Da gennaio ad oggi, contestualmente all'inizio
dell'embargo, l'esercito israeliano, col pretesto di
rispondere al lancio di missili rudimentali, ha compiuto
contro Gaza innumerevoli e devastanti incursioni, che non
hanno risparmiato la stessa Cisgiordania. Da gennaio,
secondo le stesse fonti israeliane, l'esercito ha ucciso
457 palestinesi. Tra questi quasi un centinaio bambini. La
grande maggioranza civili innocenti.
Negli ultimi giorni l'assedio di Gaza si sta facendo ancor
piu' duro: gli assalti si susseguono, i palestinesi uccisi
aumentano.
E' in questa drammatica situazione, proprio in occasione
del Natale, che il popolo palestinese non poteva essere
lasciato da solo.
Nel 1996,
votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi
espressero la speranza di una pace giusta con Israele.
Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla
sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi
prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto
ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti
coloniali dal 90% dei Territori occupati.
Giunto al potere
dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di
Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e
accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città
razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai
denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal.
Come se non bastasse, violando anche stavolta le
risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un
imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha
implicato l’annessione manu militari di un
ulteriore 7% di terra palestinese.
Nel tentativo di
schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse
l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i
Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle
incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e
arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al
suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette
«operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una
volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel
palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato
e ridotto ad un cumulo di macerie.
Evidenti sono
dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo
iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei
movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una
straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una
protesta contro la corruzione endemica tra le file di
al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si
poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col
piombo e suggellata col proprio sangue.
Invece di
ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le
potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un
embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo
ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la
vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato
unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e
dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi
titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti
finanziari causando una vera e propria catastrofe
umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo
a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.
Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti,
ha dato poi il suo frutto più amaro:
una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che
avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di
Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato
il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un
altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le
autorità sioniste, la caccia ai loro avversari,
annunciando l’illegalizzazione di Hamas col
pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce
Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una
volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di
questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le
zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.
Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto
assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità
né di uscire né di entrare. Come nei campi di
concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni
miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né
servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse
l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con
bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani
in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.
Una parola soltanto può descrivere questo macello:
genocidio!
Una
mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto
fine a questa tragedia.
Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:
1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la
politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene
al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;
2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia
dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di
quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;
3. annulli la decisione del governo Berlusconi di
considerare Hamas un’organizzazione terrorista
riconoscendola invece quale parte integrante del popolo
palestinese;
4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele
sottoscritto dal precedente governo.
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