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Manno Mauro,
scritto il 24 dicembre 2007, da Civium Libertas
‘Informazione Corretta’ (IC), il
20 dicembre scorso, riportava con grande evidenza un
articolo di Anna Momigliano, originariamente apparso su
Il Riformista.
Anche il sito dei Radicali italiani metteva in risalto lo
stesso articolo. IC è una delle tante organizzazioni della
lobby sionista e israeliana in Italia. Il suo compito è
quello di difendere a spada tratta Israele, a causa della
pessima reputazione di questo stato all’ONU e nel mondo. Suo
compito è anche quello di attaccare nel modo più subdolo e
vergognoso chiunque si opponga alla politica di Israele,
alla sua perniciosa influenza sugli Stati Uniti e
sull’Europa. Io che da IC sono stato attaccato con una
deformazione ad arte di alcune frasi tratte da un mio
articolo (vedi
qui oppure in questo
nostro blog) non ho difficoltà a dichiararmi d’accordo
con il filosofo e matematico Giorgio Odifreddi, anch’egli
vittima dei corretti
informatori, che ha definito ‘parafascista’
quest’organizzazione di calunniatori al servizio peraltro di
un paese straniero.
Il partito radicale è anch’esso ben noto per le sue
posizioni sfacciatamente pro-israeliane. È un partito legato
a doppio spago a Israele. Sospetto che questo stare in mezzo
(tra ‘destra’ e ‘sinistra’) del partito del sionista
Pannella non ha altro senso che di voler entrare in
qualsiasi governo italiano, sempre rivendicando, chissà
perché, con Berlusconi o con Prodi non fa differenza,
qualche poltrona ministeriale immancabilmente legata alla
politica estera: il Ministero degli Esteri (sempre richiesto
e sempre sfuggito all’arrogante Pannella) o, in alternativa,
il Commercio Estero, i rapporti con il Parlamento Europeo o
addirittura la Difesa. Sempre qualcosa che possa servire
Israele insomma, mai il Ministero dell’Educazione Pubblica,
della Sanità, o qualche posizione governativa importante per
lottare contro la corruzione, la mafia, lo spaccio delle
droghe (non sia mai!).
Anna Momigliano, credo, dal suo nome, sia
un’ebrea e abbiamo imparato (dai suoi articoli per carità!)
a classificarla come sionista e filo-israeliana. La
giornalista è una sionista di ‘sinistra’ cioè una
‘sionistra’ e scrive sul giornale di
Polito. Naturale! Non è un mistero per nessuno infatti
che il PD ex PDS e tutti i suoi annessi e connessi, tra cui
spicca il D’alemiano Riformista, abbia da lunga data fatto
una scelta sionista e pro-israeliana. Si va dove c’è da
servire il potere. Il suo articolo che ora esaminiamo è un
altro esempio del suo sionismo. Non è strano, ovviamente,
che trovi ampio spazio e lodi sperticate anche su IC e sul
sito dei radicali. Assurdo, invece, è che altri, che pure si
dicono antisionisti, si spertichino in lodi per il
vergognoso articoletto e si diano da fare per diffondere le
sue idiozie, magari traducendole in altre lingue.
Detto questo, veniamo all’articolo il cui titolo è
«Quando è un vescovo a chiedere
più laicità (agli altri)», e giudichi il lettore. In 30
righe, la Momigliano riesce a spargere il suo veleno
attaccando sia la chiesa cattolica sia i palestinesi. Due
piccioni con una fava. Lo fa però ricorrendo alla menzogna e
alla deformazione, proprio come i «corretti informatori», e
non poteva essere diversamente visto che i fatti le
darebbero torto marcio. Allora bisogna deformarli questi
benedetti fatti. Scrive la Momigliano:
“Il dibattito sulla costituzione israeliana era già
abbastanza acceso di per sé, ancora prima che parlasse un
alto rappresentante del Vaticano. Per più di mezzo secolo
Israele ha tirato avanti senza una costituzione, ma
l'obiettivo (ormai wishful thinking) sarebbe avere un
documento scritto per il sessantesimo anniversario
dell'Indipendenza, il prossimo maggio. Solo che la Knesset,
il parlamento unicamerale di Gerusalemme che ora ha assunto
anche le funzioni di assemblea costituente, si è arenata da
mesi sul preambolo: inserire o non inserire un richiamo alle
radici ebraiche?”
