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Una passeggiata
provocatoria
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Distruzione di massa
palestinese
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Massacro di Gaza:
migliaia ai funerali
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Il modello israeliano di
"pistola e caviale"
Passeggiata provocatoria ad al-Aqsa, mentre su Gaza piovono
le bombe.
Gerusalemme
dal
nostro corrispondente
Avi
Dichter, ministro della sicurezza interna israeliana, ieri
ha effettuato una visita provocatoria alla moschea al-Aqsa
protetto da diversi soldati.
Il
ministro ha girato nel piazzale ed è entrato dentro la
moschea di al-Aqsa e dentro la Cupola della Roccia.
Questa visita avviene in contemporaneamente all’inizio delle
trattative per la soluzione finale tra l’Anp di Ramallah e
gli israeliani, e anche durante il feroce massacro
realizzato dall’esercito di occupazione a Gaza, in cui sono
stati uccisi 19 cittadini palestinesi e feriti altri 50.
L’organizzazione per gli affari dei beni islamici ha
affermato che il ministro israeliano è entrato nella moschea
dalla porta dei Magrebini, controllata dalle autorità di
occupazione dal 1967, senza informalo.
Shaikh
Mohammad Hussein, Mufti di Gerusalemme e dei territori
palestinesi, ha detto che “la moschea di al-Aqsa è islamica,
e non è un luogo dove i ministri del governo e i membri
della Knesset possano fare passeggiate”.
In una
dichiarazione alla stampa ha aggiunto che la "visita" di
Dichter incoraggia i coloni sionisti a invadere la moschea
di al-Aqsa.
Shaikh
Hussein ha accusato il governo di occupazione delle
“conseguenze di questa visita provocatoria, pubblicizzata su
tutta la stampa ebraica”.
Ha ricordato quella effettuata nel settembre del 2000
dall’ex primo ministro Sharon che ha portato allo scoppio
dell’Intifada di al-Aqsa.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7308
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Baraka: Diskin e Dichter progettano la distruzione di
massa dei palestinesi
16-01-2008 Gerusalemme-Gaza |
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Gerusalemme
dal
nostro corrispondente
Mohammad Baraka, deputato arabo al parlamento
israeliano, e capo del Fronte Democratico per la Pace e
L’Uguaglianza, ha reso noto che, durante la seduta del
governo israeliano, domenica scorsa, si è svolta "una
competizione tra chi è in grado di commettere più
crimini contro il popolo palestinese".
Baraka ha riferito che il capo del servizio
d’intelligence interna israeliana (Shabak), Yuval
Diskin, si è vantato di aver ucciso, in due anni, nella
Striscia di Gaza, 1000 cittadini palestinesi, da lui
definiti "terroristi", mentre il suo predecessore,
ministro della sicurezza interna, Avi Dichter, ha
precisato che tale numero equivale solo al 5% dei 20
mila da eliminare.
Baraka ha aggiunto che Diskin si è gloriato
dell’uccisione di centinaia di palestinesi, sostenendo
si trattasse di resistenti e che lui avesse il diritto
di ucciderli. Le cifre fornite da questo individuo
comprendono anche 150 bambini, ragazzi, donne e
anziani, gente inerme che si trovava nelle case e nelle
strade.
Il
deputato arabo ha aggiunto che "uno come Diskin, in uno
Stato normale avrebbe dovuto comparire in tribunale ed
essere processato per crimini di guerra e crimini contro
l’umanità commessi da lui, e ricevere la condanna più
dura che esista. Ma chi processerà mai questo criminale,
in Israele?".
Per quanto riguarda Dichter, Baraka ha sottolineato che
le dichiarazioni dell’ex capo di Shabak hanno una sola
spiegazione: Israele ha avviato un piano per uccidere 20
mila palestinesi. Ciò significa uccidere decine di
migliaia di persone. E' difficile immaginare un simile
obiettivo in una mente umana. Quella di Dichter è una
mente criminale".
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7307 |
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Massacro di Gaza, decine di migliaia di cittadini
palestinesi al funerale dei 18 morti
16-01-2008 Gaza |
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Gaza
dal nostro corrispondente
Ieri
sera, decine di migliaia di cittadini palestinesi nella
città di Gaza hanno partecipato al funerale dei 18 morti
causati dall'invasione e dal bombardamento israeliano a
est della città di Gaza.
Il clima era di rabbia. La folla ha invitato a
continuare e a intensificare la resistenza contro le
aggressioni dell’esercito di occupazione, e a rispondere
ai continui crimini contro il popolo palestinese.
I
funerali sono partiti dalla moschea di al-Omari
al-Kabir, al centro della città di Gaza, dove si
è svolta la preghiera per i morti, durante la quale
hanno parlato il primo ministro Ismail Haniyah e il
dirigente di Hamas Mahmud az-Zahar, padre di una delle
vittime.
