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 PELLEGRINAGGI in TERRA SANTA

con i Frati Francescani della Custodia


PROFILI   DI   ALCUNI   FRATI   DELLA   CUSTODIA


Padre   Mario   Tangorra

 

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Nota di Redazione

Non parliamo per un attimo della sciagurata situazione politico-militare-umanitaria che si vive in Terra Santa.
Non che ce ne vogliamo astrarre, perchè sarebbe impensabile voler esprimere qualsiasi tipo di progettualità prescindendo dalla cruda realtà esistente.
 
Ma gettare un occhio sul passato serve talvolta a meglio focalizzare il presente, valorizzandone gli aspetti tradizionali forse dimenticati, ma così importanti per non perdere il senso del vero e del giusto, che dobbiamo conservare nelle cose della vita.
Troppo spesso ci si abitua lentamente alle debolezze del mondo e ci si lascia distrarre da mode e tendenze che, oltre a non farci del bene, ci addomesticano gli animi per meglio indurci ad accettare tutto e l'opposto di tutto.
Non è raro riscontrare, anche dove meno ce lo si aspetterebbe, una rilassatezza di costumi e di comportamenti eticamente corretti, che possono confondere gli animi dei semplici ed indurli, magari non intenzionalmente, ad accettare una visione relativistica delle cose, poco conveniente per tutti.
 
Il testo che vi sottoponiamo oggi è uno stralcio di memoria di un anziano frate minore della Custodia di Terra Santa. Una storia semplice; un esempio di santa vocazione religiosa, coltivata e perseguita con eroicità e grande umiltà. Sicuramente un sicuro punto di riferimento per tanti giovani religiosi, per non dimenticare mai e cercare anzi di imitare tali virtù.
Quando incontrai Padre Mario per la prima volta la nostra amicizia ed intesa furono istantanee, nella condivisione della fede, della comune passione per la Chiesa di Roma e per la Verità.
La sincerità e la schiettezza di questo ultra-ottantenne frate, abbinata alla sua serena visione del creato, vengono poi esaltate da un disarmante sorriso, che si vede come gli sgorghi dal cuore. Un po' è lui che ti parla con un linguaggio fresco e gioviale, un po` sei tu che ne guadagni in maturità stando al suo cospetto. Fatto sta che non ti accorgi di parlare con chi abbia così tanti inverni sulle spalle. Una grazia averlo conosciuto. Impossibile dimenticarlo. E così i suoi confratelli, collaboratori più vicini, di cui parleremo.
 
Nelle prossime settimane vi proporremo infatti altri articoli nei quali vengono messi in luce i profili delle colonne portanti della Custodia di Terra Santa, i frati minori francescani più anziani ed esperti, che hanno vissuto gli eventi degli ultimi cinquant'anni sulla loro pelle e che meglio di chiunque altro vanno ascoltati con rispetto e fiducia.
Filippo Fortunato Pilato

 
STORIA DI UN MARTIRIO MANCATO
 

Una mattina di luglio di quasi sessant’anni fa, presso l’edicola del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Un francescano novello sacerdote celebra la sua prima Messa...che potrebbe essere anche l’ultima.

 

Dopo la recita del Vespro, avvenuto nel coro della chiesa di San Salvatore, in Gerusalemme, con i miei confratelli, il Padre Custode di Terra Santa, Frà Giacinto Faccio,  mi convoca nel suo ufficio. Mi fa accomodare di fronte a lui e senza perdere tempo mi dice:”Sei pronto domani al martirio per difendere i diritti dei cattolici dai greci ortodossi?”. Io impallidisco e balbetto “Ma Padre, sono stato ordinato sacerdote da pochissimi giorni e sto partendo per abbracciare i miei genitori dopo 15 anni e tu mi fai una richiesta del genere?”. Non so cosa rispondere, mi sento confuso, da una parte il pensiero del martirio, dall’altra il desiderio di rivedere i miei genitori che ho compresso per tanti anni!

 

Ai miei tempi, i ragazzi attirati dalla vocazione religiosa di Terra Santa lasciavano Patria e genitori all’età di 12-13 anni. Il viaggio era via mare e durava circa 5 giorni. Io mi ero imbarcato a Brindisi insieme ad una ventina di giovani provenienti da varie regioni d’Italia. Dopo un lungo viaggio eravamo sbarcati ad Haifa, per poi trasferirci al Collegio Serafico di Emmaus, ad una quindicina di chilometri da Gerusalemme. A questo punto chi perseverava nella vocazione doveva dimenticare la possibilità di tornare in Patria se non dopo 15 anni, al momento dell’ordinazione sacerdotale.

 

Io venni ordinato sacerdote assieme a tre miei confratelli da Monsignor Alberto Gori, Patriarca di Gerusalemme ed ex-Custode di Terra santa.

Era il 9 luglio 1950.

Dopo l’ordinazione ci eravamo già preoccupati di trovare un posto su una nave da Beirut per l’Italia. Ma ora la gioia del ritorno veniva troncata dalla domanda del Padre Custode: “Sei pronto domani a subire il martirio?”.

“Ma Padre, che discorso è – dissi a mezza bocca – sto partendo per l’Irtalia per raggiungere i miei: perchè questo martirio riservato a me?”.

Nella storia di Terra Santa sono annoverati migliaia e migliaia di religiosi morti martiri per difendere i diritti della cattolicità nei Luoghi Santi. La non facile applicazione dello Statu Quo (il regime di regole che dal 1757 governa la convivenza delle varie Chiese) ha frequentemente portato alla lite i membri delle diverse confessioni. Ebbene, quel 15 luglio 1950 c’era la possibilità che scoppiasse qualche pesante litigio proprio mentre stavo celebrando la mia prima Messa nel Santo Sepolcro.

 

La Messa di un sacerdote novello è solitamente più lunga del normale, perchè si aggiunge, oltre alla predica, il baciamano e il Te Deum. Per questo i greci, saputa la cosa, volevano impedire la celebrazione, temendo che i cattolici potessero accampare nuovi diritti rispetto allo Statu Quo.

Per questa ragione, il Custode decise che bisognava farsi valere, anche a costo di arrivare allo scontro. “Dobbiamo difendere i nostri diritti a qualsiasi costo, disse fissandomi negli occhi – anche col martirio!”.

Io cercai di balbettare qualcosa...”Ora vai in camera e prega. Noi attenderemo lo svolgimento degli ultimi incontri che sono in corso tra latini e greci”.

L’attesa fu terribile. In camera mi rigiravo tra le mani il biglietto della nave, restando in attesa del richiamo del Padre Custode. Intanto la voce si era sparsa tra tutti i confratelli del convento di San Salvatore e anche loro partecipavano con la preghiera affinchè il tutto si concludesse con una soluzione pacifica.

Finalmente, terminata la cena comunitaria, venni, convocato:”Caro Padre Mario – disse – abbiamo trovato un accordo: tu domani canterai la Santa Messa all’Edicola del Santo Sepolcro, come avviene di solito; tuttavia, terminata la S.Messa, si dovrà intonare il Te Deum e recarsi in processione davanti all’altare della Maddalena: qui si svolgerà ciò che rimane del rito”.

 

L’altare della Maddalena ricorda l’apparizione di Gesù Risorto alla Maddalena e si trova ad una ventina di metri dalla tomba di Cristo. Così cantai la mia prima S.Messa al Santo Sepolcro e il Te Deum poco distante. Schivai il martirio e pochi giorni dopo partii per l’Italia proprio come desideravo.

 

Padre Mario Tangorra

 

da "Eco di Terra Santa", Periodico della Custodia di Terra Santa, ottobre 2006

 

 

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