|
Cari
colleghi,
Abbiamo bisogno del vostro sostegno per una lettera aperta di
protesta, che speriamo sia autorevole, riguardante la nomina del
dott. Yoram Blachar, da tempo Presidente dell'Associazione
Medica Israeliana (IMA), a Presidente dell'Associazione Medica
Mondiale (WMA) - nomina avvenuta nel novembre scorso. La WMA è
l’organismo ufficiale incaricato di supervisionare la condotta
etica dei medici in tutto il mondo. Avere Blachar come
Presidente sarebbe un po' come nominare l'ex Attorney General di
Bush, Gonzales (“la Convenzione di Ginevra è passata di moda”),
a capo di Amnesty International. A nostro parere, questa
lettera, e quanto ne discende, dovrebbe aver parte nel fatto che
si riconosca pubblicamente che l'IMA, diretta da Blachar, è
un'organizzazione dimentica dei principi etici, quando si arriva
al popolo palestinese.
In questa lettera ci concentriamo sulla tortura,
e sul coinvolgimento istituzionalizzato dei medici israeliani
nella stessa. Tuttavia, naturalmente, le prove contro l'IMA, per
il suo rifiuto di agire a riguardo delle violazioni della Quarta
Convenzione di Ginevra - e cioè i diritti di una popolazione
civile nelle zona di conflitto – sono parimente gravi.
La pressione dell’opinione pubblica e la
richiesta che rivolgiamo al Consiglio della WMA perché adempia
al suo mandato aiuteranno a togliere la terra sotto i piedi a
Blachar e all’IMA a riguardo della tortura. In più, come ha
scritto Hadas Ziv di Medici per i Diritti Umani - Israele, se si
ritirassero i medici israeliani, in Israele la pratica
quotidiana della tortura non potrebbe continuare in questo modo.
Speriamo molto in questa iniziativa, che, con il nostro impegno
e un pizzico di fortuna, potrebbe creare altresì un effetto a
catena, ben oltre le questioni mediche.
Cerchiamo centinaia di firme di medici di tutto il mondo, tutte
quelle che possiamo raccogliere per una lettera (vedere sotto)
che sarà inviata al Consiglio della WMA, ma che
contemporaneamente sarà resa di pubblico dominio o pubblicata su
una rivista medica internazionale, e, speriamo, su altri media.
La WMA è specificatamente un'organizzazione per medici. Questo
appello, quindi, è per medici – anche se siamo ben consapevoli
di quanto sostegno al lavoro di solidarietà su questioni mediche
sia arrivato da altri tipi di lavoratori e di professionisti;
speriamo che ci possiate aiutare ad raccogliere firme. Per
quanto riguarda la Gran Bretagna, vedrei comebase i 150 medici
che hanno firmato una lettera per sostenere il boicottaggio
dell'IMA sul quotidiano The Guardian nell'aprile del 2007;
necessitiamo però di firme da quanti più Paesi possibile –
USA, Israele e
Palestina inclusi.
Non siamo arrivati a questo con leggerezza. L’IMA
ha respinto tutti gli appelli a questo proposito per molti anni
– che pervenissero da singoli o da organizzazioni estere quali
Amnesty, da fonti palestinesi o da organizzazioni israeliane
stimate come Medici per i Diritti Umani, il Comitato Pubblico
contro la Tortura in Israele, o B’Tselem. Li ha pure respinti,
finora, dal WMA: Blachar ha lavorato sodo per neutralizzarla. Se
i normali canali non funzionano o non possono funzionare, o
anche noi abbandoniamo la partita e torniamo a casa (e cioè
rinunciamo), o, vista la gravità dei principi in gioco, passiamo
a sfide più esplicite.
Sebbene questa azione sia naturalmente collegata
alla più vasta campagna per il boicottaggio accademico di
Israele, quanto è in gioco qui è un’azione a sé; chi firma non
deve con questo pensare di aver preso l'impegno per il
boicottaggio in genere.
Abbiamo inviato questa lettera a quante più persone possibile,
fra cui Noam Chomsky, Norman Finkelstein e altri importanti
accademici.
Per favore,
considerate tutto ciò, utilizzando i vostri indirizzari per
reclutare urgentemente firme di medici – diciamo in 2 settimane.
Metto in calce la lettera ed un documento
informativo che fornisce un sommario ragionevolmente conciso
delle prove su cui è basato l'appello.
