"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno IV,  Comunicato n. 35, del 11 febbraio  2009

 

QUESTA Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutto quel che dichiarano gli autori dei testi pubblicati, reputa che essi siano comunque UTILE fonte di informazione, testimonianza e riflessione per molti.

Non omologati in nessuno schieramento e in rispetto di quella libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo IRRINUNCIABILE E giustO dare spazio aLLE MOLTE voci del dissenso, ALTROVE NEGATE.

MOLTO IMPORTANTE, RIVOLTO AI LETTORI DOTTORI

 

Appello ai medici di tutto il mondo
 

Rete degli Ebrei contro l'occupazione, www.rete-eco.it

Scritto da Derek Summerfield - Mercoledì 11 Febbraio 2009

 

 

RACCOLTA DI FIRME CONTRO LA TORTURA,

e contro il dott. Yoram Blachar, che è indegno di essere il Presidente della WMA

(World Medical Association - Associazione Medica Mondiale).

 

Cari colleghi,


Abbiamo bisogno del vostro sostegno per una lettera aperta di protesta, che speriamo sia autorevole, riguardante la nomina del dott. Yoram Blachar, da tempo Presidente dell'Associazione Medica Israeliana (IMA), a Presidente dell'Associazione Medica Mondiale (WMA) - nomina avvenuta nel novembre scorso. La WMA è l’organismo ufficiale incaricato di supervisionare la condotta etica dei medici in tutto il mondo. Avere Blachar come Presidente sarebbe un po' come nominare l'ex Attorney General di Bush, Gonzales (“la Convenzione di Ginevra è passata di moda”), a capo di Amnesty International. A nostro parere, questa lettera, e quanto ne discende, dovrebbe aver parte nel fatto che si riconosca pubblicamente che l'IMA, diretta da Blachar, è un'organizzazione dimentica dei principi etici, quando si arriva al popolo palestinese.

In questa lettera ci concentriamo sulla tortura, e sul coinvolgimento istituzionalizzato dei medici israeliani nella stessa. Tuttavia, naturalmente, le prove contro l'IMA, per il suo rifiuto di agire a riguardo delle violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra - e cioè i diritti di una popolazione civile nelle zona di conflitto – sono parimente gravi.

La pressione dell’opinione pubblica e la richiesta che rivolgiamo al Consiglio della WMA perché adempia al suo mandato aiuteranno a togliere la terra sotto i piedi a Blachar e all’IMA a riguardo della tortura. In più, come ha scritto Hadas Ziv di Medici per i Diritti Umani - Israele, se si ritirassero i medici israeliani, in Israele la pratica quotidiana della tortura non potrebbe continuare in questo modo. Speriamo molto in questa iniziativa, che, con il nostro impegno e un pizzico di fortuna, potrebbe creare altresì un effetto a catena, ben oltre le questioni mediche.

Cerchiamo centinaia di firme di medici di tutto il mondo, tutte quelle che possiamo raccogliere per una lettera (vedere sotto) che sarà inviata al Consiglio della WMA, ma che contemporaneamente sarà resa di pubblico dominio o pubblicata su una rivista medica internazionale, e, speriamo, su altri media. La WMA è specificatamente un'organizzazione per medici. Questo appello, quindi, è per medici – anche se siamo ben consapevoli di quanto sostegno al lavoro di solidarietà su questioni mediche sia arrivato da altri tipi di lavoratori e di professionisti; speriamo che ci possiate aiutare ad raccogliere firme. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, vedrei comebase i 150 medici che hanno firmato una lettera per sostenere il boicottaggio dell'IMA sul quotidiano The Guardian nell'aprile del 2007; necessitiamo però di firme da quanti più Paesi possibile – USA, Israele e Palestina inclusi.

Non siamo arrivati a questo con leggerezza. L’IMA ha respinto tutti gli appelli a questo proposito per molti anni – che pervenissero da singoli o da organizzazioni estere quali Amnesty, da fonti palestinesi o da organizzazioni israeliane stimate come Medici per i Diritti Umani, il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele, o B’Tselem. Li ha pure respinti, finora, dal WMA: Blachar ha lavorato sodo per neutralizzarla. Se i normali canali non funzionano o non possono funzionare, o anche noi abbandoniamo la partita e torniamo a casa (e cioè rinunciamo), o, vista la gravità dei principi in gioco, passiamo a sfide più esplicite.

