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C'è un grosso rischio che tutti corriamo di fronte a
questo conflitto infinito tra israeliani e
palestinesi: quello di catalogare ogni cosa sotto
l'etichetta del «già visto». Senza cogliere che ci
sono alcuni fatti tragici destinati a lasciare
purtroppo il segno molto più di altri. È il caso
dell'attentato sanguinoso compiuto ieri sera a
Gerusalemme contro la yeshiva Merkaz HaRav,
il seminario rabbinico punto di riferimento dell'ala
religiosa del movimento dei coloni.
Si tratta di un fatto probabilmente destinato a
lasciare pesantemente il segno sul futuro del
conflitto. E alcuni articoli tratti dai quotidiani
israeliani di oggi ci aiutano a capire il perché.
Intanto c'è il dato di fatto che l'attentatore era
un palestinese di Gerusalemme Est con carta
d'identità israeliana. È l'ulteriore conferma di
come la temperatura del conflitto stia
pericolosamente salendo anche sul «fronte interno»,
cioè negli rapporti con gli arabi che vivono in
Israele o a Gerusalemme Est. Lo sottolinea su
Yediot Ahronot Ron Ben-Yishai, evocando lo
spettro di una terza intifada. E dicendo
espressamente che nelle prossime ore c'è da
attendersi provocazioni nelle strade. Sarà decisivo
riuscire a mantenere i nervi saldi.
C'è poi l'elemento religioso di questa strage,
sottolineato bene da Amir Mizroch sul Jerusalem
Post. L'establishment israeliano - scrive
- in queste ore fa le sue valutazioni
politico-diplomatiche. Ma farebbe bene anche ad
ascoltare la radio dei sionisti religiosi. Questo
segmento della popolazione in rotta con i Palazzi di
Gerusalemme già dal ritiro da Gaza del 2005,
durissimo nelle contestazioni al primo ministro Ehud
Olmert sul processo di Annapolis, deciso a non
mollare neanche quegli insediamenti che la stessa
legge israeliana considera illegali. Oggi accusano
di non essere stati protetti. E c'è il pericolo
concreto di una loro reazione violenta.
Infine è molto interessante anche l'articolo nel
blog di Bradley Burston, su Haaretz. Perché
Burston è una delle voci abitualmente più critiche
in Israele. Uno che non ha paura di prendersi gli
insulti dei suoi lettori pur di denunciare quando i
diritti dei palestinesi vengono violati. Uno che
contro le idee estremiste che si insegnano in luoghi
come la Merkaz HaRav ha più volte scritto con
chiarezza. Oggi Burston scrive «all'Occidentale che
comprende il terrorista» dicendogli: almeno oggi
«risparmiaci le tue spiegazioni». Invita a
interrogarsi sul motivo dell'insensibilità del mondo
ai morti di Gaza della scorsa settimana. Non è che
forse - si chiede - molto più del «controllo ebraico
sui media», con questa indifferenza c'entrano azioni
come quella di ieri sera alla yeshiva Merkaz
HaRav? La sua è una domanda con la quale oggi
sarebbe troppo facile non fare i conti.
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l'articolo di Yediot Ahronot
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l'articolo del Jerusalem Post
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l'articolo di Bradley Burston su Haaretz |