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Comunicato 5-11-2006
La Terra Santa e i
francescani
di Frédéric
Manns - Decano dello Studium Biblicum Franciscanum - Gerusalemme
Hanna
Arendt, una filosofa contemporanea, scrive: "Ogni totalitarismo ha
bisogno di un nemico metafisico[1]: per il comunismo questo nemico
era il borghese, per il nazismo era l'Ebreo, per il mondo
globalizzato è il terrorista".
La scossa tragica dell’11 settembre 2001, dovuta al crollo delle
twin towers di New York, ha convinto molti che l'avversario
millenario dell'Occidente è il fondamentalismo islamico. L'aberrante
ipotesi di Hungtington[2] si diffonde: quattordici secoli, scrive
l'autore inglese, dimostrano che fra Occidente e Islam la guerra è
stata continua.
Scopo del mio intervento è di smentire questa tesi e di ricordare
una pagina troppo dimenticata della storia dei rapporti tra
Occidente e Islam: cioè la presenza francescana, pacifica da più di
sette secoli, in mezzo al mondo musulmano[3].
Per capire la novità della presenza francescana in terra d'Islam
bisogna ricordare brevemente alcune pagine della storia dell'Islam.
Non sono idealista. Vivo in mezzo ai musulmani da più di trent’anni.
So che Ebrei e cristiani sono considerati come Dhimmis in terra
d'Islam[4]. So che la Custodia di Terra Santa ha avuto tanti martiri
e che tanti gesti di pirateria e di corruzione da parte dell'Islam
potrebbero essere ricordati. So che un piccolo gruppo di
fondamentalisti ha ottenuto dal governo israeliano il permesso di
costruire la moschea accanto alla basilica di Nazareth. Impossibile
negare i fatti: i lunghi secoli del confronto tra Europa e Islam
furono caratterizzati da crociate e contro-crociate, e non certo
senza episodi violenti. Ma le crociate non furono mai guerra totale,
furono brevi e molto localizzate. Quello che prevalse nei rapporti
tra Europa e mondo islamico fu il rapporto normale nel mediterraneo
a livello economico, diplomatico e culturale. Se i politici cercano
di imporre le loro idee, rimane che al livello della vita quotidiana
il dialogo è possibile tra musulmani e cristiani, anche se al
livello teologico i concetti fondamentali sono diversi[5].
Al rapporto tra Occidente e Islam dobbiamo la rinascita del
commercio e della civiltà urbana dopo la stasi del medioevo. Grazie
ai traduttori arabi fu possibile la nascita scientifica della
filosofia, dell'astronomia, della fisica, della medicina e della
matematica. Senza l'apporto dell'Islam – riciclatore della cultura
ellenistica e divulgatore della cultura indiana e cinese – non
sarebbe mai nata l'Europa delle Università. L'Islam di Avicenna, di
Averroè ha permesso all'Europa di avere Abelardo, Bonaventura,
Tomasso d'Aquino e Dante. L'età d'oro della scienza araba copre
circa cinque secoli dall'VIII al XII secolo, tempi in cui in Europa
i dotti si estenuavano su questioni teologiche. È come se per tutto
l'Alto Medioevo l'Islam si fosse incaricato di preservare i tesori
della scienza greca anche per il resto del mondo. In Europa si
tornerà a leggere Aristotele e Platone grazie alle traduzioni che ne
fecero i musulmani soprattutto tra l'800 e il 900 presso la Casa
della scienza (Bayt al Hikma) voluta dal Califfo Al Ma'amun a
Bagdad. Portati verso Oriente dalle armate di Alessandro il Grande o
da sette cristiane come i Nestoriani, i testi dell'ellenismo furono
conosciuti prima nella loro versione siriaca o persiana, quindi
tradotti in arabo, la lingua di un popolo che si estendeva dall'Iran
all'Andalusia. Si può parlare in questo caso di un incontro di
civiltà. Tuttavia, sarebbe riduttivo vedere i musulmani come
semplici conservatori del sapere greco. Avvenne piuttosto che,
poggiando sulle spalle di quei giganti ed entrando in contatto anche
con la scienza indiana e cinese, quella civiltà seppe elaborare una
scienza nuova, con un forte taglio sperimentale[6].
I campi in cui il genio islamico mostrò originalità furono la
fisica, l'astronomia, la matematica e la medicina. Nato nell'attuale
Iraq nel 965, al Haytam è il gigante degli studi dell'ottica. Fu lui
a scoprire le leggi della visione, anticipando il principio del
tempo minimo di Fermat: egli spiegò cioè che un raggio di luce,
passando attraverso un mezzo, prende la via più semplice e più
veloce. Se l'algebra fece un balzo in avanti con la scuola di
al-Kwaresmi, la matematica islamica mediò da quella indiana la
numerazione con lo zero e gli elementi principali della
trigonometria. La medicina araba[7] conobbe il suo vertice nel X
secolo con il direttore dell'ospedale di Bagdad Rhazes (860-932), al
quale si deve una descrizione del vaiolo. L'invasione mongola di
Bagdad del 1258 segna una svolta, ma non basta a spiegare il
collasso della scienza islamica. Decisiva fu la conquista di Cordoba
e Toledo, centri culturali arabi di prima importanza[8].
