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Anno II, Comunicato n. 71/3
(italiano), del 1/6/2007
|
John
Dugard ci piace, è inutile negarlo.
E questo anziano professore di diritto internazionale,
Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione
dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ci
piace non solo e non tanto per le sue idee sul conflitto
israelo-palestinese – che condividiamo in pieno – ma per
l’imperturbabilità e la tenacia con cui, in ogni
occasione possibile, continua a ripetere le stesse,
semplici e indiscutibili verità, pur sapendo di restare
inascoltato, una vera e propria vox clamans nel
deserto dell’indifferenza, dell’ipocrisia, del cinico
calcolo politico che ha abbandonato il popolo
palestinese ad un destino di devastazione e di morte, in
balia di un nemico spietato ed assassino.
E che cosa ha ricordato ancora l’altro ieri John Dugard,
in un
comunicato ufficiale
rilasciato in vista della riunione del Quartetto (Usa,
Ue, Onu e Russia) svoltasi ieri a Berlino?
Ha ricordato che, si, gli oltre 270 razzi Qassam
lanciati dai Palestinesi verso la cittadina israeliana
di Sderot – che hanno causato la morte di 2
(due!) civili e il ferimento di altre 16 persone – hanno violato certamente il diritto
umanitario internazionale in quanto, essendo totalmente
privi di meccanismi di guida, non distinguono e non
possono distinguere tra obiettivi civili e militari.
Ma anche precisato che la “risposta” israeliana e, in
particolare, gli oltre sessanta raid aerei che hanno
causato la morte di oltre 50 (cinquanta!)
Palestinesi ed il ferimento di altre 180 persone,
rappresentano dei gravi crimini di guerra, in quanto
violano entrambi i principi cardine del diritto
umanitario, quello della proporzionalità e quello della
distinzione tra civili e combattenti.
Basterà, in proposito, ricordare che – solo nel
periodo compreso tra il 17 ed il 23 maggio – l’esercito
israeliano ha ucciso 32 Palestinesi, tra cui 17 civili
(e, tra essi, 7 bambini) e
ne
ha feriti 102 (tra i quali 10 donne e 20 bambini).
Ma il Prof. Dugard, ad abudantiam, ha
aggiunto anche altre cose.
Ha aggiunto, ad esempio, che gli assassini
extra-giudiziari del genere di quelli commessi
da Israele non solo sono illegali dal punto di vista del
diritto internazionale, in quanto costituiscono delle
“executions without a trial”, delle vere e proprie
esecuzioni capitali portate a termine senza alcuna
accusa, alcun processo, alcuna giuria, ma sembrano
persino non integrare nemmeno quei minimi requisiti solo
in presenza dei quali la Suprema Corte (di giustizia…)
israeliana, nel dicembre del 2006, aveva ammesso tali
azioni, e cioè, in buona sostanza, l’impossibilità di
portare a termine l’arresto e l’imminente e reale
pericolo per l’incolumità dei civili israeliani
rappresentato dalla persona costituente l’obiettivo
dell’eliminazione.
E’ esemplare, sotto questo aspetto, il caso
dell’assassinio – avvenuto l’altro ieri a Ramallah ad
opera di alcune unità dell’Idf sotto copertura – del
22enne Abu Omar Dhaher, liquidato con un colpo
alla nuca mentre era steso in terra, ferito ad
una gamba.
Ha ricordato Dugard che Israele, in questi giorni, ha
arrestato oltre 30 membri di Hamas, tra cui due
ministri, vari deputati e i sindaci di Nablus e
Qalqiliya, che oltre 40 dei ministri, deputati e membri
di Hamas similmente arrestati lo scorso anno sono
tutt’ora detenuti in Israele, senza alcuna imminente
prospettiva di essere scarcerati o di essere portati in
giudizio con uno straccio di accusa, che tali arresti e
tali detenzioni rappresentano dei chiari atti di
punizione collettiva, come tali vietati dalla
IV Convenzione di Ginevra.
Tutti questi atti – prosegue Dugard – vanno inquadrati
in un contesto di continue violazioni dei diritti umani
commesse da Israele nei Territori palestinesi occupati,
quali ad esempio:
- i raid militari e gli arresti indiscriminati di civili
compiuti quotidianamente da Tsahal;
- la continua espansione degli insediamenti, in
violazione delle risoluzioni Onu e della stessa Road Map
elaborata dal Quartetto;
- la prosecuzione della costruzione del Muro in
territorio palestinese, in violazione del parere
espresso nel 2004 dalla Corte Internazionale di
Giustizia (e fatto proprio dal voto dell’Assemblea
Generale dell’Onu);
- i 549 posti di blocco, cancelli e ostacoli vari posti
da Israele nel West Bank, che limitano fortemente la
libertà di circolazione delle persone e delle merci, con
gravissimo pregiudizio per lo stato già precario
dell’economia palestinese, come denunciato, da ultimo in
questi giorni, anche dalla Banca Mondiale;
- l’illegale mancato versamento delle tasse e imposte
doganali riscosse da Israele per conto dell’Anp, che
costituisce una delle principali cause della crisi
umanitaria in atto in Palestina.
