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Domenica, giornata di bombardamenti israeliani in varie
zone della Striscia. 04-02-2008 Gaza
Gaza - Infopal
Ieri mattina, l'esercito israeliano ha bombardato un
gruppo di resistenti posizionati a est del campo
profughi di al-Breij, al centro della Striscia di Gaza,
senza causare vittime.
Fonti locali e testimoni oculari hanno riferito che i
carrarmati appostati sulla frontiera est della Striscia
di Gaza hanno bombardato con un missile “terra-terra” un
gruppo di cittadini che si trovavano nella zona est del
campo profughi.
Sempre ieri, le forze di occupazione avevano colpito con
un missile “terra-terra” un gruppo di cittadini
palestinesi che si trovavano di fronte alla spiaggia di
Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza, ma
anche in questo caso non ci sono state vittime.
Inoltre, all'alba, motovedette israeliane hanno
bombardato la zona as-Sudaniyah, a ovest della cittadina
di Beit Lahia a nord della Striscia di Gaza.
Testimoni oculari hanno riferito che le motovedette che
pattugliano il mare hanno aperto il fuoco contro le
imbarcazioni dei pescatori ferme davanti alla spiaggia,
danneggiandole. Non ci sono state vittime.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7506
Imboscata
delle forze di occupazione israeliane contro gruppo
delle brigate al-Quds: 2 morti e un ferito. 04-02-2008
Jenin
Jenin - Infopal
Nelle prime ore di oggi sono stati uccisi due resistenti
delle brigate al-Quds, ala militare del Jihad Islamico,
e un terzo è stato ferito in maniera grave.
I
tre sono caduti in un'imboscata delle forze di
occupazione israeliane, nel quartiere ovest della
cittadina di Qabatia, a sud di Jenin, nel nord della
Cisgiordania.
Fonti mediche palestinesi hanno accertato la morte di
Ammar Abderrahim Zaid Zakarnah (20 anni) e Ahmad Sadeq
Abu Zaid (32 anni), e il ferimento di Naji Nazal (21
anni). Le condizioni del ferito sono molto gravi: è
stato sottoposto a diverse operazioni.
Fonti all'interno delle brigate al-Quds hanno riferito
che i tre combattenti si trovavano nella zona di
al-Khillah ed erano appostati tra gli alberi. Avevano
piazzato blocchi di pietra per timore dell’arrivo dei
soldati israeliani o di forze speciali.
La
fonte ha aggiunto che i tre hanno deciso di spostarsi
dalla postazione, ma sono stati sorpresi da un massiccio
dispiegamento di forze israeliane e di unità speciali,
che hanno chiesto loro di arrendersi. Ne è nato uno
scontro armato e dopo essere stati colpiti, i tre
combattenti hanno cercato di mettersi in salvo
separatamente. Ammar Zakarnah è stato trovato sdraiato a
terra, morto dissanguato, perché le forze di occupazione
hanno impedito l’arrivo delle ambulanze.
Poco dopo, le truppe israeliane hanno circondato Ahmad
Abu Zaid e Naji Nazzal, feriti, bloccando i soccorsi.
Ahmad è morto dissanguato e Naji si trova in fin di
vita.
Ahmad Abu Zaid era sposato e padre di due bambini. Da
tre anni era membro del Jihad Islamico e da 6 mesi
membro delle brigate al-Quds. Era ricercato
dall'esercito israeliano.
Ammar Zakarnak era un attivista segreto delle brigate
al-Quds, e non era tra i ricercati. Era entrato a far
parte delle brigate da circa un anno.
Naji Nazzal ha rischiato diverse volte di essere
arrestato: otto mesi fa era riuscito a sfuggire al
sequestro. 8 mesi fa è entrato nelle brigate al-Quds.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7505
La
commissaria UNRWA: 'Ridurre la popolazione di Gaza
all'indigenza non porterà la pace'. 04-02-2008
Ridurre la popolazione di Gaza all'indigenza non porterà
la pace.
Di
Karen Abu Zayd
La
Striscia di Gaza è sulla soglia di diventare il primo
territorio intenzionalmente ridotto allo stato di
indigenza abietta, con la consapevolezza, l'acquiescenza
e - alcuni direbbero - l'incoraggiamento dell'intera
comunità internazionale. Una comunità internazionale che
proclama di volere difendere la dignità inerente a ogni
essere umano non deve permettere che una cosa del genere
possa succedere.
