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Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 54/3 (italiano), del 11/4/2007
 

Opinioni a orologeria. Inevitabili

 

Studium Biblicum Franciscanum

SBF Taccuino
Non è per nulla un mistero che di solito, durante il periodo pasquale, ma già prima naturalmente, sul mercato librario e non solo compaiono pubblicazioni con un taglio intenzionalmente ambiguo.
Per celare l’intento strettamente commerciale e propagandistico di alcune operazioni, un esempio clamoroso è quello della recente scoperta della tomba di Gesù, gli autori presentano gli argomenti su base scientifica o meglio presentano i dati in una veste scientifica: numeri, misure, percentuali, probabilità, statistiche. E, si sa, quando ci sono i numeri, nell’opinione comune tutto diventa stringente, come la temperatura del corpo.

Spesso, come nel caso ricordato, a smentire i dati sono studiosi che di fronte a palesi forzature di colleghi ne mettono alla berlina le teorie: non tanto i dati in sé ma le conclusioni dedotte!
Non è in gioco la libera circolazione delle idee e delle opinioni, anzi talvolta un’ipotesi, anche se può apparire urtante per un credente, può generare un dibattito capace di condurre alla chiarificazione di una questione data per scontata.
Il punto, tuttavia, è proprio questo. In alcuni casi le conseguenze prendono strade facilmente intuibili. Se dico di avere scoperto la tomba di Gesù e dei suoi cari e di aver trovato dei resti (benché minimi) in alcuni ossuari, insinuo, anche se dichiaro che di questioni religiose e teologiche non voglio impicciarmi, che Gesù non è risorto. Il dato archeologico-storico-scientifico (numerico-oggettivo) contro quello religioso-teologico (imponderabile-soggettivo). Almeno questa è la visione corrente e scolastica.
Non è necessario un film o un libro per suscitare clamore, è sufficiente un innocuo articolo. Gesù morì davvero sulla croce? Non ebbe una moglie, non ebbe dei fratelli? Why not? Perché no? Cosa c’è di male? In sintesi: vorresti impedirmi di parlare con il tuo dogmatismo? Certamente no!
Queste domande in apparenza naturali e innocenti, va riconosciuto, con i loro legami al vissuto delle persone, fanno breccia e come (!) nel pubblico insinuando il relativismo. Per il fatto d’essere presentate su base storica e sociologica, secondo chi le sostiene, hanno lo statuto di scientificità.
Mosè attraversò davvero il Mar Rosso? Qualcuno risponde che l’archeologia non ha trovato riscontri. Su questo, allo stato attuale della ricerca. non si discute. Se non ci sono dati archeologici, un archeologo non può e non deve inventarseli: un reperto è un fatto che però va illuminato e non sempre c’è convergenza di opinioni. Ciò, però, non mette in discussione l’attendibilità del testo del libro dell’Esodo (o di un altro testo) fino a prova contraria (scientifica). La sua storicità (o il suo tipo di storicità) va vagliata mediante la metodologia critica senza però dimenticare di avere a che fare con testi molto antichi che trasmettono tradizioni ancora precedenti.
Talvolta è sconfortante constatare l’approssimazione nelle deduzioni. La posta in gioco è più seria di quanto a prima vista possa apparire. Prova ne sono i toni arroganti e da megafono di chi, approfittando di operazioni smaccatamente commerciali come quella del Codice Da Vinci, ne ha approfittato per lanciare l’ennesima campagna anti-ecclesiale attingendo al logoro repertorio dei luoghi comuni.
I temi sono più o meno i soliti. Aspettiamo di vedere quale sarà il prossimo che tireranno fuori dal cappello. Chissà, forse entro Natale. Why not?

Rosario Pierri


 

 

 

 

 

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