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Anno II, S. Natale 2007, Comunicato n. 122-6

 

 

GAZA VIVRA’

la fame

 

http://www.gazavive.com/

Appello per la fine di un embargo genocida

Una delegazione si recherà a Gaza per portare solidarietà

 

"Beati voi poveri,
perche' vostro e' il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame,
perche' sarete saziati.
Beati voi che ora piangete,
perche' riderete".
(dal Vangelo secondo Luca)

1974 anni fa Gesu' di Nazareth veniva crocefisso per aver promesso agli oppressi la speranza nella salvezza e nella giustizia.
1974 anni dopo, negli stessi luoghi, un altro martirio e' in corso, a subirlo e' stavolta l'intero popolo palestinese.
La Striscia di Gaza e' il simbolo di questa tragedia.
Da circa un anno, a causa dell'embargo decretato dalle autorita' israeliane, Gaza e' diventata un lager: un milione e mezzo di persone sopravvivono tra gli stenti. Non ci sono altre parole: siamo di fronte ad una catastrofe umanitaria.

Forte dello sfrontato appoggio degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, il regime israeliano ha sperato che prendendo Gaza per fame, questa avrebbe capitolato accettando, oltre alla truffa storica chiamata "Road Map", di riconsegnare il potere a colui che l'aveva perduto con regolari elezioni: Abu Mazen.
Tuttavia Gaza non ha ceduto. Gaza vive e resiste.
Occorreva allora rendere questa punizione collettiva ancora più crudele. Beni, cose e corpi non possono varcare i confini, carri armati, aerei da guerra e bombe si'.

Da gennaio ad oggi, contestualmente all'inizio dell'embargo, l'esercito israeliano, col pretesto di rispondere al lancio di missili rudimentali, ha compiuto contro Gaza innumerevoli e devastanti incursioni, che non hanno risparmiato la stessa Cisgiordania. Da gennaio, secondo le stesse fonti israeliane, l'esercito ha ucciso 457 palestinesi. Tra questi quasi un centinaio bambini. La grande maggioranza civili innocenti.
Negli ultimi giorni l'assedio di Gaza si sta facendo ancor piu' duro: gli assalti si susseguono, i palestinesi uccisi aumentano.
E' in questa drammatica situazione, proprio in occasione del Natale, che il popolo palestinese non poteva essere lasciato da solo.

Una delegazione si rechera' infatti a Gaza per portare ai suoi abitanti la solidarietà non solo di quanti hanno firmato l'Appello Gaza Vivra', ma di quella consistente parte del popolo italiano il cui cuore batte con quello palestinese e che chiede di porre fine all'embargo e all'assedio israeliani, come pure alla complicita' della Comunita' Internazionale, governo italiano incluso. La delegazione ha un carattere umanitario, volendo verificare la situazione ed i mezzi concreti per aiutare la popolazione di Gaza a RESISTERE.
Vogliamo violare un embargo che e' esteso addirittura alle persone, nella consapevolezza dell'importanza simbolica di questo atto per l'intero popolo palestinese.
E' con questi obiettivi che ci incontreremo con le organizzazioni umanitarie e della societa' civile oltre che con le legittime autorita' di Gaza.

 


 

Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.

Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.

Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.

 

Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.

Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.


Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.


Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.


Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!

 

Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.


Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:


1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;


2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;


3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;


4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

http://www.gazavive.com/

Per aderire all'appello scrivere a info@gazavive.com

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