Su
questo minuscolo territorio, lungo di 40 km e largo non
più di 13-14 km, un buio pesto discese alle 8 di sera
del 21 gennaio, quando le luci si spensero in tutte le
case dei suoi 1,5 milioni di residenti. Il regime di
sofferenza inflitto ai palestinesi aveva varcato una
nuova soglia.
Ci
sono stati tre giri di vite sulla popolazione di Gaza,
innescati dall'esito delle elezioni (parlamentari) nel
gennaio 2006, dall'assunzione da parte di Hamas del
controllo (nella Striscia di Gaza) lo scorso giugno e
dalla decisione di Israele, presa in settembre, di
proclamare Gaza "territorio ostile". Ognuna di queste
istanze finì per innescare restringimenti sempre più
duri delle condizioni di mobilità per le persone e per i
beni ai confini della Striscia di Gaza. Ogni giro di
vite finì per infliggere umiliazioni sempre più profonde
sul palestinese normale, generando risentimenti sempre
più profondi nei confronti del mondo esterno.
La
chiusura dei confini di Gaza è senza precedenti. I
palestinesi vi sono effettivamente incarcerati. La
stragrande maggioranza non può lasciare ne entrare la
Striscia di Gaza. Senza combustibili e senza pezzi di
ricambio, le condizioni nel settore della sanità stanno
precipitando mentre l'erogazione di acqua potabile ed i
servizi pubblici arrancano. L'erogazione di corrente
elettrica è sporadica ed è stata ridotta ulteriormente,
in proporzione alla riduzione del combustibile di questi
giorni. UNICEF comunica che il funzionamento solo
parziale della principale stazione di pompaggio di Gaza
sta compromettendo l'erogazione di acqua potabile a
circa 600.000 palestinesi.
L'assistenza medica è a rischio, gli ospedali sono
paralizzati da interruzioni di corrente elettrica e
dalla penuria di combustibile per i generatori. Le
infrastrutture ospedaliere, inclusi i macchinari
essenziali stanno smettendo di funzionare ad un passo
allarmante, con limitate possibilità di riparazioni o
manutenzioni a causa della mancanza di pezzi di
ricambio.
E'
struggente vedere l'impatto del boicottaggio (della
Striscia di Gaza) su pazienti che avrebbero bisogno di
accedere a cure mediche fuori dalla Striscia di Gaza. La
domanda per cure mediche fuori Gaza è in aumento, man
mano che il livello delle cure mediche disponibili
scenda all'interno di Gaza. Ma il regime di permessi per
i trasferimenti per le cure mediche è stato reso più
duro. Molti hanno visto le loro cure rimandate o negate,
con la conseguenza dell'aggravamento delle loro
condizioni mediche e perfino, con un esito letale che
sarebbe stato prevenibile.
Le
condizioni di vita a Gaza sono scese a livelli
inaccettabili per un mondo dedicato all'eliminazione
della povertà e alla promozione di diritti umani come
principi centrali. Il 35 percento della popolazione di
Gaza vive con meno di due dollari per giorno, la
disoccupazione ha raggiunto il 50 percento e l'80
percento percepisce una qualche forma di assistenza
umanitaria. C'è una tale penuria di cemento tale che la
gente non riesce più a costruire tombe per i morti. Gli
ospedali stanno erogando lenzuola per usarle nei
funerali.
Come responsabile di un'agenzia ONU per lo sviluppo
umanitario dei profughi palestinesi, sono profondamente
preoccupata dalla palese inumanità della chiusura di
Gaza. Sono turbata dall'apparente indifferenza di gran
parte del mondo mentre centinaia e migliaia di
palestinesi vengono duramente flagellati per atti in cui
non hanno alcuna parte.
Nell'espletamento del suo mandato, l'UNRWA (UN Relief
and Works Agency for Palestinian Refugees in Near East)
estende una serie di servizi per migliorare le
condizioni di vita e promuovere le condizioni di
autosufficienza (dei profughi palestinesi). E'
impossibile compiere le nostre operazioni sulla base di
un diktat israeliano che apre e chiude arbitrariamente
l'accesso (agli assistiti), come viene praticato ai
confini con la Striscia di Gaza. Per dare un esempio: la
settimana scorsa fummo sul punto di sospendere il nostro
programma di distribuzione di viveri. Il motivo,
apparentemente, era di quelli arbitrari: buste di
plastica. Le autorità israeliane avevano bloccato il
passaggio delle buste che utilizziamo per imballare le
nostre razioni di cibo.