Sebbene questa azione sia naturalmente collegata alla più vasta campagna per il boicottaggio accademico di Israele, quanto è in gioco qui è un’azione a sé; chi firma non deve con questo pensare di aver preso l'impegno per il boicottaggio in genere.

Abbiamo inviato questa lettera a quante più persone possibile, fra cui Noam Chomsky, Norman Finkelstein e altri importanti accademici. Per favore, considerate tutto ciò, utilizzando i vostri indirizzari per reclutare urgentemente firme di medici – diciamo in 2 settimane.

Metto in calce la lettera ed un documento informativo che fornisce un sommario ragionevolmente conciso delle prove su cui è basato l'appello.

 

Allego anche il facsimile di una lettera di Blachar a The Lancet nel 1997, in cui (vedere il 4° paragrafo) difende la tortura - definita “moderata pressione fisica” - in Israele!

 

ALLEGATO "The truth about Israeli medical ethics" IN PDF (47 KB)

 

 Per riassumere:

 

Cerchiamo le firme di medici di tutto il mondo.

 

 

L'idea è semplicemente che chi firma mi mandi via mail il nome, la posizione lavorativa (se siete docenti universitari, ditelo) o la specialità, la residenza. Per chi non è attualmente in servizio (per esempio, i medici in pensione): comunicatemi solo la specialità e la residenza.

 

Poiché il mio indirizzo mail lavorativo ha tavolta problemi per i filtri anti-spam, inviatemi per favore i mail a

 

invia la mail di adesione a :
derek.summerfield@googlemail.com

 

 

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Per favore, fate presto (2 settimane, per raccogliere le firme)

Per ogni questione, scrivetemi

In solidarietà

Derek Summerfield (a nome del Comitato Medico Britannico per la Palestina)

 



LA LETTERA

 

Caro Presidente del Consiglio della WMA, dott. Dr Edward Hill, e gentile Consiglio,

 

Noi medici firmatari, di X Paesi, desideriamo protestare e appellarci pubblicamente contro la recente nomina del dott. Yoram Blachar, a lungo Presidente dell’Associazione Medica Israeliana, a Presidente dell'Associazione Medica Mondiale. Riteniamo che la sua presidenza svuoterebbe di ogni significato i principi su cui, nel 1947, era stata fondata la WMA, come risposta alle gigantesche atrocità commesse dai medici tedeschi e giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

La dichiarazione di Tokyo (1975) della WMA medesima specifica: “i medici non dovranno approvare o ignorare la pratica della tortura o di altre procedure crudeli, inumani o degradanti, ne' parteciparvi; questo in tutte le situazioni, conflitti armati e le guerre civili comprese”. Nel 2007, l’Assemblea Generale Annuale del WMA ha chiarito che non è possibile optare per l'inazione, affermando: “questa è la prima volta in cui la WMA ha esplicitamente obbligato i medici a documentare i casi di tortura di cui vengono a conoscenza. Il non documentare e denunciare questi atti può essere considerato come una forma di tolleranza e di mancato soccorso alle vittime (1). Più di recente, autorevoli fonti accademiche della comunità medica internazionale hanno pure richiesto di fare grandi passi avanti, alleandosi attivamente ai tentativi per eliminare il maltrattamenti dei prigionieri (2).

Amnesty International aveva concluso, già nel 1996, che i medici israeliani operanti con i servizi di sicurezza “costituivano parte di un sistema in cui la tortura, il maltrattamento e l'umiliazione dei detenuti facevano confliggere la pratica medica in carcere con l'etica medica” (3). Nessuna azione era stata intrapresa dal dott. Blachar, che era già presidente dell'IMA. Nel settembre del 2008, il rapporto di Amnesty alla Commissione delle Nazioni Unite Contro la Tortura “ha come punto centrale i motivi di preoccupazione di Amnesty International per la mancata implementazione da parte di Israele della Convenzione contro la Tortura nei Territori Palestinesi Occupati, e l’intensificarsi delle misure equivalenti a interventi e punizioni crudeli, inumani e degradanti”.

