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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 45 (italiano), del 26/3/2007
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Il martirio
della madre nel plagio dei figli
-
La jihad guarda al Libano diviso,
nuova terra di conquista
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Gli americani
preparano un triplice attacco nel Medio Oriente
Il
martirio della madre nel plagio dei figli
Marina Corradi su
"L'Avvenire"
del 24-3-2007
In
uno studio televisivo due bambini di tre e cinque anni stanno
sprofondati, i piedi penzoloni, nelle poltrone di pelle nera
troppo grandi per loro. L’intervistatore li interpella con
quel tono falsamente gaio che gli sciocchi credono di dover
usare con i bambini.
"Parliamo ora con i due figli della militante della jihad e
martire Rim al Ryashi, Doha e Mohammed. Doha, dov’è andata la
mamma?" La bambina: "In paradiso" . "E cos’ha fatto la mamma?"
La bambina: "Ha commesso il martirio". "Così ha ucciso gli
ebrei, vero? Quanti ebrei ha ucciso la mamma, Mohammed?"
Mohammed apre le cinque dita: "Così". Il conduttore: "Ti manca
la mamma? Dov’è la mamma ora, Mohammed? " Il bambino. "In
paradiso". "Ti piacerebbe andare dalla mamma?" La bambina:
"Sì".
Il dialogo è andato in onda sulla tv palestinese Al Aqsa,
legata a Hamas. Rim al Ryashi è la madre 22 enne che nel 2004
si fece saltare al valico di Erez, uccidendo quattro soldati
israeliani. Mohammed però dice che mamma ne ha uccisi cinque,
di ebrei, lo dice sorridendo fiero. Così gli hanno insegnato,
e così, ne è certo, vuole quel signore col microfono che gli
siede davanti.
Mohammed e la sorella sanno ormai cosa i grandi vogliono da
loro. Docile la bambina recita la poesia della mamma: "Rim,
sei una bomba di fuoco. I tuoi figli e il tuo mitra sono il
tuo motto". La sa bene, la poesia della mamma, la bambina.
Stava sulle sue ginocchia anche quando Rim girò il video del
suo testamento, con una granata in mano e un kalashnikov
accanto.
Mohammed e Doha sono bambini ubbidienti, e il conduttore è
soddisfatto: rispondono ammodo, pregano, a comando, un Dio "di
trionfo e di vittoria", si vantano di quei soldati massacrati
da mamma allargando le dita della manina, e con tale innocenza
che l’anchorman, in fondo un buon uomo, non può non
commuoversi: "Inshallah, bisognerebbe dire dell’innocenza dei
bambini". Il fratello minore, a dire il vero, a tre anni non è
ancora completamente convinto che la morta sia bella, e tenta
di pa rlare di qualcos’ altro. "Io vado all’asilo!", dice, e
vorrebbe raccontare. Ma il conduttore lo blocca, mentre con
dolce insistenza ricorda che la mamma è in paradiso, e, "non
vorreste forse andare da lei"? "Sì", risponde la sorella.
E a cinque anni quel sì vuol dire: vorrei rivedere mia madre,
dicono che è un eroe, che è in cielo, ma quanto vorrei che
fosse ancora qui. E invece, nel lieto abietto sorriso del tipo
col microfono è chiaro l’entusiasmo: vedete, così piccoli e
già sognano il paradiso dei martiri. "Io vado all’asilo!"
insiste Mohammed, ma l’intervista è finita, e dell’asilo chi
se ne frega. All’asilo, a scuola, si va per crescere, dunque
per vivere. Magari poi per combattere, per fare la rivoluzione
e cambiare il mondo - da vivi. Il gaio conduttore della Al
Aqsa Tv è di quelli invece che amano, davvero, solo la morte.