Come possiamo, nella Gaza di oggi, promuovere uno
spirito di moderazione e di compromesso tra i
palestinesi, o nutrire fiducia nella risoluzione
pacifica delle contese? Vi sono già indizi che la
severità della chiusura dei confini sta facendo il gioco
di coloro che non abbiano alcun desiderio di pace.
Stiamo trascurando questo rischio a nostre spese.
Ciò che dovremmo fare oggi, è promuovere la moderazione
e rincuorare coloro che credono che le giuste
prospettive di Gaza stiano in una pacifica convivenza
con i suoi vicini. Diamo il benvenuto alle nuove
iniziative per resuscitare il processo di pace, per
rivitalizzare l'economia palestinese e per ricostruire
le istituzioni. Queste colonne, sulle quali una
soluzione del conflitto andrebbe eretta, sono proprio
quelle che stanno per essere erose.
La
scorsa settimana, la popolazione di Gaza ha potuto
godere di una sospensione temporanea del blocco, quando
il potere occupante ha permesso la fornitura di 2.2
milioni di litri di combustibile per settimana per la
stazione elettrica di Gaza e di 0.5 milioni di litri per
uso industriale, per gli ospedali e le cliniche. Siamo
stati informati che i passaggi verso la Striscia di Gaza
saranno parzialmente riaperti per permettere all'UNRWA e
ad altre organizzazioni di portare circa 50 camion per
giorno. Nessuno sa per quanto tempo la sospensione del
blocco durerà considerando che la ripresa del lancio di
missili Qassam, che noi stessi condanniamo fermamente,
comporterà nuove chiusure.
Alla popolazione di Gaza è stato risparmiato di
precipitare in nuovi abissi - ma solo per il momento.
Non vi è mai stato un bisogno più urgente di quello
attuale per la comunità internazionale di agire per
riportare la normalità a Gaza".
—
Karen Koning AbuZayd is commissioner general for UN
Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the
Near East (UNRWA).
www.arabnews.com/?page=7§ion=0&article=106391&d=3&m=2&y=2008
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7514
Un
cittadino palestinese è morto di infarto a un
check-point israeliano. 04-02-2008 Ramallah
Ramallah - Infopal
All’alba di oggi, un cittadino palestinese di Ramallah è
deceduto a causa di un infarto che lo ha colto mentre si
trovava a un check-point militare israeliano, a ovest
della città.
Fonti mediche hanno riferito che Ali Hasan Mustafa
al-Faqih (44 anni), residente nel campo profughi Deir
Ammar, a ovest della città di Ramallah, è deceduto a
seguito di un infarto mentre era in coda al check-point
installato vicino a Bil'in, a ovest della città.
I
testimoni presenti hanno spiegato che “al-Faqih era in
fila e aspettava il controllo dei documenti. Il freddo
pungente, le ore di attesa e la stanchezza lo hanno
ucciso".
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7510
Gli
esecutori dell’attentato di Dimona sono di Gaza.
04-02-2008 Gaza
Gaza - Infopal
Le
brigate al-Aqsa, ala armata di Fatah, le Abu Ali
Mustafa, ala militare del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina, e un nuovo gruppo che si fa
chiamare “brigate di resistenza unitaria”, hanno
rivendicato congiuntamente l’attentato di Dimona.
Durante una conferenza stampa svoltasi oggi pomeriggio a
Gaza, queste formazioni militari hanno affermato che gli
esecutori dell'attacco suicida sono Luai Zaki al-Aghwani
(22 anni), del quartiere as-Sabra di Gaza, e Musa Khalil
Arafat (24 anni) della cittadina di Absan al-Saghira, a
est di Khan Yunes, entrambe nella Striscia di Gaza.
E
hanno aggiunto che i due kamikaze hanno raggiunto il
Negev attraverso i territori israeliani, ma non hanno
speigato esattamente da quale direzione e in che modo
siano riusciti a entrare a Dimona. Hanno tuttavia
ribadito che "non sono entrati dalla frontiera aperta
tra la Striscia di Gaza e l'Egitto", come Israele aveva
subito ipotizzato.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7517
Attentato kamikaze a Dimona: 3 israeliani uccisi e 16
feriti. 04-02-2008 Tel Aviv
Tel Aviv - Infopal
Sono stati uccisi tre israeliani e feriti altri 16, a
seguito di un attentato a Dimona, a sud di Israele.