Bisogna ricordare che fino all'XI secolo musulmani e bizantini erano
più colti, più civili e più ricchi dei rozzi europei che vivevano la
decadenza della pars Occidentis dell'impero romano.
Tra il XIII e il XVI secolo Europei occidentali e musulmani poterono
trattare su un piede di parità. Si fecero crociate, ma si afferrava
un diritto e una finanza delle crociate[9]. Intanto gli scambi
economici, diplomatici e culturali prosperavano. A meta del XII
secolo si organizzava a Toledo la prima traduzione del Corano. In
Italia Dante usò un libro allegorico arabo-iberico come testo
ispiratore della Divina Commedia[10].
In questo contesto comincia la presenza dei francescani in Terra
Santa[11]. Francesco d’Assisi, mosso dallo Spirito del Signore,
voleva orientare la Chiesa verso il Vangelo di Gesù Cristo. Il
ritorno al Vangelo vissuto in fraternità e simpliciter l'apriva alla
dimensione missionaria della Chiesa. Mentre il papa Innocenzo III
mobilitava tutte le forze del mondo cristiano per la quinta crociata
contro i musulmani che occupavano molti luoghi santi cristiani[12],
Francesco d’Assisi ebbe il coraggio di prendere un approccio
differente. Sognava di andare tra i Saraceni. Fece un primo
tentativo nel 1211, un secondo nel 1213 e riuscì finalmente nel
1219. Fu durante la tregua dopo l'assedio di Damietta. Mentre i
crociati avevano lottato contro i musulmani a Damietta, presso un
canale del fiume Nilo, Francesco con fra Illuminato prese
l'iniziativa di cominciare un dialogo pacifico con il sultano Malek
el Kamil. Francesco voleva portare la buona novella al sultano,
forse sperava il martirio. Era pronto a pagare di persona.
Nel "regola non bullata", nel capitolo 16, parla dei frati che sotto
l'ispirazione divina vogliono andare tra i Saraceni[13]. Molti
crociati avevano intrapreso l'avventura della crociata alla ricerca
di ricchezze, avventure o redenzione dal peccato. La porta
dell'Oriente non aveva lo stesso significato per tutti. Mentre la
Chiesa mandava soldati per riprendere con la violenza i luoghi
santi, Francesco mandava i suoi frati inter Saracenos. L'espressione
è voluta: i frati non dovevano comportarsi come stranieri, come
europei superiori, ma vivere con e come la gente. I documenti
papali, quando parlavano dei nemici della croce di Cristo, li
chiamavano "cani" o "gente cattiva". Francesco era convinto che il
dialogo è possibile solo se si rispetta l'altro. Il poverello rimane
il precursore del dialogo inter-religioso in una Europa la quale
pensava che solo con la forza si poteva trattare con i musulmani.
Alcune date sono necessarie per rinfrescare la memoria. Nel 1229 i
francescani si stabiliscono a Gerusalemme nelle vicinanze
dell'attuale quinta stazione della Via Crucis. Il papa Gregorio IX
prendeva la difesa dei francescani e li raccomandava ai patriarchi
di Antiochia e di Gerusalemme. Scriveva: "Non desiderano beni
temporali, perché fin dalla loro fondazione si contentano della
povertà". Roberto e Sancha, i reali di Napoli, avevano ottenuto a
pagamento dal sultano d'Egitto sia il diritto per i francescani di
officiare al Santo Sepolcro, sia il possesso del Cenacolo. Nel 1339
fu emanato un decreto di Bibars II che permetteva loro di dimorare
nel S. Cenacolo, nel S. Sepolcro e a Betlemme, benché il convento
del Cenacolo fu occupato solo nel 1336[14]. Il papa Clemente VI, con
le bolle Gratias agimus e Nuper carissimae (1342), riconosceva
giuridicamente questi fatti ed erigeva canonicamente la Custodia di
Terra Santa.
In breve i frati hanno potuto dialogare con l'Islam perché non
venivano a fare commercio, ma venivano a testimoniare la loro fede
in Gesù nato a Betlemme e morto a Gerusalemme. Venivano per
ritrovare la memoria della Chiesa nascente al Cenacolo e per
celebrare il culto divino ed assistere i pellegrini ed i
commercianti che venivano in Terra Santa[15].
