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PELLEGRINAGGI in TERRA SANTA con i Frati Francescani della Custodia PROFILI DI ALCUNI FRATI DELLA CUSTODIA
Padre Pierbattista Pizzaballa
Discorso tenuto lunedí mattina, 20
novembre, dal Rev.mo Padre Pierbattista PIZZABALLA, Custode di
Terra Santa, al Congresso Internazionale dei Commissari di
Terra Santa a Gerusalemme.
Ne traspare, in tutta la sua semplicitá
e chiarezza, quale sia lo spirito che ha permesso di
conservare e mantenere, attraverso i secoli, le persecuzioni
e gli sconvolgimenti epocali, la presenza cattolica nei Luoghi
Santi di Palestina.
Spirito che é tutt'oggi lo stesso.
Dal titolo della presente relazione sono già delineate con chiarezza le linee del mio intervento, che spero aiuti tutti voi a comprendere meglio il cammino che la Custodia ha fatto negli ultimi anni e le prospettive che essa si sta dando per il prossimo futuro.
Insomma, dobbiamo sì guardare avanti, ma fedeli sempre e ancorati alla nostra storia. Nel contesto del presente convegno avremo modo di ascoltare diversi interventi di carattere storico e teologico, presentati da persone ben più competenti del sottoscritto. Lascerò dunque a loro questo compito, per concentrarmi essenzialmente sulla realtà attuale e sulle sfide che la Custodia si trova ad affrontare. Cercherò di mantenere un carattere sobrio e puntuale. Per esigenze di tempo non potrò dilungarmi sui diversi argomenti trattati, ma mi dovrò limitare alla loro breve presentazione. Ovviamente, devo anche tenere presente che non parlo ai religiosi della Custodia, ma ai Commissari di Terra Santa sparsi nel mondo; accentuerò dunque quei punti che a mio parere sono rilevanti per aiutare tutti voi a svolgere al meglio il vostro prezioso ufficio. 1. REALTÀ ATTUALE Prima di concentrarmi sulle sfide che ci sono poste innanzi, consentitemi di dare un breve sguardo alla realtà attuale della Custodia di Terra Santa. Siamo attualmente 307 religiosi, provenienti da più di trenta diverse nazionalità, distribuiti in 59 case sparse in 11 diversi paesi, principalmente in Medio Oriente. L’età media è di 53,7 anni. I campi di lavoro sono sempre gli stessi, da secoli: recupero e cura dei Luoghi Santi della Redenzione, animazione dei pellegrinaggi da tutto il mondo, supporto e animazione delle chiese locali (parrocchie), educazione (scuole), supporto della popolazione cristiana, dialogo e condivisione con le altre comunità non cattoliche e non cristiane. Per capire meglio il nostro tipo di presenza e di attività, è importante anche prendere in conside-razione il contesto sociale, religioso, politico ed ecclesiale in cui siamo chiamati ad operare: La Custodia è chiamata ad operare in un contesto ecclesiale unico. Per molti secoli siamo stati gli unici protagonisti, in ambito cattolico, della vita ecclesiale della Terra Santa. Oggi siamo inseriti in un contesto variegato, colorato e pluriforme. Grazie all’attività e alla lungimiranza dei francescani dei secoli passati, infatti, si è riorganizzata in Terra Santa una Chiesa locale solida e composita allo stesso tempo: oltre ai latini, sono presenti melchiti (che costituiscono la maggioranza dei cattolici), armeni cattolici, siriani cattolici, ecc. Ancora oggi la Custodia è un punto di riferimento imprescindibile per la vita di queste chiese, anche se va detto che il nostro campo di azione si esprime principalmente nell’ambito del rito latino. Oltre che essere inseriti e costituire un supporto essenziale alla vita delle Chiese locali, compito della Custodia è anche – se non soprattutto – quello di mantenere vivi, in questa Terra così particolare, il profilo e la vocazione universale della Chiesa e dei Luoghi Santi, che sono patrimonio irrinunciabile di tutti. La nostra internazionalità e il legame con la Sede Apostolica sono tradizionalmente garanzia del profilo universale che questi luoghi devono mantenere, oggi ancora più che nel passato. La Custodia per sua natura non è mai stata un’entità a sé sia nel contesto dell’Ordine, che in quello della Chiesa. Per tutti noi è sempre stato chiaro che la nostra presenza e la nostra azione, dipendono ancora oggi dal legame stretto e imprescindibile con tutto l’Ordine e la Chiesa. Anche dal punto di vista giuridico, la Terra Santa era e in un certo senso rimane ancora un’entità dipendente direttamente dall’Ordine e dalla Sede Apostolica. Il respiro universale, insomma, si