Allego anche il facsimile di una lettera di
Blachar a The Lancet nel 1997, in cui (vedere il 4° paragrafo)
difende la tortura - definita “moderata pressione fisica” - in
Israele!
ALLEGATO
"The
truth about Israeli medical ethics"
IN PDF
(47 KB)
Per
riassumere:
Cerchiamo le firme di medici di tutto il mondo.
L'idea è semplicemente che chi firma mi mandi via
mail il nome, la posizione lavorativa (se siete docenti
universitari, ditelo) o la specialità, la residenza. Per chi non
è attualmente in servizio (per esempio, i medici in pensione):
comunicatemi solo la specialità e la residenza.
Poiché il mio indirizzo mail lavorativo ha
tavolta problemi per i filtri anti-spam, inviatemi per favore i
mail a
invia la mail di adesione a :
derek.summerfield@googlemail.com
Questo
indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot.
Abilita
Javascript per vederlo.
Per favore, fate presto (2 settimane, per
raccogliere le firme)
Per ogni questione, scrivetemi
In solidarietà
Derek Summerfield (a nome del Comitato Medico Britannico per la
Palestina)

LA LETTERA
Caro Presidente del Consiglio della WMA, dott. Dr Edward Hill, e
gentile Consiglio,
Noi medici firmatari, di X Paesi, desideriamo protestare e
appellarci pubblicamente contro la recente nomina del dott.
Yoram Blachar, a lungo Presidente dell’Associazione Medica
Israeliana, a Presidente dell'Associazione Medica Mondiale.
Riteniamo che la sua presidenza svuoterebbe di ogni significato
i principi su cui, nel 1947, era stata fondata la WMA, come
risposta alle gigantesche atrocità commesse dai medici tedeschi
e giapponesi durante la seconda guerra mondiale.
La dichiarazione di Tokyo (1975) della WMA medesima specifica:
“i medici non dovranno approvare o ignorare la pratica della
tortura o di altre procedure crudeli, inumani o degradanti, ne'
parteciparvi; questo in tutte le situazioni, conflitti armati e
le guerre civili comprese”. Nel 2007, l’Assemblea Generale
Annuale del WMA ha chiarito che non è possibile optare per
l'inazione, affermando: “questa è la prima volta in cui la WMA
ha esplicitamente obbligato i medici a documentare i casi di
tortura di cui vengono a conoscenza. Il non documentare e
denunciare questi atti può essere considerato come una forma di
tolleranza e di mancato soccorso alle vittime (1). Più di
recente, autorevoli fonti accademiche della comunità medica
internazionale hanno pure richiesto di fare grandi passi avanti,
alleandosi attivamente ai tentativi per eliminare il
maltrattamenti dei prigionieri (2).
Amnesty International aveva concluso, già nel 1996, che i medici
israeliani operanti con i servizi di sicurezza “costituivano
parte di un sistema in cui la tortura, il maltrattamento e
l'umiliazione dei detenuti facevano confliggere la pratica
medica in carcere con l'etica medica” (3). Nessuna azione era
stata intrapresa dal dott. Blachar, che era già presidente
dell'IMA. Nel settembre del 2008, il rapporto di Amnesty alla
Commissione delle Nazioni Unite Contro la Tortura “ha come punto
centrale i motivi di preoccupazione di Amnesty International per
la mancata implementazione da parte di Israele della Convenzione
contro la Tortura nei Territori Palestinesi Occupati, e
l’intensificarsi delle misure equivalenti a interventi e
punizioni crudeli, inumani e degradanti”.
Un report be pubblicizzato del 2007, scritto dalla Commissione
Pubblica Contro la Tortura in Israele (PCATI), e basato sulla
testimonianza dettagliata di 9 palestinesi torturati tra il 2004
e il 2006, dimostrano vividamente quanto i medici israeliani
continuano ad essere parte integrante e quotidiana della
direzione delle sedute di interrogatorio che esitano in tortura
(5). L’IMA, pur ammettendo di essere a conoscenza del report,
non è intervenuta. Più recentemente, in un incontro svoltosi a
Tel Aviv il 10 dicembre 2008, presieduto dal dott. Blachar solo
poche settimane dopo essere stato nominato presidente della WMA,
Medici per di Diritti Umani - Israele ha nuovamente provato ad
affrontare l’IMA sull'argomento, e su altre evidenze di dominio
pubblico.