Non è strano che un paese non abbia una costituzione? Da 60
anni! Che serve dire che “il dibattito era già abbastanza
acceso di per sé” se poi questo dibattito non porta frutti
da 60 anni. È come il processo di pace: se ne parla da tanto
tempo e la pace non arriva, perché bisogna colonizzare,
colonizzare, colonizzare. Che vuol dire la Momigliano? Che
il Vaticano disturba l’acceso dibattito? Forse non si vuole
ammettere che Israele una costituzione non la vuole (come
non vuole un vero processo di pace). A noi sembra che sia
proprio così. Una costituzione richiede confini stabili.
Bisogna sapere infatti dove inizia (e lo sappiamo) e dove
finisce (non lo sappiamo ancora) lo Stato israeliano, quali
sono i confini entro i quali la costituzione deve valere.
Bisogna anche sapere quanti palestinesi dei territori
occupati rientreranno nello Stato israeliano e con che
status e nazionalità. La questione della nazionalità in
Israele è uno scandalo. In Israele non esiste la nazionalità
israeliana. Si è classificati come ebrei, cristiani, druzi,
musulmani. Solo gli ebrei (laici o religiosi) godono della
piena nazionalità dello stato degli ebrei. Gli altri sono
cittadini di secondo rango. Una costituzione presentabile
dovrebbe stabilire la nazionalità
israeliana di
tutti i cittadini, senza discriminazioni. Ma questo non si
vuole fare nello stato degli ebrei. Infine la
costituzione non si scrive perchè ebrei laici e religiosi
non si mettono d'accordo. I primi vorrebbero una
costituzione laica per soli ebrei (s'intende), i secondi
vorrebbero che la costituzione applicasse le leggi religiose
dell'ebraismo ortodosso, una costituzione da teocrazia. Ecco
perchè non si scrive la costituzione. Al suo posto è in
vigore un miscuglio di leggi laiche e religiose ma i
religiosi vanno estendendo la loro presa sullo stato. Ariel
Levi di Gualdo, un ebreo convertito al cristianesimo ci
ricorda che
«l’Italia, è Paese a maggioranza cattolica ma del tutto
laico, mentre il divino Stato sionista, che certi laici
anticlericali difendono anima e cuore, è un Paese in cui
’'intero diritto di famiglia è gestito dal clero rabbinico.
Ai radicali, che in combutta con certi rimasugli del
massonico Partito Repubblicano gridano contro il cardinal
Ruini che osa richiamare i fedeli cattolici a certi valori
cristiani, qualcuno dovrebbe spiegare, che in quel Paese del
Medio Oriente l’istituto del matrimonio civile e del
divorzio non esistono. Il matrimonio è gestito dai rabbini
e, quel che viene chiamato impropriamente divorzio, può
essere realizzato solo attraverso il "ghet", vale a dire il
formale atto di ripudio della moglie da parte del marito,
senza il quale nessun tribunale rabbinico può sancire un
divorzio. Gli ebrei che vogliono sposarsi con dei non ebrei;
per farlo sono costretti ad andare a contrarre matrimonio
nell'isola di Cipro, perché nel divino Stato sionista esiste
solo il matrimonio religioso (Leggi
qui intervista all’Autore).
Gaza è qualcosa a parte. C’è stato il cosiddetto ritiro che
in realtà è stato l’atto di costituzione di un grande campo
di concentramento. Come si vede, il problema è molto più
complesso del preambolo su cui la discussione si è arenata:
inserire o non inserire un richiamo alle radici ebraiche?”
This is just one of the questions.
Il modo in cui la Momigliano presenta il problema è pura
falsità. Non si tratta di inserire o non inserire un
richiamo alle radici ebraiche, ma di decidere se definire
Israele uno Stato degli ebrei, uno Stato ebraico o uno stato
per tutti i suoi cittadini. In altre parole uno stato
etnico-razzista per soli ebrei, uno stato teocratico o uno
Stato per tutti i cittadini, siano essi ebrei o palestinesi.
