta pure un po’ sfiga: ogni volta che pronuncia la
fatidica frase «
sono pronto scommettere su un buon
risultato del mio partito», simpatizzanti e
colonnelli si toccano, con circospezione, ma si toccano!
Rimase memorabile quando dopo il primo turno delle
amministrative del ’95 (se non ricordo male) Fini,
intervistato da Mentana, sfidò D’Alema ad un confronto
per dopo il ballottaggio, sicuro di vincere.
Perse, non si presentò e scomparve dalla circolazione
per qualche settimana: «
Rivendico il diritto di
essere stanco» - sentenziò.
Anche noi, di lui.
Quando alla sua unì la fama di menagramo che accompagna
da sempre Mariotto Segni e partorì l’«
elefantino»,
fu una catastrofe.
Alleanza Nazionale crollò al 10, 3%: per quelle elezioni
europee propose al suo vecchio elettorato di votare
Taradash, un ex-radicale: avesse scelto almeno Ilona
Staller il suo elettorato, da sempre un po’ machista, se
ne sarebbe fatta almeno una ragione.
Da allora il partito che doveva sfondare la quota del
20%, galleggia tra il l’11 e il 12%.
Quando sostenne il referendum sul maggioritario aveva
già innalzato la bandiera della vittoria: peccato che
poco dopo la mezzanotte gli comunicarono che gli
exit-poll avevano sbagliato e che il quorum non c’era.
Per tre giorni deglutì a fatica.
Io, fossi stato in Sarkozi, la prefazione me la sarei
fatta scrivere piuttosto da Segolene Royal.
Ma Sarkozi ama sfidare la sorte e ha vinto comunque.
Anzi, nonostante la prefazione di Fini, ha vinto.
E l’altro ieri ha fatto il bis: non come per le
presidenziali, ma può accontentarsi.
Non so se ci avete fatto caso, ma da quando in Francia
ha vinto la «
destra», la politica
internazionale si è messa in movimento.
In Ucraina, per esempio, qualche settimana fa si è mosso
l’esercito «
arancione» a difesa del presidente,
contro i filo-russi.
La Polonia è già schierata.
Dettaglio: gli europei di calcio, ottimo affare, li
hanno assegnati a loro e non a noi.
Anche questo lo capirete leggendo…
Torniamo
alle cose serie.
Dopo mesi in cui la politica «us-raeliana»
segnava il passo e iscriveva nella propria contabilità
una sconfitta dopo l’altra, la vittoria di Sarkozi
restituisce il buon umore a Washington e a Tel Aviv.
La «vecchia Europa», che si fondava sull’asse
franco-tedesco, che non aveva seguito l’America nella
sua campagna in Iraq, che si ostinava a guardare anche
ad Oriente per stabilire relazioni di buon vicinato con
la Russia, che aveva in Chirac e Schroeder due esponenti
di una politica internazionale non completamente
spalmata sui diktat us-raeliani, non esiste più.
La «vecchia Europa» è stata espugnata ed a
farlo sono due figure che rappresentano bene due tra gli
idealtipi (i gay ne sono un altro esempio), che saranno
usati per perseguire fini inconfessabili: una donna
(ex-comunista) ed un immigrato.
La Merkel e Sarkozy sono lì ad annunciare la nuova
Europa, ove le donne avranno il potere di eseguire le
politiche femministe, antimaterne ed antietniche decise
nei circoli illuminati.
Quanto agli immigrati avranno come modello i vari Magdi
Allan, esempio perfetto di integrazione, giacchè
integrazione nel linguaggio iniziatico significa
dissoluzione di ogni identità spirituale e culturale,
nell’unico contenitore multiculturale, multireligioso,
multietnico cementato dall’ideologia della laicità e
dalla ritrovata impotente autorità statuale.
Solve et coagula.
Per fare ciò saranno sapientemente dosati devianza,
criminalità e tolleranza, sicchè quest’ultima renderà
impotenti e inevase le richieste di «legge e ordine»,
in modo che l’esasperazione tenga sempre alta la latenza
di uno «scontro nelle civiltà»: l’emigrato, il
criminale, il bullo, la prostituta, lo stupratore, lo
scippatore, il drogato, lo spacciatore saranno figure
necessarie dell’«ordine caotico».