La presenza dei frati a Gerusalemme incoraggiava i pellegrinaggi a
Gerusalemme. Nel convento del Monte Sion davano ospitalità ai
pellegrini celebri e ai monaci di passaggio nella città[16].
Il periodo che va dal 1342 al 1517 può essere chiamato periodo di
organizzazione. È chiaro che i francescani rappresentavano gli
interessi della Chiesa cattolica in Oriente[17]. Guidavano i
pellegrini a Gerusalemme e stabilirono quello che si può chiamare la
"geografia sacra" della città, specialmente quella del racconto
della Passione[18]. Gran parte della loro attività fu la liberazione
pacifica dei luoghi santi cristiani. Dal 1267 Ebrei abitavano nella
città di Gerusalemme che era sotto il dominio musulmano[19]. I frati
sottolineavano ai pellegrini l'umiliazione nella quale vivevano gli
Ebrei da parte delle autorità musulmane come conseguenza del loro
atteggiamento verso Gesù[20]. Tale catechesi ebbe una ripercussione
in Europa. Francesco Suriano, che fu Custode di Terra Santa dal 1493
al 1496, scriveva che gli Ebrei soffrono a Gerusalemme più che
altrove a causa del loro crimine[21]. Anche il domenicano Felix
Faber, che visitò Gerusalemme nel 1480 e nel 1483, si esprimeva in
termini simili[22].
Nel 1347 i frati si insediano a Betlemme come officianti della
basilica e della grotta della natività[23].
Nel 1363 entrano in possesso della tomba della Madonna vicino al
Getsemani. Fino al 1757 conservarono questo santuario.
Nel 1392 essi ottengono il diritto di officiare nella grotta degli
apostoli del Getsemani a nord dell'orto degli Ulivi.
I frati si diedero a riparare i santuari come Francesco aveva
riparato la Chiesetta di San Damiano e quella della Portiuncula. Nel
1343 viene accomodato l'edificio del Cenacolo. Nel 1479 viene
riparato il tetto della basilica di Betlemme con l'aiuto della
Repubblica di Venezia, del Duca di Borgogna e di Eduardo IV
d'Inghilterra. Nel XV secolo i frati risultano in possesso
dell'edicola del Sepolcro, della parte sud della cappella del
Calvario e della cripta del ritrovamento della croce.
Qualche frate voleva dialogare con l'Islam in modo ingenuo. Lo zelo
per l'annuncio del Vangelo valse il martirio ad alcuni. Furono
uccisi a Gerusalemme nel 1391 quattro frati: Nicolo Tavelic, Stefano
di Cuneo, Deodato da Rodez e Pietro da Narbona[24].
Nel 1517 in Palestina al dominio dei Mammalucchi d'Egitto successe
quello dei sultani turchi con sede a Costantinopoli. Le comunità
ortodosse della Grecia, avvalendosi del fatto che erano composte di
sudditi dell'impero ottomano, poterono affluire in Terra Santa; ne
risultò una loro azione ininterrotta per presentare i frati come
usurpatori e nemici dell'impero turco. Francesco I re di Francia
firmò capitolazioni con Solemano II il Magnifico; queste furono un
ponte che permise agli stati musulmani di entrare in relazione
pacifica con il mondo cristiano. Tali capitolazioni fondavano per la
Francia l'obbligo morale di intervenire per proteggere i
francescani. Simile iniziativa era in opposizione a Venezia[25] che
pretendeva al protettorato esclusivo dei religiosi che non erano
francesi. A partire della seconda metà del Cinquecento – dopo la
morte di Solimano il Magnifico nel 1566 – l'Occidente cominciò a
distanziarsi da qualunque altra cultura. Le invenzioni, le scoperte
geografiche e soprattutto la navigazione oceanica, costituivano
l'occupazione occidentale. Fino ad ora le culture sparse nel
mediterraneo avevano dialogato, ora le navi e i cannoni occidentali
travolsero questo mondo e avviarono una nuova economia. La cultura
islamica non fu in grado di dialogare e di competere con
l'Occidente. Tra il XII e il XVI secolo essa aveva servito da
tramite: aveva passato all'Europa la cultura ellenistica antica,
aveva svolto la funzione di tramite delle ricche merci asiatiche
verso il mediterraneo (la via della seta). Ora gli Europei, padroni
degli strumenti e delle rotte, potevano aggirare i grandi imperi
musulmani. Questi cominciarono a decadere sul piano economico e
commerciale, poi a chiudersi su se stessi e a sclerotizzarsi sul
piano culturale e religioso. È noto che il sacro romano Imperatore
non concedette né un soldo né un soldato per la splendida vittoria
di Lepanto nel 1571. Inoltre è cosa nota che i francesi furono
lietissimi dei due assedi di Vienna, quello del 1529 e quello del
1683.