Nel suo report annuale del 2008 alla Commissione ONU Contro la
Tortura, la Coalizione UAT, che raggruppa 14 organizzazioni
israeliane e palestinesi per i diritti umani, ha concluso:
“dall'ultima volta in cui la Commissione ha preso in esame
Israele, la pratica della tortura e dei maltrattamenti è
proseguita indisturbata. La Coalizione UAT desidera informare la
Commissione del fatto che, a suo parere, l’uso della tortura e
dei maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i
palestinesi è diffuso e sistematico. La Coalizione UAT ha
documentato le prove di atti, omissioni e complicità di agenti
dello Stato a tutti i livelli.... Fino a quando non si affronta
questa cultura dell’impunità, è improbabile che la situazione
migliori” (6).
Nel novembre del 2008, il PCATI ha denunciato il governo di
Israele ed i Servizi Generali di Sicurezza per oltraggio
all'Alta Corte di Giustizia, poiché sono responsabili di una
politica che permette a priori l’uso della tortura negli
interrogatori. L’IMA non ha mai contestato la tortura come
politica dello Stato, in Israele.
Il dott. Blachar è arrivato a giustificare l’uso in Israele
della “moderata pressione fisica” (condannata come tortura dalla
Commissione ONU contro la Tortura) nel 4° paragrafo di una
lettera pubblicata nel 1997 sulla rivista internazionale The
Lancet. Questo atto, certo senza precedenti, compiuto dal
presidente di un’associazione medica nazionale, non è stato
disconosciuto. Ciò rende il dott. Blachar indegno di essere il
Presidente della WMA.
Nell’era della Medicina basata sull’evidenza, il suo rifiutare
prove documentate è stato non professionale e spesso sprezzante.
Sul sito web del British Medical Journal (BMJ), ad esempio, ha
descritto una pubblicazione del British Medical Journal medesimo
(che aveva citato Amnesty, la Johns Hopkins University, la Corte
Internazionale di Giustizia, un Relatore ONU e Medici per di
Diritti Umani - Israele) in questi termini: “le menzogne ed il
lerciume che emette”. L'aveva pure definita “antisemita”. (8)
Che l'IMA faccia parte della WMA appare essere stato una foglia
di fico: il sito web dell'IMA propone un’adesione formale
all’etica medica, ma il dott. Blachar ha supervisionato il
mancato intraprendere, di proposito, le azioni rese obbligatorie
dalla Dichiarazione di Tokyo.
Concludiamo che, sotto la leadership del dott. Blachar, l’IMA ha
preso per motivi politici, anni fa, la decisione di chiudere un
occhio sulla tortura in Israele e sul coinvolgimento
istituzionale dei medici. Su un argomento che è al cuore
dell'autorità morale della nostra professione, la guida etica
del dott. Blachar ai medici di Israele e di tutto il mondo è
vergognosa.
Non potrebbe essere più scandaloso il fatto che egli assuma ora
la presidenza dell'organizzazione internazionale ufficiale che
sovrintende all’etica medica. Questa nomina sarà di grave danno
alla reputazione pubblica della WMA e del suo lavoro, che
rischia davvero di far ridere i polli. Chiediamo, come punto
prioritario, che il Consiglio della WMA obblighi il dott.
Blachar a dimettersi. Dal momento che la WMA ha il mandato di
garantire che le associazioni che ne sono parte si conformino ai
suoi principi, richiediamo anche una ricerca nella
documentazione dell’IMA, come specificato chiaramente sopra.
Note
1 World Medical Association. Doctors urged to document cases of
torture. Press Release 8 Oct 2007.
2 Miles S, Freedman A. Medical ethics and torture: revising the
Declaration of Tokyo. Lancet 2009: 373:344-48.
3 Amnesty International, “Under constant medical supervision”,
torture, ill-treatment and the health professions in Israel and
the Occupied Territories.London. Amnesty International. MDE
15/37/96. 1996.
4 Amnesty International. Israel/OPT. Briefing to the Committee
Against Torture. MDE 15/040/2008. 2008.
5 Public Committee Against Torture in Israel. Ticking Bombs-
testimonies of torture victims in Israel. PCATI 2007.