Per i primi due tipi di Stato l’ebreo Hobsbawm usa i termini
“nuova segregazione di una separata comunità-stato
etnico-genetica” e “antica segregazione della religione
ultra ortodossa”. Il senso non cambia ma a noi piace
chiamare zappa una zappa, ‘Stato etnico-razzista’ uno Stato
etnico-razzista e ‘teocratico’ uno Stato teocratico.
Fin
dall’inizio i sionisti hanno voluto uno Stato ‘degli ebrei’
come diceva Herzl. Israele è lo Stato degli ebrei:
c’è una legge che permette a chiunque sia ritenuto ebreo di
emigrare in Israele. La famosa legge del ‘ritorno’. Essa
permette a qualsiasi ebreo, ovunque sia nato e qualunque sia
il numero delle generazioni per cui la sua famiglia ha
vissuto nel paese in cui è nato, di ‘tornare’ in Palestina e
occupare terre e case da cui sono stati cacciati i
palestinesi nel 1948 e successivamente. Questa legge nega
ogni possibilità di ritorno proprio a quei palestinesi
espulsi, malgrado ci sia una Risoluzione dell’Onu (194) che
stabilisce che i profughi debbano poter tornare. Ma se
tornano lo Stato non sarà più ebraico, sarà uno Stato misto,
di ebrei e palestinesi. E allora no! La legge del ‘ritorno’
implica pure che gli ebrei di tutto il mondo non
appartengono ai paesi in cui vivono perché sono un popolo a
parte e la loro terra è la Palestina. Mi chiedo cosa
succederebbe se l’Italia per esempio decidesse che
effettivamente gli ebrei d’Italia non appartengono
all’Italia ma ad Israele e che quindi debbono ‘tornare’ in
Israele. L’Italia agli Italiani, gli ebrei in Israele! E via
la Momigliano, che dovrebbe fare bagagli e fare l’Aliya.
Saremmo definiti subito antisemiti, non c’è dubbio. Ma non
diremmo poi una cosa diversa di quello che dicono i
sionisti. In realtà questo problema è vecchio di almeno un
secolo. Dopo che in Occidente ci fu l’emancipazione degli
ebrei, che divennero cittadini con pari diritti, ecco che
spuntarono i sionisti a dire che gli ebrei non potevano
emanciparsi se non andando a prendersi la Palestina.
Infatti, dicevano, se gli ebrei restano nei paesi in cui
sono nati, c’è il rischio che siano assimilati, perdano le
caratteristiche etniche che il ghetto e lo shtetl avevano
preservato. Non sia mai! Insorsero i religiosi che, come il
rabbino di Vienna Gudeman, misero in guardia gli ebrei
dall’accettare una ideologia nazionalista che dava ragione
agli antisemiti. Ma i sionisti si allearono con gli
antisemiti e pure con i nazisti perché concordavano con loro
che gli ebrei non appartenessero ai paesi in cui vivevano e
da questi paesi dovevano emigrare.
In Israele, protetta dalla legge, esiste anche un’Agenzia
governativa che
preserva l’ebraicità della terra. Il 90 % della terra è
ebraica e deve restare in mani ebraiche. Il resto è
proprietà di palestinesi (la minoranza di
‘arabi-israeliani’). La terra ebraica non può essere venduta
a non ebrei mentre le proprietà di palestinesi d’Israele
possono essere acquistate da ebrei. In Israele non valgono
le leggi del mercato. Io che non sono ebreo non posso
acquistare terra in Israele, che, comprata da me, non
sarebbe più ebraica. Posso acquistare terre o proprietà
ovunque nel mondo ma non in Israele, perché non sono ebreo.
Immaginate cosa succederebbe se in Italia ci fosse una legge
analoga? Agli ebrei è proibito acquistare terre di proprietà
di italiani perché la terra deve restare in mano di
italiani! Saremmo subito chiamati antisemiti, non c’è
dubbio.
E poi dicono che Israele è uno Stato democratico. I non
ebrei non hanno gli stessi diritti degli ebrei. E i non
ebrei (palestinesi, drusi, beduini, circassi) costituiscono
il 25% della popolazione. E infatti questo è il problema.