Questo periodo fu molto difficile per i francescani di Terra
Santa[26]. I frati che abitavano al monte Sion (il Custode si
chiamava il guardiano del Monte Sion) furono espulsi dal cenacolo
nel 1552 dalle autorità turche, però hanno potuto comprare il
convento georgiano nel quartiere ovest della città, dove hanno
attualmente il convento del S. Salvatore. Il papa Urbano VIII, con
una bolla del 1623, affermò che era dovere di tutti i principi
cattolici di proteggere i francescani di Terra Santa. Nella basilica
del Santo Sepolcro, in quella di Betlemme e alla tomba della Madonna
si registravano perdite di diritti. A Betlemme accanto al loro
convento, i francescani aprirono una scuola per bambini nel 1598.
Nel 1620 ricevettero dall’Emiro druso Faker ed Din il monte Tabor e
la grotta venerata di Nazareth[27]. Da ricordare che l'emiro aveva
come medico personale un frate chiamato Fr. Eugène Roger. Alcuni
anni dopo (1679) potevano comperare ad Ayn Karem la chiesa bizantina
di Giovanni battista.
Nel 1684 fu acquistata l'area del Getsemani e nel 1754 il santuario
della Nutrizione a Nazaret. Nel 1628 il Custode di Terra Santa venne
presentato come responsabile della Congregazione di Propaganda Fide.
Nel 1740 lo statu quo dei Luoghi santi permette una convivenza
pacifica nei santuari[28].
Fino al Settecento il mondo islamico rimase non toccato dagli
interessi e dagli appetiti colonialisti dell'Occidente. Nel 1798 il
generale Bonaparte sbarcò in Egitto e cercò di sollevare i musulmani
di questo paese contro il loro sovrano turco nel nome del trinomio
Liberté-Egalité-Fraternité che egli presentò come l'essenza
dell'Islam[29].
Francesi ed inglesi si apprestarono a conquistare l'Africa
settentrionale e il Vicino Oriente. Intanto inglesi e russi tra il
Mar Caspio e l'Himalaya si spartirono l'area centro-meridionale del
continente asiatico. Lo zar cercava di appropriarsi gran parte
dell'impero turco che gli impediva di affacciarsi sul Mar
Mediterraneo. Gli europei appoggiarono in funzione anti-turca i
nazionalismi serbo, greco e armeno. Diffondevano il modo di vivere
occidentale fra la borghesia siro-libanese ed egiziana e la
inducevano a credere che, grazie all'appoggio dell'Occidente, il
mondo arabo sarebbe pervenuto alla rinascita, liberandosi dal giogo
turco e godendo del progresso europeo. I figli degli sceiki e dei
mercanti accorsero a studiare a Oxford e a Parigi e diffusero queste
idee nel mondo musulmano.
I frati dovettero lottare contro le potenze europee, l'Inghilterra,
la Francia, la Spagna che cercavano di approfittare della loro
presenza per scopi politici[30]. È una pagina molto complessa della
presenza dei frati in Terra Santa. Non parliamo delle difficoltà
create al livello ecumenico da chi appoggiava i greci contro la
Custodia francescana di Terra Santa.
Nel 1817 il custode P. Salvador Antonio di Malta scriveva alla
Congregazione di Propaganda Fide: nel 1811 la comunità di Betlemme è
stata minacciata due volte quando i turchi arrivarono alla porta del
convento; i frati furono costretti a scappare. È una delle tante
notizie sui problemi che i turchi causavano ai frati. Nonostante
tutto, i frati riuscirono a comprare nel 1838 le rovine della
cappella della Flagellazione nella Via Dolorosa, la chiesa di Cana
nel 1880, la cappella di Betfage nel 1883 e la cappella del Dominus
Flevit nel 1891. Scuole per le bambine furono aperte in quel
periodo. Le opere di carità furono numerose. Bisogna ricordare Fr.
Giovanni da Trieste, infermiere del convento di San Salvatore, che
curò famiglie di Ebrei di Gerusalemme. Ottenne dal Rabbino capo un
diploma ufficiale. La farmacia di Terra Santa, testimone di una
lunga storia di carità, fa parte adesso del Museo del convento della
Flagellazione[31].
O. Englebert, parlando dei francescani di Terra Santa scriveva:
"Tutti sono dei leoni quando si tratta di difendere i luoghi
santi[32] . Ma tra di loro ci sono poche aquile". Questo giudizio
troppo rapido non rende conto della realtà. Anche a livello
accademico alcuni francescani hanno lasciato opere importanti. Ecco
le principali:
Il Libro d'Oltramare (A Voyage beyond the Seas) di Fra Niccolò da
Poggibonsi, pubblicato nel 1346; Trattato di Terra Santa (Treatise
on the Holy Land) di Fr. Francesco Suriano, scritto nel 1485; Piante
dei Sacri Edifici (Plans of the Sacred Edifices of the Holy Land) di
Fr. Bernardino Amico[33], pubblicato nel 1609; e l'opera in 2 volumi
di Fr. Francesco Quaresmi, Elucidatio Terrae Sanctae (The
Illustration of the Holy Land) pubblicato nel 1626.