I
funerali hanno percorso le vie principali della città di
Gaza: i parenti hanno salutato i loro morti prima di
seppellirli nel cimitero di Shaikh Radwan, a ovest della
città di Gaza.
Durante il suo discorso al funerale, Haniyah ha
confermato che il popolo palestinese rimarrà ancorato ai
propri principi e diritti.
Haniyah ha sottolineato che "l’occupante soffre come
soffrono i palestinesi", ma che quest'ultimo "attende la
libertà, la dignità e il martirio, al contrario
dell’occupazione che cerca solo di sopravvivere".
Ha parlato anche della "grande differenza tra chi cerca
la dignità e l’onore e chi accetta la vita umiliante, e
tra chi si oppone alle aggressioni e chi attende i baci
e prende in giro Gaza, che è sempre stata il 'cimitero
degli invasori'". Il riferimento di Haniyah è alla
dirigenza dell'Anp di Ramallah.
Il
premier ha aggiunto: "Gaza oggi è colpita e i
palestinesi sono feriti. 18 cittadini sono morti e
diversi altri sono ancora a terra, perché i soccorritori
non riescono a raggiungerli", indicando qui il grande
numero di feriti che non hanno ricevuto i soccorsi a
causa dell'assedio.
Haniyah ha messo in guardia "i piccoli collaborazionisti
che si trovano sulle strade e che forniscono le
informazioni all’occupazione" a non proseguire nel loro
"lavoro", spiegando di "aver dato ordini precisi alle
forze di sicurezza di ricercare e perseguitare i
collaboratori e le spie". Fino ad ora sono stati
arrestati più di 30 sospettati.
Haniyah ha rivolto un messaggio alle nazioni arabe
e islamiche, dicendo: "Noi rimarremo fermi sulle nostre
posizioni, ma dov' è il ruolo della Ummah? Dov'è il suo
grido di sostegno?".
Anche il leader di Hamas, az-Zahar, colpito dalla morte
del figlio Hussam, ha sottolineato la determinazione a
rimanere sui "principi saldi palestinesi",
aggiungendo che le aggressioni israeliane "rafforzano la
convinzione del nostro popolo palestinese che chi ha
ucciso i suoi figli, distrutto le case, complottato per
assediarlo, sicuramente sparirà. Rimarrà solo il popolo
palestinese con la testa alta, vittorioso, fino alla
liberazione della moschea di al-Aqsa e tutto il
territorio nazionale".
Az-Zahar ha concluso: "Noi non mandiamo i nostri figli
alla morte perché ci divertiamo. Essi ci sono molti
cari, ma la Palestina è altrettanto cara, così come
Gerusalemme. Noi vogliamo vivere liberi e con dignità".
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7306
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Il modello israeliano di 'pistola e caviale'
16-01-2008 |
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Israele è il 4° venditore di armi al mondo. Possiede
oltre 200 testate nucleari e 3 sottomarini nucleari,
presto ne avrà altri due.
Naomi Klein in “Shock economy” scrive:
“Ciò
che rende Israele interessante come modello «pistola e
caviale» non è solo il fatto che la sua economia sia
stabile anche di fronte a grossi shock politici come la
guerra con il Libano del 2006 o la presa di controllo
della Striscia di Gaza da parte di Hamas, ma anche il
modo in cui Israele ha creato un'economia che si espande
precisamente in risposta diretta all'escalation della
violenza. Le ragioni per cui l'industria israeliana è a
suo agio tra i disastri non sono misteriose. Anni prima
che le aziende americane ed europee comprendessero
l'enorme potenziale del boom della sicurezza globale, le
società tecnologiche israeliane lavoravano alla
creazione di un'industria della sicurezza nazionale, e
ancora oggi continuano a dominare il settore. L'Israeli
Export Institute stima che 350 società israeliane si
occupano della vendita di prodotti per la sicurezza
interna e altre 30 entreranno nel mercato nel 2007. Dal
punto di vista delle aziende, questo sviluppo ha fatto
di Israele un modello da emulare nel mercato post-11
settembre. Dal punto di vista sociale e politico,
invece, Israele dovrebbe rappresentare qualcos'altro: un
severo monito. Il fatto che Israele continui a godere di
una prosperità sempre maggiore, anche mentre muove
guerra ai Paesi vicini e compie violenze nei territori
occupati, dimostra quanto è pericoloso costruire
un'economia sulla premessa della guerra permanente e di
disastri sempre più drammatici. L'attuale abilità di
Israele di unire pistole e caviale è il culmine di un
mutamento sostanziale nella natura della sua economia,
nel corso degli ultimi quindici anni: un mutamento che
ha avuto un impatto profondo ma poco studiato sulla
parallela disintegrazione delle prospettive di pace.”.
Le
esportazioni israeliane di prodotti e servizi
antiterrorismo sono aumentate del 15% nel 2006 e la
crescita prevista nel 2007 è del 20% (Klein, ibidem).
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7311 |
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