Generando disagio e paura, saremo obbligati ad
aggrapparci a istituzioni, che per la loro impotenza e
indecenza saremo però contemporaneamente portati a
disprezzare.
Ed è scientemente voluto che sia così.
Guai se la politica dovesse riprendere la supremazia,
guidare le sorti di un Paese, sottomettere a sé il
dominio assoluto dell’economia, stabilire davvero legge
e ordine, rendere autonoma la propria politica estera:
guai se si diffondesse la «sindrome russa».
Oggi la Destra, domani la Sinistra, l’intera classe
politica verrà sedotta e abbandonata nel fango
dell’affarismo e della corruzione, soggiogando in tal
modo la mitica «sovranità popolare» sotto
l’immobilismo dell’apparente alternanza.
Coincidentia oppositorum.
Consenso coatto, rinsaldato periodicamente
da fatti clamorosi, in grado di suscitare
l’indignazione, la rabbia, la frustrazione, lo scandalo
e che vengono generati inevitabilmente e spontaneamente
da un «brodo di cultura» così concepito: questo
lo scenario.
Seguirà qualche sporadica punizione esemplare, che
plachi la sete giustizialista delle masse, senza
intaccare, anzi rafforzando l’«ordine caotico»
istituzionale.
Verrà punito qualche «mariuolo» - politico o comune che
sia - per dare il senso che tutto deve cambiare e sta
cambiando.
Non fatevi fregare: è solo una strambata, per guadagnare
meglio la rotta.
Che resta oggi dell’ondata giustizialista di «mani
pulite»?
Gli accusatori di allora sono finiti sul banco degli
imputati.
E’ il futuro, il migliore dei mondi possibili, quello
che ci siamo meritati, in fondo.
Finchè a casa nostra avremo da un lato una politica
percorsa da mestieranti corrotti e ricattabili,
finanzieri d’assalto, lobby segrete, servizi deviati,
spioni informatici e dall’altro chi insidia la nostra
vita quotidiana con le mille devianze microcriminali e
noi penseremo che questo sia colpa solo di chi ha un
altro colore della pelle, di chi parla un’altra lingua,
di chi emette un altro odore e ha un’altra visione del
mondo, finché ci insulteremo tra noi su questioni
inessenziali come «le coppie di fatto» e ci
appassioneremo per il «Grande Fratello» o gli «Amici»
della De Filippi, il nostro destino sarà giustamente
quello dei capponi di Renzo.
Finchè non capiremo che questo scenario, su cui è
ingannevolmente proiettata la nostra vita individuale e
collettiva, è quello in cui, per contro, chi comanda
davvero, può muoversi sullo scacchiere internazionale
dove si decide il destino del mondo, facendo il comodo
suo, tutto quello che ci capiterà ce lo saremo voluti e
meritati.
Il destino dell’Occidente è segnato, l’hanno già deciso.
Occorre finire la rivoluzione iniziata l’11 settembre:
guerra di civiltà, guerra nelle civiltà, divisione,
dissoluzione, distruzione.
Ab chaos ordo.
Diavolerie insomma (da dia-ballo, che vuol dire appunto
«divido», in lingua greca).
Sono le doglie messianiche, cominciate lo scorso anno
con lo stupro israeliano del Libano: le doglie del nuovo
Medio-oriente, come vaticinò Condoleeza Rice.
Non vi piace?
Non fatevi troppe illusioni.
Bisogna essere molto forti in questo momento per
resistere, bisogna avere uno sguardo sottile e un cuore
grande.
Ad esempio, se per caso non proveremo abbastanza
passione per questo «destino del mondo»,
vedrete che riusciranno a rendercene partecipi.
Ci obbligheranno a provare sul nostro «fronte
interno» gli stessi sentimenti dei «nostri
ragazzi», mandati in giro per il mondo a combattere
e morire per noi (così ci fanno credere).