6 Defence for Children International. Palestine Section. UAT
Report: Torture and ill-treatment in Israel and the OPT. 2008.
7 Blachar Y. The truth about Israeli medical ethics. Lancet
1997;350: 1247.
8 Blachar Y. Response from the Israeli Medical Association.
Rapid Responses, bmj.com, 15 December 2004
Firme:
invia la mail di
adesione a :
derek.summerfield@googlemail.com

Informazioni per chi firma la lettera:
1. Vedere (allegata) un facsimile della lettera del 1997 di
Yoram Blachard, che giustifica (al 4° paragrafo) una “moderata
pressione fisica”(tortura).
2. Breve sommario della questione: Tortura e Associazione Medica
Israeliana.
La tortura in Israele ha una lunga storia; a dimostrarlo, vi è
un'enorme mole di documentazione pubblica, proveniente da
organizzazioni per i diritti umani, internazionali e della
regione (israeliane e palestinesi).
Nel 1993 è venuta alla luce l’esistenza di un prestampato di
“idoneità fisica all'interrogatorio”; doveva avere la firma di
un medico. Poiché interrogatorio normalmente significava
tortura, i medici che firmavano detti prestampati davano il via
agli inquirenti e ai loro metodi: erano così loro stessi parte
del procedimento.
Amnesty
International ha concluso, nel 1996, che i medici israeliani
operanti con i servizi di sicurezza
“costituivano
parte di un sistema in cui la tortura, il maltrattamento e
l'umiliazione dei detenuti facevano confliggere la pratica
medica in carcere con l'etica medica”.
Amnesty ed altri, che si sono rivolti all’Associazione Medica
Israeliana (IMA) per convincerli a prendere posizione, sono
stati regolarmente respinti con sdegno. Questa è stata pure la
mia esperienza, quando ho pubblicato articoli nelle principali
riviste mediche, fra cui ricordo il British Medical Journal e
The Lancet. In risposta a uno di questi scritti, pubblicato su
Lancet nel 1997, il Dott. Y. Blachar, da tempo presidente
dell’IMA, ha in effetti giustificato l’uso di una “moderata
pressione fisica”, in Israele eufemismo per tortura, definito
come tale proprio dalla Commissione ONU Contro la Tortura (!).
Allego questa lettera in pdf.
La posizione morale e le linee strategiche assunte dall’IMA nel
corso di molti anni sono state bene espresse da un'osservazione
pronunciata dal professor Eran Dolev, Direttore del dipartimento
di Etica (sì, di Etica!) dell'IMA, quando nel 1999 è stato
intervistato da una delegazione della Fondazione Medica per
l'Assistenza alle Vittime della Tortura – Londra (fondazione di
cui, per 9 anni, sono stato lo psichiatra principale). Il prof.
Dolev ha dichiarato che “ un paio di dita rotte” durante
l’interrogatorio di palestinesi erano utili per le informazioni
che se ne potevano trarre. Quando l'ho pubblicato sul Journal of
the Royal Society of Medicine, con la conferma di chi era stato
presente all’intervista, il dott. Blachard ha difeso il prof.
Dolev.
Due anni prima, in effetti, dopo una conferenza sui diritti
umani a Gaza, nel 1997, avevo scritto a Dolev in quanto
Direttore del dipartimento di Etica. Un medico israeliano mi
aveva riferito che un collega le aveva confessato di aver tolto
la fleboclisi dal braccio di un palestinese gravemente malato,
dicendogli che, se voleva vivere, doveva cooperare con gli
inquirenti. Ho chiesto a Dolev di compiere indagini ma non ha
mai risposto, nemmeno dopo solleciti.
Quando una psichiatra israeliana, la dott. Ruchama Marton, ha
reso pubblico il ruolo contrario all'etica dei suoi colleghi
medici israeliani nei centri di detenzione, stante che
definivano come “simulatori” dei detenuti palestinesi con gravi
malattie mentali, e negavano loro il trattamento, l'IMA l’ha
accusata di calunnia, invece di indagare su quanto asseriva (2).
Fra il 2002 e il 2007, il termine “tortura” è stato compreso nel
titolo di 11 rapporti di Amnesty su Israele/Territori
Palestinesi Occupati.
In Israele, la tortura continua ad essere politica di Stato.
