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Notizie dalla Terra Santa
Anno II,
Comunicato n. 43 (italiano), del 23/3/2007
Chi
cancella Israele?
di Maurizio Blondet per
EFFEDIEFFE
Ricevo
questo messaggio: «Caro direttore, secondo lei, quale
sarebbe la conseguenza della distruzione dello Stato ebraico per
il mondo occidentale e per il cristianesimo?Questa domanda che le faccio non vuole entrare nella polemica israelo/palestinese, ma vorrei da lei, che è un lungimirante, un’analisi su un’ipotesi di questo di questo tipo. La saluto. Gianni». Cosa curiosa, la stessa domanda mi è stata appena posta da un lettore ebreo di nome Levy, in una lunga lista di domande inquisitorie («Lei è antisemita?»): «Supponiamo che lo Stato di Israele venga cancellato. Dove dovrebbero andare secondo lei gli israeliani, dopo la sua distruzione?». O questa è una coincidenza, oppure la propaganda sta facendo il suo lavoro e sta ottenendo il suo effetto. Israele è in pericolo di essere «cancellato». Dunque, ha diritto di distruggere preventivamente i nemici che lo vogliono «cancellare». Altrimenti dove andrebbero gli ebrei? La mia risposta sarà per forza più complessa del semplicismo propagandistico, e in parte ripeterà cose già dette. Pazienza. Anzitutto, stiamo ai fatti: Israele è la seconda o terza potenza militare mondiale. Dispone di 300 testate nucleari (più della Cina) e dei missili intercontinentali in grado di spedirle in ogni parte del pianeta. Oltre a ciò, grazie a quattro sommergibili Made in Germany in navigazione permanente e armati con missili a testata atomica, Israele è in grado di assestare il «secondo colpo» nucleare. Più precisamente, se uno Stato fosse così folle da lanciare una bomba atomica su Israele incenerendola, i sommergibili, sopravvissuti all’olocausto nucleare, punirebbero quel nemico azzerandolo. Questo «secondo colpo» è la massima garanzia di deterrenza di cui si abbiamo esperienza nella storia. E’ il principio «MAD» (Mutua Distruzione Assicurata) grazie al quale l’Europa ha vissuto oltre mezzo secolo di pace armata e nucleare fra USA ed URSS. Entrambe le superpotenze sapevano che un attacco nucleare a sorpresa avrebbe avuto come conseguenza, in ogni caso, la propria distruzione; nessuna «vittoria» di qualche significato sarebbe stata possibile sotto la MAD. Un genio strategico sovietico, il maresciallo Ogarkov, dedicò la vita a come «sferrare e vincere una guerra nucleare», ma non riuscì mai a proporre una soluzione che garantisse ai capi del Cremlino la sopravvivenza dell’URSS.
Se non bastasse, il super-armato Israele ha il
completo appoggio dell’ultima superpotenza rimasta, gli Stati
Uniti.
Ed ha anche l’appoggio della NATO e quello ufficiale di tutti i Paesi europei. Io dico che nessuno Stato, nessun Paese al mondo, dispone di una sicurezza tale contro la «cancellazione». E’ la massima sicurezza umanamente possibile nel mondo reale, dove tutto è incerto e dove un margine di rischio esiste sempre. La Francia, con molte meno bombe atomiche, si sente abbastanza sicura. L’Europa ha vissuto «sicura» sotto la spada di Damocle della guerra atomica, e ciò per mezzo secolo. Molti Paesi disarmati vivono sicuri, garantiti da alleanze enormemente meno solide di quella fra Israele e USA. Perché solo Israele non si sente mai sicuro? Perché grida che l’Iran lo vuole «cancellare» con una bomba atomica che, per giunta, non ha ancora? A questa domanda si possono dare più risposte, tutte plausibili. Una la può dare Freud, che parlerebbe di «proiezione inconscia»: attribuire agli altri le intenzioni che noi stessi nutriamo verso gli altri. La seconda: ad Israele non basta essere umanamente sicuro. Vuole essere sicuro in modo «sovrumano», ossia divino. Non vuole la sicurezza, ma l’invulnerabilità intangibile che è propria di Dio (e a cui Dio ha rinunciato, secondo noi cristiani, mandando il Suo Figlio sulla croce). Forse perché nella comunità ebraica si vive non già come una parte dell’umanità, soggetta ai rischi e agli imprevisti della comune umanità; si vive come Dio - il dio di se stesso - e si pretende la sovrumana invulnerabilità divina. Se questa tesi sembra paradossale e incredibile, si guardino gli atti: Israele viola continuamente la sovranità del Libano. Con ciò, esprime disprezzo per il principio di sovranità: vuole che la sola sovranità sia la sua, quella degli altri non conta nulla. Gli altri non hanno dignità né diritti. Non riconosce alcun diritto ai palestinesi, che si riserva il diritto di cannoneggiare a piacere, di opprimere con atrocità, e nelle cui case fa irruzione, e distruzione, a piacere. Questo non è solo un atteggiamento razzista, ma molto peggio, l’atteggiamento di un dio. Il messaggio è:
«Noi non trattiamo con voi, perché voi siete nulla e noi tutto.