Oggi ci fanno odiare gli «stranieri», ce li
fanno disprezzare, dopo averli fatti arrivare in nome
dei diritti.
Difendiamo la nostra identità, ma senza l’odio isterico:
«Amate i vostri nemici».
A chi giova?
Una, dieci, cento mille banlieu è il loro motto, uno,
dieci, cento, mille Sarkozi, la loro speranza.
Sarkozi, creato a tavolino, è riuscito proprio bene.
Di «destra», eppure già così progressivo, così
femminista (7 donne al governo, altro che quote rosa!),
così moderno, così atlantico!
Di «destra», eppure anche lui rivoluzionario -
avete notato? - come i trotzkisti della cricca di Bush.
Come cambia la Destra: una volta era persino
reazionaria, virile, antica, patriottica.
Oggi è Sarkozi; povero De Gaulle!
Sarkozi è al potere e si vede, è l’interruttore e la
luce, è arrivato lui e tutto si è messo in moto.
E’ bastata la sua elezione e l’aviazione israeliana ha
ripreso a bombardare la Striscia di Gaza.
Gli eventi erano stati preparati così bene, che il resto
l’hanno fatto da solo i reclusi di Gaza: si sono
scannati da soli.
E’ una sindrome che gli psicologi del profondo ed i
sociologi conoscono bene.
Nell’impossibilità di colpire il carnefice, le vittime
si scannano tra loro.
Poco più a nord, nel Libano, una «improbabile»
al-Qaeda, si è infiltrata tra i rifugiati del campo
profughi palestinese di Nahr al-Bared, facendo
riesplodere l’inferno.
Poi un’autobomba è stata fatta saltare in un parcheggio
del quartiere cristiano di Ashrafieh di Beirut est,
provocando la morte di una persona e il ferimento di
altre nove.
L’altro ieri un’altra autobomba ha fatto saltare in aria
un parlamentare antisiriano: vedete?
Ci obbligano a pensare: «Damasco delenda est».
… Come Teheran, come Baghdad, come Beirut.
Giusto qualche giorno fa qualcuno ha pensato di
bombardare dal Libano una città israeliana: nessun
morto, danni pochissimi, ma quattro colonne in prima
pagina sul Corriere della Sera.
Rimane da spiegare come qualche palestinese in Libano
abbia potuto in un’area presidiatissima lanciare
indisturbato due missili contro il territorio
israeliano.
E’ chiaro che la forza UNIFIL non vigila?
È chiaro che prima o poi Israele sarà costretto a
difendersi…
C’è un solo «piccolo» Stato del Medio-oriente
che ha come proprio obiettivo quello di dividere l’area
mediorientale per linee etniche e religiose in
permanente conflitto tra di loro per espandere il
proprio dominio.
Quello stato non è il Libano.
C’è un solo progetto politico che ha disegnato lo
scontro di civiltà come strumento di governo
internazionale a sostegno degli interessi che l’hanno
concepito e che ha trascinato il mondo in una guerra
dalle prospettive lunghissime contro un invisibile
mostro chiamato terrorismo internazionale. Il suo
teorico appartiene all’etnia di maggioranza di quel «piccolo»
Stato.
C’è una sola strategia apolide e mondialista che mira a
frammentare la coesione etnica, culturale, religiosa,
identitaria dei popoli, innestandovi mediante
l’immigrazione culture aliene, per riprodurre
all’interno di ogni Stato quelle medesime linee di
frattura presenti sullo scenario internazionale del
Medio-oriente.
Al contrario in quel «piccolo» Stato si sta
cercando di «raffinare» l’etnia dominante, che,
grazie ad ondate massicce di immigrazione, nel corso dei
decenni è divenuta maggioranza, sradicando gli indigeni
o rendendo loro la vita impossibile.
Questo «piccolo» Stato è un vero prototipo di
nuovo «Stato etico ed etnico», il cui solo
precedente nella storia è stato il Reich hitleriano.
C’è un solo «piccolo» Stato del Medio-oriente
sul cui confine sta una forza di interposizione UNIFIL
composta anche da militari francesi e italiani.