Di quelli, come il Necaev dei "Demoni" di Dostoewskji, per cui
"non deve rimanere pietra su pietra". Di quelli su cui la
distruzione, l’annientamento, lo sfacelo esercitano una
fascinazione irresistibile. E tramandano il "martirio" della
madre nel plagio dei figli, esaltando ancora quel ventre che
forse i soldati israeliani avevano scambiato per una
incipiente maternità - gravido, invece, di morte. Bambina,
vuoi andare dalla mamma in paradiso? Il diavolo probabilmente,
in giacca e cravatta, sorridente, alle volte commosso, in uno
studio tv.
La jihad guarda al Libano
diviso, nuova terra di conquista
Il sottosegretario inglese agli
Esteri Howells denuncia infiltrazioni dall’Iraq. Polemiche a
Beirut anche per la delegazione alla conferenza araba di
Riyadh. Sfeir ammonisce sul pericolo: “è come se ci fossero
due Libano”.
Beirut
26/03/2007
(AsiaNews) – Gruppi di
jihadisti sunniti si stanno spostando dall’Iraq e da altre
zone mediorientali al Libano, infiltrandosi nei campi-profughi
palestinesi, in quanto ritengono il Paese dei cedri un
obiettivo “facile” per la loro lotta contro l’Occidente. La
denuncia fatta dal sottosegretario inglese agli Esteri Kim
Howells conferma il pericolo di degenerazione violenta del
contrasto politico in atto ormai da mesi a Beirut.
La divisione tra la maggioranza politica e l’opposizione,
che si riverbera in un contrasto tra poteri costituzionali –
governo e presidenza della Repubblica – sembra destinato a
ripercuotersi anche sulla rappresentanza libanese al summit
arabo che tra 48 ore, mercoledì 28, si apre in Arabia Saudita
e che ha tra i temi principali dell’agenda proprio lo stallo
politico nel Paese dei cedri. Sia il presidente della
Repubblica Emile Lahoud che il primo ministro Fouad Siniora
hanno annunciato che guideranno la delegazione libanese, che
così finiranno con l’essere due.
“I libanesi sono una volta ancora divisi – ha ammonito in
proposito il patriarca maronita Nasrallah Sfeir – come se ci
fossero due Libano e ciò, per il Paese, è più pericoloso di
ogni altra cosa”. Invece di essere “solidali” per “affrontare
insieme la crisi nella quale ci dibattiamo”, ha aggiunto, “i
rappresentanti del popolo si sono divisi in due parti che si
fronteggiano” e “ognuna delle istituzioni contesta la legalità
dell’altra”.
In questo quadro, prende piena luce la gravità della
denuncia di Howells sulle infiltrazioni di estremisti nei 12
campi palestinesi - che ospitano circa 400mila rifugiati - e
nei quali la sicurezza libanese non può entrare. Il
sottosegretario britannico ha evidenziato che mentre
l’Occidente si preoccupa di fronteggiare l’estremismo sciita
espresso da Hezbollah – sostenuto da Iran e Siria – si fa
strada un anche fondamentalismo di diversa matrice.
In effetti, alcuni giorni fa, il 16, Fathi Yakan, un
religioso sunnita, che è stato anche deputato, intervistato da
Al Jazeera ha parlato di Osama Bin Laden come di “una persona
che ha una grande fede, affidabilità e chiarezza”. Yakan è il
capo del Fronte islamico libanese ed è stato segretario
generale del Lebanese Al-Jamaa Al-Islamiya.
Sul fronte sciita, un esponente religioso di primo piano,
Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, ieri ha chiesto ai Paesi
che prenderanno parte alla conferenza di Riyadh di superare le
questioni interne per guardare ai problemi del mondo arabo. “I
recenti sviluppi sulla scena politica libanese – ha aggiunto –
confermano che gli Stati Uniti lavorano per impedire qualsiasi
soluzione alla crisi”.
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Gli americani
preparano un triplice attacco nel Medio Oriente
http://italia.pravda.ru/world/5168-0 -
Il direttore del Centro di stime militari presso
l'Istituto di analisi politiche e militari russo,
Anatolij Zyganok, ritiene che nella regione del Medio
Oriente si stiano ultimando i preparativi relativi a tre
operazioni militari che gli Stati Uniti sarebbero
intenzionati ad intraprendere in contemporanea e a breve
tempo nei confronti rispettivamente di Afghanistan,
Iraq, e con tutta probabilita', Iran.