percepisce oltre che dall’internazionalità dei suoi componenti, anche dalle relazioni e dai legami che la Custodia ha da sempre mantenuto con le realtà religiose e civili nel mondo. Siamo sui Luoghi Santi e con la gente a nome della Chiesa e non a nome nostro. Se tutta la Chiesa guarda alla Terra Santa come alla Chiesa madre, è anche vero che la Chiesa madre, la Terra Santa deve essere rivolta a tutta la Chiesa. I Commissari di Terra Santa sono stati creati proprio per agevolare e rendere concreto tale legame. Essi sono – dovrebbero essere – il ponte, l’anello di congiunzione tra noi e le province dell’Ordine e le Chiese locali sparse nel mondo. Essere garante dei luoghi della cristianità non significa solo tracciare dei confini che aiutino a conservare intatto il patrimonio di testimonianze che c’è qui, ma è anche rendere vive queste pietre, far sì che parlino al cuore e alla mente di quanti compiono un pellegrinaggio in Terra Santa, aiutare ad andare al di là delle pietre per arrivare alla fede che ce le rende care. Lo studio dei nostri archeologi, la preghiera dei nostri frati, l’umile servizio di cura e pulizia, l’accoglienza e la guida degli addetti ai santuari, il decoro degli ostelli per i pellegrini, il costante e impegnativo aggiornamento degli Istituti e delle Scuole di specializzazione biblica, il servizio liturgico…tutto concorre a quella che viene chiamata “la grazia dei Luoghi Santi”. Non dobbiamo abbassare la guardia, anzi, abbiamo il dovere di usare la fantasia, inventare, adattare, scoprire, tutto quanto può essere utile a un “turismo di massa” che qui si trova davanti a una realtà diversa, perché questa è terra di pellegrinaggi più che terra di vacanze. I Luoghi Santi curati dalla Custodia devono rimanere testimonianza di devozione, di fede, di lavoro; sono meta di pellegrinaggio da parte di gente che giunge qui da tutto il mondo; abbisognano di cure, di manutenzione, ma soprattutto di essere vivificati dalla preghiera, di essere luoghi in cui si prega, si legge e si ascolta la Parola di Dio. A quei nostri antichi confratelli che pregavano l’Ufficiatura, sono seguiti e, se Dio vuole, continueranno a seguire, confratelli capaci di trasformare - con la preghiera - i Luoghi Santi in Luoghi di santificazione, perché nessuno venga pellegrino in Terra Santa e riparta da qui senza essere toccato dalla grazia che ogni Santuario racchiude e dispensa. Viviamo in un contesto religioso particolare. Da secoli i religiosi francescani convivono e si e-sprimono in un contesto cristiano unico. Non credo vi siano altri luoghi al mondo dove convi-viamo letteralmente insieme ai fratelli delle Chiese ortodosse, con le quali abbiamo sviluppato, nonostante tutto, un rapporto di stima ed amicizia fraterna. Non mancano certo incomprensioni, ma nemmeno le collaborazioni. Il nostro, come sono solito dire, non è un dialogo sui principi della fede, ma un dialogo “da condominio”, cioè di realtà che convivono e condividono la stessa vita. Discorso analogo riguarda le altre fedi monoteiste. Da secoli i nostri frati hanno sviluppato rapporti con l’Islam. Sono certo che fra Artemio vi parlerà di come proprio noi francescani oltre che ad essere i primi costruttori di scuole in assoluto in Medio Oriente, siamo anche stati i primi ad aprirle ai fedeli musulmani, con i quali – accanto a momenti di grande tensione e persecuzione – vi è un rapporto di convivenza plurisecolare. Recentemente anche con l’ebraismo che qui in Terra Santa è tornato con vigore, non mancano campi di collaborazione, soprattutto a livello culturale ed archeologico. Siamo infine nel cuore di un conflitto politico e religioso che si protrae da anni, che di fatto ha lacerato la vita di tutti gli abitanti dei paesi nei quali ci troviamo. Ad essere sinceri, se uno guarda la storia di questa terra, scopre che il conflitto non è una novità di questi anni. Se vi è una località nel mondo che è stata violentata ripetutamente per secoli, è proprio la Terra Santa. Il conflitto, insomma, con le sue conseguenze (atteggiamento di contrapposizione, sospetto, rifiuto, ecc.), non è solo una situazione, ma è diventata anche una mentalità che caratterizza la vita di questo paese. I Frati Minori di Terra Santa sono inseriti in tutte queste realtà; potremmo dire che sono tutte queste realtà. Senza presunzione, non è possibile oggi parlare di Terra Santa cristiana senza prendere in