HOME PAGE  (italiano)

HOME  PAGE  (english)


NEWSLETTER ARCHIVIO

Issued Newsletters


 Diario di un Pellegrino

A Pilgrim's Diary


Mercatino di Supporto

Palestinian Christian Handicrafts


 

ISCRIZIONE NEWSLETTER

 

Ç

CLICCA  QUI

Vuoi ricevere la nostra

Newsletter con articoli, commenti,  avvenimenti, aggiornamenti, appuntamenti riguardanti la Terra Santa ed il Medio Oriente?

Iscriviti alla nostra Newsletter "Notizie dalla Terra Santa",

semplicemente

CLICCA  QUI

È

 

ISCRIZIONE NEWSLETTER

 


 

 

Notizie dalla Terra Santa
Anno II, Comunicato n. 21 (italiano), del 9/2/2007
 

 
NOTIZIE in breve, da Gerusalemme e da Betlemme: tra il dramma e la speranza.
 
Solo ieri parlavo al telefono con amici cattolici arabi residenti a Betlemme e a Gerusalemme. Notizie tristi, ma qualcuna anche buona.
 
Prima quelle tristi. Mi confermavano la precarietà dei già fragili rapporti tra le diverse comunitá nell'area, degenerati ulteriormente a causa dei lavori di scavo in prossimità della Moschea di Al-Aqsa, alla base della spianata delle moschee e della Moschea di Omar. Una vasta area di scavi archeologici è giá da tempo visibile ai piedi del Pinnacolo del Tempio, luogo ricordato tradizionalmente nelle tentazioni di Gesú Cristo e per il martirio di San Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme. Ma è un'area nella quale da moltissimi anni le ricerche vengono fatte a mano, con scalpellino e cazzuolina, senza assolutamente rischiare di intaccare la base su cui poggiano le mura antiche. Ora invece pare che gli scavi, non di natura chiaramente archeologica, siano piú spostati verso la spianata del Muro del Pianto e con l'intervento massiccio di caterpillar un po' troppo a ridosso del Pinnacolo e della sovrastante Moschea di Al-Aqsa (la foto l'ho fatta l'anno scorso), uno tra i luoghi piú sacri al mondo per la tradizione maomettana.
Date le ormai ben note brame sioniste di riedificazione del nuovo Tempio, nello stesso luogo in cui circa duemila anni fa sorgeva quello vecchio,  non giungono spropositate le preoccupazioni dei fedeli di confessione islamica, che hanno già assitito negli ultimi anni a diverse provocazioni (non per ultima la passeggiata di Sharon che causó lo scoppio della seconda intifada).
Anche a non voler perndere le loro difese, resta il fatto che in questa precisa fase storica, con fortissime tensioni nell'area, guerre, morti e disperazione su tutti i fronti, la scelta di intraprendere tali pesanti lavori strutturali cosí a stretto contatto con un importante luogo sacro per l'Islam, con partecipazione massiccia di militari e forze di polizia, bloccando addirittura il regolare svolgersi delle attivitá sociali di una parte della cittá vecchia, ma senza neppure degnarsi di convocare e informare le autoritá religiose delle parti confinanti, rivela lo spirito spregiudicato e arrogante dell'amministrazione sionista. Se nulla vi è di occulto nei progetti e tutta l'operazione è innocua, la chiarezza e la trasparenza nei rapporti non solo avrebbero evitato il nascere di sospetti e reazioni al riguardo, ma avrebbero anche giovato all'immagine di correttezza di un'amministrazione già ampiamente compromessa da scandali e corruzione.
L'instabilità dei rapporti tra le fazioni palestinesi (almeno sino al momento dell'inizio degli scavi) non avrebbe avuto quindi miglior coagulante che una minaccia comune da dover affrontare.
Ammessa, ma non concessa, quindi la buona fede dell'amministrazione sionista di Gerusalemme, suona però quanto mai inopportuno il momento scelto per tali lavori di scavo.
Tutti i giorni vi sono proteste e scontri con i fedeli musulmani, che vedono compromesso anche l'accesso a quel luogo per loro sacro.
Tutto ció non giova alla pacificazione degli animi. Ma all'amministrazione israeliana interessa veramente la pacificazione? O è solo da uno stato di tensione e guerra costante che essa trae la linfa vitale per portare a termine i progetti messianici propri del sionismo?
L'essenza del sionismo, corrente filosofico-politica e laico-teocratica che è al comando degli apparti statali israeliani, la quale ha offerto le motivazioni iniziali della nascita ed esistenza dello Stato d'Israele, guida le azioni sempre più spericolate di un ristretto gruppo di giudei senza scrupoli.
Dalle loro scelte di indifferenza verso la dignitá umana dei popoli con cui sono a stretto contatto, e persino di quella dei cittadini israeliti che governano, dipendono i destini di pace o di guerra del Medio Oriente e del mondo intero. Dall'adesione e/o tacito assenso che noi ed i nostri rappresentanti popolari daremo ai progetti del sionismo israelita, dipenderanno la complicità e la responsabilità, o meno, che noi avremo nel creare le cause di un conflitto senza precedenti nella storia dell'umanitá.
L'omissione di prese di posizione e/o interventi da parte nostra, in questo caso, è colpevole al pari delle azioni, parole e pensieri, a danno della pace e della concordia tra i popoli.
"...quia peccavi nimis, cogitazione, verbo et opere...mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa...". (Confiteor).
 