"La prima operazione, appoggiata da
gruppi di portaerei ognuna delle quali in grado di
trasportare dagli 80 ai cento aerei, prendera' il via
con un attacco nei confronti delle basi e delle
posizioni dei Talebani. All'operazione prenderanno
altresi' parte bombardieri strategici provenienti
dall'isola Diego Garcia, nonche' basi aeree d'ubicazione
avanzata a Fairford, in Gran Bretagna. A riprova di
cio', il fatto che gli inglesi abbiano recentemente
ritirato 1500 militari dall'Iraq, forze che a loro volta
sono state ridislocate in Afghanistan al fine di
effettuare operazioni terrestri con l'appoggio
dell'aviazione d'assalto e di bombardieri strategici",
ha dichiarato l'esperto militare russo.
"Gli Stati Uniti hanno gia' annunciato la
possibilita' di intraprendere azioni militari nei
confronti dei talebani afghani, mentre da parte sua, il
movimento dei Talebani ha annunciato un riordinamento su
vasta scala delle proprie forze con relativa
concentrazione dei propri reparti mobili. I leader dei
Talebani spaventano gli americani e gli alleati con
centinaia di "kamikaze" pronti a farsi autoesplodere,
dichiarazioni altamente credibili, anche se gli attacchi
suicidi nei confronti di colonne, posti di blocco e
caposaldi della coalizione sono prevedibili". In
quest'ottica, secondo Zyganok, il Pentagono non dovrebbe
avere grossi problemi in Afghanistan.
Dove pero' i militari statunitensi
incontreranno grossi problemi e' in Iraq, sebbene il
comando regionale sia pieno di ottimismo grazie
all'efficacia della nuova tattica intrapresa. Il senso
dell'operazione in fase di preparazione in questa zona,
consiste nel minimizzare le possibili perdite alla
vigilia dell'ormai inevitabile ritiro dal territorio
iraqeno del contingente delle forze d'occupazione,
mantenendo contemporaneamente il pieno controllo del
sistema di difesa dei giacimenti pertoliferi.
Al fine di risolvere favorevolmente
questo compito, secondo Zyganok gli americani hanno due
possibilita': la prima consiste nella creazione
nell'Iraq settentrionale di una nuova formazione
governativa, un enclave curdo, che fungera' da tutore
principale degli interessi economici statunitensi in
Iraq, sebbene le possibilita' che la Turchia appoggi
questa decisione di Washington siano praticamente pari a
zero. Gli analitici russi infatti, non dubitano del
fatto che appena i curdi dichiareranno la propria
autonomia, la seconda armata da campo turca invadera'
l'Iraq.
La seconda possibilita' prevede il via ad
una serie di negoziati con Damasco al fine di ottenere
l'appoggio siriano per quanto concerne la copertura dei
confini occidentali dell'Iraq, anche se gli esperti
militari russi sostengono che esista una variante di
riserva per cio' che concerne lo sviluppo della
situazione in Iraq, e piu' precisamente la divisione del
Paese sulla base di principi nazional-religiosi.
In questo caso, la parte sunnita
dell'Iraq passerebbe sotto il diretto controllo
dell'Arabia Saudita, che a sua volta invierebbe in
questa zona le proprie truppe al fine di garantirsi la
sicurezza delle vie di comunicazione strategiche. In
quest'ottica, difficile pero' prevedere cosa ne sara'
della parte sciita del dell'Iraq, dal momento che
ambirebbero al suo controllo sia l'Iran che gli sciiti
arabi, i quali da parte loro non nutrono troppa simpatia
nei confronti di Teheran.