Nel 1847 il papa Pio IX ripristinò la sede patriarcale latina a
Gerusalemme[34]. La cura della Chiesa locale veniva affidata al
Patriarca di Gerusalemme, mentre la Custodia continuava ad essere
responsabile dei luoghi santi e dell'accoglienza dei pellegrini. La
Chiesa di Gerusalemme ha, di fatto, una doppia dimensione: è locale
ed è universale, portando da secoli il titolo di Chiesa-madre. La
Custodia continuava la sua missione in favore dei luoghi santi. Nel
1867 fu acquistato il santuario di Emmaus-el Qubeibeh, nel 1875 la
settima stazione della Via Crucis e nel 1878 il santuario di Naim.
Nella prima guerra mondiale il mondo arabo partecipò alla rivolta
nel deserto, raccontata da Lawrence, contro i turchi; in cambio
francesi e inglesi avevano promesso al guardiano dei luoghi santi
della Mecca l'unità di una grande Arabia dall'Oronte fino al Nilo.
Ma dopo la guerra inglesi e francesi frazionarono il mondo arabo in
piccoli stati e affidarono l'Arabia intera alla tribù
fondamentalista dei wahabiti, guidati dalla dinastia dei benê Saud
(Sauditi)[35] e favorirono l'insediamento dei coloni sionisti in
Palestina[36].
I francescani, durante tanti cambiamenti politici, continuarono a
edificare santuari per il mondo cristiano: la chiesa del Getsemani
nel 1919-24, la chiesa della trasfigurazione nel 1921, quella di
Gerico nel 1924, di Tabga e della Visitazione nel 1938 e quella di
Betania nel 1952.
Tra il 1918 e il 1967, tra Versailles e la guerra dei sei giorni,
arabi e musulmani passarono nei confronti dell'Occidente da una
delusione e da una frustrazione all'altra[37]. Nel 1923 la Francia
rinunciò al protettorato dei luoghi santi nel trattato di Lausanne.
Una cosa rimane certa tra le tante vicende politiche: l'Europa è
ghiotta di petrolio. E le nazioni arabe ne hanno da vendere.
Con la creazione dello stato d'Israele e le cinque guerre che
seguirono, i frati continuano la loro attività di testimoni di
Cristo. Organizzano simposi per permettere a giudei e musulmani di
dialogare[38]. Hanno una presenza discreta in mezzo al mondo
ebraico. Cercano per quanto è possibile di fare il ponte tra due
mondi.
In breve, la presenza dei francescani
in questo punto caldo del mondo può essere riassunta così:
339 frati provenienti da circa 30 nazioni.
74 basiliche, chiese e parrocchie costruite dove permettono ai
pellegrini di celebrare il culto divino.
10000 giovani e ragazze educati in 16 scuole e collegi.
500 appartamenti per famiglie cristiane bisognose.
250 posti di lavoro assicurati in istituzioni e officine proprie.
5 "case nove" per i pellegrini.
Una casa editrice.
Una Facoltà di scienze bibliche a Gerusalemme, nota per i suoi scavi
archeologici in Israele e in Giordania e un centro di studi arabi al
Cairo.
Questo è solo quello che si vede pubblicamente.
Teddy Kollek, ex sindaco di Gerusalemme, diceva: "Senza i cristiani
in Terra Santa lo scontro tra Ebrei e Musulmani sarebbe molto più
forte. Meno male che c'è un cuscino tra i due e che i cristiani
hanno le loro opere sociali".
Se vogliamo evitare lo scontro tra fondamentalisti[39]
islamici e l'Europa e l'America esiste un antidoto: aiutare "i figli
del poverello" che non hanno nessun'altra pretesa che di essere
strumenti della pace, e che cercano di essere un ponte tra mondo
islamico, mondo occidentale e mondo ebraico[40]. Per gestire i
rapporti tra Occidente e Islam ci vuole saggezza e moderazione.
Collaborando a risolvere il conflitto israeliano-palestinese è
possibile al livello di ciascuno, cercando di aiutare chi lavora per
la pace. Senza giustizia non ci può essere vera pace. La forza
militare non avrà l'ultima parola se i figli di Abramo non hanno il
coraggio di sedersi insieme al tavolo di discussione. Spezzare la
spirale di violenza che ci sta avvolgendo non dipende solo dai
politici. Dobbiamo abbandonare la presentazione dell'Islam come fede
guerriera e di sanguinari.
