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Carter accusa Israele
Maurizio
Blondet, 09
gennaio 2009
per
www.effedieffe.com
postato dal Canonico Francesco
Peggi

«Hamas ha rifiutato la tregua dell’ONU», strepita la grancassa.
Effettivamente, in poche ore è avvenuto un fatto inaudito: gli Stati
Uniti si sono astenuti (anzichè porre il veto come al solito) in una
risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiede ai due
contendenti di cessare il fuoco, e la risoluzione è –
incredibilmente – passata.
Poi, «Hamas ha rifiutato» questa tregua. Ha rifiutato anche Israele,
ma con la scusa in canna.
Ora si capisce che l’astensione USA – che abbiamo creduto un segno
di cambiamento d’atmosfera a Washington – era solo un altro trucco,
perchè Israele continui a massacrare.
E’ impossibile contrastare la propaganda. Ma non inutile mettere
alcuni puntini sulle i.
Il vero scopo per cui Israele ha rotto la tregua 13 giorni fa, lo ha
detto il vicepremier israeliano
Haim Ramon: «Ci occorre raggiungere una situazione in cui non
consentiamo ad Hamas di
governare». E spiegava i veri ‘rischi’ per gli israeliani: «se la
guerra si trascina, come si
aspetta, e Israele non rioccupa Gaza, Hamas otterrà riconoscimento
diplomatico... Comunque
si dica, Hamas otterrà legittimazione»
(1).
Sul New York Times, l’israeliano Ethan Bronner ha così commentato
questo cosiddetto richio:
«Una tregua porterebbe probabilmente a un aumento del traffico
commerciale da Israele e
dall’Egitto a Gaza, che è la richiesta essenziale di Hamas: mettere
fine al boicottaggio
economico e alla chiusura dei valichi. Ma ricostruire l’economia di
Gaza sotto Hamas è
ricostruire Hamas, dicono i capi israeliani».
Questo è il motivo per cui Israele non vuole una tregua. Perchè il
mondo si precipiterebbe ad
aiutare la popolazione di Gaza, affamata da un anno e mezzo, e con
ciò Hamas potrebbe
«governare».
I palestinesi assediati resteranno alla fame, finchè Hamas, come
ente politico, non viene
abolito. Tutto il resto è propaganda: i razzi, i tunnell, le
fantomatiche armi di Hamas.
Lo dice in modo chiaro, su Le Monde, Jean-Francois Legrain, analista
del CNRS francese per
il Medio Oriente
(2):
«Il super-armamento della striscia di Gaza è un effetto di
comunicazione iniziato dal governo
israeliano, che affermava che Hamas possiede missili Stinger e
missili anticarro in quantità.
Bisogna ricordare le accuse portate contro l’Iraq, detentore di armi
di distruzione di massa.
Non sono che mezzi per giustificare un intervento e far passare
l’aggressore per la vittima».
Ma i razzi che Hamas tira su Sderot?, chiede il giornalista di Le
Monde, fedele alla consegna;
non è vero che glieli fornisce l’Iran?
Legrain risponde: «Se si può anche avanzare l’ipotesi di un
finanziamento iraniano,
l’importazione ‘fisica’ di armi non può essere ipotizzata. Il
carattere artigianale delle armi usate
dai palestinesi ne è prova evidente... il tiro di razzi e il non
rinnovamento della tregua sono solo
argomenti di comunicazione da parte del governo israeliano». Tutto
ciò serve solo «a Israele a
rifiutare di giungere a una soluzione politica coi suoi vicini
palestinesi».
E ricorda come tre anni fa, quando Ariel Sharon decretò il ritiro
unilaterale da Gaza (ossia
senza concordarlo con un potere palestinese, che non vuol
riconoscere), il suo braccio destro,
Dov Weisglass, spiegò il perchè: «Il ritiro da Gaza è naftalina.
Abbiamo messo la naftalina
necessaria perchè non ci sia un processo politico coi palestinesi...
L’intera faccenda di ciò che
si chiama Stato palestinese è stata rimossa indefinitamente».
Un altro trucco. Sharon si ritirò solo perchè i capi del mondo
occidentale smettessero di
premere che Israele si sedesse a un tavolo coi palestinesi a
elaborare un accordo accettabile
da entrambe le parti. Lo fece per seppellire nella naftalina il
processo di Oslo. Per mantenersi
la possibilità, un giorno, di prendersi anche le ultime terre
palestinesi.
Tutto questo è confermato adesso da un clamoroso articolo che Jimmy
Carter, l’ex presidente
USA, ha scritto per il Washington Post
(3).
Egli rivela qui come, a marzo 2008, egli abbia incontrato i
dirigenti di Hamas sia a Damasco
sia a Gaza, impegnandosi a ottenere la tregua di sei mesi, rotta a
novembre da Israele.
Carter s’inserì nella mediazione già in corso da parte dell’Egitto
tra israeliani e Hamas.
Negoziato indiretto, perchè Israele non vuole legittimare Hamas; e
anche Carter fu un
facilitatore informale, senza mandato, ad un livello
pre-diplomatico.