La vita di un ebreo è di valore incomparabilmente superiore a
quella di un non-ebreo. Non si tratta con vespe, formiche e
insetti molesti, non si firmano con loro alleanze e accordi di
pace: li si distrugge. Non accettiamo di aderire a condizioni
che limitino, con trattati, il nostro potere». Dayan già sapeva, nel ‘55, che la
superiorità militare di Israele era schiacciante. Ora, è proprio questa
situazione a «mettere in pericolo l’esistenza di
Israele». Per gli israeliani è diverso,
sanno sempre dove andare. Hanno sempre qualche radice altrove. Solo ad Alessandria d'Egitto
abitavano più ebrei che in tutta la Palestina.
Perché è questa la «cultura» ebraica:
l’insegnamento dell’odio, del disprezzo e perciò della paura
verso i goym.
Si legga i testi dei Lubavitcher, i più espliciti. Dicono che è lecito strappare il fegato di un goy e trapiantarlo a un ebreo, se questo è in pericolo di vita, perché «la creazione intera esiste per il bene degli ebrei». Commentava Shahak: questo è nazismo allo stato puro. Dipende da Dio se gli ebrei si convertiranno a Cristo. Ma noi, come comunità politica internazionale, abbiamo il diritto di esigere che si convertano alla comune umanità. Che riconoscano nell’altro un uguale, con gli stessi diritti che loro pretendono per sé, e la stessa dignità. Altra domanda incredibile del lettore Levy: «Che cosa possiamo fare noi ebrei per il bene del mondo?». Per carità, abbiate pietà! Non cercate di fare il bene del mondo, abbiamo già visto il vostro bene! La domanda è rivelatrice in sé. I cinesi non si domandano cosa possono fare «per il bene del mondo», né se lo chiedono i francesi e gli italiani. I popoli autentici, non ideologici e non artificiali, si limitano a vivere nel mondo, cercando di assicurarsi una relativa sicurezza impegnandosi con trattati. A chiedersi attivamente cosa fare ancora per «il bene del mondo» sono gli ideologi di ideologie feroci: i comunisti sovietici, oggi i fondamentalisti messianici americani. Vogliono a tutti i costi farci del «bene», portare «la democrazia», il «mercato», la «libertà». Gli individui sì, devono chiedersi, ciascuno per sé, cosa possano fare di bene, come migliorare il mondo. Non i popoli in quanto tali. Un popolo che si domanda - o fa finta di domandarsi - cosa deve fare per il bene del mondo, è un popolo che si crede divino, che si crede Dio. No, caro lettore, cari ebrei. Vi chiediamo molto meno. Non
di fare, come Dio, «il bene del mondo», ma semplicemente di non
fare troppo male.Di non opprimere e affamare i palestinesi. Di non soffocare nel sangue e nella fame le loro speranze. Di non porre loro, ogni volta che accedono alle condizioni da voi dettate, sempre nuove condizioni: questo non è «bene», è slealtà e menzogna. Ci accontenteremmo che voi, dopo aver distrutto il Libano dalle fondamenta in 30 giorni con le vostre bombe, non continuaste a violarne ogni giorno - come denuncia l’ONU - lo spazio aereo, ossia la sovranità. Anche gli altri, nella civiltà, hanno diritto alla sovranità.
Ci sarebbe piaciuto che la vostra lobby non
avesse spinto la superpotenza USA a «fare il bene» degli
iracheni, ammazzandone 650 mila e rendendone profughi oltre due
milioni.
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