Rimangono i problemi interni della Chiesa divisa a Gerusalemme. Il
primo passo del dialogo ecumenico consiste nel rispetto dei diritti
particolari delle diverse Chiese presenti nella città santa. Questi
diritti sono stati sanciti da trattati internazionali (Berlino 1878,
Parigi 1919). Di fatti nella Custodia un frate è sempre responsabile
dello statu quo. Ma non basta lo statu quo che crea una mentalità di
difesa. Bisogna aprirsi al futuro. Il 4 dicembre 1999 alle soglie
del terzo millennio i Patriarchi e i capi delle 12 comunità
cristiane a cui si è unito il Custode di Terra Santa hanno rivolto
ai cristiani di Terra Santa e ai cristiani del mondo intero un
vibrante messaggio di unità e di speranza. Nella situazione attuale
di conflitto e di instabilità generale, i frati continuano a credere
alla riconciliazione, sanno che la Pace è il nome di Dio e che tutti
gli uomini devono costruire la pace. I luoghi santi traggono il loro
significato e la loro identità culturale e cultuale dai loro legami
con il proprio ambiente. Non possono diventare musei di un passato
ritenuto morto. Gerusalemme è la città santa delle tre religioni
monoteistiche ed è contesa da due popoli. Ciò invita questi due
popoli a trovare uno statuto particolare che risponda alle
aspirazioni di tutti, pure alla santità della città. L'esperienza
storica dimostra l'impossibilità per ogni stato di garantire la
libertà assoluta a Gerusalemme, dato che ogni stato chiude o apre la
città a seconda delle sue esigenze di sicurezza. Occorrono delle
garanzie della comunità internazionale per proteggere e garantire la
stabilità di un nuovo statuto per la città santa. Le Chiese e la
Custodia di Terra Santa hanno delle responsabilità e dei doveri
verso tutte le Chiese del mondo e verso l'umanità intera.
"Beati i costruttori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio".
-----------------------------note---------------------------------------------------
[1] The origins of Totalitarism, London 1973.
[2] The clash of civilization and the remaking of the World Order,
London, 1998.
[3] M. Roncaglia (Ed.), Storia della provincia di Terra Santa. Vol.
1: I francescani in Oriente durante le crociate (sec. XIII),
(Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell’Oriente
francescano. Serie quarta - studi 1), Cairo, 1954; G. Governanti, I
Francescani in Acri, Gerusalemme, 1958; Collectif, Pays d’Islam et
monde latin Xe-XIIIe siècle. Textes et documents. Unité mixte de
recherche 5648, Histoire et archéologie des mondes chrétiens et
musulmans médiévaux (Collection d’histoire et d’archéologie
médiévales 8), Lyon, 2000.
[4] U. Rubin - D. Wasserstein, Israel Oriental Studies XVII: Dhimmis
and Others: Jews and Christians and the World of Classical Islam,
Winona Lake, 1997.
[5] U. Rubin - D. Wasserstein, Israel Oriental Studies XVII: Dhimmis
and Others: Jews and Christians and the World of Classical Islam,
cit.; A. Moussali, Judaïsme, christianisme et Islam. Etude comparée,
Paris, 2000.
[6] C. Héchaïmé - L. Cheikho, Les savants arabes chrétiens en Islam
(622-1300) (Patrimoine Arabe Chrétien 5), 1983 ; U. Monneret de
Villard, Lo studio dell'Islam in Europa nel XII e nel XIII secolo
(Studi e Testi 110), Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del
Vaticano, 1944.
[7] M. Ullmann, Die Medizin im Islam (Handbuch der Orientalistik:1.
Abteilung: Der nahe und der mittlere Osten; 6. Ergänzungsband; 1.
Abschnitt 1), Leiden, Köln, 1970.
[8] K. Armstrong, Islam: A Short History, London 2000; M. Asín
Palacios, El Islam cristianizado. Estudio del sufismo a través de
las obras de Abenarabi de Murcia. Dibujos de Carlos de Miguel
(Ensayo), Madrid, 1981.
[9] F. Gabrieli, Chroniques arabes des Croisades, Paris, 2001; A.
Bridge, Dio lo vuole - Storia delle crociate, 1981; A. Graboïs, La
chronographie hébraïque des croisades: mémoire et rédaction des
témoignages, Revue des études juives, 159 (2000), 79-98 ; D. G.
Cohen, The Hebrew Crusade Chronicles and the Ashkenazic Tradition,
in: M.Z. Brettler - M. Fishbane - N. M. Sarna - N. Minhah, Biblical
and Other Studies Presented to Nahum M. Sarna in Honour of his 70th
Birthday (Journal for the Study of the Old Testament Supplement
Series 154), Sheffield, 1993, 36-53 ; S. Eidelberg, The Solomon Bar
Simson Chronicle as a Source of the History of the First Crusade,
Jewish Quarterly Review, New (1959), 282-287; F. Micheau, Croisades
et croisés vus par les historiens arabes chrétiens d'Égypte, in: C.
