|
Attenti a quei due

In un articolo apparso su La Repubblica lo scorso 27 maggio,
il generale Fabio
Mini commenta le novità che i neoministri
degli Esteri Frattini e della Difesa La Russa vorrebbero
introdurre sull’impiego del contingente italiano in
Afghanistan.
“Entrambi (…) invocano
la flessibilità cercando di dimostrare che essa non comporta
né cambiamenti, né maggiori rischi. Sbagliato. Tradotta in
termini militari la flessibilità a cui fanno riferimento
comporta invece più rischi, una gamma di operazioni più ampia,
forze più mobili, più versatili e più integrabili in contesti
multinazionali. In soldoni, più carri armati, missili,
elicotteri, aerei, intelligence, più combattenti e barelle.
Il ministro La Russa
ritiene di poter ottenere maggiore flessibilità incidendo sul
fattore tempo. Secondo lui essere più flessibili significa non
avere 76 ore di tempo per rispondere alle richieste Nato ma
soltanto sei. Operativamente sei ore sono una eternità
identica alle 76. In realtà non servono più di sei minuti per
dare una risposta politica ad una richiesta militare della
Nato. E se l’intervento è necessario e urgente, il caveat non
si applica. Dal punto di vista operativo, il caveat temporale
(massimo e non minimo) serve perciò da alibi per
l’indecisione. Dal punto di vista politico serviva invece ad
un governo diviso e traballante a prevenire e vagliare le
richieste, a decantarle e a frenare le pulsioni omicide o le
frustrazioni di gente che non faceva differenza nell’ammazzare
dei civili o dei terroristi.
Quel tempo era una
prova di profonda sfiducia nelle regole, nella politica e
nella strategia dei maggiori alleati che, mescolando la
missione di assistenza con la guerra di Enduring Freedom, le
avevano rese inefficaci e inutilmente vessatorie nei riguardi
del popolo afgano. Nulla è cambiato nell’atteggiamento, nelle
strategie o nei risultati dei nostri alleati perché questa
sfiducia possa essere rimossa. Semmai, proprio perché tira un
vento di allineamento acritico, il tempo di decantazione e
riflessione è più necessario che mai.
Il ministro Frattini
insiste sull’aspetto geografico della flessibilità: bisogna
rimuovere i limiti ai nostri interventi in aree diverse da
quelle assegnate. Anche questo è un caveat teorico che non ha
mai impedito ai nostri di fare il loro dovere e più del loro
dovere. È un caveat che tutte le nazioni hanno e che i
cosiddetti alleati maggiori impongono in maniera feroce.
Cattiveria, miopia? No, è una questione di autonomia di
comando e controllo. La flessibilità geografica e
l’allineamento di Frattini possono includere operazioni che
destabilizzano gli equilibri locali che altri hanno
faticosamente costruito, e comunque comportano l’impiego delle
nostre truppe in settori distanti, diversi, sotto comando
altrui, in situazioni provocate o subite da altri. Significa
dare uomini per operazioni non chiare e per scopi diversi
dalla lotta al terrorismo o dalla ricostruzione. La
flessibilità geografica comporta quindi una preparazione
diversa, mezzi diversi, regole d’ingaggio diverse,
responsabilità e rischi diversi. Significa fare quello che
vogliono gli altri alle dirette dipendenze degli altri.
Non è esattamente una
evoluzione. È vero che la guerra è guerra, ma allora bisogna
ribattezzare la missione e prendere atto che la rimozione dei
caveat non ci consegna più libertà, efficienza e conoscenza,
ma solo più subalternità e maggiore corresponsabilità negli
errori o nelle velleità altrui”.
Tutto ciò avviene mentre sul terreno è in atto un tentativo di
resuscitare la filosofia del cosiddetto gruppo “Sei più Due” -
i sei Paesi confinanti con l’Afghanistan: Iran, Turkmenistan,
Uzbekistan, Tagikistan, Cina e Pakistan più Russia e Stati
Uniti - che nel 1997 aveva provato, inutilmente, di far
dialogare l’Alleanza del Nord con i Talebani.
Suscitando reazioni gelide da parte di Washington, russi e
cinesi hanno attivato i loro referenti dell’ex Alleanza del
Nord - oggi nota come Fronte Nazionale Unito, partito di
opposizione al sempre più debole governo Karzai – i quali
negli ultimi mesi si sono ripetutamente incontrati con
esponenti talebani di alto livello al fine di avviare
negoziati per una riconciliazione nazionale.
Pubblicato in
afghanistan
byebyeunclesam |