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Non ci sono più parole per descrivere l'orrore che
si prova nel ricevere, tradurre e pubblicare le
notizie dei massacri che giungono dalla Striscia di
Gaza. Né lo sdegno verso Israele, stato razzista,
che quotidianamente, da 60 anni, commette efferati
crimini, denunciati ma mai puniti dall'Onu, verso un
popolo a cui ha confiscato terre, case, tradizioni e
patria.
Qui non c'è vero o falso anti-semitismo, ma solo
senso di giustizia: altri governi mediorientali sono
stati puniti duramente per molto meno. Nei confronti
del "baluardo della civiltà contro la barbarie" non
c'è strage, eccidio, pulizia etnica, massacro che
valga una punizione esemplare da parte del Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite o di tribunali
internazionali. Anzi, incredibilmente, l'inviato
italiano al C.di S. dell'Onu ha sospeso una seduta,
la settimana scorsa, perché il collega libico ha
detto le cose come stanno: la Striscia di Gaza è un
campo di concentramento, con i soldati di Tsahal,
uno degli eserciti più potenti al mondo, che fanno
tiro al bersaglio contro bambini e donne, dove una
popolazione di 1,5 milioni è rinchiusa in una
prigione a cielo aperto, sotto assedio e sotto
embargo, senza cibo, medicine, carburante, gas, ecc.
Che scandalo parlar chiaro! Meglio usare
l'arzigogolato linguaggio della diplomazia (quale,
poi?), dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e
codardamente mettere sullo stesso piano vittima e
carnefice, quasi che questo possa miracolosamente
aprire le porte alla "pace", una pace che Israele
non vuole, avendo in mente un progetto di espansione
coloniale su tutta la Palestina storica.
Ascoltare le notizie diffuse dai colleghi
giornalisti nei tg e nei siti online dei quotidiani
dà il brivido: l'esser costretti a parlare di 4
bimbi morti sotto le bombe di Israele crea loro
gravi difficoltà, a cui prontamente pongono rimedio
mettendo l'accento sulle "dichiarazioni bellicose di
Hamas".
Il movimento islamico, per bocca del premier della
Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, ha accusato
Israele di "massacro che riflette la vera faccia
dell'occupazione israeliana e i suoi ripetuti
tentativi di sventare le iniziative regionali e
internazionali dirette a porre fine alle ostilità".
In un comunicato stampa, Haniyah ha aggiunto di
seguire da vicino il massacro di questa mattina, in
cui 7 civili, compresi una madre e i suoi 4 figli,
sono stati uccisi. "Questo - sottolinea il premier -
riflette la mentalità atroce di Israele, che
disprezza completamente le vite umane".
Accuse sono state pronunciate anche dal presidente
dell'Anp, Mahmoud Abbas, ma i nostri tg,
notoriamente più realisti del re, non ne hanno
tenuto conto.
Dichiarazioni che suonano logiche, comprensibili, a
chiunque conosca cosa sta accadendo in quella
martoriata regione. Forse un po' meno a chi è
abituato a ragionare con i comunicati inviati da
Tsahal o dal governo israeliano.
Contrapporre all'efferata strage israeliana minacce
del "temibile" Hamas può sembrare, a certi
colleghi, un esercizio di buon giornalismo obiettivo
e bilanciato. Peccato che la realtà sia molto
diversa, e che il tipo di informazione che circola
in Italia ci garantisca una collocazione sempre più
bassa nella classifica mondiale della libertà di
stampa.
Angela Lano |