Cahen - R. Curiel - R. Gyselen, Itinéraires d'Orient. Hommages à
Claude Cahen (Res Orientales 6), Groupe pour l'Étude de la
Civilisation du Moyen-Orient, Bures-sur-Yvette, 1994, 169-185. Il
punto di vista sulle crociate varia secondo l'origine dello storico.
[10] S. Pelosi, Dante e la cultura islamica. Con un’introduzione in
lingua araba (Quaderni dell’Istituto italiano di cultura di Tripoli
1), Tripoli,1965.
[11] J. Gwénolé Jeusset, Dio è cortesia. Francesco d’Assisi, il suo
Ordine e l’Islam, Padova, 1988.
[12] M. Purcell, Papal crusading policy. The chief instruments of
papal crusading policy and crusade to the Holy Land from the final
loss of Jerusalem to the fall of Acre 1244-1291, Leiden, 1975.
[13] J. Abd-El-Jalil, Saint François et l’Islam, Paris, 1956.
[14] L. Lemmens, Die Franziskaner im Heiligen Land. I. Die
Franziskaner auf dem Zion (1336-1551), Münster, 1916, 164-188.
[15] H. Michelant (ed.) - G. Raynaud (ed.), Itinéraires à Jérusalem
et descriptions de la Terre Sainte rédigés en français aux XI, XII
et XIII siècles. I . Les Saints Lieux d’après la Chanson du voyage
de Charlemagne à Jérusalem (v.1075), Genève, 1882 ; B. Dichter, The
Orders and Churches of Crusader Acre. With a Preface by Prof. A.
Grabois of the University of Haifa, Acre, 1979; C. Maier, Preaching
the crusades. Mendicant friars and the cross in the thirteenth
century (Cambridge Studies in Medieval Life and Thought Fourth
series 28), Cambridge, 1995.
[16] L. Lemmens, Die Franziskaner, 164-195. Nel 15 secolo i frati
fecero costruire con l'aiuto di Filippo il buono di Bourgogne un
ospizio a Ramleh, sulla via di Gerusalemme per accogliere i
pellegrini.
[17] S. Schein, La Custodia Terrae Sanctae franciscaine et les Juifs
de Jérusalem à la fin du Moyen-Age, Revue des études juives, 141
(1982), 369-377. Secondo questo autore i francescani sarebbero
responsabili dell'occultazione delle tradizioni vetero-testamentarie
di Gerusalemme, perché insistevano esclusivamente sulle tradizioni
del Nuovo Testamento. Tale giudizio viene ridimensionato
dall'itinerario del francescano di Perugia Fedenzola datato dal 1330
cioè prima dell'arrivo ufficiale dei Francescani (sotto stampa alla
Franciscan Printing Press di Gerusalemme) che ricorda tutte le
tradizioni ebree.
[18] B. Dansette, Les pèlerinages occidentaux en Terre Sainte: une
pratique de la dévotion moderne à la fin du Moyen Age? Relation
inédite d'un pèlerinage effectué en 1486, Archivum Franciscanum
Historicum 72 (1979), 106-122. Da questa relazione risulta che i
francescani mettevano l'accento più sul Nuovo Testamento che
sull'Anrico Testamento.
[19] J. Hacker, Immigration des Juifs d'Espagne en Palestine et
leurs rapports avec la Palestine de 1391-1492, Shalem 1 (1974)
105-156. B. Dinour, Le mouvement d'immigration d'Espagne en
Palestine après le pogrom de 1391, Zion 32 (1967), 161-174.
[20] E. Delaruelle, La spiritualité aux XIV et XV siècles, in La
piété populaire au Moyen-Age, Turin, 401-412 ; Idem, Deux guides de
Terre Sainte aux XIV et XV siècles, in La piété, 547-553.
[21] F. Suriano, Treatise on the Holy Land (ed. T. Bellorini - E.
Hoade), Jerusalem, 1949, 101-102. Per questo Custode i greci
ortodossi erano i nemici principali della Chiesa cattolica. Sono
dispersi nel mondo, come gli Ebrei (p. 85).
[22] The Book of the Wanderings of Brother Felix Fabri, Palestine
Pilgrims' Text Society, vol. 9/10, 391. Dalla sua relazione risulta
che alcuni Ebrei askenaziti poveri accompagnavano pellegrini al
mercato e li aiutavano a fare le compere. Parla anche di un pranzo
al quale partecipavano due francescani, due musulmani e due Ebrei
(p. 108-132).
[23] S. de Sandoli, La liberazione pacifica dei luoghi santi nel
sec. XIV. Ossia: Il terzo ritorno del clero franco o latino nella
Custodia e servizio dei Luoghi Santi mediante ufficiali trattative
(1333), Jerusalem, 1990.
