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Anno II, Comunicato n. 100-2
(italiano), del AGOSTO 2007
Desideriamo pubblicare
un articolo apparso per
AsiaNews scritto da Padre
Samir, del quale non condividiamo in toto analisi e
conclusioni, anche se ne troviamo alcune interessanti
, indicatoci da un amico che accompagna così la sua
segnalazione:
"Continuo a pensare
che , pur non negando la realtà di un fenomeno , il
fondamentalismo islamico , padre Samir commette
l'errore di sottovalutare gli altri , ben presenti ed
a mio avviso più pericolosi , fondamentalismi : quello
cristianista e quello sionista (tra l'altro ne
esistono altri come quello induista , di cui peraltro
bisogna dare atto ad Asianews di essere una dello
poche fonti se non l'unica a parlarne). Buon lavoro e
Dio vi assista".
Ringraziamo questo amico
per la gentile e opportuna collaborazione. Nota di
Redazione.
Il caso Hegazi: un disegno mondiale di
conversione all’Islam?
terza parte del lungo articolo di padre Samir apparso su
Asianews
Samir Khalil Samir, sj
Alcune
teorie sulla conversione del mondo all’Islam sono un
mito. Ma la propaganda costante e una specie di
colonizzazione sociale e culturale dell’Islam in
occidente è vera. L’Arabia Saudita dà il sostegno
finanziario; la scristianizzazione dà il motivo
religioso; l’ignoranza e l’impaccio dei governi in
occidente fa il resto. La Terza (e ultima) parte di
un’analisi di p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano,
esperto di Islam.
Beirut (AsiaNews) - Esiste un disegno islamico sul
mondo? Si parla spesso di un documento pubblicato
durante un convegno in India intorno al 1996 (che però
io non ho mai visto), in cui si dà il via a una
strategia di conversione dell’Europa all’Islam entro il
2050. Entro il XXI secolo ci dovrebbe essere la
conversione di tutto il mondo all’Islam.
Io penso che tutto questo sia un mito o un’opinione
gonfiata. Una cosa però è certa: convertire anzitutto i
Paesi musulmani all’Islam, trasformandole da “musulmane”
a “islamiche”, applicando la sharia, è un progetto che
va avanti da almeno 60 anni da parte dei Fratelli
Musulmani ed è ormai sostenuto dall’Arabia Saudita e da
molti altri Paesi: Pakistan, Indonesia, Malaysia, ecc.
La seconda fase di questo progetto – contemporanea alla
prima - è islamizzare i cristiani che vivono nel mondo
musulmano. Questo avviene ovunque vi siano dei musulmani
radicali: Pakistan, Bangladesh, Egitto, Iraq … Lo
abbiamo visto in quest’ultimo anno in Iraq, dove si sono
stabiliti anche solo in alcuni quartieri di Baghdad dei
“califfati” dove i cristiani o si convertono all’Islam,
o devono pagare la
jizya (la tassa di protezione), rimanendo
cittadini di seconda classe.
Convertire l’Europa
La terza fase è la conversione dell’Europa (e l’Europa,
per i musulmani, è simbolo del cristianesimo). Anzitutto
lavorando sui giovani musulmani nati in Europa tramite
imam formati all’ideologia radicale nelle moschee, nelle
prigioni, nelle librerie. Poi impegnandosi nella
propaganda. Dal Pakistan è giunto un metodo che è quello
del
tabligh.
Questo movimento si è diffuso in tutta l’Europa ed è un
movimento missionario di tipo sufi, mistico, che ha
convertito decine di migliaia di europei.
Un altro movimento che tende alla conversione
dell’Europa, è quello dell’Islam radicale, critico verso
la cultura europea in blocco.
Ma la tendenza per me più pericolosa – perché più
sottile – è quella incarnata dallo studioso Tariq
Ramadan, divenuto ormai un leader e un esperto chiamato
da molti governi come consultore. Ramadan dice: noi
vogliamo essere musulmani europei. Ma per questo la
società europea deve riconoscerci e lasciarci tutti gli
spazi di espressione. In pratica si tenta una
conversione del sistema socio-giuridico europeo per
arrivare a convertire le persone. Si tratta in questo
case di islamizzare le strutture, partendo dalla
premessa: l’Europa non ha più anima, ha solo tecnologia;
l’Islam è l’unica religione a poter colmare questo
vuoto.
In tutta la storia dell’Islam le conversioni sono
avvenute sempre attraverso i cambiamenti del sistema. In
Egitto, ad esempio, il cristiano che voleva avere un
ruolo politico doveva presto o tardi diventare
musulmano, e tutta la famiglia seguiva automaticamente.
Oggi, chi vuol essere ministro, o dottore primario, o
generale dell’esercito, ha vantaggio ad essere
musulmano. In tal modo nei secoli, le migliori
intelligenze sono migrate e così tutta la loro
discendenza.
La stessa cosa avviene con i matrimoni: tutte le donne
che sposano un musulmano si fanno oggi musulmane. Eppure
secondo il Corano un’ebrea o una cristiana, per
sposarsi, non devono cambiare la loro religione, in
conformità con il versetto 5 del capitolo 5 (ultimo
capitolo rivelato da Dio secondo i musulmani):
“Oggi vi son dichiarate lecite le cose buone, e lecito è
per voi il cibo di coloro cui fu dato il Libro, così
come il vostro cibo è lecito a loro; e vi sono permesse,
come mogli, le donne oneste di fra le credenti, come
anche le donne oneste di fra coloro cui fu dato il Libro
prima di voi, purché diate loro le doti, vivendo
castamente, senza fornicare e prendervi amanti. E, chi
rinnega la fede, andrà in rovina ogni sua opera e,
nell’aldilà, sarà fra chi perde” (trad. Bausani).