Un report be pubblicizzato del 2007, scritto dalla Commissione Pubblica Contro la Tortura in Israele (PCATI), e basato sulla testimonianza dettagliata di 9 palestinesi torturati tra il 2004 e il 2006, dimostrano vividamente quanto i medici israeliani continuano ad essere parte integrante e quotidiana della direzione delle sedute di interrogatorio che esitano in tortura (5). L’IMA, pur ammettendo di essere a conoscenza del report, non è intervenuta. Più recentemente, in un incontro svoltosi a Tel Aviv il 10 dicembre 2008, presieduto dal dott. Blachar solo poche settimane dopo essere stato nominato presidente della WMA, Medici per di Diritti Umani - Israele ha nuovamente provato ad affrontare l’IMA sull'argomento, e su altre evidenze di dominio pubblico.

Nel suo report annuale del 2008 alla Commissione ONU Contro la Tortura, la Coalizione UAT, che raggruppa 14 organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani, ha concluso: “dall'ultima volta in cui la Commissione ha preso in esame Israele, la pratica della tortura e dei maltrattamenti è proseguita indisturbata. La Coalizione UAT desidera informare la Commissione del fatto che, a suo parere, l’uso della tortura e dei maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i palestinesi è diffuso e sistematico. La Coalizione UAT ha documentato le prove di atti, omissioni e complicità di agenti dello Stato a tutti i livelli.... Fino a quando non si affronta questa cultura dell’impunità, è improbabile che la situazione migliori” (6).

Nel novembre del 2008, il PCATI ha denunciato il governo di Israele ed i Servizi Generali di Sicurezza per oltraggio all'Alta Corte di Giustizia, poiché sono responsabili di una politica che permette a priori l’uso della tortura negli interrogatori. L’IMA non ha mai contestato la tortura come politica dello Stato, in Israele.

Il dott. Blachar è arrivato a giustificare l’uso in Israele della “moderata pressione fisica” (condannata come tortura dalla Commissione ONU contro la Tortura) nel 4° paragrafo di una lettera pubblicata nel 1997 sulla rivista internazionale The Lancet. Questo atto, certo senza precedenti, compiuto dal presidente di un’associazione medica nazionale, non è stato disconosciuto. Ciò rende il dott. Blachar indegno di essere il Presidente della WMA.

Nell’era della Medicina basata sull’evidenza, il suo rifiutare prove documentate è stato non professionale e spesso sprezzante. Sul sito web del British Medical Journal (BMJ), ad esempio, ha descritto una pubblicazione del British Medical Journal medesimo (che aveva citato Amnesty, la Johns Hopkins University, la Corte Internazionale di Giustizia, un Relatore ONU e Medici per di Diritti Umani - Israele) in questi termini: “le menzogne ed il lerciume che emette”. L'aveva pure definita “antisemita”. (8) Che l'IMA faccia parte della WMA appare essere stato una foglia di fico: il sito web dell'IMA propone un’adesione formale all’etica medica, ma il dott. Blachar ha supervisionato il mancato intraprendere, di proposito, le azioni rese obbligatorie dalla Dichiarazione di Tokyo.

Concludiamo che, sotto la leadership del dott. Blachar, l’IMA ha preso per motivi politici, anni fa, la decisione di chiudere un occhio sulla tortura in Israele e sul coinvolgimento istituzionale dei medici. Su un argomento che è al cuore dell'autorità morale della nostra professione, la guida etica del dott. Blachar ai medici di Israele e di tutto il mondo è vergognosa.

Non potrebbe essere più scandaloso il fatto che egli assuma ora la presidenza dell'organizzazione internazionale ufficiale che sovrintende all’etica medica. Questa nomina sarà di grave danno alla reputazione pubblica della WMA e del suo lavoro, che rischia davvero di far ridere i polli. Chiediamo, come punto prioritario, che il Consiglio della WMA obblighi il dott. Blachar a dimettersi. Dal momento che la WMA ha il mandato di garantire che le associazioni che ne sono parte si conformino ai suoi principi, richiediamo anche una ricerca nella documentazione dell’IMA, come specificato chiaramente sopra.

 

Note


1 World Medical Association. Doctors urged to document cases of torture. Press Release 8 Oct 2007.

2 Miles S, Freedman A. Medical ethics and torture: revising the Declaration of Tokyo. Lancet 2009: 373:344-48.

3 Amnesty International, “Under constant medical supervision”, torture, ill-treatment and the health professions in Israel and the Occupied Territories.London. Amnesty International. MDE 15/37/96. 1996.

4 Amnesty International. Israel/OPT. Briefing to the Committee Against Torture. MDE 15/040/2008. 2008.

5 Public Committee Against Torture in Israel. Ticking Bombs- testimonies of torture victims in Israel. PCATI 2007.

6 Defence for Children International. Palestine Section. UAT Report: Torture and ill-treatment in Israel and the OPT. 2008.