considerazione il ruolo che la Custodia ha svolto per secoli e che tuttora riveste. Concludendo questa prima parte del mio intervento, vorrei sottolineare un ultimo aspetto, che personalmente considero il più importante di tutti. Facciamo sì tante cose, i contesti in cui operiamo sono unici, ma penso sia doveroso riaffermare che storicamente la nostra principale attività consiste ‘semplicemente’ nello stare in Terra Santa. Abbiamo fatto molto lungo i secoli e ancora oggi pro-seguiamo a lavorare molto, ma la cosa più importante di tutte è stata ed è tuttora stare qui, sempli-cemente. In una Terra dove essere cristiani non è scontato, di solito solo tollerato, a volte perseguitato, l’esserci nonostante tutto, a nome della Chiesa e stare nei Luoghi che hanno testimoniato la storia della Rivelazione, è e resta la nostra vocazione principale. A volte anche dentro la Chiesa si può essere tentati di avere una mentalità produttiva: che cosa fate? Cosa produce la vostra presenza, in ambito pastorale? A cosa servono questi luoghi? Siete custodi di musei? Che cosa fate per risolvere il problema del conflitto? Cosa fate per la pace, per l’ecumenismo, ecc. Sono le domande che ci sentiamo fare continuamente e che– almeno nel mio caso – irritano molto. La mia – la nostra – risposta è sempre la stessa: la nostra vocazione è innanzitutto testimoniare con fedeltà una Presenza, stando qui, semplicemente, pregando per e con tutta la Chiesa e stando con francescana semplicità nel cuore della vita della Chiesa, nel cuore del conflitto, e, se me lo consentite, nel cuore del mondo, cercando di fare poi quello che la provvidenza ci concede. La Terra Santa fa parte del carisma dell’Ordine. Non si da’ Greccio senza Betlemme o La Verna senza il Calvario. L’incarnazione di Cristo, di cui siamo gli araldi, presuppone anche un legame con questa Terra. 2. SFIDE Da sempre questa è la nostra realtà e da sempre questa realtà è anche una continua sfida. Se i campi di lavoro sono sempre gli stessi, le modalità e gli strumenti con cui operare devono necessariamente adattarsi. Consentitemi allora di presentarvi sommariamente alcune sfide e di trarre poi alcune conclusioni. I Luoghi Santi oggi sono meta continua di pellegrinaggi, nonostante le parentesi (a volte lunghe) di silenzio causate dal conflitto in corso. Siamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno di massa. La nostra presenza nei Luoghi Santi non può più limitarsi a “mantenere” i luoghi per consentire l’accesso ad essi. In un contesto politico e religioso spesso così ostile l’accesso non è certo scontato, ma non può comunque essere l’unica nostra espressione. I Luoghi Santi devono anche essere oltre che curati anche animati. Nei Luoghi detti dello Status Quo vi sono da sempre forme di preghiera liturgica che caratterizzano la vita di quei luoghi. Abbiamo iniziato una forma iniziale di animazione anche in altri santuari, principalmente Nazareth (processione mariana) e il Getsemani (ora santa) che consentono ai pellegrini e ai cristiani locali di gustare quei luoghi non solo con la fugace visita, ma fermandosi a pregare insieme. Sono forme di animazione, che certamente dovranno essere perfezionate in futuro e che dovrebbero essere allargate anche ad altri santuari. I pellegrinaggi costituiscono un’aspetto costitutivo della nostra storia. Le biblioteche e gli archivi conservano testimonianze storiche eccezionali di come i Francescani si siano fatti promotori lungo i secoli di pellegrinaggi, di itinerari di pellegrinaggi, di testimonianze e cronache di grande valore. Attualmente i pellegrinaggi guidati dai francescani sono ridotti al lumicino e costituiscono una goccia nel panorama dei pellegrinaggi provenienti da tutto il mondo. Oltre a ciò dobbiamo con amarezza constatare che i francescani che in Custodia si occupano di pellegrinaggi sono rimasti pochissimi. Certo non possiamo confrontarci con le grandi agenzie anche cattoliche, ricche di risorse e di strutture, ma dobbiamo chiederci se non sia possibile fare di più e meglio in un contesto per noi così essenziale. Potremmo anche chiederci, non potendo contare sulla quantità a causa delle scarse risorse disponibili, come qualificare e caratterizzare i nostri pellegrinaggi. L’informazione e l’illustrazione della Terra Santa sono un altro aspetto che richiede la nostra attenzione e revisione. I legami e le relazioni che la Custodia ha