Citando le testimonianze di 73 uomini, raccolte fra luglio 2005
e gennaio 2006, B'Tselem, il centro israeliano di documentazione
sui diritti umani, ha confermato recentemente (aprile 2007) che
quasi tutti i detenuti palestinesi sono sottoposti a
maltrattamenti fisici e mentali che equivalgono alla tortura.
L'IMA mantiene un ponderato silenzio.
La prova di prima mano più rivelatoria è quella messa insieme
dall’organizzazione israeliana Commissione Pubblica Contro la
Tortura (PCATI), dal titolo '“Bombe a orologeria”. Testimonianze
di vittime della tortura in Israele'. Pubblicato nel maggio
2007, il report registra la dettagliata testimonianza di 9
palestinesi torturati dai servizi di sicurezza israeliani fra il
2004 e il 2006. Qui si dimostra vividamente quanto nel 1996
aveva concluso e pubblicato Amnesty International, e così, più e
più volte, altre organizzazioni: che i medici israeliani
costituiscono parte integrale e quotidiana della conduzione di
sedute di interrogatorio, che esitano in tortura. Sono stati
medici, di alcuni dei quali è pubblicato il nome, a vedere i
prigionieri in vari occasioni fra un episodio e l'altro (che in
un caso ha condotto ad un danno del midollo spinale), a non
raccogliere un'anamnesi appropriata, a non protestare a difesa
dei detenuti, e tipicamente a prescrivere un semplice analgesico
prima di restituirli agli inquirenti. Non avevano avuto bisogno
di chiedere ai prigionieri cos'era loro capitato, perché lo
sapevano alla perfezione. È altresì degno di nota che medici in
posizioni di autorità siano stati direttamente coinvolti in
diversi di questi casi, e che siano pure nominati: il
Funzionario Medico Capo del Servizio Prigioni Israeliano, il
dott. Alex Adler; il Funzionario Medico Capo della Polizia
Israeliana, il dott. Tzvi Lankovsky; e, ciò che è massimamente
significativo, niente meno che il Presidente del comitato di
Etica dell'Associazione Medica Israeliana, il professor Avinoam
Reches. Questi resoconti hanno l’imprimatur di un'organizzazione
per i diritti umani altamente stimata, e attiva da molti anni. I
medici nominati non hanno richiesto una ritrattazione o citato
in giudizio gli autori del report, per dimostrare di essere
innocenti. Quando sette di noi hanno pubblicato un breve
resoconto su The Lancet, l'IMA ci ha scritto minacciando di
intentarci causa, pur ammettendo, nello stesso e-mail, che al
professor Reches ne fosse stata a suo tempo mandata una copia.
Così l'IMA si è condannata da sé: l'inazione di fronte ad una
prova attendibile di tortura, ed il coinvolgimento di un medico,
viola le norme della WMA, ed in particolare la dichiarazione
anti-tortura di Tokio, che l'IMA, facendo parte della WMA, ha
sottoscritto. Come ha scritto su Lancet nel 2003 il Direttore
Esecutivo di Medici per Diretti Umani - Israele, la collusione
dell'IMA con la tortura è parte della “sua lunga tradizione di
sostenere le ‘ragioni nazionali israeliane’ piuttosto che
l’etica medica universale”.
Il 2 novembre 2008, la Comissione Pubblica Contro la Tortura in
Israele (PCATI), insieme all’Associazione per i Diritti Civili
in Israele, e a HaMoked, il Centro per la Difesa dell’Individuo,
PCATI “hanno denunciato per oltraggio all’Alta Corte di
Giustizia il governo di Israele e il primo ministro, Ehud
Olmert, i Servizi Generali di Sicurezza (GSS) e il loro capo,
Yuval Diskin, per la loro responzabilità in una politica che
permette a priori l’uso della tortura negli interrogatori, ciò
che viola in modo sostanziale la decisione dell'Alta Corte di
Giustizia del settembre 1999”.
Nel suo
Report Annuale del 25 novembre 2008, la Coalizione Uniti contro
la Tortura (UAT), che comprende 14 organizzazioni israeliane e
palestinesi per i diritti umani, ha intrapreso un'approfondita
analisi critica circa il conformarsi di Israele alla
Convenzione
Contro la tortura e altri Trattamenti o Punizioni Crudeli,
Inumani o Umilianti.
