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Anno III, Comunicato n. 37 , del 29 aprile  2008

 

 

 

Al mercato dell'informazione: la strage di Beit Hanoun e la 'versione italiana made in Israel'.

28 aprile 2008

Non ci sono più parole per descrivere l'orrore che si prova nel ricevere, tradurre e pubblicare le notizie dei massacri che giungono dalla Striscia di Gaza. Né lo sdegno verso Israele, stato razzista, che quotidianamente, da 60 anni, commette efferati crimini, denunciati ma mai puniti dall'Onu, verso un popolo a cui ha confiscato terre, case, tradizioni e patria.

Qui non c'è vero o falso anti-semitismo, ma solo senso di giustizia: altri governi mediorientali sono stati puniti duramente per molto meno. Nei confronti del "baluardo della civiltà contro la barbarie" non c'è strage, eccidio, pulizia etnica, massacro che valga una punizione esemplare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di tribunali internazionali. Anzi, incredibilmente, l'inviato italiano al C.di S. dell'Onu ha sospeso una seduta, la settimana scorsa, perché il collega libico ha detto le cose come stanno: la Striscia di Gaza è un campo di concentramento, con i soldati di Tsahal, uno degli eserciti più potenti al mondo, che fanno tiro al bersaglio contro bambini e donne, dove una popolazione di 1,5 milioni è rinchiusa in una prigione a cielo aperto, sotto assedio e sotto embargo, senza cibo, medicine, carburante, gas, ecc.

Che scandalo parlar chiaro! Meglio usare l'arzigogolato linguaggio della diplomazia (quale, poi?), dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e codardamente mettere sullo stesso piano vittima e carnefice, quasi che questo possa miracolosamente aprire le porte alla "pace", una pace che Israele non vuole, avendo in mente un progetto di espansione coloniale su tutta la Palestina storica.

Ascoltare le notizie diffuse dai colleghi giornalisti nei tg e nei siti online dei quotidiani dà il brivido: l'esser costretti a parlare di 4 bimbi morti sotto le bombe di Israele crea loro gravi difficoltà, a cui prontamente pongono rimedio mettendo l'accento sulle "dichiarazioni bellicose di Hamas".

Il movimento islamico, per bocca del premier della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, ha accusato Israele di "massacro che riflette la vera faccia dell'occupazione israeliana e i suoi ripetuti tentativi di sventare le iniziative regionali e internazionali dirette a porre fine alle ostilità".
In un comunicato stampa, Haniyah ha aggiunto di seguire da vicino il massacro di questa mattina, in cui 7 civili, compresi una madre e i suoi 4 figli, sono stati uccisi. "Questo - sottolinea il premier - riflette la mentalità atroce di Israele, che disprezza completamente le vite umane".

Accuse sono state pronunciate anche dal presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas, ma i nostri tg, notoriamente più realisti del re, non ne hanno tenuto conto.

Dichiarazioni che suonano logiche, comprensibili, a chiunque conosca cosa sta accadendo in quella martoriata regione. Forse un po' meno a chi è abituato a ragionare con i comunicati inviati da Tsahal o dal governo israeliano.

Contrapporre all'efferata strage israeliana minacce del "temibile" Hamas può sembrare, a certi colleghi, un esercizio di buon giornalismo obiettivo e bilanciato. Peccato che la realtà sia molto diversa, e che il tipo di informazione che circola in Italia ci garantisca una collocazione sempre più bassa nella classifica mondiale della libertà di stampa.

 

Angela Lano

http://www.infopal.it/testidet.php?id=8321

 

UN COMMENTO

Come di consueto, dopo l'ennesima strage di palestinesi, si è distinto in perfidia il solito Claudio Pagliara, che ha almanaccato di morti causate dall'esplosione di guerriglieri che indossavano giubbotti carichi d'esplosivo colpiti dall'esercito israeliano, della "vendetta di Hamas", dei "razzi Qassam" ecc.

E, sempre come al solito, nessun nome per queste vittime palestinesi, "ostaggio dei guerriglieri, che sparano dalle case" (e da dove dovrebbero farlo, se è l'unico posto che hanno? allora gli si concedano carri armati, aerei ecc.). Invece tutto il mondo sa che "rapito da Hamas" esiste il caporale Gilad Shalit, con un nome e un cognome. I palestinesi, al massimo, fanno numero.

Infine, la ciliegina sulla torta. Fate caso a come Pagliara pronuncia "Beit Hanùn"... Beit Khanùn, col raschio inconfondibile dell'ebraico di quella che in arabo è l'aspirata hâ'.

Per questo Pagliara ci vorrebbe un apposito Vaff-day.

Enrico Galoppini

 

 

 

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