7 Blachar Y. The truth about Israeli medical ethics. Lancet 1997;350: 1247.

8 Blachar Y. Response from the Israeli Medical Association. Rapid Responses, bmj.com, 15 December 2004

 

Firme:

invia la mail di adesione a :

derek.summerfield@googlemail.com

 



 

Informazioni per chi firma la lettera:

 

1. Vedere (allegata) un facsimile della lettera del 1997 di Yoram Blachard, che giustifica (al 4° paragrafo) una “moderata pressione fisica”(tortura).

2. Breve sommario della questione: Tortura e Associazione Medica Israeliana.

La tortura in Israele ha una lunga storia; a dimostrarlo, vi è un'enorme mole di documentazione pubblica, proveniente da organizzazioni per i diritti umani, internazionali e della regione (israeliane e palestinesi).

Nel 1993 è venuta alla luce l’esistenza di un prestampato di “idoneità fisica all'interrogatorio”; doveva avere la firma di un medico. Poiché interrogatorio normalmente significava tortura, i medici che firmavano detti prestampati davano il via agli inquirenti e ai loro metodi: erano così loro stessi parte del procedimento.

Amnesty International ha concluso, nel 1996, che i medici israeliani operanti con i servizi di sicurezza “costituivano parte di un sistema in cui la tortura, il maltrattamento e l'umiliazione dei detenuti facevano confliggere la pratica medica in carcere con l'etica medica”. Amnesty ed altri, che si sono rivolti all’Associazione Medica Israeliana (IMA) per convincerli a prendere posizione, sono stati regolarmente respinti con sdegno. Questa è stata pure la mia esperienza, quando ho pubblicato articoli nelle principali riviste mediche, fra cui ricordo il British Medical Journal e The Lancet. In risposta a uno di questi scritti, pubblicato su Lancet nel 1997, il Dott. Y. Blachar, da tempo presidente dell’IMA, ha in effetti giustificato l’uso di una “moderata pressione fisica”, in Israele eufemismo per tortura, definito come tale proprio dalla Commissione ONU Contro la Tortura (!). Allego questa lettera in pdf.

La posizione morale e le linee strategiche assunte dall’IMA nel corso di molti anni sono state bene espresse da un'osservazione pronunciata dal professor Eran Dolev, Direttore del dipartimento di Etica (sì, di Etica!) dell'IMA, quando nel 1999 è stato intervistato da una delegazione della Fondazione Medica per l'Assistenza alle Vittime della Tortura – Londra (fondazione di cui, per 9 anni, sono stato lo psichiatra principale). Il prof. Dolev ha dichiarato che “ un paio di dita rotte” durante l’interrogatorio di palestinesi erano utili per le informazioni che se ne potevano trarre. Quando l'ho pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, con la conferma di chi era stato presente all’intervista, il dott. Blachard ha difeso il prof. Dolev.

Due anni prima, in effetti, dopo una conferenza sui diritti umani a Gaza, nel 1997, avevo scritto a Dolev in quanto Direttore del dipartimento di Etica. Un medico israeliano mi aveva riferito che un collega le aveva confessato di aver tolto la fleboclisi dal braccio di un palestinese gravemente malato, dicendogli che, se voleva vivere, doveva cooperare con gli inquirenti. Ho chiesto a Dolev di compiere indagini ma non ha mai risposto, nemmeno dopo solleciti.

Quando una psichiatra israeliana, la dott. Ruchama Marton, ha reso pubblico il ruolo contrario all'etica dei suoi colleghi medici israeliani nei centri di detenzione, stante che definivano come “simulatori” dei detenuti palestinesi con gravi malattie mentali, e negavano loro il trattamento, l'IMA l’ha accusata di calunnia, invece di indagare su quanto asseriva (2).

Fra il 2002 e il 2007, il termine “tortura” è stato compreso nel titolo di 11 rapporti di Amnesty su Israele/Territori Palestinesi Occupati.

In Israele, la tortura continua ad essere politica di Stato. Citando le testimonianze di 73 uomini, raccolte fra luglio 2005 e gennaio 2006, B'Tselem, il centro israeliano di documentazione sui diritti umani, ha confermato recentemente (aprile 2007) che quasi tutti i detenuti palestinesi sono sottoposti a maltrattamenti fisici e mentali che equivalgono alla tortura. L'IMA mantiene un ponderato silenzio.