sempre avuto e che mantiene hanno innanzitutto lo scopo di informare e tenere informata tutta la Chiesa della realtà della Terra Santa. Nel contesto di questo convegno vi sarà un momento dedicato appositamente all’informazione, per cui non mi dilungherò ora su questo tema. La sfida che ci è posta innanzi oggi, in un mondo sempre più informatizzato, è quella di riuscire a trasmettere a quante più persone possibili la conoscenza di questa realtà imprescindibile per la vita della Chiesa. Anche in questo campo, i Commissari di Terra Santa hanno svolto nel passato un grande ruolo. Oggi questo aspetto sembra essere meno rilevante. Non possiamo poi non interrogarci sulle risorse economiche che consentono ai francescani di Terra Santa di operare. Anche su questo vi saranno sedute ad hoc durante il convegno, ma qui mi preme sottolineare che la nostra unica risorsa è ancora attualmente la Colletta del Venerdì Santo. Nel mondo occidentale, fatta forse eccezione per gli Stati Uniti, si ha sempre meno coscienza dell’importanza e del significato di questa colletta. Bisogna poi prendere in considerazione che il processo continuo di secolarizzazione in atto nei paesi occidentali sta poco alla volta erodendo questa risorsa. La sfida è, da una parte, nella necessità di diversificare le fonti di sostentamento della vita della Custodia e, dall’altra, di sensibilizzare sempre più e meglio riguardo a questa colletta, garantendo ancor più la necessaria trasparenza nella contabilità. Da questo punto di vista il ruolo del Commissario di Terra Santa è ancora imprescindibile. Nei prossimi giorni avrò modo di presentare alcuni dei gravi problemi che stanno sorgendo al riguardo. Altro aspetto fondamentale della nostra presenza riguarda il dialogo con le fedi e le culture del luogo. Siamo tutti d’accordo che la Terra Santa è il luogo del dialogo, nonostante i muri o forse proprio a causa dei muri (reali e psicologici), tra le diversi componenti religiose e sociali. L’Ordine ha fatto del dialogo un’elemento essenziale della propria esistenza. Ma il dialogo ri-chiede preparazione, studio, investimenti sulle persone, disponibilità, apertura… Abbiamo bi-sogno di religiosi seri disposti a investire in questo campo e che ci aiutino a dialogare seriamente, al di là di superficiali buonismi o anàtemi, con le diverse culture nelle quali ci troviamo. Sono e resto convinto che nella Custodia l’Ordine e la Chiesa hanno una risorsa formidabile, ma non sufficientemente conosciuta. Ma la sfida a mio avviso più seria riguarda il rapporto tra la Custodia e le province dell’Ordine, i Commissari, le Chiese locali. Come ho affermato precedentemente non si dà la Custodia senza questa stretta connessione, che oggi sembra essere in crisi. Consentitemi a questo punto alcune provocazioni, che vi propongo senza alcun intento polemico, ma al semplice scopo di avviare una discussione che in questi giorni spero possa aiutarci a prendere coscienza dell’attuale realtà. Il nostro principale legame con le Chiese particolari nel mondo passava e passa tutt’ora attraverso i Commissari di Terra Santa, con la maggioranza dei quali non riusciamo però ad essere in contatto. Alcuni (molti?) di voi sono qui per la prima volta, non hanno esperienza diretta cioè la realtà per la quale sono chiamati a lavorare. Nel preparare questo convegno e chiamando i Commissari uno per uno, ci siamo accorti che alcuni erano addirittura morti da anni, senza che ne sapessimo nulla. Si ha a volte l’impressione che il Commissario sia generalmente una sorta di funzionario, il cui scopo è semplicemente quello di raccogliere la tassa annuale e trasmetterla, quasi sempre, a Gerusalemme. La mancanza di controlli anche finanziari è spesso all’origine di tante polemiche tra Chiese locali, Provinciali, ecc. Il Commissario deve certamente raccogliere risorse per la Terra Santa, ma anche animare, informare e incontrare soprattutto i vescovi, animare le chiese e le parrocchie, ecc. ecc. Quella del Commissario è un’occasione unica di incontro e dialogo con le diverse realtà ecclesiali locali, che si sviluppano attorno alla parola di Dio e alla Terra che l’ha originata. Si tratta di un’attività totalmente in linea con la tradizione francescana. Purtroppo in non poche province viene spesso avvertita come un’attività extra-provinciale e il Commissario come un religioso ‘rubato’ ai bisogni reali della provincia. Nei paesi