«Il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman, che conduceva i
negoziati tra israeliani ed
Hamas, ci ha informato della differenza fondamentale tra le due
parti: Hamas voleva un
cessate il fuoco in Cisgiordania e a Gaza, mentre gli israeliani
rifiutavano di discutere altra
cosa che la striscia di Gaza».
A Gaza, Carter scopre che la popolazione è affamata, perchè Israele
non consente il
passaggio dei rifornimenti dei tempi normali (700 camion al giorno).
Parla coi dirigenti di
Hamas, e chiede ragione del tiro dei razzi. Questi gli rispondono
che «i razzi sono il solo
mezzo di attirare l’attenzione su questa situazione umanitaria e
rispondere al nostro
imprigionamento».
La dirigenza di Hamas, testimonia Carter, si dice pronta a cessare i
razzi «a condizione che
Israele non attacchi la striscia di Gaza e permetta che i
rifornimenti umanitari arrivino ai
cittadini palestinesi normalmente».
Anzi, di più: alla fine, «i dirigenti di Hamas hanno accettato
qualunque accordo di pace
negoziato tra gli israeliani e l’Autorità Palestinese», dice Carter.
Incredibile, Hamas è pronta ad accodarsi ai suoi avversari interni,
l’OLP di Abu Mazen, firmare
tutto quello che Abu Mazen otterrà, basta che la pace sia accettata
per referendum dai
palestinesi.
Non essendo un negoziatore ma solo un facilitatore, Carter riferisce
questa posizione agli
egiziani, che conducevano la faticosa trattativa.
«Dopo circa un mese, gli egiziani ed Hamas ci hanno informato che
ogni lancio di razzi
sarebbe cessato il 19 giugno, per un periodo di sei mesi, e che le
forniture umanitarie
sarebbero state ristabilite al livello normale antecedente al ritiro
di Israele, 700 camion al
giorno».
Dunque Israele avrebbe accettato di allentare l’assedio affamatore?
Un momento: «Non siamo stati in grado di confermare questo a
Gerusalemme, scrive Carter,
a causa del rifiuto di Israele di riconoscere ogni negoziato con
Hamas». Nonostante ciò, «il tiro
di razzi è rapidamente cessato» – dunque Hamas ha tenuto fede alla
sua parte del patto – e
«c’è stato un aumento degli approvvigionamenti in cibo, acqua,
medicine e carburante».
Dunque anche Israele ha tenuto fede al patto?
Non proprio, dice Carter: «L’aumento ha portato i rifornimenti solo
al 20% dei livelli normali».
Insomma Hamas ha tenuto fede, Israele no. Anzi, ostentatamente, non
ha riconosciuto alcun patto. Non ha «legittimato» Hamas.
La fragilissima tregua era comunque qualcosa. Jimmy Carter s’è anche
provato a prolungarla
quando, a metà dicembre – la scadenza si avvicinava – , si è trovato
in Siria. Hamas chiede,
con giustificata insistenza, che in cambio vengano riaperti i
valichi, che Gaza riceva cibo.
«Dei rappresentanti del Centro Carter sono andati a Gerusalemme, ed
hanno chiesto se
questo era possibile, in cambio della cessazione dei lanci di
razzi».
Trattenete il respiro: cosa farà Israele? Accetterà di prolungare la
tregua informale, a cui
Hamas ha tenuto fede? Darà finalmente da mangiare a 1.5 milioni di
palestinesi che vivono
nelle condizioni degli affamati del Sahel, e non per cause naturali?
Restituirà la tranquillità ai
cittadini della sua Sderot, che vivono sotto l’incubo dei razzi
palestinesi (3 morti in 7 anni?).
«Il governo israeliano», conclude Carter, «ha ufficiosamente
proposto che poteva essere
accordato il 15% dell’approvvigionamento normale, se Hamas avesse
smesso per primo il
lancio dei razzi per 48 ore».
Avete capito bene: Israele, di fronte alla mano tesa di Hamas, ha
proposto una diminuzione
degli scarsi rifornimenti (dal 20 al 15%) ossia un indurimento
dell’assedio; e ciò, beninteso, se
per prima Hamas avesse cessato i tiri.
«Era inaccettabile per Hamas, e le ostilità sono scoppiate», dice
Carter.
Già da stasera tutti i TG e i giornali vi ripeteranno che Hamas ha
rigettato anche l’appello
dell’ONU alla tregua. Tutti, tutti ve lo ripeteranno, Panebianco,
Mentana, Ferrara, Nirenstein,
Frattini, Capuozzo, Pagliara che trasmette da Sderot (rischia la
vita, poveretto); tutti
scalceranno contro i palestinesi folli, irrazionali, assetati di
sangue, che non riconoscono il
diritto di Israele all’esistenza... Tutti secondo gli ordini
ricevuti.
Ricordatevi che Carter dice l’esatto contrario; ed è un costruttore
di pace, e un testimone di
verità.
1)
Ethan Bronner, «Israel weigh goals: ending Hamas rule, rocket fire,
or both», New York
Times, 5 gennaio 2009.
2)
«Le Hamas sort-il renforcé de l’offensive israelienne?», Le Monde, 9
gennaio 2009.
3)
Jimmy Carter, «An unnecessary war», Washington Post, 9 gennaio 2009.
Tradotto da
EFFEDIEFFE,
«Una guerra non necessaria».
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