Il rapporto esamina l’uso continuo e sistematico della tortura
da parte dello Stato di Israele, sia in Israele, sia nei
Territori Palestinesi Occupati (OPT). Comprende più di 80 pagine
di deposizioni scritte e giurate, fornendo le basi per
presentarle alla Commissione Contro la Tortura (CAT) dell'ONU
nel settembre 2008; questo in attesa del successivo riesame da
parte della Commissione medesima circa il conformarsi di Israele
al CAT, atteso per il maggio del 2009. La Coalizione UAT ha
preso in esame l’uso della tortura e dei maltrattamenti da parte
delle autorità israeliane contro i palestinesi dal momento
dell’arresto, durante gli interrogatori e la detenzione, così
come l’uso di confessioni ottenute con la forza nei tribunali
militari. Il loro report esamina inoltre:
-
l’uso di
tortura e maltrattamenti in circostanze non convenzionali, fra
cui la demolizione di case, l’assedio di Gaza e la coercizione
da parte dell’Agenzia Israeliana di Sicurezza (ISA) nei
confronti di malati che tentavano di uscire dalla Striscia per
ottenere i trattamenti medici necessari.
-
l’uso
continuato, per i detenuti palestinesi, della detenzione
segregata, e l'assenza di un rapido accesso agli avvocati.
-
la mancata
proibizione esplicita da parte dello Stato di Israele, nelle
proprie leggi, dell’uso della tortura e dei maltrattamenti,
come raccomandato dalla Commissione dell'ONU.
La coalizione UAT conclude che l’impiego di
tortura e maltrattamenti da parte dell’autorità israeliana
contro i palestinesi è tanto largamente diffuso quanto
sistematico. Lo Stato non è disposto o capace di adempiere agli
obblighi ai quali, in base al CAT, è tenuto. La stessa
coalizione dispone di prove di atti, omissioni e complicità da
parte di agenti dello Stato a tutti i livelli, fra cui
l'esercito, i servizi segreti, la polizia, il potere giudiziario
e altre branche governative. La coalizione ritiene che, fino a
quando non si affronta questa cultura dell’impunità, è
improbabile che la situazione migliori.
Questo è quindi un breve resoconto riguardante la tortura come
politica di Stato in Israele, ed il ruolo vergognoso e immorale
sostenuto per lunghi anni dall’IMA e da chi ne è stato a lungo
il Presidente, il dott. Yoram Blachar. Questi è stato Presidente
del Consiglio dell’Associazione Medica Mondiale (il guardiano
ufficiale e internazionale dell’etica medica) dal 2003 al 2007.
Ho cercato di mettere in evidenza e di contestare la sua nomina
sul BMJ, nel 2003. Ed ora la presidenza stessa! La prossima
volta avremo Donald Rumsfeld o l’ex Attorney General Gonzales
(“la convenzione di Ginevra è passata di moda”) a capo di
Amnesty International…!!
Mettiamo in discussione la nomina di Blachar specificamente per
il problema della tortura, anche se accuseremmo lui e l’IMA
anche per essersi rifiutati di obbligare lo Stato di Israele ed
il suo esercito a render conto delle sistematiche violazioni
della Quarta Convenzione di Ginevra: in particolare di quelle
clausole che garantiscono il diritto di una popolazione civile
in una zona di conflitto ad accedere senza ostacoli ai servizi
indispensabili per vivere: cibo, acqua, cure sanitarie ecc,. e
che garantiscono l'immunità dall’azione militare a personale
sanitario, ambulatori, ambulanze ecc.. Le ultime settimane a
Gaza hanno confermato in modo ampio e terribile ciò che i Medici
per i Diritti Umani - Israele (per i quali ho il più grande
rispetto) avevano scritto all'epoca dell’invasione della
Cisgiordania, nel 2002. “Credevamo
che l’IMA potesse essere capace di tenere a freno lo spaventoso
deteriorarsi dell’atteggiamento delle forze militari israeliane
verso i servizi medici e di soccorso palestinesi. Tuttavia,
nonostante le gravi ferite inferte al personale medico e la
grave riduzione della possibilità dei medesimi di agire in
sicurezza per il bene dei loro pazienti; nonostante granate
israeliane siano cadute su ospedali palestinesi; e nonostante
l’uccisione di personale medico di servizio, l’IMA ha scelto di
tacere”.
invia la mail di
adesione a :
derek.summerfield@googlemail.com
|