In Italia e in Europa invece, è ormai molto comune che
una donna europea si faccia musulmana per sposarsi un
tunisino, un libico o un marocchino, anche se la sharia
non lo richiede. Spinti dagli estremisti, i musulmani lo
esigono dalla donna, la quale, se non ha un identità
religiosa forte, cede per affetto, senza rendersi conto
delle conseguenze.
Fino agli anni ’50 intellettuali e politici islamici si
vantavano ad avere una moglie cristiana. Ora non è più
così. E non solo nei paesi islamici, ma anche nei Paesi
di tradizione cristiana! Questa è una vittoria del mondo
islamico radicale, che convertono all’Islam “anche nel
loro mondo cristiano”, come dicono.
Il velo e la barba islamici
Anche la visibilità esterna fa parte di un’azione di
proselitismo: lo hijab, il chador, ecc. rendono visibile
le folle musulmane, mentre la scristianizzazione porta a
cancellare tutti i segni religiosi cristiani. I simboli
di appartenenza islamica hanno un significato politico
evidente, oltre che un valore religioso per chi ne è
convinto. Per questo motivo alcuni Paesi musulmani ed
europei vietano negli uffici pubblici questi segni di
affermazione identitaria islamista. Sulla stessa linea,
in Egitto, è stato vietato varie volte un certo tipo di
barba: nell’islam radicale, tutti i simboli religiosi
prendono una dimensione politica.
Nella letteratura contemporanea musulmana questi temi
sono molto dibattuti. Si dice: dobbiamo convertire
l’Europa e ci sono i mezzi; l’Europa è ormai pagana e
deve essere perciò combattuta e convertita. Un altro
tema molto ricorrente è la scristianizzazione
dell’occidente, visto come il primo passo di una sua
conversione all’Islam.
Grazie all’Arabia Saudita, al suo potere finanziario e
ideologico, l’ideologia wahhabita e dei Fratelli
musulmani si diffonde ovunque: sui giornali, alla
televisione, nelle scuole per imam, nei finanziamenti
per costruire moschee e centri islamici.
In Italia una derivazione di questo movimento è l’Ucoii
( Unione delle
Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia);
in Francia, l’UOIF (Union
des Organisations Islamiques de France).
Purtroppo in Europa questi gruppi islamici filo-sauditi
vengono presi come punti di riferimento per un dialogo
con l’Islam, anche se la maggioranza dei musulmani si
rifiutano di riconoscerli come loro espressione. Ma i
governi europei, per ignoranza, per motivi pratici, o
per compromesso, li accettano nelle loro Consulte.
Conclusione: insieme, umanizzare il mondo
Il mondo musulmano sta attraversando la sua più grande
crisi. Il confronto con la modernità, rappresentata e
promossa dall’Occidente, sempre considerato “cristiano”,
“concorrente” e molto spesso “nemico”, rimette in
questione un ordine islamico stabile e incontestato.
Secoli di quasi stagnazione del pensiero rendono questo
confronto ancora più evidente. Dopo la tanto elogiata
grandezza dell’Islam nei secoli IX e XI, oggi si sente
la decadenza!
Alcuni si rifugiano nel passato, quando i musulmani
partirono alla conquista del mondo (VII secolo),
considerato l’ “epoca d’oro” dell’Islam. Altri cercano
la loro forza dalla violenza e cadono nel terrorismo in
nome di Dio, pensando di difendere insieme l’Islam e
Dio. Altri cercano un’uscita dall’Islam, vissuto come un
peso, una morsa, una prigione, verso l’ateismo pratico e
talvolta verso il cristianesimo.
A sua volta, il mondo occidentale – di matrice
cristiana, nonostante i negazionisti –attraversa
anch’esso una grande crisi. Avendo bollato Dio come un
invenzione umana e la religione come una droga (“l’oppio
dei popoli”), esso si ritrova in un vuoto ideologico e
spirituale. Alcuni, idealisti, si rifugiano nel futuro,
sognando mondi migliori; altri, in un razionalismo
svuotato da ogni valore etico e da spiritualità; altri
in una libertà assoluta auto-distruttrice. Tanti infine
vivono in un materialismo pratico.
Il conflitto di civiltà è inevitabile: la conversione,
vista come uno tradimento che merita la morte, ne è un
segno. La partizione del mondo in due campi, quello dei
buoni e quello dei cattivi, diviene un’ossessione.
Ritroviamo qui tutto l’impianto dell’analisi fatta dal
Professor Ratzinger (per altro, papa Benedetto XVI),
nella sua lezione magistrale all’università di
Regensburg lo scorso 12 settembre: una razionalità
svuotata dello spirito (una ragione senza fede) in
Occidente; una razionalità diventata violenza (una fede
senza ragione) nell’Islam. Due tentazioni opposte e
parallele.
La soluzione è nelle mani dei credenti non fanatici –
musulmani, cristiani ed altri –, aperti a tutto ciò che
è umano, per costruire – insieme ad altri, credenti e no
– un mondo più umano, per umanizzare il mondo. Questa è
la sfida del XXI° secolo: accettare la sfida della
libertà purificatrice, senza cadere nel libertinaggio;
la sfida della modernità, senza rigettare tutto il
passato, ma anche senza rimpiangerlo; la sfida della
democrazia, senza cadere nel disordine o la violenza.
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=10187&size=A
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