Non le radici ebraiche ma la
natura ebraica e sionista
di Israele. Insomma se Israele è uno Stato ebraico, è uno
Stato etnico e quindi non è uno Stato democratico. Così
sarebbe l’Italia se si proclamasse Stato degli italiani e
poi definisse gli ebrei altro popolo, non appartenente
all’Italia, senza diritto di acquistare terre e case
appartenenti agli italiani. Gli ebrei italiani quindi
rivendicano per sé in Italia (e nel mondo) diritti che
negano ai non ebrei in Israele. Evviva la democrazia! E
questo sarebbe il richiamo alle radici ebraiche? Questo è
razzismo!
La Momigliano, disonestamente, usa le parole
radici ebraiche
perché ciò le permette di porre sullo stesso piano Israele e
la Chiesa Cattolica. La Chiesa Cattolica vuole che l’Europa
riconosca le sue radici cristiane, che sono un fatto
storico, reale. Per la Momigliano, questo sarebbe la stessa
cosa di quanto fa o intende fare Israele. La Chiesa
Cattolica quindi vorrebbe, secondo la giornalista, che ogni
Stato d’Europa si proclamasse cristiano, escludesse dalla
pari cittadinanza i non cristiani e stabilisse magari che le
proprietà cristiane non possan essere vendute agli ebrei,
per esempio.
Io sono ateo. Non sono però affatto contrario a che l’Europa
riconosca le sue radici cristiane. Non ho paura di questo.
Perché riconoscere le proprie radici cristiane significa
riconoscere la grande forza degli insegnamenti di Cristo.
Non mi fanno paura. Anzi. Ama il prossimo tuo! Non usare
violenza ai tuoi vicini, ai tuoi nemici! Non fare la guerra!
Risolvi con la pace le contraddizioni e i conflitti
internazionali! Aiuta i poveri! Aiuta i deboli! Dai una
speranza ai bambini! Io vorrei un’Europa così. Non vorrei
un’Europa come Israele! Mai! Israele opprime e
massacra
i vicini, schiaccia i deboli, ricorre alla guerra e
all’oppressione, non rispetta la legalità internazionale,
permette ai suoi soldati di sparare sui bambini che lanciano
pietre, senza mai portarli davanti ad un tribunale, pratica
la tortura e infine usa gli altri ebrei nel mondo come suoi
agenti spargitori di menzogne e propaganda. Oggi usa la sua
lobby in America per portare gli americani a invadere l’Iraq
o distruggere l’Iran. Per Aipac e neocons sionisti, gli
americani sono i loro shabbat goyim.
Non vorrei nemmeno un’Europa ultraliberista e materialista
dove il ricco schiaccia il povero, l’industriale dà un
salario di fame ai ‘suoi’ operai e li brucia nelle sue
fonderie in sacrificio al dio denaro. Non vorrei un’Europa
consumista dove i valori si contano in biglietti di banca o
in opportunità di apparire in televisione e di fare il
pagliaccio.
Si accusa la Chiesa di volere uno Stato confessionale. È
semplicemente ridicolo. Crollerebbe subito, e non perché
opprimerebbe i cittadini ma perché porterebbe al parossismo
l’ipocrisia religiosa che già la DC ha portato a vette
vertiginose. Sarebbero i veri cristiani a battersi per primi
contro una tale situazione. Se ci fosse uno Stato
confessionale in Italia assisteremmo al triste spettacolo di
vedere il sindaco di Roma, Veltroni, ma anche l’ex sindaco
di Roma, Rutelli, e tutta la bella compagnia dei politici di
professione (la casta insomma) farsi ipocriti baciapile e
adoratori di Padre Pio, più di certi preti e bigotti di
oggi, pur di ….. conservare qualche poltrona nelle stanze
del potere.
Questa è una cosa che la Chiesa Cattolica non vuole
assolutamente, per non morire. Sembrerà strano a molti, ma
la Chiesa cattolica ha imparato meglio di quanto si creda
più di una lezione dal marxismo. Marx diceva “il cosiddetto
stato cristiano è semplicemente il non-stato, poiché
non il cristianesimo come religione, ma soltanto lo sfondo
umano della religione cristiana può attuarsi in creazioni
realmente umane” (Marx, La questione ebraica, corsivo
di Marx). Questo significa riconoscere le radici cristiane
dell’Europa, riconoscere il fondo umano della religione
cristiana come fondamento dello stato moderno. Ed è giusto.
