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Nessuna sorpresa: Stati Uniti ed alleati-coloni
stiracchiano, flettono, rigirano, riscrivono a loro
piacimento le regole del gioco. Creano nuovi scacchieri,
alterano vecchi scenari ed innestano nuovi protagonisti
sulla scena internazionale.
Le regole del gioco: stavolta qualcosa non quadra. Il
Kosovo-Metohija non è soltanto un lembo di terra da
stiracchiare, flettere e rigirare. Non è un territorio
da Risiko: è la terra che custodisce l’essenza stessa di
un popolo, quello serbo. E le regole del gioco,
stavolta, creano gravi difficoltà per i dissimulatori
atlantici. Anzitutto perchè le hanno volute loro:
Ramboullet e la successiva risoluzione 1244 del
Consiglio di sicurezza dell’Onu sono la conseguenza
dell’aggressione alla Jugoslavia. Il problema è che loro
stessi, gli aggressori di ieri e di oggi, hanno scritto
quelle regole che ora, riconoscendo il nuovo
Stato-colonia albanese-kosovaro, non intendono
rispettare più. Le Nazioni Unite, da cavallo di Troia al
servizio degli interessi atlantici, di fronte alla
questione Kosovo sono oggi un ostacolo per Washington e
soci. La risoluzione 1244 sancisce nero su bianco la
sovranità serba sulla regione kosovara: questo è il dato
di fatto contro cui gli atlantici si stanno scontrando.
L’Unione europea, come già fatto in Bosnia-Erzegovina,
fa la parte del vassallo fedele annunciando l’invio
della missione Eulex: un tappabuchi per rendere meno
amara la pillola a Belgrado. Un tappabuchi che non ha
convinto, legittimamente, Mosca. Il Cremlino ha già
avvertito Nato e Ventisette: la risoluzione 1244 non può
essere violata. La Russia è pronta a garantire la difesa
del diritto internazionale anche con le armi. Una
minaccia? Non più di quanto lo siano le vergognose mosse
di Stati Uniti e soci. Con la differenza, e non è poco,
che stavolta sono i russi ad essere i paladini della
comunità internazionale. Un dato da non sottovalutare.
Le regole del gioco: valgono per tutti. Se il Kosovo può
ambire all’indipendenza, ancor di più lo possono quelle
Repubbliche caucasiche come l’Abkazia o l’Ossezia del
Sud oggi incorporate in una Georgia vassallo
statunitense. E perchè no, anche la Corsica, i Paesi
Baschi, la Bretagna, le Fiandre. E magari un domani
anche l’Utah mormone, il Texas vaccaro, il New Mexico
messicano. Un precedente come quello kosovaro, basato
peraltro su una “israelizzazione” del territorio, è un
ordigno ad orologeria. I bombardatori del ‘99, i Solana
e i D’Alema, continuano a ripetere che quello del
Kosovo-Metohija è “un caso a parte”. Ma le regole del
gioco, sottolinea Mosca, non si cambiano.
Nessuna sorpresa, dunque, se il popolo serbo continuerà
ad assaltare le ambasciate statunitensi e i McDonald’s
che troverà sulla sua strada: scippata la sovranità, non
resta che la dignità del rifiuto di un gioco dove in
fondo le regole sono già saltate. A Mosca spetta ora
l’ultima parola, l’ultima mossa in uno scacchiere che
gli Stati Uniti avevano disegnato con molta arroganza ed
un pizzico di uranio impoverito. Queste sono le regole
del gioco. |