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Anno III, Comunicato n. 5/2, del 16 gennaio  2008

 

 

  • Una passeggiata provocatoria

  • Distruzione di massa palestinese

  • Massacro di Gaza: migliaia ai funerali

  • Il modello israeliano di "pistola e caviale"


 

Passeggiata provocatoria ad al-Aqsa, mentre su Gaza piovono le bombe.

 

 

Gerusalemme

dal nostro corrispondente

Avi Dichter, ministro della sicurezza interna israeliana, ieri ha effettuato una visita provocatoria alla moschea al-Aqsa protetto da diversi soldati.

Il ministro ha girato nel piazzale ed è entrato dentro la moschea di al-Aqsa e dentro la Cupola della Roccia.
Questa visita avviene in contemporaneamente all’inizio delle trattative per la soluzione finale tra l’Anp di Ramallah e gli israeliani, e anche durante il feroce massacro realizzato dall’esercito di occupazione a Gaza, in cui sono stati uccisi 19 cittadini palestinesi e feriti altri 50.

L’organizzazione per gli affari dei beni islamici ha affermato che il ministro israeliano è entrato nella moschea dalla porta dei Magrebini, controllata dalle autorità di occupazione dal 1967, senza informalo.

Shaikh Mohammad Hussein, Mufti di Gerusalemme e dei territori palestinesi, ha detto che “la moschea di al-Aqsa è islamica, e non è un luogo dove i ministri del governo e i membri della Knesset possano fare passeggiate”.

In una dichiarazione alla stampa ha aggiunto che la "visita" di Dichter incoraggia i coloni sionisti a invadere la moschea di al-Aqsa.

Shaikh Hussein ha accusato il governo di occupazione delle “conseguenze di questa visita provocatoria, pubblicizzata su tutta la stampa ebraica”.
Ha ricordato quella effettuata nel settembre del 2000 dall’ex primo ministro Sharon che ha portato allo scoppio dell’Intifada di al-Aqsa.

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7308

 

Baraka: Diskin e Dichter progettano la distruzione di massa dei palestinesi

16-01-2008 Gerusalemme-Gaza

Gerusalemme

dal nostro corrispondente

Mohammad Baraka, deputato arabo al parlamento israeliano, e capo del Fronte Democratico per la Pace e L’Uguaglianza, ha reso noto che, durante la seduta del governo israeliano, domenica scorsa, si è svolta "una competizione tra chi è in grado di commettere più crimini contro il popolo palestinese".

Baraka ha riferito che il capo del servizio d’intelligence interna israeliana (Shabak), Yuval Diskin, si è vantato di aver ucciso, in due anni, nella Striscia di Gaza, 1000 cittadini palestinesi, da lui definiti "terroristi", mentre il suo predecessore, ministro della sicurezza interna, Avi Dichter, ha precisato che tale numero equivale solo al 5% dei 20 mila da eliminare.

Baraka ha aggiunto che Diskin si è gloriato dell’uccisione di centinaia di palestinesi, sostenendo si trattasse di resistenti e che lui avesse il diritto di ucciderli. Le cifre fornite da questo individuo comprendono anche 150 bambini, ragazzi, donne e anziani, gente inerme che si trovava nelle case e nelle strade.

Il deputato arabo ha aggiunto che "uno come Diskin, in uno Stato normale avrebbe dovuto comparire in tribunale ed essere processato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi da lui, e ricevere la condanna più dura che esista. Ma chi processerà mai questo criminale, in Israele?".

Per quanto riguarda Dichter, Baraka ha sottolineato che le dichiarazioni dell’ex capo di Shabak hanno una sola spiegazione: Israele ha avviato un piano per uccidere 20 mila palestinesi. Ciò significa uccidere decine di migliaia di persone. E' difficile immaginare un simile obiettivo in una mente umana. Quella di Dichter è una mente criminale".

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7307

 

Massacro di Gaza, decine di migliaia di cittadini palestinesi al funerale dei 18 morti

16-01-2008 Gaza

Gaza

dal nostro corrispondente


Ieri sera, decine di migliaia di cittadini palestinesi nella città di Gaza hanno partecipato al funerale dei 18 morti causati dall'invasione e dal bombardamento israeliano a est della città di Gaza.

Il clima era di rabbia. La folla ha invitato a continuare e a intensificare la resistenza contro le aggressioni dell’esercito di occupazione, e a rispondere ai continui crimini contro il popolo palestinese.

I funerali sono partiti dalla moschea di al-Omari al-Kabir, al centro della città di Gaza, dove si è svolta la preghiera per i morti, durante la quale hanno parlato il primo ministro Ismail Haniyah e il dirigente di Hamas Mahmud az-Zahar, padre di una delle vittime.