Marx diceva ancora:
“Il cosiddetto stato cristiano è … per nulla affatto la
realizzazione statale del cristianesimo. …. Il cosiddetto
stato cristiano è lo stato incompiuto, e la religione
cristiana gli serve come integrazione e santificazione della
sua incompiutezza. La religione diviene quindi per esso
necessariamente un mezzo, ed esso è lo Stato della
ipocrisia. È cosa diversa se lo Stato compiuto, a causa del
difetto insito nell’essenza universale dello Stato, annovera
la religione tra i propri presupposti ovvero se lo Stato
incompiuto a causa del difetto insito nella sua esistenza
particolare, in quanto stato difettoso, dichiara proprio
fondamento la religione” (Ibidem).
Lo spirito religioso, diceva ancora Marx, si deve realizzare
nello stato democratico.
“Non il cristianesimo, bensì il fondamento umano del
cristianesimo è il fondamento di questo Stato. La religione
rimane la coscienza ideale, non mondana, dei suoi membri,
perché essa è la forma ideale del grado di sviluppo umano
che in esso si attua”(Ibidem).
Vi assicuro che la Chiesa ha capito questa lezione meglio
dei marxisti, soprattutto meglio di nostri radicali,
laicisti, massoni e … sionisti. È certo che Marx oggi
approverebbe il riconoscimento delle radici cristiane
dell’Europa e condannerebbe lo
stato ebraico
o degli ebrei
d’Israele. Sorpresi?
Ma ammettiamo, per assurdo, che la Chiesa sia così folle da
volere uno stato cristiano: sarebbe comunque meglio di
Israele. Mille volte. Perché uno Stato cristiano sarebbe uno
Stato confessionale ma non uno Stato etnico o razzista. La
religione cristiana è una religione universalistica, non
etnica. I cristiani di ogni razza, provenienza, cultura,
colore sarebbero considerati pari cittadini. Nelle chiese,
scuole, posti di lavoro vedremmo, assieme, bianchi, gialli,
bruni, neri, tutti cittadini uguali.
A mio parere, l’ebraismo non ha dato molto all’umanità; ha
dato migliori frutti, invece, il suo rifiuto. Cristo ha
rigettato l’ebraismo farisaico e questo ha portato alla
fondazione di una religione universalistica, la religione
cristiana. Marx diceva che
“il Cristianesimo è l’idea sublime del Giudaismo mentre il
Giudaismo è la piatta applicazione utilitaristica del
Cristianesimo”.
Marx però sapeva fin troppo bene che il capitalismo tende a
trasformare il cristianesimo sublime in cristianesimo
pratico e utilitarista, cioè in giudaismo e il “cristiano
pratico” in “ebreo”. Il nemico del Cristianesimo sublime non
è quindi Marx ma proprio il capitalismo e ancor più il
consumismo.
A mio modo di vedere, l’economia politica di Marx è il
rifiuto e il superamento dell’economia politica anglosassone
utilitaristica, derivante dall’assurda applicazione
letterale del Vecchio Testamento da parte dei protestanti ed
in particolare dei calvinisti. Max Weber diceva che
il Vecchio Testamento e lo spirito del protestantesimo
avevano dato i natali al capitalismo. L’idea che il Jahvé
premiasse il suo popolo eletto con la ricchezza e il
successo economico si è subito trasformata nel concetto che
la ricchezza e il successo economico, comunque ottenuti,
significassero l’appartenenza al popolo eletto di Dio.
Questa è la religione del capitalismo e dell’America. Marx
come persona rigettò il suo ebraismo, Marx come economista
rigettò lo spirito ebraico in economia.
Marxismo e Cristianesimo, proprio perché entrambi
universalisti, proprio perché sono centrati sulla giustizia,
l’uguaglianza, la difesa degli umili e degli oppressi,
proprio perché sono il rifiuto della “piatta applicazione
utilitaristica” giudaica possono e devono trovare un punto
d’incontro. Ecco la sfida del XXI secolo. Cancellare due
secoli di conflitto e intraprendere un cammino parallelo.
C’è questa strada e questa speranza oppure altri secoli di
ultraliberalismo.