Ed ora quelle più belle. A Betlemme si continua a fare la solita vita di reclusi. Si trascina a stento la propria esistenza al limite della sopravvivenza, limitati in tutto e frustrati oltre ogni immaginazione. Ma si continua, nonostante tutto, a tenacemente fare il possibile per svolgere una vita che possa sembrare quanto mai normale. Come qualsiasi prigioniero si ritaglia piccoli spazi entro i quali vive la sua vita virtuale, sognando che sia quella vera. Sinché non volge lo sguardo e vede le sbarre che lo riportano alla triste realtà. La realtà di un'espiazione per un misfatto compiuto. La difficoltà per i betlemiti è quella di accettare un'espiazione per una colpa che non hanno. Questo mese mi vedrò rinnovato il permesso di "transito del muro"? Questa mattina la porta nel muro, verso Gerusalemme, sarà aperta per poter andare a lavorare? Avranno aperto le valvole d'erogazione dell'acqua per dissetare il bestiame ed il piccolo giardino per le verdure commestibili? Verranno dei pellegrini a visitare i Luoghi Santi della Basilica della Natività, del Campo dei Pastori, del Grotto del Latte? Ci compreranno un po` del nostro lavoro d'artigianato? Avremo pane a sufficienza oggi sulla tavola?
Ebbene dopo aver a lungo chiacchierato con il mio amico Xx'xx, betlemita cattolico, padre di famiglia e gran lavoratore, onesto e affidabile, aver ascoltato le preoccupazioni e le speranze che nutre per i figli che stanno ultimando gli studi, ho colto nella sua voce una nota di gioia e positiva speranza. Per il mese prossimo è prevista una massiccia presenza di pellegrini e turisti a Betlemme. I pochi alberghi e la Casa Nova francescana sono al completo. Il che vuol dire riuscire a commercializzare ciò che a fatica si è costruito e che è nella tradizione lavorativa del luogo e della famiglia da generazioni. Il che vuol dire poter garantire sicurezza alla propria famiglia per un po'.
Questa era la bella notizia.
Sempre che tutto non precipiti di nuovo a causa di qualche buldozer o di qualche gesto sconsiderato. Perché le belle notizie da quelle parti sono appese ad un filo.
 
Sosteniamo questo filo con la nostra preghiera e con la nostra azione positiva in favore della cristianità e della popolazione della Terra Santa.
 
Ripropongo le parole del Vescovo di Chiusi-Montepulciano-Pienza che mi sono state inviate oggi da un sacerdote amico, don Mario Cornioli:
  

 

“Ci sono dei momenti di povertà e debolezza, come quando proprio senti di confrontarti con qualcosa di troppo grande o di pesante e ingiusto. E’ l’impressione che ferisce ogni volta che mi è capitato di passare attraverso il muro che separa Betlemme da Gerusalemme e tanti altri luoghi da quelle che erano le terre, le case, i parenti e gli amici vicini. Come un grande vomere che ferisce la terra e resta lì, fermo, insuperabile…

Ci sono delle suore e dei laici che ogni venerdì camminano sotto il muro, pregando, nella forza dei poveri che affidano a Dio il loro grido.

La preghiera vuole coinvolgere altri e allora hanno proposto di dedicare il primo marzo alla preghiera per la pace e perché si crei una coscienza che rifiuti queste divisioni e porti a voler disgregare la paura e l’odio che hanno fatto nascere il muro, ma che anche vengono da esso fomentati.

Nella forza dei poveri, nella beatitudine dei miti e dei costruttori di pace vorrei invitarti a unirti a questa iniziativa di preghiera e di solidarietà.

+Rodolfo vescovo”

 

Presente!

 

Filippo Fortunato Pilato


IN APPENDICE

Il ministro della Difesa israeliano chiede a Olmert di fermare gli scavi vicino alla Moschea di Al-Aqsa
8-2-2007 Gerusalemme

Il ministro della Difesa israeliano, Amir Peretz, oggi ha inviato un messaggio al primo ministro israeliano Ehud Olmert chiedendogli di ordinare la sospensione degli scavi nell'area della Porta Al-Maghrabia, che si trova vicina alla Moschea di Al-Aqsa.  

Peretz teme un peggioramento delle condizioni di sicurezza della zona.

Inoltre, gli scavi violerebbero il cessate il fuoco tra le autorità israeliani e i palestinesi e accrescerebbero i sentimenti di rabbia e di odio nei confronti di Israele.

L'ufficio del primo ministro ha risposto di essere "irritato" e che è "insensato fermare gli scavi".

 

 

Torna ai Comunicati gia' pubblicati