La prova di prima mano più rivelatoria è quella messa insieme dall’organizzazione israeliana Commissione Pubblica Contro la Tortura (PCATI), dal titolo '“Bombe a orologeria”. Testimonianze di vittime della tortura in Israele'. Pubblicato nel maggio 2007, il report registra la dettagliata testimonianza di 9 palestinesi torturati dai servizi di sicurezza israeliani fra il 2004 e il 2006. Qui si dimostra vividamente quanto nel 1996 aveva concluso e pubblicato Amnesty International, e così, più e più volte, altre organizzazioni: che i medici israeliani costituiscono parte integrale e quotidiana della conduzione di sedute di interrogatorio, che esitano in tortura. Sono stati medici, di alcuni dei quali è pubblicato il nome, a vedere i prigionieri in vari occasioni fra un episodio e l'altro (che in un caso ha condotto ad un danno del midollo spinale), a non raccogliere un'anamnesi appropriata, a non protestare a difesa dei detenuti, e tipicamente a prescrivere un semplice analgesico prima di restituirli agli inquirenti. Non avevano avuto bisogno di chiedere ai prigionieri cos'era loro capitato, perché lo sapevano alla perfezione. È altresì degno di nota che medici in posizioni di autorità siano stati direttamente coinvolti in diversi di questi casi, e che siano pure nominati: il Funzionario Medico Capo del Servizio Prigioni Israeliano, il dott. Alex Adler; il Funzionario Medico Capo della Polizia Israeliana, il dott. Tzvi Lankovsky; e, ciò che è massimamente significativo, niente meno che il Presidente del comitato di Etica dell'Associazione Medica Israeliana, il professor Avinoam Reches. Questi resoconti hanno l’imprimatur di un'organizzazione per i diritti umani altamente stimata, e attiva da molti anni. I medici nominati non hanno richiesto una ritrattazione o citato in giudizio gli autori del report, per dimostrare di essere innocenti. Quando sette di noi hanno pubblicato un breve resoconto su The Lancet, l'IMA ci ha scritto minacciando di intentarci causa, pur ammettendo, nello stesso e-mail, che al professor Reches ne fosse stata a suo tempo mandata una copia. Così l'IMA si è condannata da sé: l'inazione di fronte ad una prova attendibile di tortura, ed il coinvolgimento di un medico, viola le norme della WMA, ed in particolare la dichiarazione anti-tortura di Tokio, che l'IMA, facendo parte della WMA, ha sottoscritto. Come ha scritto su Lancet nel 2003 il Direttore Esecutivo di Medici per Diretti Umani - Israele, la collusione dell'IMA con la tortura è parte della “sua lunga tradizione di sostenere le ‘ragioni nazionali israeliane’ piuttosto che l’etica medica universale”.

Il 2 novembre 2008, la Comissione Pubblica Contro la Tortura in Israele (PCATI), insieme all’Associazione per i Diritti Civili in Israele, e a HaMoked, il Centro per la Difesa dell’Individuo, PCATI “hanno denunciato per oltraggio all’Alta Corte di Giustizia il governo di Israele e il primo ministro, Ehud Olmert, i Servizi Generali di Sicurezza (GSS) e il loro capo, Yuval Diskin, per la loro responzabilità in una politica che permette a priori l’uso della tortura negli interrogatori, ciò che viola in modo sostanziale la decisione dell'Alta Corte di Giustizia del settembre 1999”.

Nel suo Report Annuale del 25 novembre 2008, la Coalizione Uniti contro la Tortura (UAT), che comprende 14 organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani, ha intrapreso un'approfondita analisi critica circa il conformarsi di Israele alla Convenzione Contro la tortura e altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumani o Umilianti. Il rapporto esamina l’uso continuo e sistematico della tortura da parte dello Stato di Israele, sia in Israele, sia nei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Comprende più di 80 pagine di deposizioni scritte e giurate, fornendo le basi per presentarle alla Commissione Contro la Tortura (CAT) dell'ONU nel settembre 2008; questo in attesa del successivo riesame da parte della Commissione medesima circa il conformarsi di Israele al CAT, atteso per il maggio del 2009. La Coalizione UAT ha preso in esame l’uso della tortura e dei maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i palestinesi dal momento dell’arresto, durante gli interrogatori e la detenzione, così come l’uso di confessioni ottenute con la forza nei tribunali militari. Il loro report esamina inoltre:

  • l’uso di tortura e maltrattamenti in circostanze non convenzionali, fra cui la demolizione di case, l’assedio di Gaza e la coercizione da parte dell’Agenzia Israeliana di Sicurezza (ISA) nei confronti di malati che tentavano di uscire dalla Striscia per ottenere i trattamenti medici necessari.