E veniamo al concetto di ‘ebreo’ secondo i sionisti. Cosa
vuol dire ‘ebreo’? Significa l’appartenenza ad una
religione, l’ebraismo? No, perché gli ebrei che hanno
fondato lo Stato ebraico erano atei, laici, ‘socialisti’.
Essere ebreo significa dunque, per i sionisti, appartenere
ad un'etnia o razza. Fino alla fondazione dello Stato
ebraico, gli ebrei religiosi erano contrari alla fondazione
di uno Stato ebraico, erano tutt’al più favorevoli ad un
centro di cultura e spiritualità ebraica in Palestina (Ahad
ha-Am, 1856-1927). Dopo la fondazione dello Stato di
Israele, la maggioranza dei religiosi hanno visto
l’opportunità di fare dello Stato ‘degli ebrei’ di Herzl,
uno ‘Stato ebraico’, cioè uno Stato religioso dove la
religione ebraica è l’ideologia dominante, anzi l’unica. Uno
Stato teocratico. Solo una sparuta minoranza di ebrei
religiosi sono rimasti antisionisti, contrari alla
fondazione e all’esistenza di uno Stato ‘degli ebrei’ o
‘ebraico’ che sia. Sono i coraggiosi e sorprendenti aderenti
all’organizzazione religiosa ‘Naturei Karta’, i ‘Guardiani
della Città’, quelli che sono andati a Teheran per
partecipare alla conferenza sull’olocausto promossa dal
Presidente Ahmadinejad. Un altro sionista, Leo Pinsker
(1821-1891), desiderava che gli ebrei fondassero uno Stato
‘degli ebrei’, ma pur essendo un sionista era comunque più
lungimirante di Herzl, di Ben Gurion e di Wladimir
Jabotinsky messi insieme. Egli proponeva uno Stato degli
ebrei nella Russia meridionale. Un’idea molto più
ragionevole di quella che poi ha finito per trionfare: lo
Stato in Palestina. E per tre ragioni: 1) Pinsker temeva che
uno Stato in Palestina avrebbe esercitato un richiamo
messianico e religioso fortissimo ed avrebbe finito per
diventare uno ‘Stato ebraico’ cioè religioso e teocratico.
Questo sta accadendo effettivamente oggi in Israele. 2)
Pinsker sapeva che lo Stato degli ebrei era in realtà lo
Stato degli askenaziti, cioè i discendenti dei Kazari, di
origine turca e parlanti una lingua non semitica ma
appartenente al gruppo turco, convertitisi all’ebraismo nel
IX secolo nelle steppe tra il Caspio e il Mar Nero. La loro
patria originaria, il Khanato dei Kazari era in Asia
Centrale e lì egli voleva che gli ebrei si concentrassero e
costituissero un loro Stato. 3) Pinsker capiva perfettamente
che la Palestina era dei palestinesi e che uno Stato degli
ebrei in quel paese richiedeva la cacciata dei nativi, cioè
la pulizia etnica che poi ci fu nel 1948 e che ancora
prosegue.
Il problema oggi in Israele è quindi ben diverso di quello
che ci vuol far credere la Momigliano. Israele rischia di
passare da Stato
degli ebrei a Stato confessionale
messianico
e integralista. Cioè uno Stato
ebraico in
senso religioso. Chi conosce Israele sa che questo sta
avvenendo. La contraddizione interna tra gli israeliani non
è sullo Stato ‘degli ebrei’. Tutti gli ebrei d’Israele e
della diaspora (eccetto gli antisionisti) sono d’accordo che
Israele sia lo Stato ‘degli ebrei’ laici o religiosi. Uno
Stato per soli ebrei. Con la sciagurata legge del ‘ritorno’
e la proprietà ebraica della terra. Uno Stato
etnico-razzista. Questo non si discute, è l’essenza del
sionismo. La divisione invece è se Israele deve essere uno
Stato religioso o laico. Uno Stato religioso, cioè
teocratico, sarebbe una disgrazia per molti ebrei laici i
quali lascerebbero la Palestina per venire a godere del
laicismo e della tolleranza in Occidente. Gli israeliani
cominciano a rendersene conto. Sarebbe una disgrazia ancora
maggiore per i palestinesi perché quello che Dio avrebbe
dato agli ebrei, la terra d’Israele dal Nilo all’Eufrate,
non si può discutere, non si può dividere con i non-ebrei.