[24] San Nicola Tavelic e compagni. Quaderno commemorativo in
occasione della canonizzazione dei primi Santi della Custodia
francescana di Terra Santa (Quaderni de "La Terra Santa"),
Jerusalem, 1970.
[25] Venezia e l’Oriente fra tardo Medioevo e Rinascimento (Civiltà
europea e civiltà veneziana aspetti e problemi), Sansoni, Firenze,
1966; Eickoff - Ekkehard, Venezia, Vienna e i Turchi (1645-1700),
Milano, 1991; G. Airaldi (Ed.), Le vie del Mediterraneo. Relazioni
tra Genova e Gerusalemme nel medioevo e nell’età moderna. Atti del
Convegno Internazionale di Genova 23-24 novembre 1992, ECIG, Genova,
1996; G. Barbera, Elementi italo-siculo-veneziano-genovesi nei
linguaggi arabo e turco, Beyrouth, 1940.
[26] E. Castellani, Catalogo dei firmani ed altri documenti legali
emanati in lingua araba e turca concernenti i Santuari le proprietà
i diritti della Custodia di Terra Santa conservati nell’Archivio
della stessa Custodia in Gerusalemme, Gerusalemme, s.d.
[27] J. McAuliffe - Fakhr al-Din al-Râzî, Fakhr al-Din-Razi on ayat
al-jizyah and ayat al-sayf, in: M. Gervers - R.J. Bikhazi,
Conversion and Continuity. Indigenous Christian Communities in
Islamic Lands, Eighth to Eighteenth Centuries (Papers in Mediaeval
Studies 9) Pontifical Institute of Mediaeval Studies; Toronto,
Ontario (1990), 103-117.
[28] S. Sayegh, Le statu quo Lieux Saints nature juridique et portée
internationale, Roma, 1971 ; A. Rock, The Status quo in the holy
places. A general survey of the Status quo, with detailed accounts
of the Cenacle and Dome of the Holy Sepulcher (Holy Land
Publications), Jerusalem, 1989.
[29] E. Combe, L’Égypte ottomane de la conquête par Selim (1517) à
l’arrivée de Bonaparte (1798). Extrait du Précis de l’histoire
d’Égypte, t. 3, première partie, IFAO, Le Caire, 1933 ; C. Watson,
Bonaparte's Expedition to Palestine in 1799, Palestine Exploration
Fund, 49 (1917), 17-35.
[30] A. Giovannelli, La Santa Sede e la Palestina. La Custodia di
Terra Santa tra la fine dell’impero ottomano e la guerra dei sei
giorni (Religione e società 35), Roma, 2000.
[31] G. Farris - A. Storme, Ceramica e farmacia di S. Salvatore a
Gerusalemme (Studium Biblicum Franciscanum. Museum 3), Genova,
Jerusalem, 1981.
[32] O. Paul-Frite - O. Englebert, A propos des Lieux saints et des
religieux qui les gardent, Edition privée, Jerusalem, 1965.
[33] B. Bagatti, Fra Bernardino Amico disegnatore dei santuari
palestinesi alla fine del’500. Estratto da “Studi francescani”, s.
3, anno X (XXXV), n. 4, 1938, Firenze, 1938.
[34] P. Médebielle, La diocèse patriarcal latin de Jérusalem,
Jerusalem, 1963.
[35] J.M. Foulquier, Arabie Séoudite. La dictature protégée, Paris,
1995.
[36] M. Massara, La terra troppo promessa. Sionismo, imperialismo e
nazionalismo arabo in Palestina, Milano, 1979.
[37] B. Collin, Rome, Jérusalem et les Lieux Saints, Paris, 1981 ;
Diotallevi, Les Lieux Saints à la conférence de la paix 1919,
Jerusalem, 1940.
[38]A. Niccacci, Divine Promises to the Fathers in the Three
Monotheistic Religions. Proceedings of a Symposium Held in
Jerusalem, March 24-25th, 1993 (Studium Biblicum Franciscanum
Analecta 40), Franciscan Printing Press, Jerusalem, 1995; F. Manns,
(Ed.), The sacrifice of Isaac in the three monotheistic. Proceedings
of a symposium held in Jerusalem, March 16-17, 1995 (Studium
Biblicum Franciscanum. Analecta 41), Jerusalem, 1995.
[39] Fundamentalism. In the three monotheistic religions Judaism,
Christianism and Islam. Congress in the Franciscan Christian-Islamic
Dialogue, Sayyedat al-Beer - Beirut - Lebanon, 18-20 November 1996.
[40] M. Borrmans, Islam e cristianesimo. Le vie del dialogo.
Prefazione di Francesco Gabrieli (Saggi teologici 9), Milano, 1993.
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