Il 17 ottobre scorso il comando francese aveva
denunciato le continue violazioni dello spazio aereo
libanese da parte dei caccia di quel «piccolo»
Paese, avvertendo che poteva essere costretto a sparare.
Non capiterà più, Sarkozi è al potere, quel «piccolo»
Stato sa di poter contare su di lui.
A Roma, invece, c’è un ministro degli Esteri
che più di altri quella forza di interposizione ha
voluto: è un ex-comunista, mai pentito, perciò tutto
sommato rispettabile; si chiama Massimo D’Alema.
E’ quel ministro degli Esteri che il quotidiano
israeliano Haaretz ha attaccato pochi giorni fa per
avere rassicurato il presidente siriano Bashar el Assad
e il ministro degli Esteri Walid al Muallem sul fatto
che l’Italia si adopererà per far cessare l’isolamento
internazionale della Siria in cambio della garanzia che
Hezbollah e altri gruppi non faranno male alle truppe
italiane in Libano.
E’ lo stesso ministro degli Esteri che ha avuto il
coraggio di parlare a proposito delle comunità ebraiche
italiane e delle loro critiche alla sua politica estera
di «una lobby ristretta che impedisce una
discussione serena».
La risposta non si è fatta attendere.
Sul quotidiano la Stampa, che gravita intorno agli
Agnelli-Elkann, all’inizio del mese era apparso un
articolo che gettava fango su D’Alema, riferendo di un
improbabile «Project Tokyo», redatto dagli
uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private
americana più importante del mondo, in cui si parlerebbe
di conti brasiliani di «baffino».
La parola passerà agli avvocati.
Poi con due anni di ritardo e grande enfasi sono uscite
su tutta la stampa le intercettazioni sulla scalata
UNIPOL, in cui il ministro degli Esteri sussurrava a
Consorte (che non è sua moglie, la signora Linda Giuva,
ma l’ex-presidente di UNIPOL): «Facci sognare»,
alludendo alla speranza di impadronirsi di BNL.
E’ roba vecchia, riprovevole certo e che da queste
colonne abbiamo più volte stigmatizzato.
Però che oggi la grande stampa, anche quella «progressista»,
attacchi D’Alema, i DS e il governo Prodi, puzza.
Anche questa nuova ondata moralizzatrice a scoppio
ritardato contro la «casta» è sospetta.
Se l’attacco al Sistema parte dalla FIAT, allora stiamo
freschi!
Se Luca Cordero di Montezemolo attacca la politica,
invoca un premier forte ed evoca Sarkozy (1),
allora sospettiamo chi sia il mandante.
Questo governo ha mille difetti, uomini impresentabili
(come il precedente), politiche discutibili, ma una
politica estera - per la prima volta da Sigonella - con
almeno un barlume di autonomia.
E questo dà fastidio, molto.
Ricordate come finirono Craxi e Andreotti?
Travolti dalla questione morale.
D’Alema, che non è fesso, aveva lanciato un allarme
preventivo e mostra di avere capito.
Io fossi in lui mi guarderei le spalle da Gianni
Vernetti, sottosegretario agli Esteri: l’UCEI, Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, stravede per lui.
Quelle poche migliaia di uomini dell’UNIFIL schierati
lungo il fiume Litani sono un macigno enorme, un
ostacolo, anzi l’ostacolo maggiore al «diritto di
autodifesa» di Israele.
La Francia, vedrete, sarà disponibile ad
andarsene senza problemi, perfino rinunciando
al suo storico ruolo in Siria.
Sarkozi l’ha detto, anzi l’aveva già detto ancora
nell’ottobre 2006, prima ancora di divenire il candidato
ufficiale della «destra»: «La mia Francia
condivide i valori degli Stati Uniti». (2)
Quindi di Tel Aviv.
E in Israele - l’avete letto - ci si sta preparando ad
un’altra guerra. (3)
E’ per questo che oggi gli israeliani offrono «generosamente»
aiuto ai militanti di Fatah, dopo averli massacrati per
anni: per lanciarli nel fronte di Gaza contro Hezbollah,
alleati della Siria e dell’Iran.