Sarebbe una disgrazia per il Medio Oriente e per il mondo,
perché uno Stato teocratico ebraico sarebbe uno Stato
messianico con la bomba atomica. Si può immaginar di peggio?
Cosa ha dunque da ridire la Momigliano quando Sabbah
dichiara che «se uno Stato appartiene a una sola religione,
le altre fedi si ritrovano automaticamente discriminate»?
Perché non è così? In Italia ella può praticare la sua
religione. In Israele le altre religioni sono discriminate,
ma con uno stato teocratico sarebbero eliminate
completamente. La Momigliano invece di preoccuparsi di uno
‘Stato ebraico’, cioè teocratico, lo difende e attacca
Sabbah accusandolo di appoggiare uno Stato cristiano in
Europa, il che non è vero, perché nemmeno la Chiesa
Cattolica vuole una cosa del genere. Lo accusa inoltre di
non volere uno ‘Stato ebraico’, cioè uno stato teocratico
ebraico che nemmeno lei dovrebbe volere se ama la libertà e
la pace. Ma quando si tratta di religione cattolica l’ebreo
diventa furioso e quando si parla di critica allo ‘stato
ebraico’ il sionista perde la testa e fa blocco con la
tribù. Cosa ha da dire contro Sabbah quando egli afferma che
«questa terra non può appartenere in esclusiva a nessuno»?
Cosa vuole la Momigliano? Lo dica chiaramente che sarebbe
contenta se i palestinesi venissero tutti espulsi e tutta la
terra divenisse proprietà esclusiva ebraica, come ha avuto
il coraggio di dire Benny Morris.
Io sono d’accordo con il vescovo di Gerusalemme Michel
Sabbah
che «Israele dovrebbe abbandonare il proprio carattere
ebraico». Lo dico mentre ribadisco che l’Europa deve
riconoscere le sue radici cristiane. Non c’è contraddizione
tra le due cose, ma forse è troppo per l’ottusa mente di un
sionista. È ovvio non si possono accettare Stati teocratici
etnicamente puri, cioè Stati razzisti e integralisti, né in
Serbia, né in Bosnia, né in Palestina. Io non accetto
nemmeno uno Stato ‘degli ebrei’. Voglio che gli ebrei
europei e Americani diventino europei e americani a tutti
gli effetti e recidano il cordone con Israele. Sarebbe un
bene per tutti, compresi gli israeliani i quali potrebbero
costituire con i palestinesi un Stato multietnico per ebrei
e palestinesi, uno Stato di tutti quelli che vivono in
Palestina e che ne sono stati espulsi.
Tornerebbe la pace, quella vera, è non quella di cui si
parla ad Annapolis. Ed è vero, anche se la cosa sembra
scandalizzare la Momigliano, che dopo Annapolis «la
decisione spetta a Israele. Se Israele vuole la pace, ci
sarà la pace». È Israele che occupa i territori palestinesi
e non l’inverso, è Israele che continua la colonizzazione e
non viceversa. Basterebbe che Israele applicasse la
Risoluzione Onu 242 e si ritirasse dietro la linea verde
oppure si proclamasse Stato di tutti gli abitanti in
Palestina e ci sarebbe la pace.
E poi per finire, che gioco sporco quello della Momigliano
di far dire ai palestinesi che «la condizione dei cristiani
nei Territori palestinesi è peggiore che in Israele». Si
tratta di territori
occupati da Israele e la responsabilità di
quello che vi accade è dell’occupante non degli islamici
come vorrebbe far credere la disonesta giornalista. Chi ha
messo sotto assedio Betlemme? Gli islamici o Israele, chi
espelle da Gerusalemme Est i cristiani palestinesi (e i
musulmani anche)? Chi ha reso le condizioni di vita nei
territori palestinesi tanto dure da costringere sempre più
palestinesi ad affidare il loro futuro ai barconi di
emigranti che giungono, quando giungono, sulle nostre coste?
Non sono forse gli israeliani? Ci volete far credere che i
palestinesi si espellono da soli? Vergogna Momigliano!
Vergogna Il Riformista!
Manno Mauro,
24 dicembre 2007, da Civium Libertas
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