In breve, secondo Dugard, Israele continua a commettere
reiterate e gravi violazioni dei diritti umani a danno
dei Palestinesi ma, stranamente, il Quartetto sembra
quasi del tutto ignorare tale circostanza, adottando
invece, e continuando ad adottare, un incredibile
boicottaggio politico ed economico nei confronti
dell’Autorità palestinese e dei ministri in quota Hamas,
che pure fanno parte di un governo che è la risultante
di elezioni democratiche e perfettamente regolari
svoltesi nel 2006.
La pace e il rispetto dei diritti umani – conclude il
Relatore Onu – non potranno mai prevalere nella regione
se la comunità internazionale non si deciderà una volta
per tutte a intervenire per persuadere, ed eventualmente costringere, entrambe le parti ad
impegnarsi seriamente a risolvere le questioni che
ancora impediscono la nascita di uno Stato palestinese
indipendente e sovrano.
Questo dovrebbe essere l’obiettivo del Quartetto, i cui
membri, tuttavia, non riusciranno mai a raggiungere
alcunché se non adotteranno un approccio equo ed
imparziale nei confronti di entrambe le parti
in conflitto.
Il che richiede, tra l’altro, di trattare entrambe le
parti alla stessa maniera e secondo gli stessi standard,
di accordare a entrambe il medesimo riconoscimento e,
soprattutto, di assicurare piena legittimità all’intero
governo di unità palestinese, sia ai membri di Hamas sia
agli altri.
Fin qui la dichiarazione, anzi l’appassionato appello,
di John Dugard.
Per l’ennesima volta inascoltato.
La
dichiarazione
conclusiva dei lavori del Quartetto è infatti, come ci
si poteva aspettare, deludente e, soprattutto, ben
lontana da quell’approccio “equo e imparziale” quasi
implorato dal Relatore Onu.
Il Quartetto, infatti, condanna “con forza” i lanci di
razzi Qassam verso Sderot e l’accumulazione di armi da
parte di Hamas e degli altri “gruppi terroristici”
(sic!) nella Striscia di Gaza e ne chiede l’immediata
cessazione, mentre si limita a richiedere ad Israele di
esercitare “moderazione” e di assicurare che, nel corso
delle sue “operazioni di sicurezza” (sic!), si evitino
perdite tra i civili o danni alle infrastrutture di uso
civile: il che val quanto dire via libera alla
continuazione di queste cosiddette “operazioni di
sicurezza” e, soprattutto, via libera agli assassinii
“mirati”, che pure violano il diritto umanitario e
portano inevitabilmente con sé un pesante fardello in
termini di uccisioni di civili inermi e innocenti, ma
tutto questo ai Quartet Principals non sembra
importare poi molto…
Il Quartetto chiede il rilascio “immediato e
incondizionato” del caporale Gilad Shalit (e del
giornalista della Bbc Alan Johnston), mentre la
liberazione dei ministri e parlamentari di Hamas viene
sì richiesta, ma non in maniera incondizionata né
immediata, evidentemente non c’è fretta...
Nemmeno una parola, invece, per gli oltre 11.000
Palestinesi attualmente ospiti delle galere israeliane,
nessun cenno alle torture a cui molti di essi vengono
sottoposti (testimoniate da vari report di ong
israeliane), nessuna richiesta di rilascio per le donne
e i minori palestinesi illegalmente detenuti, nessun
biasimo per quell’assoluto monumento all’arbitrio e alla
illegalità che è la cd. detenzione “amministrativa”.
Il Quartetto, bontà sua, ammette che il movimento e gli
accessi da e per Gaza costituiscono un aspetto
“essenziale” e, dunque, richiama entrambe le parti ad
applicare per intero l’Accordo sul Movimento e l’Accesso
del 15 novembre 2005.
