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Anno III, Comunicato n. 5, del 18  gennaio  2008

 

 

La vergogna è l'emblema dei nostri tempi.

 

 

Le coscienze vengono smosse ed eccitate solamente più oramai, se non da palle e palloni,  dall'immondizia, quella vera e tangibile, allorchè viene a sommergere case e persone.

Stendo un velo pietoso sull'individuazione delle responsabilità, tanto a monte quanto a valle, di tanto degrado.

All'immondizia ideologica e spirituale ci si è oramai assuefatti, e perciò resta solo più la "munnezza" per cui battersi.

Tanto è infatti radicato negli animi il putridume di coscienze in decomposizione, che i maleodoranti miasmi fuoriescono eclatantemente anche da quell'intellegentia accademica che dovrebbe essere preposta ad impartire una sana educazione a quelle giovani leve che saranno il futuro della società, ed invece di stimolare in loro un uso consapevole ed equilibrato della ragione, in nome di un abusato e mal interpretato senso della stessa, danno esempio di oscurantismo e stalinismo, ostacolando persino il Papa nel potersi esprimere in libertà (...chissà se ad essere invitato fossero stati il rabbino-capo Di Segni, scienziato e primario-medico, nonchè figlio d'arte di massoni della comunità ebraica romana, oppure qualche esponente della nomenklatura rossa, si sarebbe inscenata la stessa scandalosa piazzata, con sodomiti e saffiche armati di falce e martello, travestiti da skenazi e rabbini in kippa..., eppure pare che nei santuari del comunismo, come anche a Gerusalemme per il "gay-pride", abbiano avuto molte più difficoltà che dal Vaticano...  ).

Un ridotto manipolo di matricole, allievi dei cattedranti del nulla, con le menti infarcite di propaganda stantia e retrogada, apprendisti costruttori di scenari orwelliani, futuri dittatori del proletariato, ci danno già il senso dei tempi a venire: tempi duri, tempi bui.

Atti di tale gravità ci riportano alla memoria solo le sommosse inscenate dai framassoni contro il Papa Pio IX durante il diciannovesimo secolo.

Quando il futuro che avanza ci riporta indietro di centocinquant'anni, qualche dubbio che ci si trovi di fronte non ad un progresso, ma ad un'involuzione del processo di crescita della società umana, è legittimo che si manifesti.

In nome della "libertà" si negano libertà fondamentali.

Si impedisce, e non solo in Italia ma in tutta Europa, la libera espressione del pensiero e della ricerca storica.

Si reclama il diritto alla morte ed al suicidio, mentre si impedisce la vita sin dal suo concepimento.

Vigliaccheria allo stato puro, tanto più ripugnante quando viene imposta con violenza nei confronti di anziani e deboli.

Ma questo è ancora dir poco: qui stiamo assistendo alla sovversione totale della ragione e del buon senso, all'inversione dei valori, dove i vizi divengono virtù e viceversa.

"Nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma del Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita" (Benedetto XVI)

Chi sia ad ispirare gli animi verso la dissoluzione è per molti chiaro e manifesto: il mentitore ed omicida sin dall'inizio, il mistero d'iniquità, che fa della contraddizione la sua bandiera, riuscendo ad arruolare nelle sue schiere di scerebrati, i più meschini, i più vanitosi, i più egoisti, i più avidi, i più stupidi, i meno valorosi, i meno onorevoli: gli omuncoli.

Il mondo civile è in preda alla barbarie.

Ed alla barbarie ci si è abituati. La si contempla tutti i giorni ed i media ce ne danno testimonianza, ma siamo diventati talmente insensibili, che una volta cambiato canale non ci si pensa più.

Lo sanno bene coloro che di questa insensibilità alla barbarie ne sono i registi e scenografi, perchè permette loro di muoversi indisturbati e raggiungere i fini prefissi. 

 

Lo sanno bene i nostri fratelli arabi di Terra Santa, che sperimentano sulla propria pelle e nelle ferite dei loro cuori, una barbarie che è un'ingiustizia che dura da decenni e che si inasprisce ed accentuerà sempre più. Sino allo sterminio totale ed al completo asservimento alla razza eletta.

 

Ma prima che il sole cali del tutto, sin che avremo la forza di dissentire e di opporci al brutto che incalza, anche quando, e se, tale forza non avremo più, confidiamo sempre in Colui nel cui nome ogni ginocchio si piega, negli inferi, in terra e nel Cielo. Lui ha già vinto.

Non dimentichiamocelo mai: "Non praevalebunt".

 

 

Filippo Fortunato Pilato

 

Foto (TerraSantaLibera.org) :  ingresso alla tomba nel Santo Sepolcro

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