Bush sa bene che la guerra potrebbe essere davvero alle
porte e ha spedito le sue portaerei nel Golfo Persico,
per chiudere definitivamente la partita con gli «Stati
canaglia» che vogliono dotarsi di armi nucleari e a
sostegno dell’unico «piccolo» Stato che
l’atomica, anzi le atomiche, ce l’ha già.
I Democratici di Nancy Pelosi non cambieranno i suoi
progetti, perché in America non cambia lo spartito, ma
solo il direttore d’orchestra e al più l’arrangiamento.
E infatti nel mese scorso Bush ha ottenuto dal Congresso
lo stanziamento di 100 miliardi di dollari per garantire
fino a tutto settembre le operazioni militari americane
in Iraq e Afghanistan.
Il 24 maggio scorso, poi, Bush, parlando ai giornalisti
alla Casa Bianca, non aveva nascosto che con
l’intensificarsi delle operazioni militari in Iraq
aumenterà il numero dei morti e dei feriti: «L’estate
sarà un periodo critico per la nuova strategia, un
momento di combattimenti pesanti. Potrebbe essere un
agosto di sangue».
Collegando ancora una volta l’Iraq all’attacco dell’11
settembre 2001, Bush ha riproposto con forza scenari di
terrore legati a Osama bin Laden, sostenendo che Al
Qaeda vuole usare l’Iraq come base di lancio per tornare
a colpire negli Stati Uniti: «I vostri figli sono in
pericolo», ha detto Bush a un paio di giornalisti
che sollevavano dubbi sul legame tra Bin Laden e gli
eventi iracheni. (4)
Mica solo i loro figli, anche i nostri!
Se il governo Prodi o se D’Alema non si mettono
perfettamente in riga o se non ci decidiamo ad andarcene
dal Libano, io già me lo vedo un bell’attentatore
islamico farsi saltare in aria in qualche città d’arte
italiana sotto il sole d’agosto o tra la folla del
litorale romagnolo o sfregiare - perché no? - la Città
eterna.
E allora qualche senatore forzista intonerà magari la
lirica di guerra dell’estate scorsa, invocando
protezione e vendetta.
Ve lo ricordate Guzzanti?
«Oh Israele se soltanto potessi non essere solidale
ma esserci, non scrivere ma combattere, come vorrei,
Israele, essere alla guida di un carro con due materassi
legati fuori, insieme a giovani con la chitarra come
quelli che incontrai in Libano un quarto di secolo fa e
parlare con loro di cinema, e sparare, e di poesia, e
sparare, e di musica, e correre, e far tuonare il corto
cannone che non sbaglia mentre il cielo viene tagliato a
lama di coltello dai nostri jet. Oh Israele!».
(5)
E’ uno scontro di civiltà, e il
fronte interno è il più fragile.
Ci daranno una mano perché si arrivi ad odiare davvero i
«terroristi».
Ce lo ripeteranno mille volte: noi siamo l’Occidente… e
loro, i «terroristi» sono i nemici, e sono
islamici, assolutamente islamici, inequivocabilmente
islamici, così islamici…
…che - a guardarli bene - a me sembrano terribilmente
kosher. (6)
Domenico Savino
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2085¶metro=%20esteri
Note
1) Italia Oggi, 25 maggio 2007, «Montezemolo,
sognando Sarkozy», pagina 5.
2) Il Corriere della sera, 18 ottobre
2006, «La mia Francia condivide i valori degli Stati
uniti» pagina 20-21.
3) Il Giornale, 2 giugno 2007, «Israele
si prepara ad una nuova guerra», pagina 13.
4) La Repubblica, 25 maggio 2007,
«Bush vince la battaglia con il Congresso - Rifinanziate
le operazioni in Iraq e Afghanistan».
5) Così ha scritto il senatore Paolo
Guzzanti in un articolo apparso la scorsa estate durante
la guerra contro il Libano.
6) KOSHER in ebraico (o KASHER)
significa «atto» o «adatto» ed è un
termine generalmente impiegato per definire cibi
preparati in conformità con le particolari regole
alimentari ebraiche.