Come se dipendesse dai Palestinesi rimuovere i 549 posti
di blocco, cancelli e ostruzioni varie che rendono gli
spostamenti nel West Bank un vero e proprio calvario;
come se dipendesse dai Palestinesi tenere aperti i
varchi di Rafah, Erez, etc. per il tempo programmato
dagli accordi; come se fossero i Palestinesi ad impedire
che Gaza sia collegata alla Cisgiordania – come previsto
dall’Accordo del 2005 – da convogli di autobus e di
camion.
Il Quartetto, addirittura, non chiede ad Israele – come
dovrebbe – di versare all’Anp le tasse e le imposte
doganali che, al contrario, continua illegalmente a
trattenere, ma si limita a osservare che il ripristino
del trasferimento di queste somme (di proprietà del
popolo palestinese!) avrebbe “un impatto significativo
sull’economia palestinese”: quasi si stesse chiedendo
agli Israeliani di compiere un atto di generosità,
davvero inaudito!
Il Quartetto ancora una volta, con inusitata ipocrisia,
elogia l’iniziativa di pace dei Paesi arabi, fingendo di
non sapere che Israele ha già detto a chiare lettere che
non consentirà mai a cedere Gerusalemme est ai
Palestinesi, né riconoscerà mai alcun diritto al ritorno
dei profughi nelle loro terre.
E dunque, ancora una volta, secondo Usa, Ue, Onu e
Russia, sono stati i Palestinesi ad aver rotto la
tregua, sono loro i responsabili di questa nuova ondata
di violenza nella Striscia di Gaza, loro e i lanci dei
maledetti razzi Qassam.
Nessuno sembra considerare che un tale ragionamento
presupporrebbe che – prima dell’inizio dei lanci dei
Qassam – vi fosse stato un pieno e rispettato cessate il
fuoco tra Israeliani e Palestinesi, cosa assolutamente
non vera: per dirla con Amira Hass,
ma quale cessate il fuoco?
Quella del cessate il fuoco è una trappola accuratamente
preparata da Israele – con l’aiuto non indifferente dei
media e delle potenze occidentali - in cui i Palestinesi
continuano regolarmente a cadere, che fa sì che la
pubblica opinione percepisca una realtà del conflitto
israelo-palestinese come di un confronto bellico tra
pari, con i Palestinesi per di più nella veste degli
aggressori e gli Israeliani in quella, invero più
comoda, degli aggrediti che si limitano a “rispondere”.
Ma non è esattamente così.
Come ci ricorda la Hass, il sabato e la domenica prima
che i Palestinesi “rompessero il cessate il fuoco”, i
soldati israeliani avevano ucciso ben 9 Palestinesi, tra
cui una studentessa di 17 anni, un ragazzino di 15 ed un
poliziotto che stava sul tetto della propria casa e che
non era coinvolto in alcun combattimento.
Ma anche se non vi fossero stati quei nove morti, non vi
sarebbe stato alcun cessate il fuoco né vi sarebbe stato
la settimana precedente e in quelle precedenti ancora,
perché l’occupazione militare, anche quando non uccide,
come in questi casi, è comunque da considerarsi “fuoco
israeliano”, un fuoco che non è mai cessato per oltre 40
anni, a prescindere da eventuali reazioni da parte
palestinese o meno.
Perché il “fuoco” o, se preferite, la quotidiana
aggressione israeliana include ogni rifiuto di un
permesso per costruire una casa palestinese, ogni
diniego di passaggio di un Palestinese da Gaza al West
Bank e viceversa, ogni shekel di tasse e imposte
illegalmente trattenuto da Israele e non versato
all’Anp, ogni posto di blocco in Cisgiordania, ogni
ettaro di terra sottratta ai Palestinesi sin dal giugno
del 1967, ogni insediamento colonico illegale.
Non vi è mai stato un cessate il fuoco, perché Israele
non ha mai cessato le sue illegalità, le sue violazioni
del diritto, i suoi crimini, la sua brutale e ingiusta
occupazione militare.
Questo era anche il senso dell’ennesimo appello di John
Dugard ai membri del Quartetto, un appello che, come
abbiamo visto, è rimasto totalmente lettera morta (e non
nutrivamo alcun dubbio in questo senso).
Ma siamo sicuri che il nostro professore sudafricano non
si cruccerà più di tanto, e continuerà con la serietà e
la serenità che lo contraddistinguono a fare ciò che gli
richiede il suo mandato di Relatore speciale, a
descrivere e a testimoniare le violazioni dei diritti
umani da parte di Israele, a denunciare i quotidiani
crimini di guerra commessi da Tsahal, pur nella
consapevolezza che la sua voce probabilmente resterà
inascoltata ancora e ancora di nuovo.
Ci piace davvero John Dugard, una voce nel deserto.
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