La polizia israeliana ha riferito che una persona si è
fatta esplodere in un grande centro commerciale, mentre
una seconda è stata uccisa dalla sicurezza israeliana
prima di farsi saltare in aria.
Secondo la polizia israeliana, il secondo attentatore
era nascosto dentro un negozio in attesa di farsi
esplodere, ma è stato avvistato da un agente, che lo ha
ucciso.
Subito dopo l’esplosione, le ambulanze e un grande
spiegamento di forze di polizia sono accorse sul posto e
hanno sigillato la zona, mentre altre la stanno
setacciando la zona.
Gli israeliani temono che questo sia l’inizio di una
serie di attentati.
Le
brigate al-Aqsa hanno rivendicato l’attacco spiegando
che è stato effettuato in collaborazione con le brigate
Abu Ali Mustafa e le brigate di Resistenza nazionale.
Il
portavoce delle brigate al-Aqsa ha confermato che i due
sono partiti dalla Striscia di Gaza e sono entrati nei
territori occupati del 1948, Israele, smentendo
categoricamente che possano essere passati dal Sinai
egiziano.
Le
brigate al-Aqsa hanno precisato che l’operazione avviene
in risposta ai massacri israeliani commessi in
Cisgiordania e Striscia di Gaza e contro la politica di
arresti e dell’assedio imposto sulla Striscia di Gaza. E
hanno aggiunto che le insinuazioni israeliane sul
passaggio degli attentatori dal Sinai, è "un tentativo
di trasferire la crisi in Egitto".
Da
parte sua, Abu Abir ha commentato l’accaduto dicendo:
"Questa è la conseguenza naturale di quanto stanno
compiendo gli israeliani contro il popolo palestinese".
Questo attacco è il primo sul suolo israeliano da oltre
un anno.
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7509
L’Autorità Palestinese condanna l’operazione di Dimona e
smentisce il legame di Fatah con gli attentatori.
04-02-2008 Ramallah
Ramallah - Infopal
L’Anp ha condannato l’operazione di Dimona e tutti gli
attacchi che prendono di mira i civili sia palestinesi
sia israeliani.
In
un comunicato ufficiale, l’Autorità palestinese condanna
l’operazione militare israeliana effettuata all’alba di
oggi, a Qabatia, in cui sono stati uccisi due cittadini
e ferito un terzo. Nello stesso tempo, ha condannato
l’attacco suicida di questa mattina contro un centro
commerciale israeliano, a Dimona.
Nel comunicato dell’Anp viene smentito che le brigate
al-Aqsa possano avere legami con questa operazione: "Il
gruppo che ha eseguito l’attentato è conosciuto per il
rifiuto di qualsiasi tregua e qualsiasi avanzamento
all’iniziativa di pace".
L’attentato al centro commerciale di Dimona, nel Negev,
è stato rivendicato dalle brigate di al-Aqsa, ala
militare di Fatah, dalle brigate di Abu Ali Mustafa,
appartenenti al Fronte Popolare di Liberazione della
Palestina, e da un altro gruppo che si fa chiamare
brigate al-Watan (la Patria, ndr).
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7516
Le brigate al-Aqsa rivendicano l’attentato di Dimona.
04-02-2008 Ramallah
Ramallah - Infopal
Le
brigate dei Martiri di al-Aqsa, ala militare del
movimento di Fatah, hanno rivendicato ufficialmente
l’attentato di questa mattina in un centro commerciale
nella città di Dimona, in Israele. Nell'attacco sono
morti i due esecutori.
In
un comunicato stampa, le brigate hanno scritto che i due
attentatori "sono partiti dalla città di Ramallah, dalla
Muqata'a del leader-simbolo Yaser Arafat e del leader-
simbolo Mahmud Abbas per colpire i troni dei criminali
israeliani, in risposta ai crimini dell’occupazione in
Cisgiordania e Striscia di Gaza".
E
hanno rivelato le identità dei due kamikaze: Raji Hasan
al-Kilani (25 anni) e Ayman Ramzi al-Hadadin (24 anni).
http://www.infopal.it/testidet.php?id=7511 |