  • l’uso continuato, per i detenuti palestinesi, della detenzione segregata, e l'assenza di un rapido accesso agli avvocati.

  • il carattere discriminatorio con cui leggi e procedure sono applicate ai detenuti palestinesi in confronto con i cittadini israeliani.

  • l’impunità con cui inquirenti dell’ISA, ufficiali di polizia ed appartenenti all’esercito israeliano torturano ed abusano di detenuti palestinesi, fra cui ragazzi di soli 12 anni.

  • un’esenzione legislativa che permette al l’ISA (Servizi di Sicurezza) di interrogare i detenuti palestinesi senza registrazioni audiovisive, come si richiede per altre indagini.

  • la mancata proibizione esplicita da parte dello Stato di Israele, nelle proprie leggi, dell’uso della tortura e dei maltrattamenti, come raccomandato dalla Commissione dell'ONU.

La coalizione UAT conclude che l’impiego di tortura e maltrattamenti da parte dell’autorità israeliana contro i palestinesi è tanto largamente diffuso quanto sistematico. Lo Stato non è disposto o capace di adempiere agli obblighi ai quali, in base al CAT, è tenuto. La stessa coalizione dispone di prove di atti, omissioni e complicità da parte di agenti dello Stato a tutti i livelli, fra cui l'esercito, i servizi segreti, la polizia, il potere giudiziario e altre branche governative. La coalizione ritiene che, fino a quando non si affronta questa cultura dell’impunità, è improbabile che la situazione migliori.

Questo è quindi un breve resoconto riguardante la tortura come politica di Stato in Israele, ed il ruolo vergognoso e immorale sostenuto per lunghi anni dall’IMA e da chi ne è stato a lungo il Presidente, il dott. Yoram Blachar. Questi è stato Presidente del Consiglio dell’Associazione Medica Mondiale (il guardiano ufficiale e internazionale dell’etica medica) dal 2003 al 2007. Ho cercato di mettere in evidenza e di contestare la sua nomina sul BMJ, nel 2003. Ed ora la presidenza stessa! La prossima volta avremo Donald Rumsfeld o l’ex Attorney General Gonzales (“la convenzione di Ginevra è passata di moda”) a capo di Amnesty International…!!

Mettiamo in discussione la nomina di Blachar specificamente per il problema della tortura, anche se accuseremmo lui e l’IMA anche per essersi rifiutati di obbligare lo Stato di Israele ed il suo esercito a render conto delle sistematiche violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra: in particolare di quelle clausole che garantiscono il diritto di una popolazione civile in una zona di conflitto ad accedere senza ostacoli ai servizi indispensabili per vivere: cibo, acqua, cure sanitarie ecc,. e che garantiscono l'immunità dall’azione militare a personale sanitario, ambulatori, ambulanze ecc.. Le ultime settimane a Gaza hanno confermato in modo ampio e terribile ciò che i Medici per i Diritti Umani - Israele (per i quali ho il più grande rispetto) avevano scritto all'epoca dell’invasione della Cisgiordania, nel 2002. Credevamo che l’IMA potesse essere capace di tenere a freno lo spaventoso deteriorarsi dell’atteggiamento delle forze militari israeliane verso i servizi medici e di soccorso palestinesi. Tuttavia, nonostante le gravi ferite inferte al personale medico e la grave riduzione della possibilità dei medesimi di agire in sicurezza per il bene dei loro pazienti; nonostante granate israeliane siano cadute su ospedali palestinesi; e nonostante l’uccisione di personale medico di servizio, l’IMA ha scelto di tacere”.

 

1-Le due settimane scadono il 16 febbraio

 

 

invia la mail di adesione a :

derek.summerfield@googlemail.com

 


 

Link originale italiano (traduzione: Santa Di Prima, Andrea Piccinini, Daniele e Paola Canarutto) :

http://www.rete-eco.it/it/approfondimenti/europa-usa-etc/5015-appello-ai-medici-di-tutto-il-mondo.html

 

Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/AppelloMediciControBlachar.htm


 

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