I funerali hanno percorso le vie principali della città di Gaza: i parenti hanno salutato i loro morti prima di seppellirli nel cimitero di Shaikh Radwan, a ovest della città di Gaza.

Durante il suo discorso al funerale, Haniyah ha confermato che il popolo palestinese rimarrà ancorato ai propri principi e diritti.
Haniyah ha sottolineato che "l’occupante soffre come soffrono i palestinesi", ma che quest'ultimo "attende la libertà, la dignità e il martirio, al contrario dell’occupazione che cerca solo di sopravvivere".
Ha parlato anche della "grande differenza tra chi cerca la dignità e l’onore e chi accetta la vita umiliante, e tra chi si oppone alle aggressioni e chi attende i baci e prende in giro Gaza, che è sempre stata il 'cimitero degli invasori'". Il riferimento di Haniyah è alla dirigenza dell'Anp di Ramallah.

Il premier ha aggiunto: "Gaza oggi è colpita e i palestinesi sono feriti. 18 cittadini sono morti e diversi altri sono ancora a terra, perché i soccorritori non riescono a raggiungerli",  indicando qui il grande numero di feriti che non hanno ricevuto i soccorsi a causa dell'assedio.

Haniyah ha messo in guardia "i piccoli collaborazionisti che si trovano sulle strade e che forniscono le informazioni all’occupazione" a non proseguire nel loro "lavoro", spiegando di "aver dato ordini precisi alle forze di sicurezza di ricercare e perseguitare i collaboratori e le spie". Fino ad ora sono stati arrestati più di 30 sospettati.

Haniyah ha rivolto un messaggio alle nazioni arabe e islamiche, dicendo: "Noi rimarremo fermi sulle nostre posizioni, ma dov' è il ruolo della Ummah? Dov'è il suo grido di sostegno?".

Anche il leader di Hamas, az-Zahar, colpito dalla morte del figlio Hussam, ha sottolineato la determinazione a rimanere sui "principi saldi palestinesi", aggiungendo che le aggressioni israeliane "rafforzano la convinzione del nostro popolo palestinese che chi ha ucciso i suoi figli, distrutto le case, complottato per assediarlo, sicuramente sparirà. Rimarrà solo il popolo palestinese con la testa alta, vittorioso, fino alla liberazione della moschea di al-Aqsa e tutto il territorio nazionale".

Az-Zahar ha concluso: "Noi non mandiamo i nostri figli alla morte perché ci divertiamo. Essi ci sono molti cari, ma la Palestina è altrettanto cara, così come Gerusalemme. Noi vogliamo vivere liberi e con dignità".

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7306

 

 

Il modello israeliano di 'pistola e caviale'

16-01-2008

Israele è il 4° venditore di armi al mondo. Possiede oltre 200 testate nucleari e 3 sottomarini nucleari, presto ne avrà altri due.

Naomi Klein in “Shock economy” scrive:

“Ciò che rende Israele interessante come modello «pistola e caviale» non è solo il fatto che la sua economia sia stabile anche di fronte a grossi shock politici come la guerra con il Libano del 2006 o la presa di controllo della Striscia di Gaza da parte di Hamas, ma anche il modo in cui Israele ha creato un'economia che si espande precisamente in risposta diretta all'escalation della violenza. Le ragioni per cui l'industria israeliana è a suo agio tra i disastri non sono misteriose. Anni prima che le aziende americane ed europee comprendessero l'enorme potenziale del boom della sicurezza globale, le società tecnologiche israeliane lavoravano alla creazione di un'industria della sicurezza nazionale, e ancora oggi continuano a dominare il settore. L'Israeli Export Institute stima che 350 società israeliane si occupano della vendita di prodotti per la sicurezza interna e altre 30 entreranno nel mercato nel 2007. Dal punto di vista delle aziende, questo sviluppo ha fatto di Israele un modello da emulare nel mercato post-11 settembre. Dal punto di vista sociale e politico, invece, Israele dovrebbe rappresentare qualcos'altro: un severo monito. Il fatto che Israele continui a godere di una prosperità sempre maggiore, anche mentre muove guerra ai Paesi vicini e compie violenze nei territori occupati, dimostra quanto è pericoloso costruire un'economia sulla premessa della guerra permanente e di disastri sempre più drammatici. L'attuale abilità di Israele di unire pistole e caviale è il culmine di un mutamento sostanziale nella natura della sua economia, nel corso degli ultimi quindici anni: un mutamento che ha avuto un impatto profondo ma poco studiato sulla parallela disintegrazione delle prospettive di pace.”.

Le esportazioni israeliane di prodotti e servizi antiterrorismo sono aumentate del 15% nel 2006 e la crescita prevista nel 2007 è del 20% (Klein, ibidem).

http://www.infopal.it/testidet.php?id=7311

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