La terza operazione militare che, secondo
Zyganok, gli Stati Uniti hanno come minimo il 50% di
probabilita' di intraprendere a breve tempo nel Medio
Oriente, ha come obiettivo l'Iran. All'inizio di gennaio
dell'anno in corso alcuni gruppi di portaerei
statunitensi sono stati schierati nel Golfo Persico e,
verso la fine dello stesso mese, l'aviazione di queste
portaerei ha gia' attaccato alcuni villaggi di radicali
islamici in Somalia.
Dopodiche' sono stati annunciati sia
l'invio di due portaerei statunitensi nell'Oceano
Indiano che lo spiegamento in Arabia Saudita di un
centro di comando di aviazione militare predestinato
alla redesignazione in fase di volo degli obiettivi dei
bombardieri strategici, obiettivo questo che nella
regione in questione non veniva utilizzato dal 2003. Nel
frattempo gli Stati Uniti sono riusciti ad accordarsi
con la Russia per cio' che riguarda l'aumento di
traffico aereo nei cieli di quest'ultima degli aerei da
trasporto Herclues, al servizio delle truppe alleate
nelle province settentrionali dell'Afghanistan.
"Tеheran segue con grande attenzione il
raggruppamento di forze in atto nella zona
settentrionale dell'Oceano Indiano, rendendosi
perfettamente conto del fatto che oltre ai bombardamenti
a cui verrebbe sottoposto l'Iran da parte delle forze
dislocate nei Golfo Persico unitamente alle basi aeree
in Bahrein, Kuwait e Giordania, il pericolo principale
e' rappresentato dai missili alati lanciati sia da basi
terrestri che marine", spiega Zyganiuk.
"Cosa faranno gli iraniani in questa
situazione? Potranno nuovamente bloccare il Golfo di
Ormuz, come avevano gia' fatto in precedenza, durante la
prima guerra nel Golfo.All'epoca affondarono una
petroliera, fatto a cui fece seguito un brusco aumento
del prezzo del greggio, sebbene attualmente sia gli
Stati Uniti che l'Europa abbiano provveduto ad
accumulare ingenti riserve strategiche di materie
prime", sostiene l'esperto militare russo.
"L'anno scorso, durante un'esercitazione
militare, - prosegue nella sua analisi Anatolij Zyganok
- l'Iran sperimento' un missile marino per parametri
tecnologici molto simile all'analogo di fabbricazione
russa "Shkval". Cio' lascia presupporre che gli iraniani
siano perfettamente in grado di colpire obiettivi
dislocati sino a 40 chilometri dalle loro coste. Inoltre
di recente sono state mandate in onda immagini che
mostravano il lancio di un satellite cosmico iraniano,
fatto che presumibilmente sta a testimoniare che Teheran
disponga gia' di missili in grado di essere lanciati da
bombardieri strategici".
"Parlando poi della possibile
contrapposizione militare fra gli Stati Uniti e l'Iran,
non vanno dimenticati i nuovi metodi di tattica
utlilizzati nella conduzione di operazioni militari nel
Medio Oriente. Nel corso della guerra dell'anno scorso
sul confine israelo-libanese, il movimento proiraniano
"Hezbollah", tra le altre cose, aveva minacciato di
colpire le vie di riforrnimento a vari arsenali di
armamenti e bombe aeree per l'esercito israeliano
direttamente nei porti nei quali ne veniva effettuato il
trasbordo una volta provenuti dall'America. In altre
parole, gli iraniani hanno dimostrato sia di essere in
grado di combattere con mani altrui che di colpire
obiettivi situati non solo nel Golfo Persico", ha
affermato Zyganok.
"Attualmente nessuno e' in grado di dire
chi esattamente costituisca la "quinta colonna"
iraniana. Si tratta di una questione assai seria, -
commenta Anatolij Zyganok -, e non e' affatto esclusa
l'ipotesi che prevede il ricorso da parte dell'Iran alla
gioventu' prosciita in Europa, nel mirino della quale in
primo luogo finirebbero la principale base di trasbordo
europea di Glasgow, oltre a quelle di Rammstein in
Germania, di Costanza in Romania ed altre".
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