occidentali, in grave crisi vocazionale, i Commissari stanno scomparendo (Canada, Belgio, Germania, Francia, ecc.). In molti di questi paesi tradizionalmente legati alla vita della Terra Santa vengono meno legami e supporto che impoveriscono la nostra presenza qui. Ripeto che non penso solo all’apporto economico, ma a quell’intreccio di iniziative, di legami e di relazioni che, attraverso i Commissari, tradizionalmente la Custodia e la Terra Santa hanno avuto. Girando per la Terra Santa troverete arredi liturgici, altari, vetrate, immagini, case, strutture, ecc. costruite o fatte giungere attraverso le iniziative di tanti di questi commissariati che ora vanno scomparendo. Talvolta il Commissario è anche incaricato di molti altri uffici provinciali (parroco, guardiano, ecc.), rendendo oggettivamente difficile una sua libertà di movimento e la sua attività di animazione. Mi rendo conto per primo che in
province con poco personale, un Provinciale non può agire
di-versamente e credo proprio che il Commissario sia l’ultima
delle sue preoccupazioni, purtroppo. Come ravvivare le relazioni tra la Custodia e i Commissari, anche i più lontani? Come sensibilizzare i Provinciali e le province in generale all’importanza del ruolo del Commissario e della Terra Santa? Che tipo di relazioni devono sussistere tra Commissario, Custodia e Provinciale? Perché facciamo così fatica oggi a sensibilizzare i vescovi e le Chiese locali? Quali iniziative possiamo avviare per superare il serio problema della crisi di vocazioni e la con-seguente scomparsa di molti Commissari? Possiamo coinvolgere i laici in questa attività? Se sì, come mantenere però il carattere francescano? Nelle realtà più difficili, è possibile parlare di Commissario non più come ufficio provinciale, ma quale espressione della Conferenza dei Ministri Provinciali? Quali caratteristiche deve avere un Commissario oggi? Cosa manca oppure è debole nell’attuale processo di comunicazione tra la Custodia e i Commissariati, e viceversa? Le forme tradizionali di informazione possono essere integrate da nuove forme di comunicazione? Quali? Perché l’attività del Commissario è considerata generalmente un’attività per anziani? Cosa pos-siamo fare per cambiare questa opinione? D’altra parte, cosa i Commissari si aspettano dalla Custodia per poter svolgere proficuamente la loro attività? Come la Custodia può più efficacemente rendere partecipi i Commissari delle necessità e delle sfide sempre nuove che la interpellano, perché essi se ne facciano portavoce nelle realtà locali? Come, tramite l’azione dei Commissari, le comunità ecclesiali locali possono sentire propria l’azione e la missione in Terra Santa? È possibile ideare e realizzare progetti comuni di intervento (per i santuari, la pastorale, l’educazione, le opere sociali) in modo che essi siano sostenuti con adesione dalle realtà ecclesiali locali? Come i Commissari possono agire in questa direzione? Con quali strumenti concreti? Molti altri interrogativi si possono aggiungere a questa lista. A molti di questi verranno date ri-sposte concrete durante il Convegno, grazie alla vostra condivisione che, sono sicuro, sarà ancora una volta generosa proficua e feconda perché basata sulla verità. Probabilmente emergeranno anche problematiche inedite e ulteriori temi di discussione. Ben vengano: siamo qui dopo 37 anni di nuovo insieme per confrontarci, condividere e crescere. Per vedere con serenità, con lo sguardo della fede, la realtà attuale e il cammino fatto. Per costruire insieme, a partire dalla comune esperienza e con rinnovato impegno la nostra comune vocazione di fedeltà e servizio a questi Luoghi, a questa Terra e a questa Chiesa. La singolare vocazione della Custodia di Terra Santa è la specifica vocazione di ognuno di voi. Voi siete l’emanazione del messaggio di Terra Santa in ognuno dei paesi nel mondo intero dove è presente l’Ordine. Voi siete come le radici dell’albero che raggiungono le parti più nascoste della terra. Se le radici si seccassero, o smettessero di ricercare con impegno le sorgenti vitali, i suoi rami non potrebbero produrre alcun frutto e tutto l’albero sarebbe destinato a cadere. Talvolta il lavoro del Commissario, con il suo aiuto e il suo sostegno, rimane nascosto come una radice, ma la radice sa che i frutti nella luce, qui in Terra Santa gli appartengono.
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